Tra narrazione e realtà, il governo dell’isolamento e della caduta…………l’opinione di Rita Faletti.

Postato l’8 novembre 2018 alle ore 17,42

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La popolarità non è un indicatore del successo di un governo. Di Maio e Salvini sono due esempi emblematici di popolarità e di consenso elettoral-popolare, ma il governo del quale essi sono i due azionisti principali, è espressione di un fallimento politico ed economico evidente a tutti. Le radici del fallimento sono nel contratto stesso di governo, in cui si è tentato di tenere assieme, di fatto senza riuscirvi, due mentalità diverse e due progetti di paese, se così si possono definire le riforme generaliste e imprecise contenute nel documento. Le due forze, a conferma di ciò, non si definiscono alleate, bensì contraenti, negando così una visione unitaria e coerente. L’unico aspetto che la Lega e il Movimento 5S hanno in comune, è emerso nei pochi mesi di governo ed è la volontà di far saltare i conti per uscire dall’euro e adottare una moneta diversa, forse tornare alla liretta e ripristinare l’antica abitudine alla svalutazione per essere concorrenziali sul mercato. Il piano B di Savona, i continui attacchi alla Commissione europea, alla Bce e le recenti insinuazioni di bassa lega su Mario Draghi di Giggino, avallano questo sospetto. E se ritorniamo ai tempi antecedenti al 4 di marzo, in campagna elettorale quei propositi li troviamo tutti, ripetuti e sbandierati. Ecco perché gli inviti della Commissione europea a riscrivere la manovra di Bilancio sono finora caduti nel vuoto. I due guastatori della finanza pubblica, hanno fatto della sfida all’Europa il loro modus operandi, confidando di arrivare alle elezioni del prossimo maggio che, a loro giudizio, dovrebbero risultare in una sconfitta degli europeisti. Il piano B di Savona sarebbe pronto. Ma ci sono dubbi che ciò accada: i movimenti populisti e sovranisti europei non intendono rinunciare ai vantaggi che derivano dallo stare nell’Unione e di cui hanno avuto più che un assaggio. Il forte dubbio è, invece, che all’appuntamento del 2019 si arrivi completamente isolati e impoveriti. Una spia di allarme è il pil uguale a zero nel terzo trimestre di quest’anno. E’ anche possibile, peraltro, ed è una speranza, che, in caso di vittoria degli europeisti, se fino ad allora non si sarà più parlato di reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero, i due si rallegreranno per averla scampata bella e poter dire ai loro elettori che la colpa delle mancate riforme è dell’Europa. Una strategia ormai vecchia che ha stufato. “Porteremo le nostre riforme nel mondo” ha dichiarato il premier Conte di fronte a una platea di persone incerte se credere alle loro orecchie o scoppiare a ridere. Ma questo è il governo sventura che ci tocca sopportare, in bilico tra la realtà e una narrazione che si arricchisce di giorno in giorno di nuove fandonie indispensabili alla tenuta delle precedenti.

 

Il sogno americano è morto. Parallelismi pericolosi……..l’opinione di Rita Faletti

Postato il 6 novembre 2018 alle ore 13,08

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Nel 2016, in campagna elettorale, Trump pronunciò quella frase intendendo che, se avesse vinto le elezioni, gli Stati uniti avrebbero chiuso le porte alle “invasioni”. Niente più immigrati dai paesi islamici, niente più messicani. Al confine con il Messico, Trump avrebbe alzato un muro di cemento a loro spese. “Make America great again” era lo slogan che entusiasmò una parte del paese. Ma l’America è già grande. Si obiettava. Grande per la democrazia, la libertà, l’eterogeneità della sua popolazione e la prosperità economica, sì, anche quella. L’America ha rappresentato la meta agognata degli oppressi dai totalitarismi e dalle dittature, di chi fuggiva dallo sterminio del nazifascismo, di tutti coloro che hanno visto in quel paese l’approdo sicuro e l’inizio di una nuova esistenza. Trump ha davanti a sé un appuntamento: le elezioni di mezzo mandato. Domani sapremo se avrà superato la prova o sarà stato sconfitto. L’esito è ancora incerto, così come la vittoria di Hillary Clinton era data per certa due anni fa. In un batter di ciglia, inaspettatamente, la situazione si capovolse. Lo stato dell’Ohio fu il primo in cui iniziò la rimonta. Nei due anni trascorsi, Trump ha portato l’economia americana all’apice della performance e ha abbattuto la disoccupazione. Ma l’economia non è tutto. Le sacche di infelicità, nel paese che nell’articolo primo della Costituzione ha come finalità prioritaria la felicità, il disagio, la sofferenza, la depressione e l’isolamento sociale, gettano un’ombra lunga sulla società. Il luccichio del benessere economico nasconde realtà più complesse. Bisognerebbe leggere Faulkner per scoprire qualcosa di un popolo cui la storia ha assegnato un ruolo fondamentale nella rappresentazione di tutto il bene e di tutto il male del mondo. L’America è un paese complesso, dove la propensione al rischio e l’ottimismo sono anche i motori della crescita e del successo, ma dove la sconfitta è più bruciante. E non è solo la sconfitta materiale, è la sconfitta dell’essere umano, una malattia ben più grave e profonda perché è psicologica. L’America profonda che scelse Trump due anni fa è anche questo. I suicidi tra i giovani, tra i 10 e i 17 anni nel periodo 2006-2016 sono aumentati del 70 per cento, sono 60mila le morti per droga ogni anno.Una ecatombe superiore persino alle vittime della guerra in Vietnam. La gravità della situazione è sottolineata dalla strage di ebrei alla sinagoga di Pittsburgh, per mano di un sovranista bianco che ha accusato Trump di globalismo, proprio quello che il presidente combatte. Quando si identifica nel popolo ebraico la causa di un male, potremmo essere alle soglie di qualcosa di tremendo. “Tutti gli ebrei devono morire” ha gridato il criminale. Serpeggia sui social e in Internet l’odioso antisemitismo, figlio della rabbia e della violenza che deve trovare per forza un colpevole delle proprie sconfitte e della propria emarginazione. Una parte di giovani ha rinunciato a combattere, questa è la vera sconfitta. Una sconfitta che precarizza il futuro e uccide la speranza nel futuro. E se in America, il paese in cui gli ebrei si sono sempre sentiti protetti, un sovranista bianco decide di entrare in una sinagoga e ammazza undici persone, vuol dire che qualcosa sta impazzendo nel paese della democrazia e della libertà. Forse la caduta dei valori trasmessi dalla famiglia, rafforzati dalla scuola, perseguiti dalla comunità? Forse un senso di perdita di identità? Che si voglia attribuire la causa di una crisi a questo fattore o a quello, ogni crisi viene da lontano, ovunque, e responsabili ne siamo tutti, la nostra superficialità, la nostra noncuranza, il pretendere soluzioni immediate a problemi antichi che non è sempre facile identificare e a cui è difficile dare una risposta. Se oggi l’America vive una crisi profonda, la responsabilità non è solo di Trump, soprattutto non è sua se il sovranista bianco ha fatto una strage in una sinagoga, Trump difende e ha sempre difeso Israele, e di questo va ringraziato. Il presidente, mettendo se stesso al di là e al di sopra della politica americana tradizionale, che ha rigettato, ha consentito al lato oscuro che è in ognuno di noi di venire alla luce. Ha permesso al disagio e alla segregazione psicologica di esplodere sottovalutando le conseguenze. Di questo è colpevole. Chi governa non può permettersi di soffiare sul fuoco e risvegliare il mostro. In quella frase, make America great again, ci sono i semi della discordia sociale e civile. Se ne ricordino Salvini e Di Maio.

Le tragiche conseguenze del maltempo impongono massicci e costosi interventi per la sicurezza del territorio che il contratto di governo non contiene..di Rita Faletti

Postato il 4 novembre 2018 alle ore 16,11

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Fragilissima sotto il profilo idro-geologico da nord a sud, l’Italia è un territorio che rivendica le cure che si devono a un immunodepresso al quale un alito di vento potrebbe causare la polmonite. Quest’anno, le forze della natura si stanno abbattendo sul paese con una tale violenza che sarebbe stato impossibile non provocassero una catastrofe da apocalisse. Esondazioni di fiumi, edifici sommersi, strade allagate al sud; alberi caduti a Roma; danneggiamenti a strutture di copertura, case scoperchiate e allagamenti in Toscana; in Liguria il lungomare devastato a Rapallo, Portofino isolata; in Lombardia il lago di Como verso l’esondazione; il nord est in ginocchio: acquedotti che non esistono più, viabilità da ricostruire, 6mila persone senza elettricità, la basilica di san Marco inondata. Nel bellunese, la zona più flagellata dal maltempo, interi boschi di abeti rossi, dal cui legno prezioso si ricavano gli Stradivari, sradicati e sbattuti a terra come i birilli del bowling, gli uni sugli altri, torrenti di acqua rovesciatisi su strade, ponti, case, auto, di cui non rimangono che tracce sparse qua e là in mezzo a paludi di fango. Uno scenario da incubo di fronte al quale rimani senza parole. E morti, 10 in Sicilia, nel palermitano, 11 nel nord-est. Si sarebbe potuto evitare, o almeno limitare tutto questo se non fossimo un paese dalla memoria corta, che oggi piange una sciagura e domani se ne è già dimenticato, un paese dove stupidità e incuria fanno da sponda al rimpallo delle responsabilità. Con eccezioni e tentativi di riscatto encomiabili in un deserto di inanizione, e, con la Protezione civile, fiore all’occhiello nelle emergenze. In Veneto, i danni quantificati ammontano a un miliardo e sarebbero stati maggiori se non si fosse provveduto a mettere in sicurezza gli argini dei corsi d’acqua e non fossero stati realizzati alcuni bacini di laminazione. Altri ne verranno realizzati. Anche i bacini montani sono stati salvaguardati e sono pronti a ricevere altra acqua. Le opere fin qui portate a termine, saranno uno “stress test” per capire se siano sufficienti o servano ulteriori interventi. Il governo gialloverde, se volesse davvero impegnarsi, non a ridare la felicità agli italiani, che è una meta troppo ambiziosa, ma la sicurezza a cui hanno diritto, potrebbe prendere il citatissimo contratto e darlo alle fiamme, presentando a Bruxelles una manovra di bilancio dal titolo: investimenti in infrastrutture per 40 miliardi in tre anni. Via il reddito e la pensione di cittadinanza, via la riforma delle pensioni, via la flat tax. Sarebbe una manovra semplice e di grande buonsenso, che ridarebbe una sferzata di energia all’economia esangue del paese. Pil, occupazione, borsa, fiducia dei mercati e investimenti stranieri salirebbero, spread e debito pubblico scenderebbero. E addio alle montagne russe.

Il governo non sente ragioni e tira dritto….l’opinione di Rita Faletti

postato il 27 ottobre 2018 alle ore 20,02

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La bocciatura del Documento programmatico di bilancio da parte della Commissione europea, ha due spiegazioni. La prima riguarda il disavanzo al 2,4 per cento, la seconda, quella che ha generato maggiori perplessità, l’ottimistica previsione di crescita economica dell’Italia per il 2019. Di Maio e Salvini sostengono che il debito al 2,4 per cento non metterà a rischio la stabilità economica del paese perché la spesa strutturale per pensioni e reddito di cittadinanza, e per la riforma Fornero a quota 100 (complessivamente 1,2 per cento del pil) sarà bilanciata dalla spesa in investimenti (0,2 per cento del pil). Secondo i due vice, l’espansione ci sarà e la crescita dell’Italia si attesterà all’ 1,5 per cento. Proprio il dato contestato da Bruxelles in una fase di perdita di slancio dell’economia globale. Lo spread sopra i 300 punti, sotto i quali non accenna a scendere da giorni, è un segnale di preoccupazione dei mercati che non investono in paesi economicamente instabili. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato il debito italiano da Baa1 a Baa2. Ci si aspettava lo stesso trattamento da parte di Standard &Poor’s. Con sorpresa, l’agenzia di rating americana è stata clemente. Nessun declassamento, ma l’outlook sul medio e lungo termine è negativa. Di Maio e Salvini non vogliono cedere alle raccomandazioni dell’Europa e degli “euroburocrati” di Bruxelles che, secondo loro, non ci amerebbero. Basta con la solita teoria del complotto e con l’atteggiamento di sfida dal sapore adolescenziale del “si tira avanti”. Così non si va da nessuna parte. Prudenza e ragionevolezza non sono certo le prerogative di questo governo nato da promesse che i numeri e le cifre evidenziano come irrealizzabili. Salvini e Di Maio vanno dicendo che la manovra è stata rigettata da burocrati eletti da nessuno. Non è vero. Chi prende le decisioni è il Consiglio europeo, cioè i politici candidati dai governi e approvati dal Parlamento europeo. Ne è la prova il fatto che il premier austriaco Kurz, che il capo leghista considera un suo alleato in Europa, sulla manovra italiana sia stato durissimo: la violazione delle regole europee di bilancio non deve essere tollerata. Se lo fosse, creerebbe un pericoloso precedente. Inoltre, in caso di difficoltà di un paese, perché i cittadini degli altri paesi dovrebbero sborsare soldi per i debiti altrui? Messaggio trasparente: ognuno paghi i propri debiti. Ricordo che l’Austria, nella bozza di bilancio, prevede l’azzeramento del deficit, obiettivo che tutti i paesi dell’Eurozona si sono dati e stanno perseguendo. Anche i paesi del gruppo di Visegrad, con l’Ungheria di Orban in testa, altro alleato di Salvini, non si sognano nemmeno di chiedere soldi ai loro cittadini che tanti sacrifici hanno fatto per entrare nell’Unione, da cui non intendono affatto uscire. Condivisione della linea di non sostegno all’Italia, anche da parte dei paesi nordici. Quindi, Italia isolata. Il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, si dichiara ottimista sul fatto che il governo riveda la manovra. Ha anche sottolineato un concetto noto: il ruolo della Bce non è fare fronte ai problemi di solvibilità degli stati membri, né il suo presidente può intervenire non avendo i poteri per farlo. Ha così risposto a Di Maio che lo aveva accusato di remare contro l’Italia. Il ministro del Lavoro passa impunemente dal J’accuse a momenti di euforia come quando ha detto: “Ci sono i soldi per realizzare tutto quello che abbiamo promesso, ce ne saranno così tanti che addirittura ripagheremo i debiti che ci hanno lasciato i governi del Pd”. Affermazione che con la pretesa di un trattamento di favore non sta assieme, oltre a tradire il provincialismo italico. Siamo ormai abituati a dichiarazioni di ogni tipo e contraddittorie, ma questa poi! Se fosse veramente come Di Maio vuol far credere, perché lui e il gemello Salvini hanno mandato il premier Conte in pellegrinaggio negli Stati Uniti, in Cina alla corte di Xi Jinping, in Russia a quella di Putin? L’ostentata sicumera dei gialloverdi sta evaporando? L’accoglienza di Trump, che si rivolge a Conte chiamandolo affettuosamente “Ciusepi”, sarà sinonimo di aiuti concreti? Il presidente della Repubblica popolare cinese penserà al popolo italiano in difficoltà? Ho qualche perplessità. La Cina è molto attenta nel curare i propri interessi commerciali e sogniamoci che faccia qualcosa gratis. Lo zar Putin si è detto disposto a comperare un po’ del nostro debito attraverso un fondo russo. Ma siamo certi che il paese, con un pil inferiore a quello dell’Italia e un numero immenso di veri poveri, possa garantirci un sostegno, soprattutto dopo che Putin ha fatto approvare una riforma che manderà in pensione gli uomini a 65 anni quando la speranza di vita è di 67? Assai improbabile. Lo zar ha solo voluto mostrare cortesia nei confronti del primo ministro di un paese che vorrebbe l’eliminazione delle sanzioni alla Russia. Allora, niente dollari, niente yuan, niente rubli. Dovremo fare tutto da soli. L’isolamento si prefigura completo, nonostante qualche apertura motivata dalla speranza che i disfattisti dell’economia italiana si ravvedano. Vediamo cosa succederà lunedì.

 

 

 

Alla ricerca dell’immortalità: verso i 120, 150, 200 anni?…..l’opinione di Rita Faletti

postato il 23 ottobre 2018 alle ore 16,01

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Se si esclude l’immortalità dell’anima, tema centrale di tutte le grandi religioni, non solo quelle monoteiste, e tuttavia impossibile da provare, c’è una forma di immortalità che riguarda eccezionali esponenti dell’arte, della scienza, della cultura che, pur avendo lasciato il mondo dei vivi, continuano a farci sentire la loro presenza attraverso capolavori magnifici, scoperte sorprendenti, invenzioni geniali. E’ grazie ad essi che la nostra vita si è riempita di significati e di bellezza, è ad essi che si guarda e da cui si cerca di trarre insegnamenti e ispirazione. In questo senso, l’immortalità è stata raggiunta. C’è poi un’altra forma di immortalità, quella che interessa la cellula, la più piccola unità vivente della materia di cui sono costituite tutte le specie viventi. Finora irrealizzata e forse irrealizzabile, ma quella più ambita da chi non si rassegna alla decadenza e alla morte fisica. Per questa immortalità, c’è chi è pronto a ricorrere a qualunque strumento e a pagare qualunque prezzo. Anche a costo di fermare il respiro, interrompere il flusso sanguigno, congelare l’incessante corso del pensiero con un processo di ibernazione che arresta la vita. Fino a quando? Fino al giorno in cui la scienza non rimetta in moto il respiro, il flusso sanguigno, l’incessante corso del pensiero. Un atto di fede nel potere della scienza, non diverso da un atto di fede nell’onnipotenza di Dio. La scienza come religione e come sfida alla religione nell’esaltazione delle potenzialità umane. Il Satana di Milton sfida Dio ponendosi sul suo stesso piano, ma viene sconfitto e cacciato nel regno dell’oscurità. Dirà che è meglio comandare all’inferno che servire in paradiso. I limiti dell’uomo sono anche i limiti della scienza, primo e più importante limite l’umiltà, che autorizza a chiedersi: siamo sicuri che l’ibernazione sia un processo reversibile? La scienza può uccidere se non la si governa. E sempre a proposito dell’immortalità, la scienza e le tecnologie, come l’intelligenza artificiale, mirano al “transumanesimo”, che indurrebbe lo sviluppo di capacità che vanno oltre ciò che è fisicamente e mentalmente possibile ora. Coloro che lavorano in questo campo, ipotizzano un’aspettativa di vita fino a 120, 150, addirittura 200 anni. Lo storico Yuval Noah Harari, nel suo “Home Deus”, ha scritto che nel nostro secolo, il genere umano può seriamente scommettere sull’immortalità. Dello stesso parere il futurologo britannico Ian Pearson, il quale, rivolgendosi al giornalista de “The Sun” che lo stava intervistando, ha detto: “Se chi leggerà questo articolo ha meno di 40 anni, probabilmente non morirà”. Bisognerebbe però aggiungere quello che è facilmente intuibile: le probabilità aumentano quanto migliori sono le condizioni di vita, quanto più efficiente è il sistema sanitario, quanto più si cura la prevenzione. In breve: se sei ricco e vivi in un paese progredito e moderno. Diversi italiani sarebbero tagliati fuori. Allora, affiorano alcune implicazioni socio-economiche: il prezzo altissimo da affrontare se si vuole conquistare l’eternità, e la redistribuzione della ricchezza. Se già siamo preoccupati per la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, figurarsi per quanto tempo dovremmo accettarlo, se davvero l’immortalità fosse a portata di tasca. Ma qual è l’altra faccia della medaglia? I super ricchi rimarrebbero soli al mondo. Sai che noia! Sarebbero costretti a inventarsi qualcosa per far passare un tempo infinito e, a quel punto, invidierebbero i poveri.

 

La ricchezza degli italiani sarà la soluzione……l’opinione di Rita Faletti

postato il 21 ottobre 2018 alle 11,35

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Non è più soltanto una questione di impreparazione e incompetenza, di incoscienza e beffarda arroganza o di dannosa incontinenza verbale, c’è dell’altro e, se possibile, di ben più grave. Di Maio e Salvini, che la ragione e un briciolo di amor patrio indurrebbero a inquadrare come sgovernanti frenopatici, sono arrivati a un punto di non ritorno. Il commissario per gli Affari economici Moscovici è stato chiaro: tre sono le richieste che Bruxelles rivolge al governo gialloverde e che esigono risposte entro mezzogiorno di lunedì prossimo, in quella che dovrebbe essere la revisione del piano di spesa presentato dall’Italia e respinto dai top economic officials dell’Unione. Richiesta numero 1: piano per la riduzione del debito; richiesta numero 2: riduzione del deficit; richiesta numero 3: piano per lo sviluppo. Moscovici ha aggiunto, in tono asciutto, che alle elezioni europee del prossimo maggio gli europeisti saranno la maggioranza, che lunedì sarà ancora lui a valutare la riproposizione del piano di spesa contenuto nella manovra, che sarà sempre lui a rivestire l’incarico di commissario per gli Affari economici fino al novembre del 2019. Come dire: non fatevi illusioni su una ipotetica vittoria dei sovranisti e non aspettatevi indulgenza di fronte all’ostinata inosservanza delle regole dell’eurozona. La fase del dialogo è conclusa. Il passo successivo potrebbe essere una procedura di infrazione per eccesso di deficit che equivarrebbe a una multa fino allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo. Il pragmatismo di Moscovici è stato il commento a una manovra avventata e, indirettamente, la risposta alle sfide volgari e alle castronerie sparate dai due vice in pieno delirio di onnipotenza, Salvini credendo che i muscoli possano più del cervello, Di Maio per una sostanziale insufficienza intellettiva che gli impedisce di valutare se stesso per quello che è: un mediocre senza meriti e cultura che si è montato la testa. I due, dopo il botta e risposta sul deplorevole regalo agli evasori, definito Decreto fiscale, che attesta l’incompatibilità tra due programmi contrapposti e l’inconciliabilità tra due corpi elettorali diversi, hanno ritrovato l’accordo su un punto: mantenere il deficit al 2,4 per cento. A nulla è valso il tentativo del ministro Savona di indurli a un ripensamento, a nulla è servito lo spread a 320 punti, a nulla è servito il declassamento da parte di Moody’s del nostro debito a un gradino sopra il livello spazzatura. A Moody’s Di Maio risponde “con un grande sorriso”. Forse nessuno gli ha ancora spiegato che non è la stessa spazzatura così comune dalle sue parti e che un debito del genere impedirebbe alla Bce di acquistare i nostri titoli di stato e il paese rischierebbe il default. A quel punto, solo un soccorso interno potrebbe salvarci: gli italiani dovrebbero comperare il debito. E’ un’idea che in area Lega e grazie al sostegno del sottosegretario all’Economia Borghi è diventata popolare. La ricchezza privata degli italiani è il tema che ultimamente pare stuzzicare l’immaginazione dei grilloleghisti. Salvini ha prospettato l’ipotesi di uno sconto fiscale a favore degli italiani che accettassero di acquistare un po’di titoli di stato. Oibò! Il vice ha anche detto, chiaro e tondo, che, se le cose dovessero mettersi male, il governo potrebbe chiedere un aiuto ai cittadini. L’oro alla patria? Salvini fa affidamento alle catenine della Prima Comunione, ai braccialettini con il nome, al ciondolo per ogni compleanno? Sarebbe come cercare di fare cassa con i vitalizi per pagare il reddito di cittadinanza. La storia si ripete. Non sapendo come fare fronte al debito, gli attuali artefici di una rovinosa caduta pensano di ricorrere ai soldi dei cittadini di cui dicono di volere il bene. Com’è facile sgamarli eppure com’è difficile per la gente rendersi conto della gigantesca trappola in cui è caduta. Per chi ha lo sguardo lungo, la sfida all’Europa si regge proprio su questo inganno, allora può continuare e non ammette ripensamenti. Se funzionerà Salvini e Di Maio verranno acclamati eroi, se invece fallirà, il paese fallirà con loro. Sono come quel comandante schizzato del Boeing 777 della Malaysia Airlines che decise di suicidarsi assieme al suo carico di 239 ignari passeggeri. Loro sono come quel pilota, noi come quegli sventurati passeggeri. Sperando che qualcuno li fermi in tempo e per i prossimi vent’anni.

Felicori lascia la Reggia. Un direttore gradito ai gialloverdi al suo posto?……….l’opinione di Rita Faletti

postato il 12 ottobre 2018 alle ore 12,53

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Mauro Felicori, nominato direttore della Reggia di Caserta nell’agosto del 2015, per raggiunti limiti di età lascerà l’incarico un anno prima della scadenza. Il prossimo ottobre. Felicori è rammaricato. Avrebbe desiderato continuare un percorso, iniziato nel segno dell’innovazione, che ha trasformato la vita del complesso vanvitelliano in una sequenza di successi. Nuovo smalto al monumento e all’intero contesto, numerosissimi i visitatori da ogni parte del mondo,venuti a conoscere una delle meraviglie della storia artistica e culturale italiana. Quale migliore attrazione per un paese che del turismo dovrebbe fare la sua principale ricchezza? Stimato da chi l’ha visto lavorare, non illudiamociche Felicori abbia ricevuto solo encomi. Malgrado i risultati mai raggiunti prima di lui, c’è stato chi non gli ha lesinato critiche. Nessuno è perfetto, si sa,inoltre, siamo un paese in cui il merito non è considerato un valore e la mediocrità passa inosservata. Qui le dita di una mano sono sufficienti a contare le eccellenze. Dunque, invece di lodare l’impegnodi un dirigente dello Stato, che in questi tre anni ha dedicato le sue giornate e più di una notte all’impresa di risvegliare da un sonnocomatoso un’opera monumentaleperriconsegnarla alla dignità passata, una certa malcostumanza, apparentata ai cultori dell’incuria e del menefreghismo, si è impegnata a remare contro, inventandosi qualche storiella puerile e senza fondamento. In prima fila i sindacati.Al direttore da poco insediato, rimproverarono di lavorare fino a tardi.Abituati a difendere i diritti di lavoratori assenteisti, lo scambiarono probabilmente per un pericoloso alieno. Sempre loro, denunciarono con inattesa solerzia i danni agli appartamenti storici, arrecati dal sovraffollamento per insufficienza dei controlli. Altra scusa pretestuosa nel tentativo di fare deserto attorno al direttore scomodo che faceva il direttore non a tempo perso. Va comunque detto che la vigilanza, affidata a pochi custodi, si era effettivamente ridotta. Motivo: il licenziamento in tromba di alcuni di loro che avevano preferito timbrare e allontanarsi subito dopo per dedicarsi ad attività distanti dalla Reggia. Una variante dello stare a casacon il reddito assicurato. Male gli andò. Grazie alla legge Madia (governo Renzi) i furbi della Reggia hanno ricevuto il benservito dal Ministero dei Beni Culturali. Sindacati scontenti, intellettuali critici.Tra questi ultimi, spiccalo storico d’arte e professore universitario Tomaso Montanari. Con una punta di snobismo antipopolare, lui uomo di sinistra,ha sottolineato il principio secondo cui il sacro e il profano non vanno confusi. A cosa si riferisce il professore? Alla scelta di Felicori di aver prestato alcuni spazi della Reggia allo svolgimento di eventi come presentazione di prodotti di alta qualità, convention, fashion show e matrimoni, facendo della Reggia una sorta di brand. L’arte non va confusa con iniziative commerciali. Montanari rincara la dose: “Un museo è come una moschea”. Paragone curioso, se si pensa che l’arte è l’espressione libera di un genio e la moschea è il luogo di culto di una religione che vieta tante forme artistiche proprio perché espressioni di libertà.Al contrario di quello che Montanari pensa, aprire le porte di un complesso monumentale famoso e ammirato nel mondo non discredita l’arte, anzi la rende fruibile a un numero maggiore di persone che forse non avrebbero l’occasione di partecipare della bellezza e del fascino di un’opera così grandiosa. Tra apprezzamenti e critiche, il problema maggiore oggi è: chi subentrerà a Felicori? Avrà la stessa energia e la stessa voglia di innovare? Condividerà lo spirito che ha animato Felicori? “Avrei preferito correre che camminare. Ma camminare è meglio che stare fermi” le parole del direttore. Ecco, stare fermi. La regola aurea del governo gialloverde. Sicuramente il nuovo direttore della Reggia sarà qualcuno gradito a Di Maio e Salvini. Addio Reggia, allora. E addio a competenza e lavoro sodo, che sono le qualità che secondo Felicori e secondo chi vuole bene a questo paese, si devono pretendere da chi lavora nel pubblico.

Lungo la china, verso la catastrofe ………l’opinione di Rita Faletti

postato l’8 ottobre 2018 alle 21,52

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Gli ottimisti, prima ancora del 4 marzo, si erano convinti che il grillismo non fosse un movimento eversivo. Eppure, i segnali c’erano tutti. Due esempi: Davide Casaleggio che prevedeva la sostituzione della democrazia parlamentare con la democrazia diretta, Grillo che ventilava l’elezione dei parlamentari della Repubblica mediante l’estrazione a sorte come i numeri del lotto. Anche la difesa strenua della Costituzione più bella del mondo era una messinscena. Di quella Costituzione, i grillini hanno dimostrato di farsene un baffo. L’opposizione (quale?) e i media, accusati dai pentastellati di diffondere notizie false sul Movimento, non sembravano prenderli sul serio. Poi, dopo il via libera del comico, è seguito un generale compiacimento dei media nell’invitarli e intervistarli, non c’è stato talk show a cui non abbia preso parte Di Maio o Di Battista, che dal Centro America pontifica di tanto in tanto. Degli sproloqui del neo padre alle prese con pannolini e biberon faremmo volentieri a meno. Considerazioni a parte, il pubblico dei talk applaudiva e applaude i nuovi eroi della politica come applaudirebbe Gesù Cristo Salvatore. Vabbè, il pubblico, come suggeriscono gli applausi, non rivela una gran competenza in tema di economia e finanza, forse non si cura nemmeno di sapere cosa siano lo spread e il rapporto deficit/pil e ha poca propensione per i numeri. Quel pubblico, poco critico e molto influenzabile, è al settimo cielo quando Di Maio e Salvini, in occasione delle loro comparsate ripetono il solito mantra: reddito di cittadinanza, flat tax, Fornero, ovvero la “manovra per il popolo” che dovrebbe riportare la felicità e il sorriso sulle labbra degli italiani abbandonati dall’Europa cattiva, maltrattati dalla teutonica Merkel e depredati dai francesi con la puzza al naso. Una manovra scaldacuori e truffa-creduloni che nasconde alcune verità sull’Europa. Perché Salvini non racconta ai suoi elettori che grazie a Jean Claude Juncker, al quale ha dato dell’ubriacone, l’Europa ha staccato qualche assegno all’Italia per 50 miliardi destinati agli investimenti, 800 mln per i migranti, e non so quanto ancora per pagare gli straordinari ai suoi poliziotti? Moscovici, bersaglio di Di Maio, altro gentleman di governo, ci ha concesso 30 miliardi di flessibilità per recessione, riforme, investimenti,  crisi migranti,  terremoti e sicurezza. E poi, perché nascondere la verità sulla Francia di Macron? Il paese d’Oltralpe sforerà del 2,8 per cento nel 2019, ma il suo rapporto debito/pil è pari al 98,7 per cento, il differenziale tra titoli di stato francesi e bund tedeschi è di 30 punti e i francesi, beati loro, hanno prospettive di crescita confermate dalla fedeltà degli investitori che scommettono su Parigi. Il diplomato Di Maio ha voluto inseguire Macron sulla strada del debito, dimenticandosi che il premier francese di finanza ne sa qualcosa. Scuole prestigiose, incarichi politici importanti, una carriera alla banca Rothschild fanno la differenza: altro che uno vale uno! E veniamo al nostro paese, ora in bilico, che il governo del “man in the middle” sta spingendo lungo una china pericolosa: oggi, la Commissione europea ha bocciato il Def. Spread a 310 punti, borse in discesa e la distanza con la Grecia che si accorcia paurosamente. Questa volta però, non verrà la troika, non ci sarà un piano per il salvataggio, nessuno finanzierà il nostro debito, finiremo direttamente fuori dall’eurozona. Esattamente la sorpresa che i gialloverdi avevano preparato per noi prima del 4 marzo. Giampaolo Pansa, qualche tempo fa, ha detto a Otto e Mezzo, ospite della Gruber: “Rischio deriva militare”. A mali estremi, estremi rimedi.

I mercati se ne faranno una ragione…….l’opinione di Rita Faletti

postato il 29 settembre 2018 alle 20,20

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“Se non fai non fallisci” insegna Homer Simpson al figlio Bart, gran sfaticato. È la norma abbracciata dai figli adottivi di Grillo, che vuole il reddito di cittadinanza anche per chi decide di starsene a casa. La stessa norma che i 5stelle applicano a se stessi: no grandi infrastrutture, no vaccini, no Olimpiadi, e ponte sì, ponte no per i genovesi sempre più arrabbiati. Una volta silenziati i tecnici, come è capitato al ministro Tria, scomodo difensore dell’equilibrio di bilancio e garante, fino a ieri, della nostra credibilità presso i mercati, una volta aboliti gli esperti e ogni possibile legame ereditato dai governi precedenti, i due premier delle due componenti di governo, al riparo da critiche e confronti, stanno spingendo il paese verso una pericolosa china, in una rincorsa reciproca per il consenso personale più che per “migliorare la vita dei cittadini.” Ne abbiamo avuto un’anticipazione con il decreto dignità, che ha già inflitto un duro colpo a diversi lavoratori cui non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Eppure, questa poco incoraggiante premessa, non è servita a rendere Di Maio più cauto e a ridimensionare l’opinione che il giovanotto senza background ha di sé e delle proprie capacità intellettive. Sul balcone di Palazzo Chigi, fedele come sempre al cliché del movimento, compostezza e rispetto del linguaggio istituzionale, ha festeggiato la sua “manovra per il popolo”, come ha definito la legge di stabilità. “Con il reddito di cittadinanza elimineremo la povertà” ha detto. Salvini, in un’altra piazza, ha osservato che non è realistico pensarlo né sperarlo. Però lo ha firmato, in ottemperanza al contratto che assegna compiti distinti ai due azionisti di governo. Qual è la verità? Con i 42 miliardi di spesa, questo il costo della manovra, da sommare al debito che a tutt’oggi ha superato i 2300 miliardi di euro, e con i relativi enormi interessi, (70/80 miliardi l’anno) il nostro deficit, vale a dire il rapporto, in termini di entrate e uscite, tra la ricchezza prodotta e le spese correnti, è al 2,4 per cento. Il massimo consentito, raccomandato da Tria, era l’1,6. Se si considera che un terzo del nostro debito è finanziato da investitori internazionali, grazie ai quali lo stato paga gli stipendi dei dipendenti pubblici e fornisce i servizi ai cittadini, si capisce immediatamente quanto rischiosa sia questa manovra che non aiuterà la parte più vulnerabile del paese (10 miliardi di euro a 6,5 milioni di persone significa, per un puro calcolo matematico, poco più di 100 euro a testa) ma creerà i presupposti per una recessione, non essendo controbilanciata da manovre per la crescita e lo sviluppo. A fine ottobre, la Commissione europea si esprimerà sulla manovra, che, con tutta probabilità, non approverà. “Fa niente, ha detto Salvini, noi andremo avanti”. Ma non sarà l’Europa la minaccia principale, bensì i mercati, che non sono entità fantomatiche, ma persone che muovono i capitali in base al grado di affidabilità dimostrato nel mantenere la stabilità dei conti , ridurre il debito, promuovere investimenti e sviluppo. Salvini e Di Maio fanno i gradassi, ma sanno bene che non hanno alcun potere sui mercati: non possono eliminarli, né cambiarne le regole. Dovranno quindi rassegnarsi a subirle. Non accadrà il contrario, come Salvini ha scioccamente detto: “I mercati dovranno rassegnarsi”. All’azione dei mercati, e per fortuna che esistono, si unisce quella delle agenzie di rating, che potrebbero declassare il nostro debito al livello di spazzatura: non-investment grade. La Bce interromperebbe l’acquisto dei titoli di stato italiani e il paese fallirebbe. Intanto, da quando i gialloverdi si sono insediati, lo spread è salito di oltre 100 punti (ieri era a quota 265), in Borsa sono stati bruciati 25 miliardi di euro dopo il Def, il debito è oltre il 130 per cento del pil, la credibilità dell’Italia è ai minimi storici. Chi crede di non avere niente da perdere, forse ha qualcosa da guadagnare. Certamente chi continuerà a godere delle politiche assistenzialiste: i lavoratori in nero che, formalmente disoccupati, avranno il reddito di cittadinanza e i loro datori di lavoro, che continueranno a non pagare i contributi ed essere inesistenti per il fisco. Non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare.

Bullismo di Rocco Casalino…l’opinione di Rita Faletti

postato il 25 settembre 2018 alle ore 16,57

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Chi è Rocco Casalino? E’ un signore, si fa per dire, responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi, ovvero il portavoce del premier Conte, di cui, si vocifera, segue ogni passo e di cui controlla ogni virgola, pare per disposizione di Giggino, il quale teme che il primo ministro faccia dichiarazioni fuori copione nelle sue apparizioni in pubblico e nelle interviste con i media. Così, Casalino fa gli onori di casa, accoglie esponenti della stampa, ministri e ospiti stranieri. E’ onnipresente e si è convinto di essere anche onnipotente. Dopo le intimidazioni da bravaccio di Di Maio al ministro dell’Economia Tria: tiri fuori i soldi per il reddito di cittadinanza, Casalino, intanto che il ministro del Lavoro era in Cina a promuovere l’industria italiana, chissà con quali risultati, ha dichiarato guerra all’ultimo sangue (“finirà ai coltelli”) ai tecnici di via XX Settembre: “Se non ci sarà il reddito di cittadinanza, allora per tutto il 2019 ci dedicheremo soltanto a far fuori tutti questi pezzi di m… del Mef. Non ce ne fregherà niente, neppure dell’instabilità finanziaria”. Tracotanza a cinque stelle e linguaggio da bettola, inimmaginabili in un paese civile, ma da noi divenuti abituali e perfino apprezzati per merito del movimento del Vaffa che ha sdoganato il gergo sguaiato così efficace nella comunicazione con il suo popolo e lo ha introdotto nei luoghi in cui non dovrebbe entrare. In un diffuso clima di imbarbarimento che rischia di corrompere ogni angolo del paese, il gergo troglodita fa il paio con la natura stessa di chi lo usa, è parte della carne e del sangue dei grillini, il “core”identitario da cui sgorgano le fandonie inventate per travisare la realtà, le promesse roboanti della campagna elettorale, la truffa chiamata democrazia diretta, l’attacco ai tecnici, il principio secondo cui “la mia ignoranza vale quanto la tua competenza”. La scoperta avversione per chi sa e sa fare, cioè conoscenza e competenza, e l’atteggiamento apologetico riservato a chi non sa e non sa fare, non si spiegano quando, nei curricula di alcuni pentastellati, emergono un corso, una qualifica, un’esperienza inesistenti. Il curriculum di Rocco Casalino non fa eccezioni: conseguimento di un master’s degree in economia presso la Shenandoh university, nello stato della Virginia, smentito dall’università. Questi “puri” mentono sperando di non essere scoperti o sono costituzionalmente bugiardi? Se fosse vera la seconda ipotesi, le conseguenze potrebbero essere esiziali per il paese, osservato da fuori con crescente sospetto. Ma le imprese di Casalino, passato alla notorietà dopo la partecipazione al “Grande Fratello”, esperimento psicologico-mediatico con interessi di studio su persone fragili e instabili, non finiscono qui. Il responsabile per la comunicazione al Senato e coordinatore della comunicazione nazionale, regionale e comunale per il movimento 5stelle, oltre al manifestato intento di cacciare i tecnici del Mef se non dovessero “trovare i dieci miliardi per il reddito di cittadinanza”, forse aspira ad eliminare le voci critiche del movimento. La stampa libera è una delle sue fisse, tanto che aveva proposto l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. L’idea non l’ha del tutto accantonata. Lo scorso luglio, infatti, a Salvartore Merlo, giornalista del Foglio, ha detto: “Ora che il Foglio chiude (gli sarebbe piaciuto ma non è successo) che cosa andrai a fare?” Pronta la risposta ironica del quotidiano: “Adesso che il Foglio chiudi, che vuoi che facessimo? Ce ne staressimo qua. Che dovremmo fare ce lo dovrebbi chiedere a Giggino”. Casalino intanto ci prova a mandare segnali minacciosi alla stampa non allineata dando credito a chi vede nel movimento una vena totalitaria. Niente opposizione, niente ostacoli alla dittatura dell’incompetenza.

La sconfitta di Orban a Strasburgo non cancella le perplessità su questa Europa………l’opinione di Rita Faletti

 

postato il 15 settembre alle ore 22,30

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A Strasburgo è andata come doveva andare: 448 voti a favore delle sanzioni, 197 contro, 48 le astensioni. Lega e Forza Italia si sono ritrovati dalla stessa parte esprimendo un voto contrario, i 5stelle, invece, hanno votato a favore, allineandosi con gli europeisti. Così, il primo ministro ungherese, il sovranista Viktor Orban, è stato sconfitto dalle democrazie europee in una fase difficile nella storia dell’Unione e dei suoi principi fondanti. Il voto non cancella comunque le non poche preoccupazioni del fronte europeista sulla tenuta dell’Unione e le perplessità di coloro che, pur essendo contrari all’abbandono della grande casa europea, non vedono con indulgenza le politiche di Bruxelles su questioni nodali come l’immigrazione, il clash tra civiltà, il terrorismo islamista, la crisi economica. Un conto è violare lo stato di diritto e i criteri liberali del sistema e impadronirsi quasi completamente dei media, come ha fatto Orban, trasformando una democrazia liberale in una democrazia illiberale, se l’ossimoro è ammesso, cosa inaccettabile per l’Europa, malgrado Orban sia alla guida di un partito, Fidesz, che ha la maggioranza nel paese magiaro. Altra cosa è attaccare la sua posizione sull’immigrazione, che il premier non sbaglia a collegare al tema delle radici cristiane, che sono, al tempo stesso, premessa e conseguenza del suo secco rifiuto all’accoglienza. Immigrazione zero, ha ripetuto, non lasciando aperture al dubbio, significa impedire che l’Ungheria, come i paesi scandinavi, come l’Olanda e la Danimarca, come la Francia e la Germania diventi uno stato meno sicuro per i suoi abitanti. Significa impedire che immigrati di fede islamica, che sono la maggioranza, creino problemi di ordine pubblico, prendano possesso di parti di città accessibili solo alle forze dell’ordine in assetto di guerra, come avviene in alcuni quartieri a nord di Stoccolma, all’ingresso dei quali spiccano cartelli che, nell’Europa di Schengen, recitano ironicamente:“sharia controlled zone”, non diversi da quelli che si trovano in alcuni quartieri fuori Parigi, ma, onde evitare un impatto negativo, sono chiamati “zus”, zones urbaines sensibles. Orban vuole che nella sua Ungheria, un cittadino europeo di fede ebraica, possa continuare ad andare in sinagoga, frequentare una scuola ebraica, indossare la kippah senza timore di essere aggredito verbalmente o fisicamente o addirittura ammazzato, come avviene nella Francia nel Belgio e nella Germania dei falsi diritti. Orban vuole anche che l’intelligenza, la cultura, l’arte non scappino o non siano cacciati per essere sostituiti da ottusità, ignoranza e odio. Orban, non vuole che le chiese lascino il posto alle moschee finanziate dall’Arabia Saudita e dal Qatar, non vuole un’Ungheria islamizzata, dimentica delle sue origini, non vuole saperne della retorica dell’accoglienza senza un minimo di realismo, dei vari modelli di integrazione falliti e di stupidi esperimenti sul multiculturalismo. Orban è anche consapevole che aver preso la strada dell’accoglienza indiscriminata, è stata la follia che ha aperto la strada ai populisti come lui

Di Maio ci ripensa……….l’opinione di Rita Faletti

postato il 9 settembre 2018 alle ore 19,44

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E’ successo qualcosa, sotto la pelle dei nudi fatti, che farebbe pensare che qualche cosa sia cambiata o stia cambiando nel mondo dei 5stelle, o, per lo meno, in alcuni di loro. Un paio di giorni orsono, il ministro dello Sviluppo economico si è comportato da ministro dello Sviluppo economico, quello che ci si aspetta da uno che ricopre questa carica. Luigi Di Maio ha deciso, inaspettatamente, di seguire il percorso intrapreso dal suo predecessore e siglare l’accordo con ArcelorMittal sull’Ilva. Cosa non trascurabile se pensiamo che lui e il suo movimento hanno passato due anni e qualche mese in assetto di guerra contro il governo Gentiloni e l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, accusato di aver commesso irregolarità nella procedura del bando di assegnazione al gruppo industriale guidato dagli indiani. Il solito atteggiamento sospettoso dei pentastellati nei confronti della categoria degli esperti, dei competenti, dei tecnici, delle élite e via dicendo, la lista è lunga e perfino noiosa. Esclusi soltanto i “cittadini” virtuosi che li hanno votati. Comunque, per non tirarla per le lunghe, è successo quello che alcuni prevedevano, altri auspicavano, altri ancora non facevano né questo né quello non sapendo un cavolo dell’Ilva e dei suoi problemi. Ebbene, dopo averne tentato di ogni e coinvolto tutti, Autorità anticorruzione, Avvocatura dello Stato, ministro dell’Ambiente, fallito l’intento di annullare l’assegnazione a Mittal e ripetere il certame tra gli investitori, Di Maio ha coperto l’ultimo miglio che lo separava dal traguardo. “Abbiamo raggiunto il migliore accordo possibile nella peggiore delle situazioni”, ha detto gongolando. Eh sì, la situazione era pessima, soprattutto per gli oltre 13mila lavoratori (assunti 10700, per i restanti 2500 un incentivo all’esodo di 250 milioni complessivi) che rischiavano di restare a casa e per la seconda più importante acciaieria d’Europa che rischiava la chiusura. Peccato che i barricaderi con le stelle abbiano ritardato di tre mesi l’ingresso dei compratori e con esso l’avvio del processo di risanamento ambientale, per non contare gli 80 milioni di euro che ci è costato lo scherzetto. Il prezzo pagato all’incompetenza e all’avventurismo. Dunque, sospiro di sollievo. Resta un quesito. Che Di Maio si sia degrillizzato e se ne sia fottuto altamente di quelli che volevano la chiusura dell’Ilva e un bel parco tecnologico al suo posto? Costoro, infatti, erano tutti là a protestare che erano stati traditi. Ma chissenefrega, avrà pensato il ministro, io mica sono uno di loro e quella cosa che “uno è uguale a uno” è una boiata pazzesca inventata solo per farmi votare. A questo proposito, viene in mente il Marchese del Grillo, ma guarda che combinazione lo stesso nome del comico, e il suo indimenticabile “Io sono io e voi non siete un c…….” rivolto alla plebe. Non voglio attribuire a Di Maio questi pensieracci, ma potrei non essere lontana dalla verità. L’alternativa è che il ministro abbia compreso che è venuto il momento di fare una scelta di campo, se continuare a fare l’opposizione essendo al governo, o lasciarla alla base del movimento, gli irriducibili e irrazionali che originariamente si erano illusi di aver trovato il megafono della loro rabbia. Non è poi così difficile scegliere da che parte stare quando si diventa establishment.

Tra irrazionalità e rassegnazione………l’opinione di Rita Faletti

 

postato il 5 settembre 2018 alle ore 13,44

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In mancanza di fatti, vanno bene anche le parole, le sfilate, le strette di mano, gli show e i talk show. Gli italiani sono un popolo che strepita ma poi si accontenta di poco. Si è alimentato, per mesi, di promesse incredibili, soldi a chi non lavora e mai ha lavorato, tassa piatta per tutti, pensione a 64 anni, immigrati a casa loro. Si è bevuto menzogne clamorose da chi gridava “onestà, onestà, onestà” e taroccava i bonifici, da chi assicurava massima trasparenza via streaming e ora accetta interviste solo se programmate e senza contraddittorio, convoca rappresentanti sindacali e istituzionali a porte chiuse, emette verdetti di colpevolezza senza processi, elegge i suoi rappresentanti politici con un clic, prende ordini da una società e da un comico. Tutto questo può bastare per chiedere, legittimamente, che cosa ci aspettiamo? E’ possibile richiamare i “cittadini” alla realtà e pretendere che la ragione, che si è insediata nei visceri, faccia ritorno nella testa? Si può pretendere che l’opposizione, o le opposizioni, di qualunque colore esse siano, facciano sentire la loro voce, non per comunicarci le date dei congressi o i nomi di qualcheduno, le cui idee, per quello che si può capire, valgono quanto le mie? Si può sentire un “Ora basta!”, deciso, forte, consapevole? O dovremmo rassegnarci a una caduta fragorosa o a un lento declino senza ritorno?

Immigrazione pericoloso detonatore………l’opinione di Rita Faletti

 

postato il 27 agosto 2018 alle ore 15,03

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La vicenda della Diciotti, per giorni al centro della sarabanda di accuse al ministro dell’Interno, colpevole di aver tenuto in ostaggio dei disgraziati su una nave italiana in un porto italiano, si è conclusa. Non senza strascichi e ulteriori polemiche all’interno del mondo politico e sviluppi nel rapporto tra ministro e magistratura. Sì perché è successo quello che era prevedibile e che la sinistra radicale auspicava accadesse. Salvini è indagato dal procuratore di Agrigento per abuso di ufficio, arresto illegale e sequestro di persona. Si riapre il conflitto di berlusconiana memoria tra politica e magistratura, che gli azzurri hanno colto al balzo per invitare Salvini a fare ritorno nella sua casa naturale. Non sarebbe il primo richiamo da quando è nato il patto tra sodali gialloverdi. Il ministro dell’Interno ha ringraziato ma lasciato cadere l’invito e si è affrettato a rispondere chissenefrega al magistrato. “Si occupi piuttosto degli scafisti che forniscono la droga venduta fuori delle scuole”. Ammesso che questo fosse pertinente con i motivi dell’indagine, non avrebbe la stessa risonanza e gli stessi effetti positivi sulla popolarità del magistrato, il quale, al contrario, nel duro confronto con il ministro, ne verrebbe fuori più acciaccato dell’indagato stesso, con quell’effetto boomerang che una parte non esigua dell’opinione pubblica si augura. Salvini, da vera pop star al centro di un vasto e trasversale consenso, potrebbe godere di un’autentica cintura di protezione che azzererebbe qualunque condanna con l’esito di farlo apparire un eroe. Senza considerare che, a onore del vero, quando il ministro ha ricevuto l’avviso di garanzia, alcuni migranti erano già scesi dalla nave (ventisette minori non accompagnati e dodici con problemi di salute) altri erano stati collocati (venti in Albania, venticinque in Irlanda e i rimanenti in varie diocesi della Chiesa cattolica). E’ anche significativo che l’Europa dell’accoglienza sia rimasta sorda e muta, confermando il sospetto che la redistribuzione su base volontaria, presentata come un successo dal Governo Conte, sia in realtà una sconfitta sul piano diplomatico oltre che fattuale. La prossima nave scioglierà ogni dubbio. Quali le conseguenze? Se Francia, Germania e Spagna dovessero ripetere il diniego alla redistribuzione, per noi comincerebbero i problemi seri. Domani Salvini incontrerà Orban: cercherà di convincerlo a collaborare? Con quale promessa in cambio? La proposta di Renzi, di mettere da parte le ostilità tra governo e opposizione, e concordare una linea che costringa i paesi del gruppo Visegrad a prendersi una quota di migranti, è di buon senso e servirebbe a rompere il gelo che si è venuto a creare tra Italia ed Europa non solo sul tema immigrazione. Ma di buon senso è carente il governo, a meno che sua precisa intenzione non sia attuare quel famigerato piano B di uscita dall’eurozona e riposizionamento dell’Italia a fianco dei paesi dell’est e all’ombra dell’autocrate di Mosca. Ma questo è un altro capitolo nel paese dell’incertezza.

Sorella io ti credo…o forse no…l’opinione di Rita Faletti

postato il 23 agosto 2018

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“Sorella io ti credo” dice uno dei cartelli portati in processione dal movimento #metoo, riedizione aggiornata dei movimenti femministi che dall’Ottocento ad oggi hanno accompagnato e segnato le tappe nel processo di acquisizione dei diritti delle donne. Dalle suffragette che in Gran Bretagna rivendicavano il diritto di voto e, con esso, la partecipazione alla vita politica del paese, al movimento femminista degli anni Sessanta che reclamava il diritto alla scelta della maternità, all’eguaglianza nella sfera privata e sessuale e nel posto di lavoro, per arrivare agli anni Novanta, con la protesta contro la discriminazione salariale e le molestie sul lavoro. E veniamo all’oggi e alla nascita del movimento #metoo. E’ successo che un famoso regista, Weinstein, sia stato accusato di ripetuti comportamenti lesivi della dignità femminile, aggressione sessuale, molestie eccetera. Per l’uomo è iniziato un calvario che ne ha determinato la caduta, per le donne, al tempo dei fatti attrici o aspiranti tali, ora celebrities da red carpet, una esibizione intollerabile di sofferenze e lacrime al ricordo di quell’orco e delle sue terribili avances. Chissà perché accettate o subite, forse in previsione di un tornaconto, o forse cercate proprio in vista di un tornaconto? L’offesa alla dignità non aspetta tempi migliori per la denuncia, non si accoda alle accuse altrui per trovare il coraggio di accusare, non ricorre all’alibi della debolezza o della soggezione di fronte al fascino irresistibile del potere. Una moltitudine di donne molestate, aggredite, stuprate da orchi predatori. Tre di questi orchi si sono suicidati, incapaci di sopportare la vergogna, prima che le molestie, le aggressioni, gli stupri fossero provati. Sorella, io mi dissocio e dubito e ti spiego anche il perché. Quando protestavi che oltre a un corpo avevi anche un cervello, ti ho beccata mezza nuda a fare la pubblicità di una lussuosa convertible o di uno yacht da miliardari, e non dirmi che volevi evidenziare le tue doti intellettuali. Hai scoperto che con il corpo avresti guadagnato molto di più, senza fare fatica. E dopo aver accusato il maschio di essere interessato solo al tuo corpo, vuoi che creda alla bugia della violenza? Certo, in alcuni casi, sarà davvero andata così. Ma, non essendoci un testimone, posso dubitare della tua versione? Non ti offendere sorella se non ti credo. Volevi finire sulle pagine patinate dei magazine e ti sei data da fare. Non ti condanno, ma almeno preferisci il silenzio alle accuse. Ti è andata bene, hai avuto quello che cercavi, perché tanto odio e tanto desiderio di vendetta? Siete pari: ognuno dei due ha ottenuto quello che voleva. Forse solo adesso hai avuto un rigurgito di dignità, o forse la tua popolarità è in calo? Per fortuna il caso di Asia Argento è intervenuto a mettere un po’ di ordine nelle cose. L’accusatrice è diventata l’accusata, da abusata ad abusatrice. Avrebbe sedotto Jimmy Bennett quando il giovane era ancora minorenne e avrebbe pagato il suo silenzio con una bella sommetta. La Argento si difende e nega. Come andrà a finire non importa, ma la cosa segna un punto a favore dei maschi e dell’uguaglianza tra i sessi.

 

“Crollo Ponte Morandi? Una favoletta” disse il Movimento….l’opinione di Rita Faletti

postato il  16 agosto 2018 alle 18,59

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Se il capriccio insensibile del caso ha voluto che in un giorno di festa, intorno a mezzogiorno, quaranta persone perdessero la vita inghiottite dai blocchi di cemento e dai cavi di ferro di un ponte collassato all’improvviso, il collasso di quel ponte, opera dell’uomo, è stato causato dall’errore umano. Sottovalutazione del rischio, controlli insufficienti, manutenzione inadeguata, negligenza, vizi progettuali? Intanto che vigili del Fuoco, forze dell’Ordine e volontari continuano le ricerche dei dispersi, per definirne il numero e dare loro un’identità, intanto che i familiari piangono le loro vittime, intanto che gli abitanti degli edifici incredibilmente prossimi alla struttura e apparentemente rimasti illesi, ma da abbattere, sono in attesa di una sistemazione, si discute, si fanno ipotesi sulle cause del crollo, si ricercano le responsabilità e si lanciano accuse, come è nel corso delle cose a tragedia avvenuta. Ma prima ancora di avere in mano i risultati delle indagini, il governo gialloverde, sospettoso e ostile nei confronti di tutto ciò che non è emanazione o protesi di se stesso, ha già individuato i colpevoli. Nel mirino Autostrade per l’Italia, la holding Atlantia che gestisce la rete autostradale, la famiglia Benetton che controlla Autostrade e i governi precedenti. Il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, a poche ore dal disastro, ha comunicato che i responsabili pagheranno “tutto”; Di Maio ha pronunciato parole di fuoco contro i “plutocrati” che lucrano sulle spalle del popolo e ha accusato Autostrade di pagare le tasse in Lussemburgo, avendo la sede a Roma. E’ stato subito smentito dagli interessati. Il ministro si è spinto oltre, minacciando la revoca della concessione ad Autostrade. Anche in questo caso è stato sconfessato: chi tirerà fuori pala e piccone il giorno dopo? L’incompetenza, l’avventatezza e la mancanza di senso della realtà di Giggino, ministro dello Sviluppo Economico, come lui stesso ama ricordarci, non sono novità per chi lo ascolta. Salvini non poteva non dare manforte, se con convinzione non sappiamo, ai soci di maggioranza del governo per il cambiamento, ribadendo i “concetti” da essi autorevolmente espressi. Ora, va bene tutto, si può chiudere un occhio sul metodo legastellato, in perenne campagna elettorale e affetto dalla sindrome del populismo, che vede nel popolo la vittima prescelta di raggiri e inganni orditi da un establishment corrotto, ma la tolleranza ha un limite. Parlare a vanvera prima di conoscere i fatti, puntare pregiudizialmente il dito contro i soliti, proporre soluzioni “al di fuori della crosta terrestre”, per usare le parole di Tito Boeri, va ben oltre la propaganda. E’ incompetenza pura. Il Ponte Morandi, costruito nel 1967 e considerato il simbolo di Genova, ha tre gemelli: in Venezuela, in Libia e uno ad Agrigento, in condizioni pessime, dove è chiuso da un anno. L’ing. Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’università di Genova, aveva ravvisato nella fragilità della struttura le possibili cause di un crollo che un costante monitoraggio e interventi di manutenzione non sarebbero stati sufficienti ad esorcizzare. Il traffico intenso accelera il deterioramento del cemento rendendo più precaria l’intera struttura. Opere di quelle dimensioni esistono in tutto il mondo, ma alla manutenzione ordinaria e straordinaria si preferiscono la demolizione e la successiva sostituzione con strutture più moderne e sicure. E’ prassi consolidata in Francia, Germania, Gran Bretagna. In Italia, al contrario, vige la cultura del restauro e della manutenzione. C’è da chiedersi, a fronte di un problema così serio che si ripropone nel tempo e non coinvolge solo i viadotti, se il Governo, che identifica le infrastrutture con il “magna magna”, sarà all’altezza della sfida. “Challenge and response” è il motto dei paesi avanzati, sfida e risposta alla sfida, che significa avere il coraggio di decidere e agire. Perché il Movimento di Toninelli nel 2013 disse no al gigantesco progetto autostradale chiamato Gronda, che avrebbe permesso il collegamento della città di Genova con le quattro autostrade (A10, A26,A12, A7) che confluiscono alle sue spalle bypassando il Ponte Morandi? E come commenta il ministro le parole del loro capo comico: “Dobbiamo chiamare l’esercito per quelli che vogliono la Gronda”? Nel 2012 il presidente di Confindustria genovese disse: “Quando il ponte crollerà, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no alla Gronda”. Noi ce lo ricordiamo e chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Il partito unico del No sacrifica i bambini immunodepressi ai propri fini elettorali……l’opinione di Rita Faletti.

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postato il 9 agosto 2018 ore 12,31

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Un’altra questione ha animato i dibattiti dentro e fuori del Parlamento, non riguardo il gasdotto o l’Alta velocità o il terzo valico o l’Ilva, per i quali si può aspettare che i “supercompetenti” nominati dal governo (come fanno degli incompetenti a nominare dei competenti Dio solo sa) diano il loro supercompetente responso. E’ la questione dei vaccini, su cui il premier Conte non ha dovuto esprimersi, lasciando ben volentieri la scena al ministro della Sanità, Giulia Grillo. Il ministro aveva esordito sostenendo la massima copertura vaccinale, oggi, ha rinviato all’anno scolastico 2019-2020 l’obbligo di vaccinazione ai bambini che chiedono l’iscrizione alla materna. Cosa le ha fatto cambiare idea? Evidentemente niente che abbia a che fare con la scienza, piuttosto le pressioni delle minoranze più ignoranti e oscurantiste del paese, ossessionate dai potentati e dalle lobby farmaceutiche e felicemente gabbate da bugiardi seriali che stanno alla salute come il diavolo all’acqua santa. Qui non si tratta più di dire no a tutto per stupidi principi ideologici, ma di attentare all’incolumità e alla salute di bambini immunodepressi che non possono ricevere la somministrazione dei vaccini e quindi andrebbero inseriti in classi distinte per evitare loro di contrarre virus dagli esiti letali. Qui non si tratta più solo di incompetenza, ma di vergognoso cinismo con venature antidemocratiche di chi antepone i propri interessi elettorali alla salute della parte più fragile della società. Lo conferma l’incoerenza tra la massima copertura promessa e la contrarietà all’obbligo. D’accordo con la proroga il Panzer lombardo che ogni due su tre nomina ipocritamente i “bimbi” riferendosi palesemente ai suoi. Agli altri ci pensino i “cittadini”. Anche la Grillo ha detto che suo figlio lo vaccinerà. Brava. E volendo continuare nelle critiche a un provvedimento dissennato e confuso, che affidabilità può avere un’autocertificazione nel paese dove si preferisce la scorciatoia alla norma? Ma si faranno controlli a campione, è la risposta. Controlli?! Comunque, qualcuno si è ribellato al partito unico del No Vax. Elena Fattori, pentastellata, ha espresso un “indignato voto contrario sull’emendamento al decreto Milleproroghe”. Domenico Mautone, pediatra, e Mariolina Castelloni, oncologa e ricercatrice al Cnr, entrambi dei 5stelle, hanno sottolineato che di morbillo e pertosse si muore, di vaccini non è mai morto nessuno. Il virologo Roberto Burioni ha parlato di pagina infamante nella storia della Repubblica che mette a rischio la salute dei bambini. E ha concluso: “Grillo che tace è surreale. Vergogna”. Rappresentante invece della rabbia incomposta dei No Vax, la senatrice Paola Taverna, che, orgogliosamente digiuna di scienza e medicina, e dotata di un inappuntabile aplomb, si scaglia contro i “traditori” pentastellati e descrive i centri vaccinali come luoghi in cui i bambini si marchiano come fossero bestie. Se la frase non appartenesse ad una signora che non disdegna il linguaggio truculento, sarebbe quasi da crederle. Ma questo è il livello di alfabetizzazione e di civiltà che pare essersi impadronito di una parte del paese.

L’economia secondo “Giggino” …… di Rita Faletti

Postato il  30 luglio 2018 alle 21,08

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Ogni giorno che passa si aggiunge un tassello alla sciagurata azione di sabotaggio minacciata e pianificata ai danni del nostro paese dacché un’orda di nuovi barbari ha fatto irruzione nel Parlamento. Sono entrati in forze, con la forza di una propaganda menzognera e manipolatrice che non si è mai interrotta e diventa vieppiù gagliarda ogni volta che questi guastatori di professione (l’unica che sappiano svolgere) annusano un calo di consenso. Il duopolio gialloverde è all’opera da tre mesi e ha già rinnegato la natura purista delle origini. Incurante, a suo dire, delle poltrone, se le sta assegnando tutte con una sistematicità che se mettesse al servizio del bene del paese facendo quello che è necessario, riduzione del debito sovrano, lotta alle mafie, alla corruzione e all’evasione fiscale, cosette da poco, diventeremmo un paese normale e credibile. Non potendo fare nessuna di queste cose, pena la caduta verticale del consenso, specificamente del movimento stellato pro cittadini, il governo per il cambiamento asseconda le aspirazioni della parte peggiore del paese. Nemici dell’impresa, della crescita, dell’occupazione, della scienza, del mercato, eccetto quello sotto casa, delle banche, dell’Europa, inseguono l’unico obiettivo alla portata di chi è privo di competenze economiche, finanziarie, scientifiche, industriali e vuole ridurci tutti alla miseria attuando la decrescita felice invocata da Latouche. Aver lasciato a Giggino e ai grillozzi il dossier economia è stata una mossa che Salvini, tormentato dall’immigrazione, sta già pagando al nord, dove si era presentato nelle vesti di paladino degli interessi delle piccole e medie imprese. Protestano, gli imprenditori, che avevano iniziato ad assumere dopo i primi timidi segnali di ripresa. Saranno i suoi più acerrimi nemici. Unico argine alla dissennatezza della co-maggioranza di governo, il ministro dell’Economia Tria che non molla sulla tenuta dei conti. Imbarazzante nella sua schizofrenia, la situazione del premier Conte, costretto a conciliare la diversità di posizioni dei due vicepremier e, contemporaneamente, a fare l’avvocato difensore degli italiani, ruolo che profeticamente assunse per sé il giorno del suo insediamento, nel tentativo di contrastare le decisioni rovinose del suo stesso governo. Un assortimento di personaggi da morality, invasati, ognuno a modo suo, e in lotta permanente contro i peccati dell’umanità, gli stellati bilanciano l’ossessione salviniana per gli immigrati con l’ossessione per la giustizia occhiuta. Mettere le cose in ordine, indagare, spiare, nominare commissioni di inchiesta parlamentare, assoldare un agente provocatore che induca in tentazione il nemico politico da dare in pasto al circo mediatico-giudiziario per la sua distruzione, allungare i tempi della carcerazione preventiva, perché nessuno è innocente, come spiega Piercamillo Davigo, il loro idolo ispiratore. E non sarà perché loro, i puri, non si fidano nemmeno di se stessi? Honi soit qui mal y pense. La rinuncia alle Olimpiadi di Roma è una metafora della paura di infiltrazioni criminali e dell’inadeguatezza di chi vuole fermare tutto temendo di non essere in grado di controllare e prevenire. E’ l’inconfessata ammissione di incapacità, insieme all’assenza di una classe dirigente, che porta a rivolgersi a personaggi esterni, vedi il caso Lanzalone a proposito dello stadio di Tor Vergata. E l’assenza di una classe dirigente emerge ogniqualvolta il governo si trova di fronte a una decisione da prendere. Tav, Tap, e oggi Ilva. Non sapendo che pesci prendere e non volendo smentire se stesso e tradire i suoi elettori, Di Maio ha preferito convocare ben 62 rappresentanti di sigle al tavolo di confronto con Arcelor Mittal, piuttosto che assumersi la responsabilità di ministro dello Sviluppo economico. Contestato da sindacati e sindaci, ha trovato un sostenitore in Emiliano, il politico-magistrato che, rimanendo nel Pd, a più riprese ha contestato l’operato del suo partito e amoreggiato con i pentastellati. Il piede in due staffe è bassa insinuazione? Comunque, nonostante il nulla di fatto su Ilva, il vice premier grillino con quel tavolone può dire di aver fatto una prova generale di democrazia diretta, quella roba rudimentale che dovrebbe sostituire la democrazia rappresentativa e mettere la parola fine al Parlamento. Questo, almeno, è quanto sostenuto da Casaleggio, il capo dei miracolati, gli unici che per ora godano di un lauto reddito di cittadinanza. Ci sarebbe l’alternativa proposta dal comico: eleggere i parlamentari per sorteggio. Altra dimostrazione dell’assurdità di far decidere la gente comune con un click. Queste sono le trovate di chi ha l’impudenza di rappresentarci nel mondo. Speriamo ancora per poco.

 

Commenti:

Aboccaperta – 31 luglio 2018 at 14:07

“L’economia secondo Giggino”
Ovvero l’opinione di una ignorante prevenuta.
Se mi è consentita la stessa condotta dell’autrice del tema

missidia71 – 31 luglio 2018 at 16:25
@Aboccaperta : Ecco comparire di tanto in tanto il solito webete da tastiera, che fa dell’argomentazione il suo cavallo di battaglia.

Mov 5 Seghe – 31 luglio 2018 at 19:52

Aboccaperta: te rodi dinanzi alla realtà!

Aboccaperta – 31 luglio 2018 at 22:43
@misiddia71 – (macari fussi veru)
La Faletti fa una disamina dei 60 giorni di governo del Ministro Di Maio e fin qui ineccepibile e nulla in contrario, aggiungendo guai se non ci fosse lo spirito critico, ma poi leggo un irrispettoso “Giggino”, “nuovi barbari”, Guastatori di professione”, “grillozzi” confermando e contestualmente squalificano il suo parere, che potrebbe essere condiviso o meno?
Le consiglio di aggiustare la sua mira, qualora io fossi il suo bersaglio.
Le ricordo che la gente potrebbe anche intendere e travisare il suo commento anche nei confronti dell’autrice visto che anch’essa si serve di una tastiera per lanciare strali e insulti pregni di rabbioso rancore

Drugo – 1 agosto 2018 at 02:38
Giggino il fantoccio belloccio non capisce una beneamata né di economia, né di finanza, né di politiche del lavoro: se ne stanno accorgendo tutti nelle mani di chi si sono messi, se ne accorgerà anche lei tra non molto…
decrescita felice, minchiate sociologiche postsessantottine francesi con infarinature di economia urbanistica malintesa: trasformare l’Ilva nel bacino della Rühr, ci illumina Grillo. Idee prese qua e là, senza nessuna cognizione di causa: anche Renzo Piano, come tanti altri, comincia a prendere le distanze dal suo amico comico.
Alla prova dei fatti si rivelano per ciò che sono, dei gran cazzari puledri.

puppetta – 1 agosto 2018 at 09:24
Mai l’Italia si era trovata nelle mani di gente tanto incompetente, con l’aggravante che ci si trova in un momento di grave crisi e difficoltà politiche a livello internazionale. Gli italiani si sono affidati al NULLA, sotto lo slogan che pensano di non aver nulla da perdere: VEDRANNO!

Sergio Marchionne: muore un manager geniale……..l’opinione di Rita Faletti

postato il 25 luglio 2018 alle 21,49

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Il sorrisino di scherno che Merkel e Sarkozy si scambiarono alle spalle di Berlusconi, offrì agli habitué dello sputtanamento degli oppositori politici, il pretesto di fare da sponda ai due pur di colpire il nemico. Nessuna traccia di amor patrio, nessuna difesa dell’orgoglio nazionale se la vittima sta dall’altra parte politica. Questo succede nel paese che è incapace di vedere il valore nell’avversario, sempre dipinto a tinte fosche e nelle sembianze del nemico del popolo. Oggi, Sergio Marchionne se n’è andato con la discrezione e il riserbo che aveva riservato alla sua cultura non comune in un’era prodiga di finti colti come di esaltatori dell’ignoranza collettiva. Se n’è andato nel giorno in cui avrebbe dovuto annunciare l’azzeramento del debito industriale, traguardo importante e miraggio per altri ad che dopo aver causato il fallimento delle aziende se ne vanno con le tasche piene di soldi e stock options. Se n’è andato accompagnato dalle parole di circostanza che sempre si pronunciano quando qualcuno ci lascia, anche se non amato, ed erano in molti a non amarlo. Se n’è andato lasciando in eredità uno dei player internazionali dell’automotive, la Fca, la quasi piena occupazione di tutti gli stabilimenti, gli ammortizzatori sociali vicini al 7 per cento e, sopra tutto, un modello di organizzazione del lavoro, di scelte strategiche internazionali e organiche e un esempio di gestione delle diversità multidimensionali in un’economia globale. Marchionne è stato un gigante e un gigante solo, in parte incompreso, in parte avversato da chi preferisce le fabbriche chiuse all’assunzione di responsabilità. E’ riuscito a liberarsi dai vincoli imposti dalla società consociativa e dalle fumose politiche retoriche che hanno immobilizzato questo paese e fatto la fortuna di tanti curiali della Fiat, interessata più al consenso della Fiom che ad un piano industriale. Marchionne ha preso decisioni e agito in autonomia e solitudine: niente aiuti di Stato, niente sostegno politico, niente frequentazione dei salotti buoni dove si fanno le nomine importanti. Il maglioncino di cachemire più famoso al mondo è stato il simbolo della sua distanza dal mondo paludato dei conservatori in doppio petto, poco propensi a osare e con scarse competenze finanziarie. Marchionne è stato l’interprete di una vera rivoluzione che ha attuato anche grazie ad accordi sindacali fondati sul principio di reciprocità, cioè attraverso l’individuazione di obiettivi comuni da realizzare. E’ stato accusato di non aver mantenuto tutte le promesse, di aver preferito il fisco svizzero a quello italiano, di aver ridotto le paghe dei lavoratori. Insensate e disoneste accuse di chi ha costruito nel tempo il proprio successo mediatico, e avrebbe magari preferito il vecchio tavolo della concertazione che si chiude con la cassa integrazione dei lavoratori grazie ai soldi del popolo sovrano. Sbagliato poi averlo visto come un avversario politico. Marchionne è stato un manager, scelto e pagato da un’azienda privata per fare gli interessi di quell’azienda privata. Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl dice: “Quelli di Marchionne sono stati choc riformisti di cui l’Italia ha bisogno ma che puntualmente il nostro paese respinge pur di non cambiare.” E Renzi, che lo stimava e ne apprezzava l’apertura mentale: “Il lavoro lo creano coloro che rischiano, non coloro che stanno seduti sul divano.”

 

Il potere dei numeri e la spocchia dell’incompetenza……l’opinione di Rita Faletti

postato il 19 luglio 2018 alle 8,02

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E’ corretto gettare discredito sulle due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici? La domanda è rivolta a tutto il corpo elettorale del paese, che in piena libertà sostiene questo o quel partito. Ebbene, chi quel voto lo da dato al governo gialloverde, deve essere cosciente del fatto che, con il suo voto, non si è limitato a chiedere il cambiamento, ma il sovvertimento, cosa ben diversa. E arriviamo al punto. Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, cui si deve la paternità del decreto dignità, intende, con esso, ridurre la precarietà eliminando quella che lui considera esserne la causa, la flessibilità. Sic et simpliciter, la possibilità, da parte delle imprese, di assumere in rapporto alle necessità del mercato, ricorrendo a varie forme di contratto. Una è quella del tempo determinato, vero ingombro da rimuovere, stando a Di Maio, perché, così com’è nel jobs act, aumenterebbe la precarizzazione del lavoro. Senza scendere nel dettaglio, Di Maio ha catapultato una pietra contro l’impalcatura della riforma voluta dal governo Renzi e introduce norme che, secondo esperti economisti, avranno l’effetto di deprimere l’economia. Nel faccia a faccia con il presidente di Confindustria Boccia, il ministro del Lavoro ha espresso con parole e toni sprezzanti le proprie critiche ai governi precedenti in tema di occupazione e si è spinto oltre fino a mettere in dubbio l’attendibilità dei numeri forniti dalla Ragioneria dello stato e dal presidente dell’Inps, il bocconiano esperto in scienze economiche Tito Boeri, sulle conseguenze del decreto dignità. Da dove saltano fuori quei numeri? “Una manina sospetta” li avrebbe messi in circolazione per dimostrare tutto il contrario di quanto Di Maio sostiene con tanto spocchiosa certezza. Questi i numeri incriminati: meno 83.300 posti di lavoro per i contratti a termine; meno 527,7 miliardi di euro di entrate contributive e fiscali; più 322,3 miliardi di euro di maggiori oneri per il Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). Se posso capire il disappunto del ministro, trovo biasimevole l’attacco frontale a Boeri, perché a lui esso è diretto, quando Di Maio parla di “manina sospetta”. Non solo l’offesa a Boeri e alla competenza del presidente dell’Inps, ma anche al decoro delle istituzioni, rivela mancanza di prudenza e volontà di boicottaggio politico. Salta fuori, una volta di più, l’affezione del grillismo per le tesi complottiste, una strategia architettata apposta per colpire gli oppositori. Fuffa e truffa come la pretesa cura dei tumori con l’urina di capra, le scie chimiche, l’autismo causato dai vaccini…Ma siamo proprio sicuri che costoro non ci porteranno alla rovina?

ll lavoro non si crea per decreto………….l’opinione di Rita Faletti

postato l’ 8 luglio 2018 alle 11,56

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Cosa accadrà in casa giallo-verde, se la forza trainante sia la Lega o il M5S, se tra Di Maio e Salvini ci sia reale condivisione sul contratto di Governo o distanza sostanziale e siderale, finiremo per scoprirlo in autunno con la ripresa dei lavori parlamentari. Quello che pare certo, è che alle vacanze lunghe non rinunceranno nemmeno i sedicenti stacanovisti della nuova politica, quelli che condannavano l’interminabile pausa estiva dei colleghi degli altri partiti. Quando entri in un sistema consolidato, è difficile scardinare le vecchie abitudini, figuriamoci poi se sono piacevoli. Le persone cambiano, le abitudini rimangono. I 5Stelle, da quando sono entrati in massa nel Governo, non sono più gli stessi che gridavano onestà, onestà, onestà. Creature rousseauiane, si sono mescolate ai loro simili ritenuti dissimili così in fretta che quasi non ci si crede. A cominciare dall’afasia degli esordi, loro, campioni dello sgolo contro tutto e tutti, hanno lasciato a Salvini la scena fino a quando hanno pensato di dargli il cambio. Ed è arrivato il Decreto di Dignità, accolto con favore dai sindacati e con sfavore dagli imprenditori nella solita logica che se va bene agli uni, agli altri fa schifo. E’ il gioco delle parti secondo i vecchi schemi: il mondo degli operai sindacalizzati contro il mondo dell’impresa. Un cliché che rispecchia l’incapacità di questo Paese di adattarsi al nuovo, cercando di fermarlo piuttosto che adeguarvisi e, come avviene negli Stati moderni, prefigurare i cambiamenti in arrivo e attrezzarsi. E’ una questione di lungimiranza politica, l’onda si cavalca non la si evita, o ti sommergerà. Eppure, sarà per motivi ideologici, sarà per mancanza di visione, i 5Stelle rispolverano soluzioni del passato per affrontare il futuro. Nonostante la timidezza del Decreto, che poco inciderà sulle tutele a favore dei lavoratori, la riformina di Di Maio è stata interpretata dalle principali associazioni d’impresa come un segnale pericoloso che non incentiverà il lavoro. Gli imprenditori assumono se sanno di poter contare sulla flessibilità che è il Mercato ad imporre, secondo il rapporto tra domanda e offerta, su cui le piccole e medie imprese italiane, il 90 per cento, scommettono. La preoccupazione maggiore è generata dall’introduzione delle causali per il rinnovo del contratto a tempo determinato, quello che ha favorito l’inserimento di nuovi occupati anche in tempo di crisi. Mettiamo il naso fuori e vedremo che in Germania la disoccupazione è molto bassa anche con l’esclusione dei mini jobs. La riforma liberista di Schroeder del 2013 ha rimesso in piedi l’economia tedesca e ridato ossigeno ai conti pubblici, abbassando la spesa e rilanciando la crescita attraverso la flessibilità del lavoro. Sgradita a molti, ha permesso però alla Merkel di allentare i cordoni della borsa senza che il Paese perdesse il ruolo di locomotiva d’Europa. Oggi in Germania i salari vanno da un massimo per gli operai ad alta specializzazione, equiparabile alle entrate dei professionisti, ad un minimo del lavoro interinale. Morale: o si accetta la sfida del Mercato globale con le sue conseguenze e cioè la nascita di lavori moderni che portano con sé precarietà e mobilità, o ci si chiude ad ogni opportunità di rinnovamento, e ci si prepara a scomparire. Al solito, i più svantaggiati sarebbero i più deboli ai quali verrebbe preclusa qualsiasi via di fuga. Il denaro corre laddove esistono occasioni di investimento e di arricchimento e dove il controllo dello Stato non è così stringente. Precarietà non vuole dire perdita di lavoro se si interviene con la formazione continua e con la ricostruzione delle abilità che facilitano il passaggio da un lavoro ad un altro, avanzamenti di carriera e migliori opportunità economiche. Di Maio parla di centri di formazione da rifondare, per i quali sarebbero pronti due miliardi. Negli altri Paesi funzionano benissimo, in Italia quei pochi esistenti da malissimo a niente, mancando la professionalità di chi vi opera, che dovrebbe incrociare la domanda con l’offerta. C’è poi un pregiudizio diffuso da sradicare: l’importanza prevalente data ai lavori intellettuali che fa preferire i licei alle scuole professionali, ritenute un po’ ovunque istituti di serie B, tranne in alcune regioni del nord dove alcune di ottimo livello rappresentano un sicuro bacino cui molte aziende locali attingono. Conseguenze di quello stupido pregiudizio, l’amara ma ovvia constatazione che un diploma liceale non vale nulla senza un corso di laurea, e l’impossibilità per le imprese di reperire giovani formati che potrebbero aspirare a posizioni buone e ben retribuite. E in tema di pregiudizi, inviterei Di Maio a liberarsi di quello altrettanto stupido e diffuso, secondo cui gli imprenditori sono tutti disonesti, che temo sia al fondo della sua mente e abbia ispirato il Decreto di Dignità. Perché, se per alcuni è vero, è anche vero che non tutti i sindacalisti curano gli interessi dei lavoratori. Ancora: se i sindacati non cambiano, li faremo cambiare noi. Parole di Di Maio che in campagna elettorale faceva il leone, cerchi di non diventare pecora.
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Magliette rosse per lo show (down) della sinistra…….l’opinione di Rita Faletti

postato il  14 luglio 2018 alle 9,17

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Quei disumani degli italiani vanno sensibilizzati alla tragedia dei morti in mare. Le politiche anti-immigrazione del governo vanno bloccate. Quel grossier del ministro dell’Interno va isolato. Don Ciotti ha promosso una nuova battaglia e il suo simbolo è una maglietta rossa. E quale colore si addice di più a nobili fini? E perché non cogliere al balzo un’occasione di visibilità in un momento in cui le idee stanno a zero e l’ispirazione langue? Big o ex big della politica, del sindacato, del giornalismo, della cultura si accodano e si compattano per sconfiggere il male. Ricompare Letta, il francesizzato ex presidente del Consiglio che di tanto in tanto pontifica da Parigi. Si fa rivedere la Boldrini, per fortuna lontana dai riflettori da quando non riveste più il ruolo di presidente della Camera ai tempi in cui ci regalava le sue intelligenti teorie. In maglietta rossa perfino la dimessa Rosy Bindi, ex-presidente della commissione antimafia, scartoffie su scartoffie ammuffite su scaffali polverosi, tanti soldi e pochi risultati. Rossa, ma senza falce e martello, la maglia della Camusso, l’irriducibile nemica delle imprese. Non può mancare il pupillo delle sinistre, lo scrittore Saviano, autore di libri che alla camorra hanno fatto il solletico e che ora invita a mettere i nostri corpi sulle navi dei migranti. E’ del gruppo il giornalista nonché viticultore Gad Lerner, entusiasta sostenitore delle primavere arabe che sappiamo che fine hanno fatto. Dove sono le magliette rosse del Pd? In primo piano quella del nuovo segretario, lo scialbo Maurizio Martina, insieme a Orfini e Zingaretti, la brutta copia del fratello attore, colui che vorrebbe rifondare il partito facendo strame della civiltà occidentale e della globalizzazione; così lo affosserà definitivamente. Lontano dalla pazza folla di buffoni in rosso c’è Renzi, che anche in questa occasione ha dimostrato di essere dieci spanne più su dei suoi “compagni” di partito, indossando camicia bianca e giacca scura all’assemblea nazionale del Pd. Ha ragione a non volersi confondere. Potevano mancare Legambiente, Arci, Anpi? Macché. Tutti schierati dalla stessa parte, quale? Quella in nome dei principi di umanità. L’associazione dei partigiani lo vada a raccontare ai famigliari di quelli che sono stati ammazzati dopo il ’45 senza essere mai stati fascisti. Tutto scontato, purtroppo, come scontata la messinscena di alcuni insegnanti che durante gli esami di maturità non si sono lasciati scappare la possibilità di strumentalizzare la scuola pubblica a fini politici. Vecchia abitudine di certi docenti che invece di fornire gli strumenti necessari per la formazione di un pensiero critico autonomo, non hanno fatto altro che offrirei loro servigi a una parte politica sacrificando il principio di oggettività e plagiando intere generazioni di giovani menti influenzabili. Sono gli stessi docenti ai quali dobbiamo uno dei tristi primati del nostro paese: l’analfabetismo funzionale, che ci vede ai primi posti in Europa

Religioni oppio dei popoli…………….l’opinione di Rita Faletti

postato il 29 giugno 2018 alle 9,59

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Dal basso del mio anticlericalismo di adulta disincantata, nell’adolescenza accompagnatrice assidua alle funzioni serali di una nonna materna dall’invincibile dolcezza, guardo alle varie religioni con lo stesso scetticismo con cui ascolto un politico parlare di programmi. In fondo, le differenze tra religiosi e politici si limitano ai panni che indossano. Più scenografici e fascinosi quelli dei primi, in particolare se lo sfondo è un magnifico coro scolpito e il soffitto un susseguirsi di immagini dipinte sull’alta volta di una cupola o la iconostasi di una chiesa ortodossa che lascia intravedere l’officiante mentre eleganti figure nere incappucciate, le coreute, intonano inni da paradiso celeste. Odo ancora quella musica aleggiare tra i muri della chiesa ortodossa di Santa Sofia, a Gerusalemme, fuori le mura della Città Vecchia, e provo lo stesso rapimento. I monasteri buddisti del Ladakh, avvolti nell’azzurro di un cielo di porcellana, con le statue dei Budda e i Budda dipinti, rubata un’intera tavolozza di colori, sono la benedizione degli occhi e un invito irrinunciabile alla serenità nel silenzio della meditazione. Questi sono i regali delle religioni. Cos’altro offrono? Parole di amore, esortazioni alla solidarietà, alla concordia, alla fratellanza. A parte il buddismo, nessun’altro credo religioso ha dimostrato di poter mettere in pratica quegli insegnamenti , se non parzialmente. Così, credo in Dio ma non frequento le chiese, a meno che non siano vuote. Mi incuriosiscono le processioni nella loro valenza coreografica, dacché del valore liturgico originario non  conservano alcuna traccia. Da quando poi la statua della Madonna ha preso l’abitudine di rendere omaggio alla dimora del boss mafioso locale con quella vergogna che è l’inchino, provo una profonda nausea che mi richiama alla memoria un altro inchino: quello della Costa Concordia di Schettino e dei suoi morti innocenti . Inchini religiosi e inchini profani. Stronzate solenni da Paese retrogrado e superstizioso. Viva l’agnosticismo! E non può mancare l’ultimo tassello del puzzle religioni nel mondo. L’islam. La più arretrata  la più insensata e la più ambigua. Definita di pace, ma seminatrice di odio tra i suoi stessi devoti. Sciiti contro sunniti, wahabiti integralisti  ispiratori di grandi operazioni di sgozzamento globale. Se non fossero dei violenti pericolosi, sarebbero ridicoli. E con l’umorismo andrebbero trattati. Il solo fatto di predicare la morte dell’infedele è un’assurdità e un controsenso. Odiare l’occidente e la sua cultura, va contro il principio di coerenza che imporrebbe ad ogni musulmano di rimanere a casa sua e vedersela con il problema della povertà e delle guerre con i propri mezzi. E qui ecco il discorso bugiardo del multiculturalismo. Abbiamo fatto dell’accoglienza un’indigestione, in primo luogo verbale, abbiamo straparlato di integrazione senza riuscire a farla, a tratti abbiamo persino invocato il multiculturalismo, processo complesso e assente ultimamente dai dibattiti che contano. Cibo raffinato per le elite europee, tema prediletto dalla letteratura postcoloniale, al massimo alternativa culinaria per l’uomo della strada. Couscous,  kebab., hummus. Preferisco il sushi e il razionalismo ai predicozzi.

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Europa spaccata sull’immigrazione al pre vertice di Bruxelles ………..l’opinione di Rita Faletti

postato il 23 giugno 2018 ore 22,30

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La sopravvivenza dell’Unione Europea è legata a un filo. Se resisterà al terremoto scatenato dall’immigrazione, lo scopriremo presto. Oggi a Bruxelles si è tenuto il pre-vertice a 16, un assaggio sulle decisioni che verranno prese la prossima settimana al Consiglio europeo. Iniziative e proposte in vista di una revisione delle norme sull’accoglienza stabilite dai Trattati di Dublino III, in vigore dal 2013. Il punto centrale della contestazione è la responsabilità dell’asilo al Paese di primo sbarco, con la conseguenza di impedire un meccanismo di emergenza che conduca al ricollocamento obbligatorio di parte dei rifugiati. Si capisce che i Paesi maggiormente penalizzati, perché i più esposti alla pressione dei flussi, sono quelli che affacciano sul Mediterraneo, primo fra tutti l’Italia, i cui porti, insieme alla Valletta, sono i più vicini alle coste libiche. Dal 2013 a oggi, l’Italia ha accolto un numero superiore di migranti rispetto agli altri Paesi europei. Barconi messi in mare da criminali e navi Ong battenti bandiere straniere hanno trasportato il loro carico umano fino alle nostre coste, dimenticando l’esistenza di porti altrettanto vicini e sicuri. Le polemiche sulle navi delle organizzazioni non governative che solcano il Mediterraneo in lungo e in largo, nascono da domande legittime: chi le sovvenziona, perché, che interessi ci sono sotto, perché tanti minori non accompagnati. Domande che esigono risposte, soprattutto all’Italia, che mai, prima del caso Aquarius, ha negato l’approdo ad alcuna di esse. In queste ore la Lifeline e la Maersk sono alla fonda, in attesa di conoscere il porto di approdo. Mi auguro che non ci siano ripensamenti sulla linea presa da Salvini, che, aldilà delle parole, ha deciso di tenere testa all’ipocrisia flagrante dell’Europa, con l’obiettivo di ottenere alcuni risultati importanti che mettano fine alle disparità in fatto di responsabilità: istituzione di centri di accoglienza in più Paesi, regolamento dei flussi primari e secondari, difesa dei confini italiani che sono anche parte dei confini esterni dell’Unione. Tornando al vertice, il fatto che dei 27 paesi solo 16 abbiano partecipato, è una premessa che non fa ben sperare. Il solido asse franco-tedesco sul piano economico, lo è assai meno sul versante dell’immigrazione. Merkel, che nel 2015 scelse di accogliere un milione di siriani perché più preparati e acculturati, non riuscirà ad avere gioco facile con il suo ministro dell’Interno, il bavarese Horst Seehofer. Allora, l’alleato di minoranza, Martin Schultz, si limitò a storcere il naso. Oggi, la situazione è diversa: la Cancelliera, da una posizione più debole, non avrà la forza di imporre nessun diktat all’irriducibile ministro, determinato a tenere le porte ermeticamente chiuse a nuovi immigrati. L’arrogante Macron, venendogli a mancare il supporto tedesco, è stato costretto a rivolgersi al socialista Sanchez, con cui va d’amore e d’accordo almeno nelle critiche sdegnate a Salvini. I Paesi del blocco Visegrad hanno disertato l’incontro, faranno un vertice tra loro. La Bulgaria ha avanzato proposte che non convincono gli altri Paesi. Altro non è pervenuto se non una certezza: gli accordi, se ci saranno, saranno bilaterali. Per certo, l’accoppiata franco-spagnola marcerà unita. Quali potrebbero essere le ripercussioni internazionali, se il vertice fallisse? Trump avrebbe di che rallegrarsi all’idea di trattare con i singoli Paesi europei, scavalcando la Germania. Tra i due non corre buon sangue da tempo. Tutto sembra cambiato dopo che Obama ha lasciato la Casa Bianca: non più guerre sotto traccia del premio Nobel per la pace, le due Coree rappacificate, Isis sconfitta, con il punto interrogativo d’obbligo, la Russia, in accordo con gli Stati Uniti, paladina di pace in Medioriente. Difficile fare pronostici sul destino dell’Europa, che, così com’è, non ha altra scelta che prepararsi a una rinascita, questa volta al servizio dei cittadini europei, non delle oligarchie.

ACQUE TEMPESTOSE…l’opinione di Rita Faletti

postato il 13/06/2018 ore 20,07

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Dovesse sfaldarsi l’Unione Europea, l’immigrazione potrebbe essere una causa. Sull’Italia e il suo Ministro dell’interno è piovuto un diluvio di insulti per la decisione a sorpresa di Salvini di bloccare l’ingresso della nave Aquarius ai porti italiani. Seicento32 migranti tra cui minori non accompagnati e donne in stato di gravidanza in mezzo al Mediterraneo con provviste sufficienti per due giorni. La Spagna ha offerto i suoi porti incassando il plauso di Macron, il quale ha definito Salvini “vomitevole” e il nostro paese cinico e irresponsabile. Si è subito parlato di asse franco-spagnolo e delle possibili conseguenze di quella che è stata definita da alcuni propaganda, da altri mossa tattica vincente, da altri ancora mancanza di strategia. Tutto dipende da come si evolverà la situazione e dal piano che ha in mente Salvini, se ne ha uno, il quale non può pensare di governare con i “like”, né sottovalutare le reazioni dei partner europei, per quanto ipocrite esse siano. Macron ha stretto sull’immigrazione, discriminando tra migranti economici e richiedenti asilo, ha introdotto il reato di entrata illegale, ha ridotto i tempi di presentazione delle domande di asilo e dei ricorsi, ha chiuso i suoi porti e, nel 2017, a Ventimiglia, ha ricacciato 45mila migranti a muso duro. Può bastare? No, perché il dietro front dell’ enfant prodige sull’ accoglienza è avvenuto nel silenzio dell’Europa e delle sinistre che hanno a cuore la questione, per lo meno come bandiera da sventolare contro le destre. La Spagna ha un nuovo premier, il socialista Sanchez, che non per motivi umanitari, sospetto, bensì per puro calcolo di opportunismo politico, ha approfittato del caso Aquarius per segnare uno smarcamento dal governo di centro destra di Rajoy. Ogni paese ha il proprio tornaconto e coltiva i propri interessi, il che rende difficile ascrivere l’accoglienza alla sola bontà di cuore. L’Italia era stata elogiata e ringraziata da Juncker per la generosità dimostrata, in realtà si sfregava le mani al pensiero che era toccato a qualcun altro l’onere di accogliere. Con il respingimento dell’Aquarius, si teme che il nostro paese abbia abbandonato la strada dell’arrendevolezza per imboccare quella dei muscoli. L’Austria di Sebastian Kurz dichiara guerra all’accoglienza, la Spagna riceve a suon di pallottole i migranti provenienti dal Marocco e chiude i suoi porti, Malta non firma una clausola dei trattati di Dublino per non essere invasa, persino la Germania della solidale Merkel inizia a limitare gli ingressi, i paesi di Visegrad accolgono zero migranti. L’Italia dal volto umano ha osato fermare una nave. Per cinismo e irresponsabilità o per inviare un segnale forte all’Europa e chiedere collaborazione e condivisione? Ieri la Francia ha preteso le scuse per quello che l’Unione europea ha definito “errore”, sottintendendo che la cosa non ha da ripetersi. Il premier Conte, in un eccesso di cortesia, ha ringraziato la Spagna, ma non ha risparmiato alla Francia una secca risposta alle critiche di Macron: non accettiamo lezioni ipocrite. Oggi l’ambasciatore francese è atteso alla Farnesina. Salvini ha annunciato un incontro con il premier bavarese sul tema della difesa delle frontiere esterne. All’asse franco-spagnolo si oppone quello italo-tedesco. Un capolavoro di coesione all’interno di un’unione che in comune ha una moneta, ma è stata finora incapace di costruire una linea collettiva per affrontare con pragmatismo un fenomeno epocale, che non è possibile eludere con interventi isolati e di efficacia di breve durata. Non intendo con questo insinuare che l’uscita dall’eurozona sarebbe auspicabile, anzi, si rivelerebbe per noi un’autentica sciagura, ma sono convinta che la durezza sia dannosa se priva di un progetto sostenuto da una chiara e complessiva visione della realtà. Se i flussi migratori si sono ridotti del 70 per cento, il merito va riconosciuto a una serie di provvedimenti che l’ex ministro Minniti ha messo in campo e vanno nella direzione del contenimento, del contrasto alla immigrazione illegale, di una maggiore sicurezza dei confini grazie alla creazione di centri per l’identificazione in Africa, di una distribuzione più equa dei richiedenti asilo. Nella legge c’è anche il codice per le Ong e non manca la protezione dei minori non accompagnati. Perché rinunciare al buono per affidarsi all’improvvisazione?

“Il debito pubblico è affar vostro”………l’opinione di Rita Faletti

pubblicato il 9 giugno 2018 alle 12,07
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I giallo-verdi sono tra noi, cittadini tra i cittadini, che ora “possono guardare al futuro con speranza” (Francesco D’Uva, neo capogruppo pentastellato alla Camera), gonfi d’orgoglio “oggi è il giorno dell’orgoglio dei 5stelle” (sempre Francesco D’Uva) e certi di assicurare al Paese, ridotto a un ammasso di rovine dai governi precedenti ,(leit motiv dei grillini) il tanto agognato cambiamento. “Nel Contratto”assemblato e siglato dai due vice-premier, Di Maio e Salvini, “c’è l’anima dei 5stelle”, conclude emozionato dalle sue stesse parole il neo capo gruppo alla Camera, prima di elencare una lista di impegni politici: difesa dell’ambiente, lavoro, battaglia contro le diseguaglianze sociali, reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero con flessibilità in uscita, rilancio della politica industriale (sull’Ilva, Di Maio vuole ascoltare le parti e risponde con sufficienza a Calenda che lo critica, ricordandogli che ora il Ministro per l’Economia e lo Sviluppo è lui) lotta all’evasione fiscale, potenziamento della 41 bis, 416 più restrittiva, lotta allo sfruttamento dell’immigrazione. E superando la metafora del Parlamento aperto come una scatola di tonno, lo rivaluta e lo definisce il cuore pulsante del Paese ora che gli occupanti sono i cittadini onesti. Con Molteni, il “Contratto per il Governo del cambiamento” vede completati i punti messi in fila dal Premier Giuseppe Conte nel discorso pronunciato al Senato e durato ben 75 minuti. Con piglio militaresco, Molteni rivendica i punti programmatici cari alla Lega: flat tax per aziende e famiglie, meno stato, legittima difesa, no sanzioni alla Russia, progetto di autonomia esteso a tutte le regioni italiane, nessun passo indietro su sviluppo infrastrutturale (in totale sintonia con i sostenitori della NoTav e con il Ministro pentastellato delle infrastrutture Toninelli), nessuno sconto di pena per stupratori e assassini, famiglia tradizionale (il Ministro della giustizia Bonafede non discrimina la famiglia arcobaleno). Si può non essere d’accordo   su alcuni punti, ma un programma così nutrito di attenzioni verso i cittadini difficilmente potrebbe scontentare. D’altro canto, salta all’occhio lo sbilanciamento implicito tra diritti e doveri, dei quali non si fa il minimo accenno. Nel suo famoso discorso d’insediamento alla Casa Bianca, John F. Kennedy chiese agli americani cosa potessero fare per il loro Paese, invitandoli alla condivisione della responsabilità. Qual è il messaggio del “Contratto” lega-stellare, se non l’astensione da qualunque impegno nei confronti del Paese e dei propri concittadini? Il Governo ce lo suggerisce per primo, scappando dalle proprie responsabilità: in un elenco impreciso e vago di impegni che “l’uomo qualunque” avrebbe potuto redigere semplificando fino alla banalizzazione ciò che è complesso,deliberatamente ha evitato di segnalare i mezzi di copertura della spesa richiesta per trasformare gli impegni in azioni di governo; ha trascurato con insolente disinvoltura il capitolo riguardante le misure di rientro dal debito, ha trattato con sprezzo gli investitori italiani e stranieri che hanno scommesso sull’Italia, quando al Governo c’erano Renzi e Gentiloni, ha dimenticato gli impegni assunti con l’Europa e, al colmo dell’impudenza, si prepara a minacciare l’uscita dall’euro se non ci verranno concesse la cancellazione di 250 miliardi di bond e la ridiscussione dei vincoli di Bruxelles. Il Presidente Mattarella non si stanca di ripetere l’invito a controllare i conti pubblici e salvaguardare i risparmi degli italiani. Riflettiamo su un punto: le regole le dettano i creditori, i debitori le subiscono. “Il debito pubblico è affar vostro” ci ha ricordato l’Europa. Se lo ricordino bene i Salvini e i Di Maio, e imparino a praticare l’umiltà che è la virtù dei grandi, dopo aver studiato e riflettuto, e non fingano di scandalizzarsi se Oettinger, il commissario europeo per il bilancio, ci augura di usare il cervello alle prossime votazioni.

Il merito umiliato…l’opinione di Rita Faletti

pubblicato il 25 maggio 2018 alle 19,03

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Qualche tempo fa un concorso pubblico è stato superato brillantemente da uno solo dei partecipanti. Risultato: invece di premiare quell’unico vincitore, il concorso è stato annullato. E’ una delle infinite anomalie del nostro Paese che guarda con sospetto i meritevoli e ama i mediocri. La stessa cosa si sta verificando in questi giorni. Uno sconosciuto professore di diritto privato, Giuseppe Conte, taroccatore del proprio curriculum che esibisce titoli di studio mai conseguiti alle università di New York, Pittsburgh e Cambridge, occuperà lo scranno della presidenza del consiglio con il consenso di Celestino V. La poltrona del Ministero dell’Economia che la Lega avrebbe destinato a Paolo Savona, rischia invece di traballare per le perplessità dello stesso Celestino V. Chi è Paolo Savona? Già ministro con Carlo Azeglio Ciampi, professore, economista stimato a livello internazionale. Eppure nonostante l’autorevolezza e la solidità delle competenze, l’ottuagenario signore potrebbe minare i rapporti tra Italia ed Europa, non avendo mai nascosto critiche anche aspre alla Germania.Come si può pensare che un personaggio di questo calibro possa mettere a repentaglio i destini dell’Italia e non l’incompetenza di un Movimento proteiforme distintosi per dottorati di ricerca fasulli, studi universitari inesistenti e presunte competenze? Tutto con la massima faccia tosta, confidando nella dabbenaggine di gonzi creduloni che neanche davanti agli autobus in fiamme di Roma, alle buche e via dicendo, preferiscono tenersi il sindaco giudicato il peggiore del mondo, perchè più simile a loro. Un malcelato complesso di inferiorità di fronte a competenze vere, a studi seri, a riconoscimenti importanti, costringe i 5S ad inventare bugie imbarazzanti per nascondere quella normalità tanto decantata dal loro capo comico che dichiarava di fidarsi della gestione economica di una madre di tre figli più che di un ministro delle finanze. Ed ecco Di Maio, ex steward dello stadio San Paolo, diventare capo del Movimento e forse, Ministro dello Sviluppo Economico. Avete presente Calenda? Bene, tra i due un abisso. Alla fine, un governo nascerà e questi millantatori saranno costretti a ridimensionare un “contratto” raffazzonato e incoerente se vogliono evitare al Paese di finire gambe all’aria tra gli sghignazzamenti del mondo intero.

I veri nemici del popolo palestinese….l’opinione di Rita Faletti

pubblicato il 18 maggio 2018 alle 02,41
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L’antefatto lo conosciamo, il fatto è il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, ora capitale politica oltre che simbolo .religioso del popolo ebraico. Esultano gli israeliani, insorgono i palestinesi che rivivono in questi giorni la frustrazione e la rabbia della “nakba”, la catastrofe della sconfitta degli eserciti arabi nella guerra contro Israele del 1948, anno della fondazione dello Stato ebraico e della fuga dei palestinesi nei Paesi vicini. Allora gli arabi giurarono che avrebbero distrutto Israele, Israele si espresse a favore della costituzione di uno Stato palestinese. Oggi, a settant’anni da quegli eventi, il tempo sembra essersi fermato, mentre il conflitto israelo-palestinese continua e il progetto di uno Stato palestinese sembra evaporato. Le responsabilità sono un po’ di tutti, meno di tutti dei due popoli direttamente coinvolti, non di tutti i loro capi che si sono avvicendati alla loro guida, meno di tutti di Israele, che, più di tutti, aspira alla pace. E’ una convinzione, questa, che nasce dai fatti e dalle innegabili conseguenze del rapporto causa-effetto che spiega il divenire della storia. In questi difficili giorni di maggio, lungo il confine con la Striscia di Gaza, il furore muove masse di palestinesi verso la cosiddetta linea rossa, che le autorità israeliane vietano di oltrepassare. Armate di fionde e pietre, dal fumo denso di pneumatici dati alle fiamme, emergono figure di giovani e di donne impegnati a colpire le postazioni militari schierate sul lato opposto Lo scenario è lo stesso di sempre e la risposta, come sempre, non si fa attendere. L’esercito israeliano è abituato alla violenza del nemico e risponde con metodi violenti: sessantadue morti e numerosi feriti. Puntualmente arriva la condanna da Paesi amici e nemici, che fingono di ignorare due cose fondamentali: il diritto dello Stato di Israele di esistere, sempre negato dagli arabi, e a difendersi. La solitudine nella quale si trova lo Stato ebraico lo ha reso consapevole del fatto che la difesa della propria popolazione e del proprio territorio è unicamente affidata alla determinazione della sua politica e alla forza indubbia delle sue armi. La guerra dei sei giorni del 1967 combattuta contro sei Stati arabi, si sarebbe dovuta concludere con l’annientamento delle forze israeliane, “spazzeremo la baracca sionista”, si concluse invece con l’umiliazione del nemico arabo e delle sue strategie militari. Bombe suicide, raffiche di missili, sofisticati tunnel di attacco, non sono fortunatamente riusciti a piegare il piccolo Stato dove il valore della vita e il sentimento di felicità si sono dimostrati più forti dell’odio e dell’invidia che li perseguita. E se l’invidia ha “diritto” di asilo tra i sentimenti umani, nei confronti di Israele è giustificata da buoni motivi: dalla sua fondazione ad oggi, Israele è diventata una delle nazioni più ricche, più libere, più tecnologicamente avanzate e istruite del mondo. E questo nonostante il pericolo ininterrotto di attacchi cui è esposta in un mondo dominato dall’ambiguità e dal cinismo e nonostante le sofferenze estreme che ha patito nei secoli e che qualche imbecille ha la spudoratezza di negare. Se una ragione esiste, e certamente esiste, che spieghi il coraggio e la serenità degli israeliani, essa va ricercata nella convinzione incrollabile di una fede: la missione affidatale da Dio di realizzare i suoi piani. Un aspetto che li avvicina agli arabi, rigidi osservanti della dottrina islamica, ma, secondo le statistiche, dagli esiti opposti: gli arabi sembrano essere depressi e tristi. Qual è la spiegazione allora? La promessa dell’islam ai suoi fedeli non è l’amore, bensì il successo. Per un islamico andare alla preghiera è come andare alla vittoria. La sconfitta, quindi, è qualcosa di insopportabile che reclama la vendetta. Le sconfitte subite, non solo militari, ma anche economiche e culturali (gli arabi sono tra i popoli meno liberi, meno istruiti e i più poveri del mondo, eccezion fatta per i Paesi produttori di petrolio) rendono il successo degli ebrei intollerabile, come intollerabile è il loro amore per la vita contrapposto all’amore per la morte. Per un arabo uccidere un ebreo significa uccidere quella felicità, ecco che il sacrificio di sé del kamikaze acquista un valore nel mondo islamico. “Proprio come voi amate la vita, noi amiamo la morte” è scritto in un manuale di scuola palestinese per studenti delle medie. Tornando al diritto di Israele a difendersi, la distruzione di postazioni militari iraniane in Siria e delle basi missilistiche di Hamas nella Striscia non sono stati atti di pirateria aerea, le sessanta vittime palestinesi non sono state il brutale compiacimento dell’efficienza militare, ma le reazioni a un mai accantonato piano di aggressione che ha la finalità di distruggere Israele e che porta la firma di Teheran dal tempo della rivoluzione khomeinista. L’asse Washington-Riyad-Tel Aviv in funzione anti-iraniana potrà aprire prospettive nuove, con Putin nella funzione di “pompiere” che gli è stata assegnata in Medioriente e con la fiducia di Netanhyau. E l’Europa? Il vecchio continente è ostaggio di ipocriti imperativi morali e della retorica pacifista che stigmatizzano Israele e stendono un velo su responsabilità antiche che risalgono agli anni della caduta dell’Impero ottomano e del successivo smembramento secondo i precisi interessi di alcune nazioni. Non si sono nemmeno accorti, alcuni Stati europei, che il pregiudizio antisionista è stato superato persino da qualche Stato arabo La Giordania è uno di questi. Il suo re, Abdullah II, ha affrontato il tema della convivenza impossibile tra Israele e i Paesi arabi, attribuendone la causa all’antisemitismo islamico rintracciabile nel Corano e collegato all’ossessione complottista contemporanea che attribuisce ogni male agli ebrei. Il complotto ebraico è evocato anche nello Statuto di Hamas, movimento notoriamente estremista, fanatico e terrorista, purtroppo scelto dai palestinesi come loro guida politica

Tra bocca e boccone molte cose possono succedere…….l’opinione di Rita Faletti

postato il 28 aprile 2018 alle 02,14

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Smettere i panni del rivoluzionario e vestire quelli istituzionali, non basta per diventare uomo delle istituzioni e garante del sistema costituito, meno ancora convincere che la trasformazione avvenuta in tempi da record sia il risultato di una autentica maturazione. Qualsiasi cambiamento significativo passa attraverso un processo, con un punto di partenza e un punto di arrivo che, quanto più sono distanti concettualmente, tanto più richiedono uno spazio temporale comprensibilmente lungo. E’ altresì vero, che ogni rivoluzionario diventa conservatore una volta raggiunto il potere, e, con il potere in mano, dimentica facilmente le istanze rivoluzionarie che il popolo che lo ha eletto gli ha consegnato perché le realizzi. Se Di Maio riuscirà in quello che palesemente è il suo target principale, diventare premier, dovrà fare ciò che la sua base si aspetta, ovvero mantenere le promesse sbandierate in campagna elettorale. Ma Di Maio ha finora dimostrato di privilegiare la propria premiership, mettendo in secondo piano il programma originario del MoVimento, del quale non si sente più parlare e che, dopo il voto, non è lo stesso di prima. Nell’ottica della politica dei due forni, la Lega di Salvini , ben inteso deberlusconizzata, o il Pd, che ora va bene anche non derenzizzato, fanno lo stesso. Tale qualunquismo, e non vedo come si possa definire altrimenti il comportamento di Di Maio, rivela indifferenza per i programmi, non solo degli altri, ma anche suoi, e un eccesso di egocentrismo e ignoranza istituzionale, dal momento che, essendo uno dei tre competitor, anche se il più votato, in un sistema di fatto proporzionale, non può aspirare alla premiership che spetta al capo dello Stato conferire. Sottovaluta anche, il Di Maio, che il governo del Paese non è suo diritto esclusivo, ma coinvolge anche gli altri due schieramenti: il Pd e la coalizione di centro destra con Berlusconi dentro. Forse il suo 33 per cento lo autorizza a credere di poter imporre l’esclusione di questo o di quello, con la pretesa che i suoi desiderata vengano ascoltati. Evidentemente ritiene di poter propinare a Pd e centro destra le stesse regole che la piattaforma Rousseau impone al MoVimento, spacciando per democrazia diretta una forma di dittatura. Trascura, inoltre, il fatto che il partito democratico a guida renziana, ha governato tre anni e ha fatto riforme, alcune buone altre da migliorare, e non apprezza l’identità Lega –Pd, non avendo nulla in comune con quel partito. La conferma viene dalla frase pronunciata spesso da Salvini: “Mai con il Pd”. E anche Salvini, che ha mantenuto la barra dritta con il vantaggio di risultare agli occhi degli italiani più affidabile di Di Maio, commette un errore di valutazione nel sottovalutare il fatto che il suo alleato di coalizione, Berlusconi, con i dem si alleerebbe oggi stesso se ci fossero i numeri. D’altro canto, continua ad insistere che non lascerà il centro destra per una questione di fedeltà, quando, invece, è evidente che si tratta di una questione di numeri. Sa anche che in un governo con i 5stelle avrebbe la stessa funzione di uno zerbino. Nel frattempo, il secondo giro di consultazioni non ha fatto registrare alcun progresso, nonostante l’ottimismo di Fico. Martina è smentito ogni volta che parla di porte aperte, gradite a una minoranza di personaggi ostili a Renzi, gli stessi che bocciarono il referendum e che, se potessero, eliminerebbero di Renzi anche la foto se sapessero di poter contare su poltrone sicure. E se anche il forno Pd si chiudesse definitivamente? Salvini potrebbe abbandonare il centro destra, ma dubito che lo farà. E se entrambi i forni avessero concordato di giocare un tranello ai grillini per votare un governo del presidente? Rimane il fatto che tra bocca e boccone, molte cose possono succedere.

Scuola vittima di violenza……….l’opinione di Rita Faletti

postato il 23 aprile 2018

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Nei Paesi asiatici la scuola è tenuta in grande considerazione e la sua funzione educatrice e formatrice è ritenuta imprescindibile da qualunque obiettivo, qualunque sia la classe sociale o il reddito delle famiglie. Sono anzi quelle meno abbienti, le più disposte a sacrifici pur di assicurare alla prole un’educazione che garantisca un futuro lavorativo e professionale. In altre parole, la scuola come superamento della povertà. Il nostro Paese è in controtendenza: l’abbandono scolastico è in aumento. Se poi leggiamoquello che sta succedendo sempre più di frequente in vari Istituti, come il sintomo di una malattia che non da ieri affligge l’istituzione più importante di un Paese, possiamo osservare chela scuola è in piena crisi e nessuno se ne cura. Lo Stato è poco propenso a spendere perché non ha ritorni immediati e gli scioperi studenteschi non fanno neanche il solletico ai politici, tanto i loro figli frequentano istituti privatio vanno a studiare all’estero. Il problema non li tocca. Così della scuola non si parla,ci pensino gli insegnanti a farla andare avanti. Fino a quando un soffitto non crolla sulla testa di uno studente, ferendolo o mandandolo al Creatore. I bagni impraticabili, la carta igienica che manca, i vetri rotti da mesi, il riscaldamento che non funziona, il materiale di cancelleria che manca sono bazzecole. E che dire delle lezioni pomeridiane per insufficienza di aule, del servizio di trasporti inefficiente, degli insegnanti che arrivano dopo mesi dall’inizio dell’anno scolastico e se provengono da altre regioni mandano certificati medici su certificati medici con la complicità di sanitari scorretti? Il nostro Paese non ama i giovani e loro ci ricambiano con lo stesso affetto. D’altro canto siamo un Paese di anziani, egoisti e irresponsabili, attaccati alla nostra presunta tranquillità in nome e a difesa della quale abbiamo disatteso il compito di insegnareil giusto equilibrio tra diritti e doveri. Abbiamo nascosto la testa nella sabbia di fronte allo smarrimento del principio di autorità, che significa saper distinguere tra i ruoli; abbiamo chiuso un occhio sul valore dello studio, della selezione e della formazione, a scuola e altrove. Abbiamo creato una società convinta che tutto le sia dovuto senza dare niente in cambio. “Io ho vinto, voglio tutto e lo voglio subito” le parole di una elettrice del M5s. Tutto è cominciato nel ’68, con la rivoluzione studentesca, che Giuliano Ferrara ha definito giustamente “orgia dei diritti”. Non c’è da stupirsi se uno studente oggi pretende di avere sei quando merita tre, minaccia il professore: ”Chi comanda qui?” e gli ordina di inginocchiarsi. Ci vuole polso, è stato il commento. Indubbiamente, ci vuole polso, ma per avere polso, bisogna, in primo luogo, avere le idee chiare riguardo le relazioni docente-studente, diritti-doveri e bisogna metterle in chiaro,questeidee,fin dall’inizio, e spiegarle, quando serve. E serve nei casi in cui la famiglia è assente perché non esiste o è latitante. La nostra è una società che ha paura di riconoscere la realtà e si ritrae quando deve assumersi responsabilità dimenticando che il senso di responsabilità è alla base della libertà, non quella personale, ma quella di tutti, e della democrazia. I deprecabili episodi di violenza, verbale e fisica, di minorenni sulla via della criminalità ai danni di insegnanti inermi, gli Insulti, le minacce, gli spintoni, le capocciate con il casco, le sediate e le ferite da coltello hanno per protagonisti adolescenti e famiglie che collaborano attivamente in queste spedizioni punitive contro l’insegnante che ha osato riprendere i rampolli incivili e arroganti o dare un’insufficienza. Più che una scuola sembra un corso di pratiche camorriste. La bocciatura può essere la giusta sanzione, ma la strada da percorrere è altra e coinvolge un intero Paese e una sacrosanta lotta all’ignoranza, alla prevaricazione, alle urla belluine della piazza assetata di odio e viziata da decenni di assoluzionismo e autoassoluzionismo.

Guerra sì, guerra no……l’opinione di Rita Faletti

postato il  14 aprile 2018 alle 8,32

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C’è attesa, nel Paese, di un governo che provi a risolvere i problemi dell’economia, del lavoro, dell’immigrazione e della sicurezza. Dopo il tweet con cui Trump ha avvisato il proprio omologo russo che i missili americani “new, nice and smart” sono pronti ad attaccare obiettivi siriani, oggi, forse, alcuni si augurano che, superati i tempi supplementari, chi avrà la responsabilità di guidare il Paese, abbia una visione chiara di quello che si agita fuori dei nostri confini e sappia muoversi con accortezza. Lo dico, perché nessuno dei player in campo ha dedicato una parola alla politica estera. Avendo cucito programmi sartoriali intorno alle aspettative della gente, poco o niente interessata a questo tema, lo ha bypassato tranquillamente. All’italiana maniera di preoccuparsi di un problema solo quando esso si presenta, con la conseguenza di correre ai ripari in modo goffo e inefficace. La classica toppa peggio del buco. Sul fronte interno, un sano realismo, evidentemente assente nei nostri geni, ci avrebbe fatto capire che i fuochi d’artificio hanno breve durata e lasciano dietro di sé solo un piacevole ricordo. A un mese dalle votazioni, infatti, le promesse sono andate sbiadendosi, cedendo il passo alla messa in atto di strategie finalizzate all’acquisizione della poltrona di Palazzo Chigi. Sul fronte esterno, la nostra politica non è mai stata incisiva, nemmeno quando, con il governo Berlusconi, si sarebbe dovuto negare qualunque tipo di appoggio a Francia e Gran Bretagna, con Obama ispiratore, nella guerra in Libia contro Gheddafi. Riguardo la politica interna, l’interesse dell’Europa per noi è modesto, come modesto è il giudizio,in parte meritato, nei nostri confronti. I colleghi più autorevoli dell’Unione, Francia e Germania, sanno che la nostra libertà è vigilata e una deviazione dal tracciato segnato comporterebbe il pagamento di un pegno. Non possiamo farci nulla, ma, almeno, evitiamo di giocare sempre in difesa e osserviamo cosa accade nel mondo che conta. In Francia, Macron riaccende il sentimento di grandeur mai sopito, di un grande impero coloniale sparso un po’ ovunque. Il premier francese ha una gran voglia di affermazione internazionale e la partecipazione ad un attacco militare in Siria sarebbe un’occasione imperdibile. Lo dimostrano le dichiarazioni rese sull’affidabilità di sue fonti riguardo la presenza di gas chimici nelle armi usate dall’esercito siriano a Douma, ultimo baluardo della resistenza anti-Assad. L’uccisione di millecinquecento civili tra cui molti bambini, considerata inaccettabile da Macron, giustificherebbe l’intervento militare. Theresa May non può essere da meno. A fianco dello storico alleato americano, un po’ per allentare l’assedio che da tempo Corbyn e Brown le cingono attorno, un po’ per riprendere quota nei consensi degli elettori britannici contrari al divorzio dall’Europa, un po’ per avvalorare la tesi della minaccia russa. Del resto, neanche la signora di Downing Street può permettersi di far dimenticare il glorioso passato imperiale della Gran Bretagna. Merkel ,invece, è più cauta: metterà a disposizione le sue basi ma non interverrà in alcun modo, nonostante la posizione ferma sulle sanzioni a Putin. Intanto, Gentiloni ha espresso quella che è la linea tradizionale italiana: nessuna partecipazione ad un eventuale conflitto, solo supporto logistico. Posizione che non ci stupisce essendo quella assunta da tutti i governi, del basta non rischiare o rischiare il meno possibile. Questa volta, comunque, la prudenza è d’obbligo. La questione mediorientale, perché di questo si tratta, è un intrico di interessi, alleanze e contro alleanze difficile da sdipanare. Coinvolge Siria, Iran, Turchia, Paesi Arabi, Russia e Stati Uniti, con Putin al centro in funzione di mediatore. E non dimentichiamo Israele, che gioca la sua partita contro Teheran, il nemico che si nasconde dietro Hezbollah e Hamas e considera la Siria una sorta di colonia personale. E se Putin è il punto di riferimento per tutti, è proprio con Putin che Netanyau, nel corso del 2017, ha avuto sette incontri, sui quali, prima o poi, Mosca dovrà dare spiegazioni a Teheran. Come si capisce, è tutto molto complicato e la policy di Trump, della minaccia e della ritrattazione, a un primo sguardo non aiuta. Il comunicatore elettronico maniacale inonda mezzo mondo con i suoi tweet bellicosi, per poi ripensarci e fare marcia indietro. Una tattica che, fino ad ora, ha prodotto buoni risultati con il nordcoreano Kim Jong-un. Oggi il suo obiettivo è quell’”animale” di Assad, e non gli si può certo dar torto. Credo, però, che la sua intenzione non sia quella di scatenare una guerra contro Putin, che l’intuito mi suggerisce essergli simpatico, e nel quale preferirebbe vedere un alleato nella quasi vocazione di entrambi di agire da guardiani del mondo. Purtroppo, la grana del Russiagate non gli consente di manifestare il suo pensiero in un momento così difficile della sua presidenza. Ma se resisterà agli attacchi e all’impulso di twittare in continuazione, può darsi che qualcosa di buono venga fuori.

Via al secondo giro di giostra……..l’opionione di Rita Faletti

postato il 7 aprile 2018 alle 18,25

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La settimana prossima, Mattarella aprirà un secondo giro di consultazioni che i veti incrociati di Di Maio e di Salvini hanno condotto ad un nulla di fatto. Riusciranno i vincitori a raggiungere i numeri necessari per governare? Di Maio non vuole saperne di Berlusconi, Berlusconi non vuole saperne di Di Maio, Salvini non vuole saperne di mollare la coalizione per diventare socio di minoranza di Di Maio. Quest’ultimo, è da giorni che va ripetendo il refrain del contratto su punti programmatici da condividere o con il Partito Democratico o con la Lega. Quanti vorrebberoil PD al tavolo delle trattative, sono convintiche Di Maio preferirebbe accordarsi con i Dem. La conferma vienedalle sue stesse parole: “Sotterriamo l’ascia di guerra”. Come spiegare il mutato atteggiamento verso il partito accusato di essere mafioso, corrotto e altre belle cose? Dopo l’iniziale apertura di Salvini, Di Maio deve aver intuito che il leghista non ha alcuna intenzione di gettare al macero un sostanzioso bottino di voti per avere poco in cambio. Allapremiership in un governo 5S-Lega, Salvini non è interessato; il suo vero obiettivoè sfilare il Centro Destra a Berlusconi. “Tombini di ghisa” è un pragmatico e sa che la pazienza e il largo consenso accreditatogli al Nord dove il suo partito amministra assai bene due regioni e diversi comuni da anni, lo compenseranno al momento opportuno. Quindi, su questo versante, niente da fare. Dove poter aprire una breccia? Il Partito Democratico, sconfitto e confuso, con un reggente debole, Maurizio Martina, non certamente scelto a caso dal segretario dimissionario, è lacerato tra il desiderio di partecipare e la determinazione a rimanere fuori dai giochi, rigorosamente e pervicacemente all’opposizione. All’opposizione di cosa in assenza di un governo? Vero. Ma il PD renziano, che per ora è più forte anche numericamente, non vuole “confondersi” con un MoVimento con cui condivide parzialmente solo la questione del reddito (di inclusione o di cittadinanza forse si può arrivare ad una mediazione) Antitetiche le posizioni sulla Fornero (l’Inps ha un buco di sette miliardi che raddoppierebbero se la legge in questione venisse abolita) e sul lavoro; sull’immigrazione non si capisce cosa i 5Stelle vogliano fare. C’è inoltre un aspetto, non marginale agli occhi dei Dem e di osservatori attenti: il potere è l’unico obiettivo dei 5Stelle, che sia la Lega o il PD a fornirgli una sponda non fa differenza. Ricchetti a questo proposito è categorico: “Non stiamo con chi considera noi e la Lega intercambiabili.” Intanto,i sostenitori delle due correnti di pensiero interne al partito, organizzano incontri e Martina fa la spola tra chi non si arrende a vedere il PD in ginocchio e chi sarebbe propenso al dialogo. Che sarebbe comunque possibile, fermo restando un principio fondamentale: scoprire il patrimonio culturale, letterario, umano, il concetto di democrazia, l’idea di giustizia e la visione del mondo dei 5Stelle, ancora ignoti ai più.Perché nel calderone dei grillini c’è tutto e il contrario di tutto e nel loro DNA il metamorfismo vissuto e praticato con assoluta indifferenza.

 

 

XVIII Legislatura tra speranze e scongiuri……l’opinione di Rita Faletti

postato il 27 marzo 2018 alle 16,41

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Superata la prima prova in tempi inaspettatamente brevi, i vincitori della tornata elettorale, Di Maio e Salvini, si preparano alla mossa successiva di una partita a scacchi che nessuno dei due vuole perdere. Inutile lanciarsi in previsioni, immaginare trabocchetti, o interrogare i tarocchi. Per una volta proviamo a credere nella linearità e nella volontà di trasparenza di entrambi, senza dimenticare che non sono i soli giocatori in campo e sperando che l’obiettivo di ciascuno sia il bene del paese, prima di quello personale. Con buona pace di tutti, le parole di fuoco, i toni parossistici e le promesse azzardate di una campagna elettorale incandescente, sono stati superati restituendo alla normalità un paese a un passo dall’anticamera del manicomio. Persino il vaffa-tuonante Grillo si è calmato e con un tango ballato con “eleganza e signoria” ha alluso alla sintonia tra Di Maio e Salvini, culminata nel bacio omosessuale del gigantesco murale. Va riconosciuta la lealtà dei due vincitori nel rispettare le rispettive scelte sulla nomina delle due cariche istituzionali: Fico, alla presidenza della Camera, e Casellati, berlusconiana di ferro, al Senato. Ma c’è chi ha storto il naso e ha pensato di rispolverare episodi del passato e riproporre scontri verbali tra il Verbo/Travaglio e Casellati sulle leggi ad personam e sull’imperversare di certa casta. Alcuni non si rassegnano a vedere realizzati obiettivi condivisi, in nome di un pretestuoso principio di legalità che è irrilevante in un contesto in cui il pragmatismo dovrebbe prevalere, pena l’eterno sterile conflitto che produce lo stallo. Certa stampa metterebbe dietro le sbarre chiunque dissenta da posizioni giustizialiste. E’ noto a tutti che, da tempo, il mondo politico, in piena crisi di credibilità anche per l’indebolimento e la frammentazione del Parlamento, ha dovuto accettare la subalternità al fattore M: la Magistratura e i Media. Dove non può la prima, arriva la seconda, quando non agiscono congiuntamente. La fine di Berlusconi e la sconfitta di Renzi ne sono esempi. Il capo di Forza Italia, travolti i partiti dallo tsunami Tangentopoli, si è trovato di fronte una prateria immensa senza bisonti da abbattere e ha creato, in un lampo, Forza Italia. Carisma personale, forza patrimoniale, aziendale e soprattutto mediatica, sono stati le chiavi del successo del cavaliere; il fuoco amico e la Magistratura lo hanno mandato ai servizi sociali. I suoi errori, da soli, non sarebbero stati sufficienti a determinarne l’eclisse. Per quanto riguarda Renzi, non potendo la Magistratura fiaccarlo, ci hanno pensato i colleghi di partito, la vecchia guardia rinsecchita, sopravvissuta persino al PCUS, la sinistra dei congressi, della concertazione, del linguaggio autoreferenziale, della superiorità antropologica, dell’antifascismo di maniera, quella che, non contenta della già avvenuta sconfitta, ha pensato di incassarne un’altra (LeU). Un ruolo lo hanno avuto anche alcune testate giornalistiche, che, annusando odore di disfatta e di vittoria dei grillini, si sono grillizzati, dimentichi di aver sostenuto il Renzi del 40 per cento alle europee. L’ex-sindaco di Firenze che aveva salvato un partito esangue e che, continuo a sostenerlo, avrebbe salvato l’Italia dalle acque melmose dell’immobilismo se la riforma costituzionale fosse passata. Oggi, più di qualcuno rimpiange quell’occasione persa e spera che si ripresenti. Voltata pagina, forse, e in attesa di vedere nascere la XVIII legislatura, giornalisti di spicco si chiedono cosa sarà del PD. Quale PD? Il PDR, come è stato battezzato il PD di Renzi, o quello dell’anti-Renzi? Si fa pressing perché il Partito Democratico esca dall’ombra di un’opposizione giudicata dannosa. Dannosa a chi? Al PD o ai 5Stelle che i grillizzati fan di Di Maio vorrebbero alleato del MoVimento al posto di Salvini e del Centro Destra? Nel putiferio mediatico, c’è per caso qualcuno che si preoccupi di informarsi e informarci di cosa pensa l’Europa, l’unico partner sicuro dei futuri vincitori?

Canti l’encomio prima della vittoria…………L’opinione di Rita Faletti

Di Rita Faletti – 15 marzo 2018 alle 02,00

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Non è mai prudente cantare vittoria troppo presto, a volte porta male. Successe all’Ulivo di Prodi nel 2006, quando il brindisi del professore andò per traverso ai maggiorenti del partito raggiunti dalla notizia che i numeri che lo distanziavano dal rivale Berlusconi erano risicatissimi, appena 24mila. Troppo pochi per la tenuta duratura di un governo. I fatti che seguirono lo confermano. I numeri sono numeri e contano, lo dimostrano le mezze vittorie dei 5stelle e della Lega, trionfanti rispettivamente al Sud e al Nord, ma impossibilitati a governare da soli e, pare, financo in compagnia. L’ostacolo a unirsi per dare vita ad un esecutivo è l’incompatibilità dei due programmi che si possono riassumere in due punti sostanziali: reddito di cittadinanza e flat tax. Di Maio vuole pagare a tutti uno stipendio in base alla cittadinanza, fino a 1400 euro a famiglie con un figlio; Salvini intende tagliare le tasse alle imprese fino ad un progressivo 15 per cento. Di Maio promuove l’assistenzialismo, di casa al Sud dai tempi della DC, Salvini vuole sostenere produttività e lavoro. “Noi non daremo soldi alla gente per stare a casa.” Due visioni antitetiche del paese cui corrispondono due soluzioni contrapposte. Affidare una Camera a un leghista, si è parlato di Giorgetti al Senato, e l’altra ad un pentastellato, non sposta la situazione attuale di un solo millimetro Rimane la considerazione che né il reddito di cittadinanza né la flat tax sono praticabili con un debito pubblico da far paura. Salvini non sembra particolarmente turbato per il fatto che nulla si muove; a dire la verità, forse si augura che lo stallo continui. Non indebolirà certamente lui, che ha già riportato una vittoria significativa sull’alleato Berlusconi, conquistandosi così la corona di capo del Centro Destra; non diminuirà certamente il consenso di cui gode nelle regioni che apprezzano i risultati raggiunti anche per merito delle politiche messe in campo dalla Lega. Lombardia e Veneto sono al primo posto per Pil prodotto, Il più alto in Italia, quello che consente di trainare il resto del paese e che assegna alle due regioni una posizione tra le più competitive in Europa. Al Nord Salvini non ha rivali. Diversa la situazione di Di Maio. Nuovo all’attività politica sul campo, prima del voto giurava che mai il movimento avrebbe governato con altre formazioni, l’onestà dei 5stelle non poteva rischiare di essere inquinata. Dopo l’esito del voto è arrivata la spacconata.” Dovranno venire tutti a parlare con noi”. La lunga fila di questuanti non c’è stata. Non un parlamentare ha risposto alla chiamata. Solo Emiliano e qualche altro darebbero la loro disponibilità; ma i numeri, questi sudati numeri non ci sono. Di Maio fa un passo indietro e apre a tutte le forze politiche. I Dem renziani dal primo all’ultimo, confermano le dichiarazioni di Matteo Richetti: “Hanno vinto, questo dà loro il diritto e il dovere di assumersi la responsabilità di governo. Dimostrino che ne sono capaci”. Messaggio chiarissimo. Il bulletto Di Maio ha avuto il suo. Grillo tradisce un certo nervosismo, cosa suggerirà la Casaleggio Associati per superare l’impasse? Non a tutti conviene aspettare, gli elettori vogliono subito quello che è stato promesso loro. Non dovessero ottenerlo, potrebbero rivolgersi altrove. Il passo indietro di Di Maio potrebbe diventare una retromarcia. Altro che popcorn. In mezzo ai “no, grazie”, i cosiddetti poteri forti, quelli che i grillini promettevano di sterminare, hanno lasciato intendere, neanche tanto velatamente, di vedere con favore un governo a trazione 5stelle. I furboni stanno già pensando che il “canovaccio” steso dai pentastellati può subire modifiche e aggiornamenti, oltre a quelli già apportati a più riprese dal Movimento per compiacere l’Europa. Potrebbe uscirne qualcosa di molto vantaggioso sia per i pentastellati che avrebbero il via libera verso il governo della nazione, sia per i poteri forti, per i quali nulla cambierebbe se non in meglio. In fondo, che i 5stelle siano eterodiretti da una società non proprio trasparente o da un gruppo di potenti, cosa cambierebbe? Il Cardinale Bagnasco ha dato la propria benedizione, i napoletani hanno apprezzato il bacio di Di Maio all’ampolla contenente il presunto sangue di San Gennaro. Anche Don Peppino (da dove sbuca costui?) crede nella grande capacità di dialogo dell’ipotetico candidato premier: “Fa parte del suo stile” dice Don Peppino. Forse il buon don ha conosciuto “Giggino” solo di recente, ad avvenuta conversione all’apertura. Comunque, più i giorni passano lasciando inevasa la richiesta di appoggi, più la fibrillazione in casa 5stelle cresce. Di Maio sta preparando un piano B. Da qualche parte si suggerisce un governo di tutti su alcuni punti fondamentali e condivisi: un elenco comune di obiettivi. Sotto sotto, ognuno spera che Mattarella trovi la quadra. Auguri Presidente! Ci salvi dall’irresponsabilità almeno Lei.
https://ritafaletti.com

Paolo F. 15 marzo 2018 at 13:20
Illegibile, articolo fazioso di una pseudo giornalista che si ostinano a far scrivere in un giornale (indipendente?), quando dovrebbe farlo(avendone però le capacità) in uno espressamente di sinistra (parola inesistente nel vocabolario politico odierno). Dimentica la signora, che gli indifendibili, che Lei si ostina a difendere, sono stati letteralmente defenestrati dal popolo italiano il quale, è oramai disgustato della loro insignificante presenza al governo. Poltrone, poltrone e ancora poltrone; privilegi, spartizioni, salvabanche e quant’altro. Questo, il Popolo Italiano, vede in coloro che governano da svariati anni senza che nessuno li abbia mai eletti, ma solo per volere di un ex “Re”, che ha fatto il bello e cattivo tempo da presidente e non solo. I cinquestelle? perchè no; novellini? si; potranno sbagliare? si; una cosa è certa; non sbaglieranno per favorire lobby, partiti, giornali, o comunque privati che nulla hanno a che vedere col pubblico. Lasciamoli lavorare, lasciamo che presentino delle proposte di legge che possano portare benefici a questo martoriato Paese governato e distrutto da governi di sx.e di dx. in questo ventennio e oltre. Ma se per fare delle leggi e a maggior ragione delle buone leggi, occorre la maggioranza, ebbene, che le migliorino(volendo) se lo ritengono necessario e poi le votino sia le sx. che le dx. se è vero come non è vero(purtroppo), che si sono adoperati sia gli uni che gli altri, per il Bel Paese. Comincino a togliersi parte degli stipendi, e a dare il buon esempio come altri già fanno. Si comincia col poco, ma se passa la volontà di essere onesti, si può arrivare lontano. Opera ardua in questo Paese, dove regna l’intrallazzo a tutti i livelli, legalizzato. Da parte del sottoscritto, ma anche del 33% dei votanti, c’è questa speranza; se gli italiani tutti, saranno disposti a cambiare, chissà…………….

Angelo 15 marzo 2018 at 15:58
La Faletti settimanalmente, ci delizia con le sue elegiache considerazioni in favore di appartenenti a quelle forze politiche delle quali si trovano più notizie nelle cronache giudiziarie, che in quelle politiche.
Spella la sua penna vergando candidi foglietti, ricamando abiti per i suoi Re che ahimè, a suo dispetto, nudi erano, e nudi rimarranno, quasi provando sottili piaceri nel contraddirla.
Non si chiede, la tapina, com’è possibile che il PD partito “del popolo” per definizione e pubblico sentire, abbia concesso la sua prima tessera a De Benedetti, una delle persone più ricche d’Italia.
Non si chiede, la gnorri chi sono, e a chi fanno capo i dirigenti di quella destra, anch’essa schierata a difesa del popolo.
Smettiamola di prendere in giro e di offendere la gente per le auto scelte in quando grande abbastanza per assumersi la responsabilità, ovvero ben venga la critica poiché è la guardia contro gli abusi del potere.
GUARDIA CONTRO GLI ABUSI DEL POTERE

Meschino…..uno che non ha votato…. 15 marzo 2018 at 17:37
@ Paolo F.
L’articolo 21 della Costituzione detta: tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Lei, da bravo antidemocratico, vorrebbe censurare tutto quello che non è in linea con le idee del movimento. Voi già avete un giornale/partito, o partito/giornale che è il Fatto Quotidiano. Riguardo al resto, faccio presente che il restante 68 per cento degli italiani non ha votato 5 Stelle, ha votato altro o non ha votato per niente. Nessuno nega la bontà di alcuni obiettivi dei 5 Stelle, il problema è dove trovare i soldi per realizzarli, in particolare il reddito di cittadinanza che ci costerebbe a conti fatti circa 29 miliardi all’anno.

Idalo 15 marzo 2018 at 20:38
Di Majo non è un bulletto…è un pupetto scelto con i casting…

Mah 15 marzo 2018 at 21:39
Ecco il reddito di cittadinanza 5.S
https://vimeo.com/121232901

gio 15 marzo 2018 at 22:03
Non è un articolo, ma un opinione, colui che scrive lo dichiara fin dal titolo.
La sua opinione, democraticamente vale la mia, posso commentarla e contraddirla.
Mi preoccupano di più gli editoriali di Travaglio, persona che vive per scorticare quotidianamente il nemico che si è costruito con tanto impegno.
Ha costruito con meticolosità il suo successo dileggiano Berlusconi, caduto il primo non ha perso tempo a costruirsi il secondo, Renzi/Boschi.
Adesso a perso tutti i punti di riferimento, cosa farà in futuro? Di quanto tempo necessiterà il meschino per individuare il nuovo nemico? Chi sarà?
La coppia Grillo/Di Maio.
Si accettano scommesse.

avrà di bisogno

Idalo 15 marzo 2018 at 22:40
Gio, Lei è persona saggia ed equilibrata

Angelo 16 marzo 2018 at 08:33
@Gio
Mi permetta
La Faletti scrive opinioni, di conseguenza considerato che sono pubbliche, le commentiamo e se si hanno idee diverse le contraddiciamo.
Premetto che compro il Fatto Quotidiano e tante volte a causa dei miei impegni, la sua lettura è “Lettera Morta”, ma come dicevo, lo compro lo stesso poiché sotto la sua testata compare la scritta “NON RICEVE ALCUN FINANZIAMENTO PUBBLICO” e dopo 9 anni nessuno si è mai sognato di smentire l’assunto o di provare che sono dei bugiardi e ricevono finanziamenti pubblici COME LE ALTRE TESTATE da parte della politica.
Cosa significa?
Questi giornalisti sopravvivono soltanto grazia alle loro vendite, e se scrivono giusto fanno tirature, caso contrario, chiudono baracca e burattini (RTM sa di cosa parlo).
Dalla loro uscita fino ad oggi, sono gli unici ad avere aumentato la loro tiratura. Significherà qualcosa, o no?!!
Lei è preoccupato di Travaglio e sottolinea: “che scrive per scortare il nemico che si è costruito con tanto impegno”, e poi aggiunge i nomi de i nemici: Berlusconi, Renzi, Boschi…
Veda le persone che lei ha citato, in Italia hanno rappresentato il potere dunque è normale che un giornalista ne scrive (guai se fosse il contrario), e ne deve scrivere tutti i giorni poiché i cittadini governati da questi soggetti, vanno informati.
Se Travaglio ha scritto del Bunga-Bunga nei confronti di Berlusconi non è certo colpa del giornalista anzi le dico, che lo scoop che ha scoperchiato lo schifo che tanto ci ha fatto vergognare in Europa, è nato proprio dal Fatto Quotidiano nel mese di ottobre 2010 (si informi), mentre gli altri giornal (al soldo della politoca) insistevano con le cene eleganti.
I casi Renzi-Consip e Boschi-Etruria, storia recente, sono entrambi nati e approfonditi dal Fatto.
Dulcis in fundo per le politiche dissennate dei loro Governi (forse andavano bene a lei, ma non a tutti a quanto abbiamo visto).
Cosa ne ricaviamo da tutto questo?
Che i nemici di Travaglio non sono le persone in se, ma il potere da esse rappresentato, e sono certo che DI Maio e Salvini, saranno equamente trattati come quelloi citati, nel momento in cui il potere avuto dagli elettori, cioè 11 milioni di persone (delle quali qualcuno può essere stupido secondo il suo sentire, ma non tutti poiché questa presunzione piazzerebbe lei tra gli stupidi), li corromperà, poiché questo è il mestiere che si è scelto.
Concludo, da come leggo ho capito che lei è una persona calma, benestante, arrivata e vuole vivere tranquillo, pertanto nel rispetto delle sue ambizioni, e al fine di aiutarla a raggiungere lo scopo, le consiglio di leggere letture piu rilassanti Topolino, Chi, oppure la Cronaca Vera per darle nuances di brivido.
Purtroppo, non tutti hanno la sua stessa fortuna e facoltà dunque da cittadini, nel bene o nel male, sottolineo NEL BENE O NEL MALE fanno delle scelte e queste vanno rispettate.

gio 16 marzo 2018 at 12:36
Per Angelo
Le prime 2 righe sue e mie dicono la stessa cosa.
Su il fatto e Travaglio abbiamo vedute diverse.
Io non discuto la notizia in sé, ci mancherebbe, ma il modo come viene scritta, è il contorno che mi crea disagio.
La notizia diventa l’occasione per dileggiare, sembra pervasa dall’odio, è scritta con supponenza fastidiosa, nello scritto si vede il suo sorridono di superiorità celestiale.
Infine quello che sono io conta poco, purtroppo né lei né io possiamo cambiare il corso della storia, noi siamo costretti a subirla, nel bene e nel male.
Saluti.

Meschino…..uno che non ha votato…. 16 marzo 2018 at 19:10
@Angelo
Contraddire va bene, offendere no. Ma si sa i 5 stelle usano un linguaggio carico di odio e permeato di invidia sociale….basta leggere la risposta data al signor @gio.

Polfer 16 marzo 2018 at 23:55
Con questa mia, voglio rispondere un po a tutti con una domanda, visto che il mio commento all’articolo, ha suscitato un piccolo vespaio peraltro, devo dire, sempre con toni pacati; questo giornale on line, è apartitico, o cosa? perché, se non appartiene a nessun partito, personalmente continuerò a “sfogliare le sue pagine” ma, nello stesso tempo, nessun giornalista o pseudo tale, deve arrogarsi la presunzione di scrivere sfacciatamente e sistematicamente, a favore e sempre, dello stesso soggetto politico, dando anche indicazioni di voto al momento opportuno. Se, al contrario, dovesse essere un giornale di parte, allora sarebbe giusto indicarlo chiaramente, in modo tale da dare ai lettori come il sottoscritto, la possibilità di evitare anche solo di cliccarlo(non parliamo di leggerlo) visto le opinioni unidirezionali che vengono date. Voglio aggiungere, al solo scopo di sfatare la leggenda che chi vota 5 stelle sia sempre carico d’odio verso i partiti, specie la sx., che il sottoscritto, in gioventù non si interessava alla politica, ma sa bene che vi erano dei SIGNORI politici, che rispondevano ai nomi di Berlinguer, e di Almirante, giusto per nominare due. Quando sempre il sottoscritto ha creduto di capirne qualcosa, si è convinto a votare la sinistra, che però di sx., cominciava a non avere più niente( pds, querce, ulivi, margheritine, trifogli, ds ecc. ecc.), credendola un partito a favore del popolo, del sociale, degli “svantaggiati”; morale della favola, per 18 lunghi anni, sempre il sottoscritto, ha votato tutte queste sigle………Il disfacimento più totale, al punto di considerare oramai la sinistra, un nemico del popolo, al pari se non peggio di Berlusconi. Non c’è odio, ma solamente una mostruosa delusione per il danno che i politici tutti, ma più di tutti quelli di sx., che consideravo “amici”, hanno arrecato a questa Nazione. Tutto il resto, viene da se. Paolo F.

Angelo 17 marzo 2018 at 06:55
@Meschino
(Nome omen)
Lei si definisce uno che non ha votato, dunque non ha nessun diritto a parlare.
Questo si, che è un insulto carico d’odio alla sua persona
P. S.: Non la invidio.

Idalo 17 marzo 2018 at 10:53
il punto, molto semplice, è che è più che lecito non essere d’accordo e criticare, ma senza insultare…
il grande Enrico Lucci ieri sera a Nemo, con la sua solita verve ironica, ci ha dato una bella panoramica degli insulti degli ultimi cinque anni…

gio 17 marzo 2018 at 14:42
Penso che qualcuno debba cominciare a grattarsi.
Blogger de ilfatto.it sbarcano in parlamento, possiamo ipotizzare che facevano informazione priva di faziosità, hanno scelto con i dadi il partito dove candidarsi.
Nell’ultimo editoriale Travaglio tracima di onnipotenza, è lui a dettare la linea del PD “fate decidere gli iscritti” ed apre alla grande “Mai avremmo immaginato di dedicare a Maurizio Martina più di due parole “Maurizio” e “Martina”.
Non riesco a decidere fra il comico/statista o il giornalista/statista, meglio propendere per un modesto opinionista di un piccolo giornale on-line, almeno lo posso criticare quando voglio.

Meschino…..uno che non ha votato…. 17 marzo 2018 at 19:43
@ P. Ferrara
Se gli elettori sono così convinti del proprio voto, per quale motivo dovrebbero temere di essere influenzati da un’ illeggibile (occhio alle doppie) articolo di una pseudo giornalista/opinionista?
P.S. Illeggibile, significa, indecifrabile (non c’entra niente, infatti)

@ Angelo
Credo che ritornerò a votare ancora per i democratici…l’unico partito decente anche se momentaneamente perdente.

Angelo 18 marzo 2018 at 08:16
@Gio
Veda, a me non interessa convincerla o fare la gara “a chi ragione”, ma vorrei farle notare , che il Fatto Quotidiano non è soltanto Travaglio ma anche:
Rodano, Salvatore Settis, Furio Colombo (conosce?), Gian Carlo Caselli (conosce?), e tanti altri…
Visto che ieri l’ha comprato, lo faccia anche oggi.
Buona lettura

gio 18 marzo 2018 at 22:57
Sicuramente apparteniamo ad epoche diverse, io conosco altri giornalisti, Montanelli, Biagi, Bocca, penne di un certo pregio che ancora oggi non mi dispiace rileggere. Pensi che tanto tempo fa Biagi scrisse “un giorno rimpiangeremo Andreotti, Craxi e Forlani”, ci siamo quasi?
Io posso solo augurare a lei a me ed a tutti che i 5S non ci facciano rimpiangere quanti li hanno preceduti.

Idalo 19 marzo 2018 at 01:06
Programmazione neurolinguistica: queste persone hanno qualcosa di vagamente sinistro…sembrano plagiate totalmente asservite a una volontà indefinibile.
Ciò che è indefinibile per definizione fa paura…

E’ nata la cosa rossa……………..l’opinione di Rita Faletti

pubblicato il 5 dicembre 2017 alle 11,02

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Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l’Assemblea nazionale “Per una nuova proposta” (Mdp-Si-Possibile) a Roma, 3 dicembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
La cosa rossa ha finalmente preso forma. A sinistra della sinistra è nata una nuova formazione, “Liberi e uguali”. I disertori del PD, per incompatibilità con le politiche di Renzi ( o con la persona Renzi? ) stando alla loro versione, o mossi da autentico amore per la poltrona, stando al cinismo degli osservatori, dopo incontri a due, a quattro, a sei, perché di più non sono, hanno trovato la quadra, cioè un volto e una storia da presentare all’elettorato deluso del PD. Si tratta di Piero Grasso, magistrato, Presidente del Senato, e da due giorni leader dell’assemblaggio di tre partiti pulviscolari. Immortalati assieme e sorridenti, Fratoianni, Civati, Speranza, Bersani e D’Alema, sono gli alternativi al contestatissimo segretario ed ex premier. Gli sconfitti di ieri, più che dalla rottamazione, dall’indifferenza e dall’abbandono di tanti italiani, e oggi i promotori della rinascita di una sinistra diversa dal PD e del rinnovamento del Paese. Un programma la cui attuazione richiede qualità molto al di sopra dell’ordinario, ma poco importa,

siamo ormai a fine legislatura, le promesse in campagna elettorale sono un vizio diffuso e gli elettori sconfortati sono facili da ingannare. Intanto, alcune sorprendenti novità sono state annunciate: tassazione progressiva, ossia più tasse per quelli che le hanno sempre pagate; reintroduzione dell’articolo 18; ripristino dell’Imu sulle prime case. Anche quelle non accatastate? Nel Sud del Paese all’incirca il cinquanta per cento, un bel gruzzolo. L’inedita ricetta per il rinnovamento si ferma a questi tre punti e già sa maledettamente di aumento della tassazione con provati effetti deprimenti sull’economia. Del resto, qual è lo stupore? I partiti della sinistra hanno dimostrato di non saper fare di meglio, e poi perchè rovinare l’atmosfera di entusiasmo e la commozione che si prova alla nascita di una nuova creatura? Come a una prima della Scala, l’eccitazione è tanta e il pubblico gioioso e bendisposto. Quindi, alla revisione della spesa neanche un accenno, nulla sulla sburocratizzazione, nulla sul contrasto all’evasione fiscale, nulla sul debito pubblico, nulla sui vitalizi che in diciotto Paesi europei non esistono più, nulla sul rapporto tra numero di parlamentari e popolazione (1,6 su centomila in Italia, contro l’1,4 di Francia, l’1,3 di Spagna e Olanda, lo 0,9 di Germania). A tal proposito, D’Alema, prima del referendum del 4 dicembre, dichiarò che sei mesi sarebbero stati sufficienti per fare una riforma che riducesse il numero di deputati e senatori e ponesse fine al passaggio ripetuto di un progetto di legge da una Camera all’altra prima dell’approvazione. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Ma erano altri tempi e c’era in ballo il referendum costituzionale, alias l’eliminazione del nemico Renzi. Che, se non fosse arrivato a soccorrere il vecchio PD, ora quel partito sarebbe bello che morto e sepolto. Un giovane che salva un vecchio dall’estrema unzione è una bella immagine, peccato che il vecchio, lungi dal ringraziare, non aspetti altro che uccidere il suo salvatore. Ma pazienza per la mancanza di riconoscenza, D’Alema soffre pure di vuoti di memoria, verosimilmente indebolitasi con l’età. Infatti ha negato, in varie occasioni, di ambire ad incarichi politici, proprio come il compagno Veltroni che doveva andare in Africa. Sono entrambi qui, uno a scrivere libri e l’altro a fondare un partito al quale trasmettere, integralmente, il proprio DNA. E chissà se riuscirà a convincere qualche sprovveduto che “Liberi e uguali” ci salverà. Con Grasso leader è “possibile” direbbe Civati. Ora che il mitico Obama, il Presidente del “yes we can” è stato sostituito dal Commander in chief “The Donald”, chi sceglieranno come modello? Di Macron si è già impossessato Renzi e nei dintorni non si intravvede nessuno da copiare. Non resta che imitare se stessi, con la speranza che qualche buona idea illumini la mente di chi, senz’altro, è più libero e più uguale di un comune cittadino. È probabile che l’entusiasmo iniziale per questo scombinato raggruppamento di ultra settantenni nostalgici del passato e quarantenni senza fantasia si spenga presto e addio all’ auspicato risultato a due cifre.

puppetta 5 dicembre 2017 at 13:16
Condivido perfettamente tutto in questo articolo della signora Faletti, è tutto così. Per la verità io sarei meno sicuro che riuscirà minimente ad unire due o tre formazioni, probabilmente “solo” i loro leader… per gli altri saranno felici di diventare generali… ed alla fine anzichè 29 formazioni di sinistra, ne avremo 30… A parte l’ironia scontata, credo non ci sia niente di nuovo se non l’aspirazione a restare nelle poltrone. Per quanto riguarda D’Alema, naturalmente ci ricordiamo dei “sei mesi per fare le riforme”, ma quell’affermazione è stata per me l’evidenza che stiamo parlando del peggior politico che l’Italia abbia mai avuto.

Carmelo 5 dicembre 2017 at 14:30
Complimenti per avere capito che la politica è altra cosa e si è buttata al folklore.

Ignazio Giunta 5 dicembre 2017 at 14:40
Quando si vuole dare una connotazione negativa si scrive un articolo come questo.
Nessuno dice che il pd di renzi va a destra, nessuno dice che non ci sono disertori ma dissenzienti che non hanno avuto voce nel pd di renzi e sono stati cacciati via (si fa per dire, ma in effetti non hanno potuto esprimere la loro opinione perchè renzi ed i renziani non hanno voluto sentire ragioni portando il pd in direzione diversa dalla base).
Lo scrivente è un moroteo convinto, e quindi molto vicino alla sinistra, ma rappresentante di un centrosinistra moderato e sente la sofferenza di una sinistra che viene continuamente polverizzata e per questo sempre perdente.
Gradirei che i problemi nascenti da conflitti interni venissero visti in funzione della realizzazione del BENE COMUNE, che sicuramente non è l’azione di renzi e dei renziani che, pur di mantenere poltrone, governano ora con l’uno, ora con l’altro disorientando l’elettorato.

‘zulu 5 dicembre 2017 at 19:30
@Ignazio Giunta, ma dove l’ha visto che non hanno potuto dire la loro opinione? Nei congressi si vota e si segue la linea della maggioranza, oppure si fanno le primarie e si vince a maggioranza, se non vado errato Renzi è stato votato da 2 milioni di persone alle primarie… cosa voleva di più Ignazio Giunta, così per capire il suo concetto di democrazia… può andare a Forza Italia, lì non votano e non fanno primarie. Alle poltrone sono appiccicati i vecchi che pur di non uscire dalla politica fanno nuovi partiti, sono già 30. Sempre grato poter dire la mia.

antonia1655@virgilio.it 5 dicembre 2017 at 19:32
il tuo commento mi sembra fuori da ogni logica se guardo indietro quello che dici di RENZI, calza a pennello a D’Alema & company. Dici anche che RENZI va a dx non mi sembra proprio. Loro si sono schierati con la destra in occasione del referendum

Ignazio Giunta 5 dicembre 2017 at 21:48
@’zulu
riconosco di essermi espresso male, e me ne scuso, certamente hanno espresso la loro opinione … ma
1. non c’è stato confronto nè attenzione per il pensiero portante, legato sicuramente a larga parte della base elettorale;
2. 2 milioni di preferenze per renzi alle primarie non portano la firma degli iscritti al partito, bastava versare la quota e chiunque poteva votare.

@antonia1655@virgilio.it
un conto sono le parole, altra cosa i fatti. Stai usando la tecnica di renzi che definisce buona la sua scuola … mentre invece è pessima.
Tutto, o quasi, l’operato legislativo di renzi, dal jobsact, alle pensioni, alla buona scuola e alla legge elettorale è un recipiente colabrodo e contro la maggioranza popolare che ne viene largamente danneggiata, ivi compreso il sistema fiscale.

…poi ognuno può spacciare per buono ciò che buono non è, non cambia di una virgola la sostanza delle azioni dannose contro il popolo italiano.
Prendiamo in considerazione la crescita del PIL tanto osannata: Ma come fa un Paese come l’Italia a crescere se non produce? L’economia è basata principalmente sul terziario, mentre gli altri settori produttivi sono impastoiati dalle cattive politiche comunitarie: Agricoltura, allevamenti e industrie.
Le fabbriche chiudono ve vanno al’estero
L’agricoltura ha costi impossibili per le regole ferree … a differenza degli altri Paesi europeri
L’allevamento è soffocato dalle produzioni europee, i nostri imprendizori agricoli sono costretti a chiudere le aziende …. Latte e derivati, olio, vino …. non hanno sbocco nei mercati europei mentre in Italia sono prevaricati dalle importsazioni con prezzi concorrenziali…

….. Ma renzi dice che il PIL cresce ….. se… nella sua testa e nel tentativo, ben riuscito, di ingannare gli italiani con parole false.

lettura185 5 dicembre 2017 at 22:25
“Liberi e uguali”. Credo che manchi il terzo termine. Sarà fratelli?

corrado barrotta 5 dicembre 2017 at 22:41
avete scritto bene cosa rossa ma NON COMUNISTA!
PIù A SINISTRA NON VI è NULLA E CI ACCONTENTIAMO DI GRASSO!
i padroni sempre rifiuti da termovalorizzatore restano!

pozzallese 5 dicembre 2017 at 23:34
Grandissima Rita FALETTI è sempre un piacere leggerti…Una voce fuori dal solito coro…..

‘zulu 6 dicembre 2017 at 07:24
@Ignazio Giunta, il pensiero portante viene espresso dalla maggioranza che rappresenta la “larga parte della base elettorale”, aggiungerei la maggioranza della base elettorale. Pertanto se i numeri hanno un senso in questa disorientata “sinistra”, allora il PD con tutti i danni subiti da “pseudo comunisti e nostalgici del pensiero unico” e da dinosauri che non vogliono mollare le poltrone (incautamente Renzi ha espresso il termine rottamare, non l’avesse mai fatto… ma è quello che io e milioni di persone in questo paese vogliamo, mi creda), al netto di questi danni il PD si attesta al 25-27% circa, mentre l’insieme delle 30 formazioni di attesta al 5-6%… per me va bene così. Naturalmente se i numeri erano opposti avrei seguito la maggioranza, naturalmente, perchè questo è il principio fondanti di ogni democrazia libera, e se qualcosa vorrei cambiare lavorerei con correttezza dall’interno, e non votando con la destra… questi sono i principi cardine signor Ignazio. Grazie e saluto.

‘zulu 6 dicembre 2017 at 07:33
@antonia1655@virgilio.it
perfettamente d’accordo, D’Alema mandò i soldati nella guerra del Kosovo, ha proposto le stesse riforme che Renzi ha fatto, solo che lui (D’Alema) non era riuscito… c’è chi riesce e chi no nella politica. D’Alema ha subito gli attacchi della sinistra estrema come Renzi oggi. La storia si ripete. E che dire di Bersani, ha votato con Forza Italia il governo Monti e la riforma della Fornero, ha votato tutto anche con l’accozzaglia di centrodestra, e oggi deve distruggere il PD, facendo trionfare populisti e centrodestra. Continua a mendicare un accordo con m5s. Questi sono i “comunisti”. Io, con tutti i limiti e difficoltà che il PD ha, non sono d’accordo. Grazie

puppetta 6 dicembre 2017 at 10:14
Come al solito ‘zulu esprime in modo corretto e “moderato” un pensiero assolutamente condivisibile. Mi dispiace per il signor Ignazio, ma fino a quando le regole stabiliranno che la maggioranza sarà la linea da seguire, credo che tutti i distinguo non hanno senso. Grasso, si avvia ad essere titolare di un ennesimo partitino di sinistra utile solo a raggiungere uno striminzito 5%, e per chi vuole comprendere, per avere una misera “poltrona” da senatore, o magari da deputato. Ma come è possibile fare politica con bufale e bugie varie, ha ancora ragione ‘zulu, quando fà notare che E’ STATO lo stesso Bersani con Berlusconi a votare la riforma della Fornero (purtroppo l’unica cosa che si poteva fare in quel momento), oggi ci raccontano che la aboliranno: VEDREMO… Tutti oggi pensano che centri qualcosa Renzi, mentre lui era ancora Sindaco di Firenze, solo in un paese delle banane le bugie possono andare avanti, nei paesi SERI le bugie hanno le gambe corte.

Piero I. 6 dicembre 2017 at 12:09
Dopo il 41% delle europee il pd, dopo aver incassato diverse sconfitte a livello locale e regionale (vedi Liguria e Sicilia) e dopo aver perso il referendum, a mio giudizio si attesterà al 20% – 23% alle prossime politiche. Adesso, al di là della nascita della nuova sinistra e al di là dell’articolo dichiaratamente renziano, i fatti prima enunciati sono storia e sono il risultato di una base di sinistra che non vuole votare questo pd. Auguri!!!

Pietro 6 dicembre 2017 at 14:23
La riforma Fornero piace anche a questo pd. Perché non l’hanno modificata? E il job act? Che porcata di destra creata da una falsa sinistra che sta contro i lavoratori. E la questione delle banche? Ma ancora non l’avete capito che ve ne dovete tornare a casa? Mettetevi con il pregiudicato di Arcore, lì è la vostra collocazione.

Miiii….. 6 dicembre 2017 at 16:35
….gente di mare che se ne va, dove gli pare, dove non sa…cantava anni fa Umberto Tozzi. Ottimo riferimento ai comunisti. Quattro vecchi sfigati incapaci di farsene una ragione.

‘zulu 6 dicembre 2017 at 19:51
@Piero & Pietro, governare è difficile, ma non è per tutti, chi non vuole assumersi responsabilità resta fuori e sarà buono a lamentarsi e criticare sempre. A questo punto spero che il m5s vi dia una opportunità, ma forse neppure ve la darà… Bersani è stato già umiliato una volta, potrete lamentarvi in eterno, ma è così che vanno le cose. IL PD è un partito democratico, vince perde ma sempre democratico. Mi dispiace per voi, anche con il 20%, va bene così… si può fare opposizione. Spero piuttosto che vi diano una opportunità per dire la vostra, ripeto. Penso che se non ci sarà un accordo m5s – sinistra aggregata e cose rosse varie, vincerà la destra, buon per voi e auguri, vi beccherete il pregiudicato. In termini calcistici mi sembrate l’accozzaglia degli anti: antijuventini, poi ci sono gli antiinteristi e così via. Questa per voi è la politica. Auguri di cuore a voi e che possiate contare più dei numeri che usciranno dalle urne. Spero non vi siate offesi, nel caso mi scuso e saluto. Grazie

Piero I. 6 dicembre 2017 at 22:37
Certamente Lei, @zulu, di politica ne capisce tanta e cerca di mischiare le carte (guardi che il sedere al pregiudicato le avete leccate voi renziani) … difatti ne vediamo i risultati. La ringrazio/ringraziamo degli auguri, che sempre ricambiamo perchè ne avete tanto bisogno (evitate di spolpare le ossa senza un pizzico di sale); noi non ne abbiamo bisogno e i fatti ci stanno dando ragione. Comunque è inutile questo batti e ribatti, quello che contano sono i fatti, pertanto ci risentiamo tra qualche mese, a votazioni ultimate sempre che qualcuno, prima, non finisca negli “albi delle varie procure”. Saluti.

‘zulu 7 dicembre 2017 at 07:40
A volte vorrei non commentare, lasciare che le cose e le convinzioni lascino il tempo che trovano. Ma a volte non posso contenermi nell’evidenziare cose che secondo me sono banali ma purtroppo nessuno vede. Vede Pietro, la riforma Fornero non piace a nessuno, ha qualche dubbio in questo? Ma l’hanno approvata tutti, ha dubbi in questo? Ma come non capire che la riforma Fornero andava fatta, ma non riesce a vedere che seppur dolorosa andava fatta? Ma come è possibile pensare che una cosa che secondo lei e tantissimi italiani non va bene e che neppure tutti i politici vorrebbero, ma come è possibile pensare che sia un capriccio di qualcuno approvarla? Io sig. Pietro non so quanti anni lei ha, ma si rende conto oppure no che tutti ne avrebbero fatto a meno? Oppure pensa che tutti compreso il PD, o MDP o Forza Italia volevano fare tutto questo danno agli italiani? Per quale oscuro motivo? Per scendere al 20%, ad esempio il PD? Mi risponda, lei pensa che i politici che sono stati dai cittadini eletti siano meno intelligenti di lei? Se lei è convinto così, credo che avrà tante delusioni in futuro, io la invito a pensare alla realtà senza sottovalutare tante persone che lei, comprendo, non conosce. Grazie alla redazione, ma volevo aggiungere questo modesto pensiero.

‘zulu 7 dicembre 2017 at 07:54
Piuttosto che sprecare energie e risorse per “moltiplicare” cose rosse, cose azzurre o altro… sarebbe invece utile, riflettere su ciò che potrebbe essere proposto come alternative alla riforma Fornero, ad esempio, oppure all’aumento dell’età pensionabile… riflettere ad alternative che potrebbero essere più “giuste”, ovvero, andare a ridimensionare i DIRITTI ACQUISITI, oramai non più sostenibili, in favore delle nuove generazioni, e non pensate che i privilegi ce li hanno solo i politici, (sicuramente li hanno) ma anche tantissimi cittadini comuni che magari belano in mezzo al gregge e si lamentano mentre sono in pensione dall’età di 50 anni… . Mi aspetterei anche un po di entusiasmo da parte dei giovani in questo… è questo che nessuna parte politica ha mai messo in gioco? Potremmo capire anche il perchè.

‘zulu 7 dicembre 2017 at 13:39
Piero I. ma a me cosa dice a fare di spolpare ossa senza un pizzico di sale, io non faccio e non ho mai fatto politica, mi interesso ed osservo, se poi la prende a male, e non vuole confrontarsi, va bene così, è mai il caso di discutere così. Grazie e chiudo.

gangitano 7 dicembre 2017 at 17:35
… ecco bravo non faccia politica. prima scrive che bersani insieme all’accozzaglia ha votato la fornero cpome per indicare una cosa male fatta, dopo scrive che la fornero andava fatta …….. si metta d’accordo con se stesso alytrimenti non si capisce cosa intende

gio 7 dicembre 2017 at 21:05
Ci vuol poco a capire.
Ci sono riforme che, a prescindere dalle ideologie, vanno fatte. Se l’Italia ha un debito mostruoso deve accettare le condizioni di chi le fa credito.
Vogliamo credere che le colossali bugie elettorali possano essere mantenute?
Possiamo solo sperare che un partito di sinistra possa fare meglio della destra e degli estremi.
Eliminiamo la legge fornero, il job act, rimettiamo l’articolo 18, e poi?
Ma veramente pensate che i problemi dell’Italia sono questi?

‘zulu 7 dicembre 2017 at 22:22
@gangitano
io sono d’accordo con me stesso, ho scritto perfettamente che era l’unica cosa che poteva essere fatta, è Bersani che prima l’ha votata con tutta l’accozzaglia e poi è scappato accusando gli altri che l’hanno fatta, ma se ne faccia una ragione, cerchi di mettersi d’accordo lei con quale dei 30 micropartiti litigiosi ed inconcludenti stare. Ecco bravo, faccia come crede, cos’è un esodato oppure un pensionato cinquantenne?

Leprenellaluna 8 dicembre 2017 at 22:40
Non riesco a capire quali siano i presupposti della nuova
avventura degli irriducibili post comunisti e ignoro il significato del
nome del neo lillipuziano movimento. Per questo mi chiedo, certo delle mancate
risposte: 1) liberi da cosa? 2) uguali a chi?
Nel nome c’è, forse, tutto il non senso di un programma che svela
l’assenza di idee, che ha relegato le cariatidi della sinistra italiana dei primordi ai margini del PD.
Un esempio di come in Italia la politica non si fa con le idee ma con
le ribellioni comode, che allargano un’offerta politica inflazionata a un elettorato che non chiede più partiti ma risultati concreti.
I veterani della prima Repubblica, neo ribelli di una sinistra sempre più frammentata, sempre alla ricerca di un loro spazio ma sempre più anonimi, dovrebbero dare il buon esempio, concedendo al Paese quella serenità necessaria a tirarla fuori dalle sabbie mobili, e ci offrono invece il triste spettacolo di un revanscismo volto a riabilitarli.
Mi riferisco a D’Alema e Bersani, comprimari anacronistici, attori navigati di una stagione politica che ha creato le premesse per la distruzione socio-economica dell’Italia, privi di quel pudore che consiglierebbe un passo indietro se non di abbandonare la scena.
Chi possiede saggiamente un patrimonio di esperienza politica dovrebbe contribuire a creare nuove coscienze, inoculando un vaccino che renda immuni le nuove classi politiche dagli errori del passato, e non plagiare giovani politici con l’intento di renderli a propria immagine e somiglianza, perpetuando croniche inconcludenze.
La cosiddetta lista unitaria di sinistra è un presagio inquietante, l’antitesi della saggezza, che in un azzardato gioco di termini appiattisce principi sacri come Libertà e Uguaglianza. Due valori che, se la destra non ha mai tenuto naturalmente nel debito conto, la sinistra ignora snaturatamente da decenni.
Il nuovo micro movimento, la nuova creatura di D’Alema e Bersani, inizia male. Infatti, non è saggio acclamare Grasso leader senza avergli consigliato di dimettersi un minuto prima da Presidente del Senato della Repubblica, seconda carica dello Stato e figura super partes. Si tormentavano per Renzi Segretario di partito e Presidente del Consiglio, cariche puramente politiche, e non si scandalizzano per l’incompatibilità tra un incarico fortemente politico e un ruolo istituzionale. Qualcuno dirà che ci sono precedenti. Vero. Ma sostenendo questo a “Liberi e Uguali”si dà un senso diverso da quello voluto.
A D’Alema e Bersani non calza neanche l’aforisma di Francois de la Rochefoucauld: “I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi”. Non so se si tratta di inconsapevolezza o scarsa attitudine all’esame di coscienza personale ma la novità, la vera novità, sarebbe dare buoni consigli per riscattarsi dai cattivi esempi. Nel mio piccolo, vorrei dar loro un buon consiglio che, forse, è anche un buon esempio: fatevi da parte.

gangitano 9 dicembre 2017 at 15:25
Andate a destra, quella è la vostra destinazione. Fate il partito della nazione con il nano di arcore.

gio 9 dicembre 2017 at 20:13
Io voterò PD, lei gangitano probabilmente consegnerà l’ Italia alla destra o al populismo pentastellato.
Il tutto con la benedizione di D’Alema che ha un solo scopo, abbattere Renzi a qualsiasi costo, anche a discapito del popolo della sinistra di cui si riempie la bocca in ogni occasione.
Solo meschini interessi di bottega e sete di vendetta.
Progetti ZERO, programmi irrealizzabili.

‘zulu 10 dicembre 2017 at 10:02
gangitano, gangitano… lei non segue la politica… Voi “ultimi comunisti” avete votato CON il nano di Arcore, ma anche con la Meloni, con la Lega di Salvini e con tutto il vecchiume di destra pur di distruggere il PD nel referendum… e come direbbe Sgarbi: studi, studi, studi, studi,….

Vincitori e vinti: ipotesi di alleanze…di Rita Faletti

postato l’ 8 marzo 2018 alle 02,40

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commenti: 24

Da Floris, martedì scorso, un parterre di protagonisti della carta stampata, rispondono alla domanda crucialvirale: chi offrirà il proprio appoggio ai 5stelle, già movimento e ora partito in giacca e cravatta? Dopo la copertina di Gene Gnocchi con le sue magliette di scritte canzonatorie, seduto su una mega cassa da imballaggi, il guru del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari, spalanca le porte a Di Maio: se molti voti del Pd sono andati ai 5stelle, significa che il moVimento è di sinistra, è la nuova sinistra. Incalza Floris: ” Allora Lei chi voterebbe, Salvini o Di Maio?” Scalfari non esita: “Di Maio”. Applausi del pubblico. Quindi i parlamentari del Pd che dovessero sostenere i grillini, non entrerebbero a far parte di un partito diverso, ma sarebbero nel loro partito. Emiliano, rappresentante in pectore dell’anti renzismo gongola e, bontà sua, dice che non vuole nominare Renzi, sarebbe come sparare alla Croce Rossa. Con l’endorsement ai 5stelle, Scalfari si è rimangiato il precedente a favore di Berlusconi. Travaglio ascolta, attento, quasi in apnea, rinunciando al suo solito ghigno beffardo. Commenta Sallusti: “Cosa si sta preparando? Un consenso a un governo grillino. La cricca mediatica che si è stretta contro Berlusconi, ora si stringe intorno ai 5stelle”. Applausi del pubblico. “Il movimento che non voleva saperne di fare alleanze, continua Sallusti, ha dato il via alla campagna acquisti, contraddicendo la propria fedeltà al vincolo di mandato promesso ai suoi elettori”. Coltello affondato nella piaga aperta da Grillo stesso: “Possiamo attaccarci – ha detto il comico – a qualsiasi cosa”. E prima ancora: “E’ finito il tempo dei vaffa”. Beata coerenza! Osserva Travaglio: “Sembrano diventati tutti grillini, compreso Marchionne. Noi italiani siamo governativi per definizione. Questa corsa dell’establishment verso Di Maio dovrebbe preoccupare Di Maio”. Applauso del pubblico monocefalo.
Fontana, direttore del Corriere: “Sono molto stupito di quello che sta accadendo. Dire che Di Maio è l’erede del Pd è il massimo. Nel movimento c’è tutto, un pezzo di destra, un pezzo di sinistra. Nel programma dei 5stelle molti punti piacciono alla sinistra estrema: dieci milioni di persone cui estendere il reddito di cittadinanza”. Nuovo applauso del pubblico. Cottarelli: “Capire cosa vogliono i 5stelle non si sa. Dicono tutto e il contrario di tutto”. Applauso del pubblico. Ma chi li sceglie questi del pubblico? Sono ammaestrati o stupidi? O entrambe le cose? Zucconi: “L’elettorato ha votato contro Renzi prima di votare contro il Pd. Se il Pd confluisce nel movimento 5stelle sarà minoranza e scomparirà. Non credo sia quello che i democratici vogliono, soprattutto quel 19 per cento di elettori che hanno votato per Renzi”. Giannini: “Non c’è dubbio che c’è più compatibilità tra il programma di centro sinistra e quello del movimento 5stelle. Il paese è spaccato in due: meno tasse per i ceti produttivi del Nord, reddito di cittadinanza al Sud. L’endorsement da parte di Confindustria è a buon mercato e salire sul carro del vincitore è il più antico sport italiano. Due sono le ipotesi: o il Pd si spacca, oppure, se Renzi non se ne va, il partito non andrà in soccorso dei 5stelle. La posizione del segretario è comprensibile e coerente. Una soluzione potrebbe essere un governo con dentro un po’ tutti per fare una nuova legge elettorale.”  Gag di Gene Gnocchi, parrucca nera e grandi orecchie. “So er fratello de Virginia, ma quanno arriva sto redito de scittadinanza? Ma arzate er culo e metteteve a lavorà. E come famo co ste consultazioni e ste aleanze? Famo come Virginia. Nun famo gnentee.” Applausiii.
Si torna seri. Fontana: “ Mattarella dovrà decidere e credo darà un incarico solo a chi potrà dimostrare di avere i numeri per governare. Al M5stelle servono 150 parlamentari tra Camera e Senato, non una parte del Pd, quasi tutto il Pd.” Applausi del pubblico che è d’accordo con tutto e con tutti. Sallusti: ” Renzi è ancora segretario fino a quando non sarà sfiduciato. Se va via, si porta via il pallone”. E qui si inserisce il giallo delle dimissioni “differite”: Renzi si è dimesso e andrà all’opposizione con il suo partito che non farà inciuci, non diventerà la stampella di chi lo ha accusato di essere corrotto, impresentabile, di avere le mani sporche di sangue. Non ci sarà nessun reggente scelto dai caminetti, ma un segretario eletto dalle primarie dopo una fase congressuale. “Sapete che c’è? Il Pd non sosterrà nessun governo 5stelle.” Oggi, Calenda, il Ministro dello Sviluppo Economico, ha preso la tessera del partito, pronto a restituirla qualora i dem dovessero appoggiare un governo grillino. Caso unico nella storia di questo paese sostenere il perdente piuttosto che accodarsi al vincitore. In realtà, messi da parte il tema del “sentiment” e la necessità di formare un governo, cosa accomuna chi punta sul lavoro e la produzione con chi ha l’aria di essere l’erede del clientelismo democristiano? Il reddito di cittadinanza è un’offesa alla dignità della persona.

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21 Commenti
puppetta 8 marzo 2018 at 09:49
D’accordissimo, ma aggiungerei che fra la possibilità che Salvini faccia un governo o che lo faccia Di Maio, io preferisco Salvini. Ritengo che la lega ha molta più pragmaticità e ciò che hanno promesso ha un senso (parlo per il Nord però), mentre i 5 stelle vanno a casaccio. L’aliquota unica proposta dalla lega al 23% sarebbe utile per le imprese del Nord che saprebbero gestirle, al Sud purtroppo ci sono meno imprese e una assoluta incapacità a gestire quella riduzione delle tasse, d’altra parte il prezzo da pagare sarebbe un annullamento dell’assistenzialismo del quale ne risentirebbe pesantemente quel sud. Il progetto del 5S, invece va solo nella direzione di aumentare le spese (reddito di cittadinanza) senza prendere in considerazione le conseguenze di tutto questo… aumenterebbero le tasse? Tutto senza alcuna idea di buon senso.

Buon Senso 8 marzo 2018 at 11:02
Si fa prima ad andare a votare ancora , piuttosto che rimanere in stallo .
Nessuno ha la maggioranza per governare , in virtù delle varie leggi elettorali degli ultimi decenni .
Non ci sarà modo ne mezzi per trovare “unità di scopo”tra i partiti per un governo provvisorio .

Ma per fini personalistici ne il PD ne FI , temendo l’estinzione , vorranno rivotare .
Solo a m5s e Lega conviene rivotare , per sicuro entrambi ne ricaverebbero enormi vantaggi .

Per sicuro il PD perderebbe ancora molti consensi .
FI potrebbe scenderebbe sotto il 10 % , oramai è un partito “scaduto” in declino .
La Lega potrebbe arrivare al 20% , forte dei voti del centro nord Italia .
Il centro sud e le isole voterebbe in massa 5s , portandolo ben oltre il 40% .

Tutto ciò è grave per un Italia con problemi socio economici e di ordine pubblico molto gravi .

Pur di stare in “sella” ognuno cercherà di tirare per il proprio personale interesse .

Solo un’ardua decisione del Mattarella potrebbe mettere fine a questo stallo , e lanciare l’Italia verso la terza Repubblica .

Solo Buon Senso . . .

puppetta 8 marzo 2018 at 13:49
@Buon Senso
è stata proprio la mancanza di buon senso che ha determinato questo.
L’affossamento delle riforme operato da tutti i partiti (e i cittadini che gli sono andati appresso) ha determinato un ritorno consapevole al proporzionale (tanti volevano ritornare a 30 anni fa’, ricorda). Bene il proporzionale è questo, occorre fare le alleanze come 30 anni fà, se il m5s non vuole fare alleanze, probabilmente è questa la mancanza di buon senso.
Una cosa vorrei ricordare, appena saranno impoltronati, nessuno andrà alle elezioni manco morto, e stia certo ne la lega e neppure i cinque stelle.

Aboccaperta 8 marzo 2018 at 14:13
Buon Senso quoto la tua analisi perché il resto è solo tifo e schifo

Mah 8 marzo 2018 at 15:02
Il m5s è destinato allestinzione. Un’altra legislatura all’opposizione, blaterare e offendere. Fine

Lerovesciatedibonimba 8 marzo 2018 at 15:51
LA MIGLIORE ANALISI DI UNA SCONFITTA
Credo che questa sia l’analisi più lucida che ho letto finora sulle elezioni italiane. Scritto da un amico italiano all’estero che ha chiesto di restare anonimo.
(Manlio Beligni)

“Cari Democratici (meglio, Renziani),
Vi spiego perche’ avete perso. Sgombriamo subito il campo. Non avete perso perche’ gli italiani sono ignoranti, non avete perso per colpa dei gufi, non avete perso a causa della minoranza interna e credetemi, non e’ nemmeno colpa di D’Alema.
Ora facciamo un piccolo flash-back. Meta’ anni ’90, la radio passa le canzoni di Ligabue (quelle che si potevano ascoltare), alle gambe un paio di jeans, al bar come sempre La Gazzetta Dello Sport e l’Inter di Ronnie (ridatecela vi prego). Poi l’estate, la sezione del Partito, la festa de l’Unita’ e l’immancabile Piero (il sovietico) tra una bestemmia alla cassa e l’Unita’ la Domenica mattina. A pranzo i tortelli (rigorosamente fatti a mano dai compagni di Parma) ed a cena lo stufato d’asino (rigorosamente fatto dai compagni di Cremona).
Se a questo punto della storia siete persi, fermatevi. Se invece avete gia’ assunto l’atteggiamento snob degli ultimi anni allora siete parte del problema.
E se non avete ancora capito qual e’ il problema, lasciate che ve lo suggerisca. Vi era un tempo in cui un operaio ed un professionista si incontravano la sera nelle sezioni dei partiti. Che si chiamassero compagni o camerati poco conta. Quello che conta e’ che vi fosse uno spazio, un momento di partecipazione nel quale i due potevano incontrarsi, confrontarsi e litigare.
Fast forward 30 anni dopo. L’operaio ed il professionista vivono su due mondi disconnessi. Il primo guadagna 1,000 Euro al mese, si sente fondamentalmente escluso da ogni processo decisionale, non ha materialmente gli strumenti per confrontarsi con il nuovo mondo, e’ incazzato e viene generalmente trattato come un idiota o come un razzista. Il secondo guadagna 60,000 Euro l’anno (o 200,000 se e’ emigrato), scrive “200,000” con la virgola e non il punto perche’ usa la convenzione anglosassone, la mattina legge il NYT, parla inglese, guarda con snobbismo il primo, non capisce come possano gli operai non amare il “jobs act”, non ha *mai*, dico *mai* alcuna interazione con l’operaio, gli prende l’orticaria a sentir parlare di “popolo”.
Se state ridendo, se avete a questo punto dello scritto un atteggiamento snob, fatemi due cortesie. La prima: pensate a quando ho scritto le stesse cose dopo la meravigliosa vittoria di Hillary Clinton in mid-West. La seconda: ……..
Il popolo e’ ignorante? Forse. Ma non e’ questo il punto. Il popolo e’ razzista? Forse. Ma non e’ nemmeno questo il punto. Il punto, cari i miei fighissimi amici democratici renziani e’ la vostra totale e clamorosa incapacita’ di stabilire una qualunque forma di connessione emotiva con l’unica cosa che conta: IL POPOLO.
In questi anni vi ho sentito dire una bestialita’ dopo l’altra. Avete vinto il seminario accademico (oh, yeah!) ma avete perso tutto il resto. Avete perso perche’ vi siete sovravvalutati umanamente prima ancora che politicamente. Non siete meno razzisti degli elettori della Lega. Non siete meno ignoranti degli elettori dei 5 stelle. Siete solo piu’ arroganti. Gia’, perche’ una classe politica minimamente avveduta risponde al seguente principio elementare: fare per lo meno un piccolo sforzo per ascoltare il dissenso del popolo ed incanalarlo in processi partecipativi. Al contrario, il vostro atteggiamento e’ stato (ve lo dico in inglese visto che siete fighissimi) “out of this world”. Arroganti come mai visto prima sulla scena politica. Saccenti come un Assistant Professor on a tenure track frustrato/a (mettiamo il femminile perche’ sai, altrimenti vi inkazzate) che dimostra la sua frustrazione in un seminario. Volete qualche esempio? Nessun problema. Il popolo non digerisce il jobs act? Massa di ignoranti che non capiscono come funziona l’economia. Gli insegnanti non gradiscono la riforma della scuola? Massa di fannulloni. Gli italiani hanno problemi con l’immigrazione? Massa di razzisti. Il popolo ha dei problemi a capire l’ossessione per le questioni di genere? Massa di omofobi, ignoranti e retrogradi. Il popolo ha delle perplessita’ sui vaccini? Razza di ignoranti, massa di bestie da insultare su Facebook (e candidiamo Burioni!). Perfino a chi vi diceva che, forse, le cose non erano cosi’ rosee avete risposto “gufi” o peggio con una delle piu’ clamorose bestialita’ delle quali vi siete autoconvinti: “il 40% del referendum e’ lo stesso 40% delle europee ed e’ il 40% di Renzi”. Oh yeah!
E cosi’ avete trasformato un partito del popolo in un bellissimo partito elitario. Il mondo finanziario? Quello e’ con voi. Il mondo accademico? Anche quello e’ con voi. I salotti radical-chic? Anche quelli sono con voi. Tutta la parte piu’ figa del Paese e’ con voi. Tutti, ad esclusione dell’unica cosa che conta in politica: IL POPOLO (comprendendo nella definizione gli imprenditori del Nord che avete capito mai). Ecco, quello non e’ esattamente con voi. E dovremmo forse essere stupiti del fatto che si siano rivolti alla Lega ed al M5S? Come on, guys.
E non crediate che non riesca a vedere il razzismo, l’ignoranza, l’omofobia, etc.. che e’ presente in Italia. Ma se volete che le cose cambino allora dovete cambiare voi stessi in primo luogo. Dovete tornare ad innamorarvi del popolo, con tutte le sue contraddizioni. E dovrete dargli tempo. Fino a quando non tenderete la mano a chi non capisce il “jobs act”, fino a quando non farete il minimo sforzo per comunicare alle persone di averle per lo meno ascoltate, fatemi una cortesia: smettete proprio di fare politica. Non siete portati, non avete il talento e nemmeno l’umilta’ per poterlo fare.
I danni che avete causato in questi anni sono astronomici. La cosa piu’ inquietante non e’ la sconfitta elettorale dato che in politica come nella vita esistono i cicli. La cosa peggiore e’ che la frattura emotiva che avete provocato con il vostro stesso popolo e’ praticamente insanabile. Nulla e’ irrimediabile nella vita. Ma dubito possiate essere voi fighissimi a compiere il gigantesco sforzo che dovrebbe essere messo in atto. Recuperare quel popolo e’ oggi quasi impossibile. Richiede, probabilmente, un lavoro talmente capillare da arrivare a conoscere il singolo elettore per nome. Richiede conoscere i problemi, le paure, le aspirazioni, etc.. di ogni famiglia. E voi siete i meno adatti a farlo poiche’ al confronto umano continuerete a preferire l’happy hour (in centro a Milano avete sbancato, eh!).
Per questa ragione, accettate un consiglio. Fatevi da parte e non fate politica, mai piu’. Poiche’, come sempre, chi e’ stato parte del problema non puo’, per definizione, risolverlo. E se l’idea non dovesse piacervi pensate che l’alternativa e’ decisamente peggio.

‘zulu 8 marzo 2018 at 19:41
Tutti sono impegnati ad analizzare la sconfitta del PD, anche se la sconfitta è accettata, dichiarazione che il PD resta all’opposizione e tutto il possibile per uscire fuori di scena… ma l’unico argomento è il PD e Renzi, nient’altro. Puppetta è la verità, erano tutti felici di ritornare a trentanni addietro… bene è successo. Ma non vedo nessuno che ha una benchè minima idea di cosa si farà ora, in particolare osservo i sinistri che si sono estinti dalemiani, bersaniani, giullari e saltimbanchi che vogliono costringere il PD ad allearsi con il m5s, assurdo. Andate a governare siete l’80 % che non volevate il PD rendeteci fieri signori, fate il vostro governo, la gente aspetta il reddito di cittadinanza e l’eliminazione della Fornero… non vorreste tirarvi indietro? Grazie e mi scusi chi si sente offeso.

gio 8 marzo 2018 at 23:12
Dell’analisi salvo solo il flash-bach.
Ma quando mai il popolo è stato ascoltato? Anche i responsi referendari in Italia sono stati disattesi.
Ma quando mai i politici sono stati vicino al popolo?
Solo durante le campagne elettorali, poi sempre sulla poltrona a gestire il potere.
Ma quando mai gli interessi dell’operaio sono coincisi con quello dell’avvocato, del medico, del farmacista o del notaio?
Solo al bar.
Ma quando mai un governo ha legiferato per il bene del popolo?
Solo quando, assai raramente, coincidevano con le richieste delle lobby.
Ma quando mai una riforma scolastica è stata accettata?
Ogni ministro ha fatto la sua è i risultati sono evidenti a tutti.
Si gli italiani sono ignoranti, e, credo, anche maledettamente stupidi.
Torno al fladh-bach iniziale.
Il popolo non ha più punti di riferimento e questo non per colpa del renzismo, ma per motivi molto più profondi.
Sono spariti i valori che sostenevano le nostre comunità, il concetto di famiglia non c’è più e non educa, la chiesa si è materializzata, la scuola non forma, la giustizia non è equa, le relazioni sociali sono pari a zero.
Siamo tutti individualisti, egoisti e narcisisti oltre ogni misura.
La piazza di oggi è il web, nelle opinioni non c’è calore umano, ma stereotipi racimolati pigramente nel web senza alcun discernimento.
Sarà anche questa colpa di Renzi?
Io credo che il voto sia andato all’imbonitore di turno, che a breve diventerà il nuovo Renzi da abbattere a beneficio del prossimo imbonitore.

puppetta 9 marzo 2018 at 09:08
@gio
Sono perfettamente d’accordo, ma occorre il duro tracollo affinchè quel popolo che lei definisce ” italiani sono ignoranti, e, credo, anche maledettamente stupidi” riesca minimamente a comprendere.
Sono d’accordo su quello che scrive e darei una spiegazione alla sua affermazione “Il popolo non ha più punti di riferimento e questo non per colpa del renzismo, ma per motivi molto più profondi”… è assolutamente vero, E’ IL MONDO CHE E’ CAMBIATO, occorre capire questo, non è più quel tempo in cui esisteva il terzo mondo mentre il nostro mondo che viveva nell’opulenza… oggi quel terzo mondo è cresciuto e quello che ha in più (mi riferisco ai nuovi mercati, alla diminuzione della fame nel mondo, a tante popolazioni dove miliardi di persone hanno, magari un solo euro in più) determina quello che noi chiamiamo crisi… occorre abituarsi a questa decrescita. Molti urleranno, piangeranno, ma è solo questo che è successo ed è e sarà uno sconvolgimento, prima si accetta e prima si riporterà la pace. E’ chiaro che è un fenomeno che la maggior parte della gente neppure comprende, e continua ad illudersi delle menzogne di politici o imbontori da fiera. Leggevo ieri come tanta gente affolla posti alla ricerca dei moduli del reddito di cittadinanza… a me sembra evidente ” ignoranti, e, credo, anche maledettamente stupidi”… è la verità. Mi rivolgo a ‘zulu che come sempre condivido, esattamente tutti volevano andare indietro, e lo sanno bene chi diceva queste sciocchezze, oggi 81% di questi “SAGGI AGGIUSTATORI DELL’ITALIA” non riescono neppure ad allearsi per fare tutte queste “BELLE COSE” che TUTTI STIAMO ASPETTANDO. Molti minacciano il PD di andare a nuove elezioni, così il m5s avrà il 70%, io lo spero di cuore… andate a nuove elezioni, si andateci, non ci devono pioù essere alibi… vi voteremo all’80% statene certi, noi vi osserviamo più di quanto voi credete.

Miii….. 9 marzo 2018 at 10:02
Concordo con “gio” in tutto quello che ha scritto.
Aggiungo: nell’ipotesi che il Presidente Mattarella dia l’incarico a formare il Governo ai pentastellati sostenuti da qualunque gamba, come risolverebbero la promessa del reddito di cittadinanza? Visto che a conti fatti ci vorrebbe circa 30 miliardi all’anno, vale a dire il costo di una finanziaria. Le bufale raccontate in campagna elettorale vanno sempre di moda. E magari si pretende che l’Europa ci lasci fare, senza dire nulla, ulteriore debito.

anime del sud est 9 marzo 2018 at 10:15
@zulu: quale offesa? chi vuole governare con i 5s è una parte del pd, perchè te la prendi con gli altri? comprendo che sei incazzato nero ed il fiele ti esce dalle narici, però rifletti prima di sparare cazzate; ti ricordi quando ti dicevano che sareste scesi più in basso del 20%? siete al 17,80% … in caduta libera e per arrivare più in basso avete ancora tempo!!!!!!!!!!!!!

puppetta 9 marzo 2018 at 13:01
ho la sensazione netta che anime del sud est è lo stesso terrorista, perchè cambia nome non lo comprendiamo, che sia un bipolare… lui se ne intende di psichiatria-psicologia…

terrorista 9 marzo 2018 at 14:16
@ puppetta ;
Le occorre un pitale più grande , l’ha fatta di nuovo fuori !
Di sicuro è o è stata renziana , soffre della stessa sindrome .
Non so chi sia sud est , ma so chi è lei .
Le ricordo , che quasi sempre il bue da del cornuto all’asino .
Nelle “connessioni”stia attenta alle polarità . . . a meno che non sia del tutto scunnessa !

Italo 9 marzo 2018 at 15:28
o è lui o è un altro…il linguaggio li accomuna

terrorista 9 marzo 2018 at 18:29
@ italo & puppetta :
L’occhio”vede” ciò che è registrato nel cervello a cui è connesso . .
Poi ci sono occhi ed “occhi” , ed anche occhi non connessi .
Poveri “ciechi” , ma pensate alla fine del vostro”pupillo”. . . povero presuntuoso arrogante nella polvere .

Italo 9 marzo 2018 at 22:40
pure neuroscienziato sei..!

Leprenellaluna 9 marzo 2018 at 22:49
Guardando oltre le più o meno qualificate previsioni e supposizioni del dopo voto, attinte al programma televisivo citato nell’articolo, la Faletti pone un interrogativo che sembra stimolare un’indagine sugli intenti dei vincitori e sulle eventuali comunanze. E il nodo della questione sembra essere la differenza tra chi vuole la crescita del Paese e chi no. Ho cercato di trovare una risposta ad un quesito sottile, scorgendo dietro le apparenti macroscopiche divergenze di due grandi forze qualcosa di terribilmente comune. Il reddito di cittadinanza non è solo un’offesa alla dignità delle persone ma un assalto alle casse pubbliche, così come il puntare all’appiattimento delle aliquote fiscali per far decollare la crescita ha l’effetto di prosciugare l’Erario. Due strategie antitetiche ma la stessa volontà di prelevare sangue dalle vene di uno Stato gravemente anemico. Nei programmi dei vincitori di queste elezioni non si è parlato di crescita ma di sterile assistenzialismo da una parte e di sfrontata defraudazione dall’altro. Il grande sconfitto – vittima di un programma poco sensazionalistico, uno dei pochi verosimilmente attuabili ancorché già sentito e per questo poco attraente e per niente taumaturgico – sta nell’angolo in cui è stato relegato da elettori illusi dalle fantasie farneticanti di acchiappavoti senza scrupoli.

gio 9 marzo 2018 at 23:21
I suoi sono occhi d’asino con annessi e connessi.
Lei di sicuro è ricco, non manca di modestia, è cortese e vive sulle stelle.
Anche se, per le qualità che le attribuisco, lei preferirà le nuvole.

Mah 10 marzo 2018 at 09:49
Il m5s ha perso, perche non ha raggiunto almeno il 40% auspicato.

‘zulu 10 marzo 2018 at 12:38
Leprenellaluna, ha perfettamente ragione, voglio sottolineare a proposito della sinistra come l’unico intento della sinistra estrema con tutte le loro varianti e per ultimo liberi e uguali, E’ la distruzione del PD, non interessa niente a loro difendere la deriva qualunquista e spendacciona di uno stato al collasso, a loro interessa solo la distruzione del PD. Leggo in una infinità di articoli e post sui social come tutti e dico tutti i personaggi che ormai non hanno quei dinosauri che li guidano (a parte qualche ripescato) hanno indirizzato le loro energie a favore della battaglia (esplicitamente distruttiva) di Emiliano e di tutti contro il Partito Democratico. Io da parte mia spero che riesca a svincolarsi dalla morsa del peggio dell’Italia (oggi lo posso dire con certezza), diano loro l’appoggio al m5s se lo credono giusto. Se il PD segue questi appelli, e spero non lo farà, bene scomparirà, ma le cause sono oggi oltremodo chiare, sceglieremo un partito che si avvicinerà ai programmi che condividiamo, tranquilli, mai estremisti e vecchi comunisti estinti. Buon fine settimana a tutti, grazie.

terrorista 10 marzo 2018 at 13:03
@ italo :
Negativo , sono uno che sa come usare i sensi .
Di sicuro lei è uno che al buio vede tanti pericoli , ed ha paura , proprio perchè non sa usare a modo i sensi .
A proposito sa quanti sono ?

@ gio :
Mi piacerebbe avere gli occhi di un asino . .
Anche a lei serve un pitale più grande , la fa fuori !
Vengo dalle stelle , ma vivo su di un frammento(pianeta) , “ad sidera perveni”(latino) e ne porto un bel po sui tubolari(di tanto in tanto) .
Di tanto in tanto salgo e”scendo”dalle nuvole(umbella descensoria). .

Eccovi accontentati . . . buon pranzo e fate in modo di non soffocarvi !

Italo 10 marzo 2018 at 14:29
Non c’è più la Sinistra di una volta, è vero…
http://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-117190/344883.htm

gio 10 marzo 2018 at 17:38
Consiglio inutile come tutto il resto, durante la Quaresima si digiuna.

Miii….. 10 marzo 2018 at 23:26
La confusione generata nei commenti rispecchia i tempi in cui viviamo.

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Erdogan: italiani islamofobi, peggio dei terroristi…..l’opinione di Rita Faletti

 

Rita Faletti – postato il 7 febbraio 2018 ore 15,08

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commenti: 1

Cinquantamila arresti, 17mila procedimenti giudiziari aperti, 150mila licenziamenti e sospensioni nella pubblica amministrazione, bavaglio alla stampa, revoca di licenze radio- televisive, blocco dei social, questo il bilancio dell’epurazione ordinata dal presidente turco Erdogan dopo il fallito golpe del 2016 per “ripristinare la democrazia”. Il Sultano è servo di due padroni: l’ Islam e le fake news che elargisce con generosità. Le modalità con cui il colpo di Stato fu condotto e stroncato lasciarono pochi dubbi agli osservatori stranieri: tentativo di rovesciare il governo o, piuttosto, operazione volta ad eliminare gli oppositori? Poco importa. Un dittatore dice e fa quello che vuole. Infatti, Recep Tayyip Erdogan additò nella persona del religioso Gulen il responsabile del complotto e ne chiese agli Stati Uniti l’estradizione, giustamente negata. Ieri, l’autocrate era a Roma per incontrare il presidente della Repubblica Mattarella, il Primo Ministro Gentiloni e il Papa. L’arrivo domenica sera in una capitale blindata era stato preceduto da una dichiarazione davvero celebrativa del nostro paese: ” L’Italia islamofoba è peggio dei terroristi”. Grazie Sultano, detto da Lei che è un democratico doc è un complimento. Per la verità, Erdogan ha una provata dimestichezza con il terrorismo, non solo verbale, in particolare quando deve giustificare i suoi bombardamenti in Siria contro i curdi. Uomini e donne che hanno contribuito a sconfiggere gli sgozzatori dell’Isis mettendo i loro scarponi sul terreno e bagnando quel terreno del loro sangue. Un ulteriore grazie al Sultano per la riconoscenza dimostrata. Ma veniamo al sodo. Cosa vuole Erdogan da noi? Due cose: indurci, usando l’arma del ricatto, ossia riversare in Europa i profughi per i quali lo abbiamo pagato, a rimuovere gli ostacoli (violazione dei diritti umani e filoterrorismo) che hanno impedito, fino ad ora, l’ingresso del suo paese nella UE, e la garanzia che sosterremo il blocco contro Trump sulla questione di Gerusalemme capitale di Israele, paese che proprio lui accusa di terrorismo. A tal proposito, il dittatore turco non si è lasciato scappare l’opportunità di usare a proprio vantaggio la telefonata con cui Bergoglio gli comunicò di disapprovare la decisione del presidente americano. ”Con il Papa siamo dalla stessa parte”, ha detto. E’ contento il Vaticano di avere un alleato del genere? La Giornata della Memoria per non dimenticare lo sterminio di milioni di ebrei, la condanna del negazionismo e di ogni forma di fascismo sono compatibili con chi considera gli israeliani alla stregua di tagliagola, kamikaze, ignobili vigliacchi che fanno strage di civili? Un capo di Stato che spara sugli sfollati e sui richiedenti asilo, sbatte in galera chi osa contestarlo, rifiuta di riconoscere la verità sulla strage degli armeni, cosa ha da spartire con la più alta autorità della Chiesa Cattolica? La tolleranza e la comprensione di Bergoglio possono estendersi al rappresentante di un islam vendicativo e violento? Se il mercato e le sue leggi non hanno nulla da eccepire, e questo è opinabile, la morale non si ribella? Liliana Segre, scampata da Auschwitz,e nominata senatrice a vita da Mattarella, rievocando l’inferno che ha visto così da vicino, ha espresso disprezzo profondo per chi non scelse. “O stai da una parte o dall’altra”. La signora si riferiva al tragico destino dei deportati e all’indifferenza del mondo che sapeva e tacque. L’indifferenza è più grave della violenza stessa, perché ne è complice con il suo silenzio. E’ valso per il passato e vale per il presente, per noi e per tutti gli europei che ci laviamo le coscienze con le lacrime di un giorno, per tornare all’indifferenza negli altri 364. O stai con la democrazia o con la dittatura, o con Israele o con il duce di Ankara. E poi, non aveva detto che la Turchia non era più interessata a entrare in Europa? Sbattiamogli la porta in faccia.

Miiii… 8 febbraio 2018 at 09:46

Un satrapo in tutto e per tutto, e noi gli lecchiamo i piedi. Vergogna!!!!!!

 

 

 

Masochismo italiano………. l’opinione di Rita Faletti

Rita Faletti – postato il 4 febbraio 2018 alle 18,39

commenti: 1

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v

 

Non c’è al mondo paese che possa competere con l’Italia per la ricchezza e la complessità del patrimonio artistico. Bellezza originalità e fascino di opere grandiose e importanti e di oggetti meno appariscenti ma dall’inestimabile valore intrinseco disseminati un po’ ovunque, testimoniano l’inesauribile genio creativo che ha attraversato nei secoli la storia artistica del nostro paese. Purtroppo però, non c’è al mondo paese che, con un patrimonio simile, vero motivo di orgoglio, non ne avrebbe maggior riguardo, preservandolo dall’incuria, dall’indifferenza e dagli sfregi, esaltandone l’unicità, potenziandone il valore pedagogico, facendone la prima risorsa economica. La speranza di una inversione di tendenza si è accesa nel 2015, quando il MiBact ha nominato venti nuovi direttori per i musei italiani, sette dei quali stranieri. Immediata levata di scudi: perché affidare il management a stranieri? Non ci sono italiani all’altezza dell’incarico? Partiti i ricorsi, sedici decisioni del Tar e sei del Consiglio di Stato hanno confermato le nomine. A più di due anni di distanza, la questione è stata risollevata da qualcuno della Pubblica Amministrazione. Sotto attacco l’austriaco Peter Assmann, direttore del Palazzo Ducale di Mantova. Cosa è successo? È stata rispolverata una norma del 1994 che precludeva a chi fosse privo della cittadinanza italiana di ricoprire incarichi di vertice nella PA. Così, il Consiglio di Stato si è rimangiato la decisione presa due anni fa e ha cambiato linea, rimettendo tutto in discussione. Dura la reazione del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: ” Le riforme in questo paese non sono possibili.” Lo sapevamo. Si è anche rammaricato per la figuraccia che faremo in Europa. Ci siamo abituati. Peter Assmann, cui un giornalista ha chiesto come si senta (domanda sciocca immancabilmente rivolta a chi ha subito un dispiacere o una perdita) ha espresso disappunto per quello che non riesce a spiegarsi dopo il successo della sua gestione che ha registrato un notevole aumento di visitatori, molti dei quali stranieri, e quindi di incassi. ” Noi siamo il prototipo della Riforma – ha detto – ma è difficile lavorare così.” Ne siamo pienamente consapevoli come condividiamo il giudizio che Franceschini ha fatto trapelare sulla nostra inaffidabilità come paese. Si può colpevolizzare una norma del 1994? Con il senno del poi certamente. Ma se la sopravvivenza di quella norma poteva essere di ostacolo a candidature straniere o addirittura ribaltare una situazione, perché non abrogarla? Non fingo di credere che si sia trattato di dimenticanza o negligenza, propendo per un’altra ipotesi: mancanza di “spinte”. Assmann è stato nominato in un clima di diffidenza, la stessa che ha accompagnato la nomina degli altri direttori. ” Sono uno che veniva dal buio, non ero un amico di qualcuno di influente…” È tutto chiaro. Il prossimo 18 aprile il Consiglio di Stato ci farà sapere cosa avrà deciso. Volendo essere pessimisti, vedremo chi prenderà il posto di Assmann e saremo molto diligenti nell’annotare puntualmente i risultati che il sostituto dell’attuale direttore riuscirà a raggiungere. Intanto il tedesco Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, storico dell’arte ed esperto d’arte fiorentina, ha già fatto sapere che nel 2020 lascerà. Chi sono gli altri super manager in bilico? Cecilie Hollberg, tedesca, Galleria dell’Accademia; Peter Aufreiter, tedesco, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino; Sylvain Bellenger, francese, Museo di Capodimonte, Napoli; James Bradburne, anglo-canadese, Pinacoteca di Brera, Milano. Esperienze in musei prestigiosi, europei, italiani e americani, importanti mostre internazionali, cultura e conoscenza dell’Italia. Questi i meriti dei direttori stranieri, oltre al lavoro eccellente che stanno svolgendo, finalizzato soprattutto a rendere l’arte più vicina e accessibile ai visitatori. Buttare alle ortiche il successo di una riforma intelligente, sarebbe un atto di idiozia e masochismo e la dimostrazione che il cammino verso la trasparenza e verso la supremazia del merito sul privilegio è tutto in salita, protetto da un provincialismo arrogante e stupido, da leggi confuse e intricate, da assenza di lungimiranza, da una burocrazia di fossili. Opinione di stranieri: ci vuole tempo perché ” l’Italia abbracci la trasparenza e il principio dell’autonomia e che si allontani da una gestione centralizzata e quasi sovietica della cultura”.

Il Matto ed il Comico…di Rita Faletti

postato il 28 gennaio 2018 alle 18,39

Renzi tout court: evitare l’ingovernabilità……………..l’opinione di Rita Faletti

31 commenti
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Le liste dei regali che i vari partiti hanno redatto, sono l’espressione più eloquente della loro irresponsabilità. Ora che il livello di fiducia degli italiani nei confronti della politica è prossimo allo zero, ci si deve porre la domanda se esso non corrisponda alla stima della politica nei confronti degli italiani. Siccome sono convinta della specularità tra fiducia e stima, deduco che questo Paese non merita una classe politica migliore di quello che il Paese è. Una dimostrazione è offerta dal risultato di sondaggi condotti in questi giorni. Ogni cittadino interpellato sulle famose liste delle promesse, raccolte in un unico listone, ha risposto in base alle proprie convenienze. E’ la spia del senso civico e di appartenenza ad un Paese del cui bene tutti dovrebbero prendersi cura, se avessero la consapevolezza che il bene di tutti è il bene di ciascuno. Come il discorso sulle tasse: pagare tutti per pagare meno. A questa realtà, ne fa da contraltare un’altra: l’incorreggibile abitudine dei politici a blandire gli elettori, promettendo cose impossibili da realizzare, come dire mentire sapendo di mentire, con il fine di utilizzare il voto a loro esclusivo vantaggio. Come mai, alla sfiducia e al biasimo per la politica, non si risponde con la diminuzione del numero dei parlamentari? Semplice, è passato il concetto che la politica costituisce una fonte di reddito sicura fino alla morte. Il caso del Movimento 5stelle ne è un esempio. Chi sono i pentastellati? Giovanotti e signorine mediamente ignoranti, né più né meno dell’italiano medio informatissimo sul calcio e lettore a malapena di un libro l’anno, privi di impiego o con un impiego saltuario, chiamati da Grillo a partecipare all’impresa di aprire il Parlamento come una scatola di sardine. Attrezzati di un bagaglio culturale precario e di nessuna esperienza politica, sono sostenuti da Travaglio che suggerisce lessico ( “imbullonati alla poltrona” ) e intere frasi mandate a memoria per le grandi occasioni e corredate di coinvolgimento emotivo. Perché tanto consenso fin dall’inizio? La grande idea, il reddito di cittadinanza. Proponendosi come uno stipendificio implementando così il già smisurato assistenzialismo di Stato. Chi si alleerà con loro dopo il voto? Liberi e Uguali si esercitai in tappe di avvicinamento, con un programma da Ancient Regime fondato sulla sottolineatura dell’uguaglianza. Parola indefinibile e insignificante che adombra appiattimento e omologazione. E veniamo ai partiti del centro destra. Anche qui promesse mirabolanti che i proponenti non saranno in grado di mantenere, pena il default del Paese. Meno probabile la deriva neofascista della quale è accusato Salvini, interprete delle istanze di molti di porre dei limiti all’immigrazione. All’accusa si è unito il “partito dei vescovi”, gettatosi con impeto nell’arena insieme a drappelli della sinistra sinistra , dando vita a una versione aggiornata del catto-comunismo. Rimane il partito di Renzi o Gentiloni, come si preferisce, con alcuni ministri di tutto rispetto, e i risultati di cinque anni di governo da non buttare a mare, se si vuole evitare l’abisso. La stampa internazionale ci mette in guardia. Siamo l’anello debole dell’eurozona, per l’enorme debito pubblico, il sistema bancario debole, la scarsa competitività delle imprese e le esili speranze di riforme. Tutto questo non è imputabile a Renzi, ma è il lascito di scelte politiche sciagurate dei suoi predecessori, a partire dagli anni ’70. Pur indebolito dagli impallinatori dell’estrema sinistra, Matteo Renzi è, comunque, l’unico possibile innovatore della politica italiana. Pensiamoci prima del 4 marzo.
https://ritafaletti.wordpress.com/

Pierino la peste 25 gennaio 2018 at 18:17
Una sviolinata pro-Renzi c’era da aspettarsela da una renziana sfegatata : ma la gente che la legge (poca), le crederà?

Cosi cosi 25 gennaio 2018 at 18:31

Qua veramente l’unica che dimostra incompetenza, saccenza e pressapochismo è l’autrice dell’articolo che non capisco a che titolo scriva su rtm insultando tutti e dando indicazioni di voto per Renzi (che è tutto dire). Mi auguro che qualcuno si muova per vie giudiziarie

marte 25 gennaio 2018 at 18:37
“Chi sono i pentastellati? Giovanotti e signorine mediamente ignoranti, né più né meno dell’italiano medio informatissimo sul calcio e lettore a malapena di un libro l’anno, privi di impiego o con un impiego saltuario”
Ma Lei sta scherzando ? Quanto da lei scritto è completamente falso . Esprimere opinioni di dissenzo è lecito ed anche giusto, diffamare NO.

chiar …ezza 25 gennaio 2018 at 18:54
Come si diventa auto opinionisti? L’esame sarà piuttosto modesto, considerato lo spessore di tante parole (co)sparse di servili menzogne.
Chissà cosa penserebbero i Familiari della vittima di stato “suicidata” dott.David Rossi.
La voglia di vedere tutti i servi piazzati in incarichi pubblici a destra e manca presentare i loro curricula, una volta sbattuti fuori a calci in culo da poltrone d’oro conquistate senza alcun merito, è così tanta cara auto opinionista che non vediamo l’ora di recarci a esprimere un voto, il nostro si veramente libero!
Si ritiene, comunque, che tale articolaccio abbia un reale carattere diffamatorio, vile e squallido.
Arrivederci a marzo.

Ps: sig.a auto opinionista grazie, mi ha convinto a votare 5Stelle!

Missidia 25 gennaio 2018 at 20:30
Le informazioni corrono… risulta che Di Maio, non sia laureato e come lui molti altri…in quanto all’ignoranza si giudica dall’uso di grammatica e sintassi, ascoltandoli. Comunque concordo che il livello medio culturale sia scadente. Ma non sarebbe niente se ogni giorno i 5stelle, non cambiassero idea in base a come tira il vento.

Miii….. 25 gennaio 2018 at 21:28
Oh, oh, vi scandalizzate voi di 5 stelle? Vi siete dimenticati di tutte le offese e il turpiloquio che avete usato fino a poco tempo fa, a destra e a manca (( ladri, corrotti, incompetenti, buffoni) contro tutto e tutti senza fornire prove….

gio 25 gennaio 2018 at 21:54
Per una volta mi trova pienamente d’accordo. Il governo Renzi/Gentiloni è stato di sicuro il meglio possibile, avrebbe potuto fare di più, ma spesso per errori di comunicazione, quasi sempre per le lotte interne ciò non è stato possibile.
Il M5S? Un movimento dove la democrazia è latitante, dove Uno vale zero. La barzelletta più pericolosa generata da un bravo comico.

sara2 26 gennaio 2018 at 09:32
” Niente rende MODESTI ,neanche la vista di un CADAVERE ” E.M.CIORAN !!!! Da ITALIANA mediamente ignorante rimango Schifata e Indignata da tanta SACCENZA e Alterigia di un’ articolista che approfitta di uno spazio su RTM per fare un comizio meschino e servo di una politica vassalla di valvassori ! Sarebbe più utile ,almeno allo spirito, starsene davanti al Caminetto a sbucciare castagne in queste serate di freddo inverno e lasciare stare fli ITALIANI ,Precari e Mediamente IGNORANTI , che non hanno di certo bisogno ancora degli “incantatori di serpenti ” per discernere e scegliere !!!!

puppetta 26 gennaio 2018 at 13:42
Perfettamente d’accordo con Rita Faletti.

Dario 26 gennaio 2018 at 14:13
Che verogna di articolo. Indegno e diffamatorio.
“Chi sono i pentastellati? Giovanotti e signorine mediamente ignoranti, né più né meno dell’italiano medio informatissimo sul calcio e lettore a malapena di un libro l’anno, privi di impiego o con un impiego saltuario..” .

Ma siete impazziti???

Giorgio 26 gennaio 2018 at 19:06
Renzi ha avuto la sua opportunità e l’ha sfruttata malissimo direi….
Ha fallito con le banche, ha fallito con il welfare, ha fallito col rilancio dell’economia, ha fallito con l’Expo, ha fallito sulla politica estera e sui rapporti con l’Europa e Lei ancora vuole dirci che è la nostra unica possibilità?
Articolo fazioso e fortemente diffamatorio nei confronti soprattutto dei 5 stelle.
Un motivo ancora in più per votarli

sara2 27 gennaio 2018 at 08:26
….Nella pubblicazione dell’articolo ritengo ci sia stata superficialita’!!!!,concedere uno spazio di informazione generale e semplice dove ci sono ” sponsor “e’ stato fuori luogo e improprio e una sanzione amministrativa non sarebbe scandalosa.Visto che la sig.ra si differenzia ,nella sua fulgida intelligenza,dai mediamente ignoranti come mai non ha rivolto il suo comizio ad una “testata nazionale” ? ed ha pensato ad una ristretta cerchia di lettori !!!comunque considerata una forte miopia politica volevo ricordare come un governo,campionario del piu’ svariato. e’ composto di personaggi non legittimati dal popolo,fatti assurgere con prepotenza al ruolo di legislatori,che si permettono di parlare pero’ in ” nome del POPOLO ITALIANO ” senza titolo e mandato,incostituzionali , e messi a reggere Ministeri,fulcro della CULTURA e della CIVILTA’ e della DIFESA della NAZIONE ! SIAMO AL PARADOSSO

Peppe 27 gennaio 2018 at 09:42
A Giorgio, spero non abbia preso gli 80€, sa’ sputare nel piatto è ‘na brutta cosa. Il fallimento, è l’incapacità di comprendere che limitare i danni ai correntisti delle banche è utile per la gente e per i cittadini che hanno quella disavventura, spero lei non abbia un conto corrente oppure un investimento in una banca che fallisce, sa’ è facile fare la morale ai danni degli altri. Il fallimento è l’incapacità di comprendere come i rapporti con l’Europa siano migliorati (ricorderà lo spread a che livelli era arrivato ai tempi di Berlusconi… il quale si dimise per quei cattivi rapporti ai quali lei fà riferimento), oggi assistiamo che anche Berlusconi va ad accreditarsi in Europa. Vede Giorgio, il problema è quello ci comprendere la realtà al rovescio… il “fazioso e diffamatorio”, purtroppo, comprendo lei abbia dimenticato, ma vada a ricercare su youtube la diffamazione e la faziosità sommersa da insulti e “VAFFA” di Grilli e comici vari… addirittura il “parto” del M5S è avvenuto nel VAFFADAY, e parla di faziosi e diffamatori gli altri. Vede questo è il disastro italiano… non comprendere niente della realtà e parlare, parlare, parlare, parlare, parlare…

Peppe 27 gennaio 2018 at 09:53
Comunque, vado alla mia opinione sull’articolo. Condivido perfettamente l’articolo della sig.ra Rita Faletti, ma i commenti evidenziano che nessuno comprende la realtà. A me stanno bene tutti questi proclami, perchè così avremo reddito di cittadinanza, elimineremo la legge Fornero (che gli stessi detrattori hanno votato), avremo politici onesti finalmente, non ci saranno più immigrati (spero lasceranno entrare belle ragazze, magari nordiche e bionde… “la razza” che Noi preferiamo), raddoppieranno gli stipendi e le pensioni, andremo in pensione a cinquant’anni come fanno oggi i furbi, gli italiani non saranno più ignoranti e razzisti finalmente, l’Europa sarà orgogliosa di noi… cosa volere più dalla vita?

Ipocrisiavaivia 27 gennaio 2018 at 10:16
– Ministro della Salute: Liceo Classico;
– Ministro Istrunione Università e Ricerca: Licenza media inferiore;
– Ministro Esteri: Angelino Alfano (è tutto dire);
– Sottosegretario alla Banca Etruria e alla Sua Famiglia: Maria Elena Boschi;
– Ministro del Lavoro Poletti: Perito Agrario;
– Ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando: Diploma di Maturità scientifica…
Ma di cosa stiamo parlando?
Ma v’informate prima di scrivere?
Questi sono i titoli dei “competenti”
E cosa dire di Renzi che passa notizie riservate sul decreto banche a De Benedetti tanto da fargli guadagnare 600 mila euro?
Comunque sulla “mediamente istruita” Rita Faletti, c’è da riconoscere la fermezza (sic.) della sua ondivaga prosa.
A leggerla si ha finalmente conferma che in Italia destra e sinistra sono la stessa cosa…
Grazie

Paolo Ferrara 27 gennaio 2018 at 11:13
E’ semplicemente disgustoso quello che si legge in questo…… proclama pro renzi. Ma chi cavolo è questa rita farlocca? Mi fermo qua

‘zulu 27 gennaio 2018 at 12:43
Bellissima arringa del signor Ipocrisiavaivia, molto eloquente il suo intervento, ha ragione: tanti lamenti su gli attuali ministri… beeeeee ma quanto ha ragione, mentre indirettamente ci evidenzia come il leader dei populisti per antonomasia candidato a presidente del consiglio è peggio di loro, si Di Majo, forse non è neppure diplomato, forse non è riuscito a prendere il diploma e pensare che i suoi genitori erano insegnanti … “ma nun c’arriniscieru a farici pigghiari piezzu ri catta” (vedere su wikipedia), comunque prende lezioni di grammatica e poi le farà vedere cosa riuscirà a fare… ha ragione signor ipocrisiavaivia tutte stè cose sbagliate che vediamo, mentre il nuovo qualunquismo in arrivo inneggia al razzismo ed alla differenza di razze … proprio oggi che è il giorno della memoria. Ha perfettamente ragione signora Rita. Al sig. Peppe, condivido il suo pensiero, ma l’Italia è il paese dei corrotti e dei corruttori (gli italiani guardano solo i corruttori), degli evasori fiscali… è ovvio che un evasore “impazzisce” se lo costringono a pagare una passa che prima evadeva e la pagavano i pochi onesti (come ad esempio la tassa sulla TV). Si signor Peppe, si lamenteranno sempre anche quelli che hanno ricevuto gli 80 €, forse, e non ne sono certo lo capirebbero se gli togliessero tutto quanto percepito. Io personalmente non ho gradito questo, tuttavia l’ho compreso, ho compreso che occorreva fare qualcosa in un momento di crisi internazionale (che noi per tanti motivi avvertiamo maggiormente) occorreva aiutare le famiglie. Ma mi fanno vomitare le persone che hanno preso quei soldi e disprezzano chi ha dato quel contributo. Ma le cose, comunque vadano si sistemeranno, ne sono sicuro. Grazie

Ipocrisiavaivia 27 gennaio 2018 at 14:05
@Zulù
Lei è libero di credere chi vuole e senza insultare, diffamare e denigrare, come ha fatto l’autrice di questo articolo…
Personalmente la mia fiducia vorrò darla a chi urla “onesta”.
Ha visto mai, che a furia di urlare questa parola, poi ci credono realmente, mentre per gli altri, questa è come l’acqua santa per i vampiri?

gio 27 gennaio 2018 at 16:58
La capacità indiscussa di Grillo, far apparire la TV come il diavolo, e sfruttare internet come fosse acquasanta. Con la balla della democrazia diretta, ha fatto diventare scemi anche tanti intelligenti.
Internet è un morbo, è l’antidemocrazia, è la base su cui costruire nuove dittature e grandi povertà, se non sei vaccinato, meglio starne lontano.

Ipocrisiavaivia 27 gennaio 2018 at 20:10
@Gio’
Con la TV non è possibile il contraddittorio pertanto tutto quello che le propinano se lo deve bere, nolente o volente, e 40 anni di veline nei Telegiornali della DC hanno insegnato molto bene. Non è certo Grillo ad imporre internet e lei può benissimo evitare questo mezzo di comunicazione che comunque le permette di scrivere qui.
Ma ritornando all’argomento, ma se Renzi non riesce a tenere insieme il suo partito…
Ma chè speranza ha il PD di governare senza Berlusconi?

Sucatrice 27 gennaio 2018 at 22:09
Gentile, signora,
Non capisco perchè le “persone oneste” preferisco fuggire all’estremo nord d’italia piuttosto che confrontarsi a viso aperto nel proprio territorio. Mah , avranno le loro buone ragioni!!!

gio 27 gennaio 2018 at 22:17
La stessa speranza che hanno i 5S.
Mi spiace disilluderti, ma è proprio l’interazione il vero pericolo con internet, la sensazione di essere partecipi, in realtà sei attirato nel grande gioco virtuale e manipolato.
Solo una domanda, visto quello che è successo con le parlamentarie (risultati ancora sconosciuti), se ciò si ripetesse con le elezioni prossime, che concetto avresti della democrazia?
Non vado oltre perché uscire i fuori tema.
Ancora una cosa, ma sei sicuro che Rita Faletti sia una donna?

Ostregaaaa…. 27 gennaio 2018 at 23:47
Noto con interesse che i fan pentastellati sono colti, scrivono molto bene, e soprattutto sono calmi e hanno reazioni moderate. Accettano le critiche e sono molto garbati. Bravi, e proprio così che si ricostruisce l’Italia.

sara2 28 gennaio 2018 at 13:58
E se l’autrice fosse una ” suora o una monaca” ? ,ancora più grave sarebbe il suo sermone politico ! se così fosse davvero ,maggiormente, le consiglio di sgranare piu’ rosario , di dedicarsi alla preghiera ed alle opere pie!.. i proclami siffatti contrastano con la religiosita’monacale e dal punto di vista dell’etica religiosa lasciano molto da dire e discquisire

‘zulu 28 gennaio 2018 at 19:35
Cara signora Rita, sicuramente ha letto i commenti, può comprendere benissimo il “livello”… purtroppo questa è la società alla quale apparteniamo. Credo che ci dirigiamo verso l’ingovernabilità e l’inconcludenza con il conseguente disastro. Non si legge niente di niente solo sciocchezze e inconcludenti parole, talvolta senza nessun filo logico.

miiii,,,,. 28 gennaio 2018 at 20:12
Grande Sara2. Nun ci capiscu nenti.

Ipocrisiavaivia 29 gennaio 2018 at 08:32
Scusate…
Fino adesso ho letto parole astiose e conclusioni dettate dalla rabbia, ma una domanda la vogliamo formulare?
Cosa spinge la gente in Italia a votare il Movimento 5 Stelle, consapevoli della presenza del “Comico” (anche se le migliori gag provengono fa ben altri e seriosi personaggi) alla loro guida?
Gli italiani sono impazziti oppure oppure viviamo in un Paese ignorante di cui solo gli Zulu le Faletti le Puppetta (sic) eccetera, detengono la fiaccola della cultura?
Non è che presupponendo a priori questo principio, lo stesso non vi sconfini nella presunzione?
La presunzione di giudicare prima, è
sempre stata parente dell’ ignoranza.
@ Ostregaaaaaa
Le posto il suo commento riveduto e corretto:

Noto con interesse che i fan piddini sono colti, scrivono molto bene, e soprattutto sono calmi e hanno reazioni moderate. Accettano le critiche e sono molto garbati. Bravi, e proprio così che si ricostruisce l’Italia.
Come vede, non vi è differenza alcuna

puppetta 29 gennaio 2018 at 09:26
Il primo a giudicare è stato grillo nel vaffaday, si ricordi “Ipocrisiavaivia”, ha ragione, la presunzione, è sempre stata parente dell’ ignoranza, ne siamo convinti. Bravo Ipocrisiavaivia. Addirittura rivede e corregge i commenti di altri, ma lei è un padreterno!, Grande! Mi corregga pure il commento se vuole, lo faccia come vuole lei così sarà contento (la presunzione, è sempre stata parente dell’ ignoranza, come lei dice).

Piero 29 gennaio 2018 at 12:31
Comunque abbiamo compreso che tra pd, m5s e centro-destra avremmo l’imbarazzo della scelta su chi buttare giù dal decimo piano. Quindi non andare a votare? Errato anche questo!

sara2 29 gennaio 2018 at 12:43
Risparmio altri commenti! Ora siccome ogni singola persona ha le proprie opinioni , quello che disturba e’ l’ingerenza esterna di pseudo intellettuali che,arrogantemente cercano di imporre le loro analisi e il loro pensiero di fatti ed azioni,!!!questo tentativo di trascinare le menti, lo trovo inopportuno per lo spazio utilizzato e una completa mancanza di RISPETTO per i lettori, considerati sotto il livello intellettivo da una persona a cui probalbilmente non viene data considerevole attenzione in altri luoghi e trova qui,il modo per tacciare di mediocrita’,con rabbiosa presunzione!quantomeno NON PERMETTERLE di OFFENDERE ! potrebbe sempre dedicare piu tempo alla preghiera o se non le piace sgranare il rosario si dedichi a qualcos’altro di piu’ apprezzabile

gio 29 gennaio 2018 at 14:12
@ sara2.
Ma ha sentito o letto Travaglio? L’opinione ha diversi pesi?
La grandezza o meno dell’Opinionista legittima l’opinione?
Posso reprimere la mia opinione? I 5S, si sono trasformati, non sono più un movimento, ma un partito vero. Ciò è dimostrato dalle promesse elettorali, che si sono uniformate agli altri partiti, senza dare alcuna spiegazione del come. Rammento che il NS problema è il debito pubblico.

Primati e baby gang a Napoli……….l’opinione di Rita Faletti

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Oltre alla pizza napoletana patrimonio dell’umanità, il capoluogo partenopeo vanta tutta una serie di primati. Quello della raccolta differenziata che lo colloca al 536esimo posto su 550 comuni, sgretolando la sicumera di De Magistris che nel lontano 2011, anno della sua elezione a sindaco, promise faville con il “porta a porta”. Quello dell’inquinamento del mare, rinominato “mare monstrum” da Legambiente per gli scarichi abusivi , lo sversamento di materiali tossici e la mancata depurazione. Quello del diportismo selvaggio con 392 infrazioni al Codice della navigazione, un quinto dell’intero totale nazionale. Quello della cementificazione illegale lungo le coste. A Napoli le regole non esistono, ognuno fa quello che vuole, impotenti le istituzioni e le forze dell’ordine. Cantando e ballando, la città di Pulcinella è al penultimo posto in Italia per illegalità e degrado. Neanche gli alberi di Natale si salvano, li rubano dappertutto, perfino la Galleria Umberto, nel cuore della città, è stata depredata del suo abete. Un gruppo di adolescenti desidera un cellulare? Nessun problema. Individua la vittima, un coetaneo, la accerchia, e se le buone maniere non sono abbastanza convincenti, la pesta di botte e se ne va, nell’indifferenza generale, con il maltolto. A volte l’aggressione avviene a titolo gratuito, per il semplice piacere di picchiare e fare male. Calci, pugni, catene e coltelli. A Chiaiano una baby gang ha spappolato la milza a Gaetano; nella Villa comunale di Pomigliano d’Arco dieci mini criminali si sono accaniti contro due minorenni, quattordici e quindici anni, per rapinare uno smartphone. Contusioni all’addome e un naso rotto. Diciassette rapine in due mesi le imprese di un’altro gruppo di cui fanno parte due minorenni. La situazione, già grave, di scarsa sicurezza, sta sfuggendo di mano e i genitori temono di lasciare i loro figli in balia di una città che nasconde insidie anche nelle zone fino a ieri ritenute tranquille. Grazie al sistema di videosorveglianza, che sostituisce la mancanza di collaborazione dei cittadini , è stata possibile la cattura di alcuni colpevoli; di essi uno nascondeva ancora le catene usate per le aggressioni. Condotti nelle stazioni di polizia, i baby criminali vengono trasferiti nei centri di accoglienza o affidati in custodia al carcere di Poggioreale, se di età superiore ai quattordici anni. Gli altri vengono lasciati liberi. Napoli è una città pericolosa e difficile che, come ha confessato lo stesso Paolo Sorrentino, bisogna affrontare di petto. Lui ha preferito trasferirsi a Roma. Comportamenti violenti anche nel mondo degli adolescenti non sono cosa nuova, preoccupante è il suo diffondersi, che è misura del degrado non solo sociale ma soprattutto morale, del quale sono colpevoli gli adulti. Famiglie, quando ci sono, e istituzioni. Tra queste, la scuola, benchè non direttamente responsabile ma spettatrice silenziosa quando potrebbe funzionare da osservatorio dei costumi e delle tendenze di una collettività. Il comportamento di uno studente, la presenza assidua o l’assenteismo, l’attenzione, il rispetto o la trasgressione delle regole e il profitto sono parametri che suggeriscono molto di una realtà. Il lavoro di recupero dovrebbe prendere le mosse dalla raccolta di questi dati per poi coinvolgere associazioni e strutture che si occupano di giovani problematici. Un capitolo importante è la repressione, se la prevenzione è stata insufficiente o inesistente. Le pene andrebbero riformate, ma non nel senso di un inasprimento, che potrebbe rivelarsi inutile o peggiorativo. In questo scenario, la percezione ha un ruolo significativo. Quando si dice che le baby gang a Napoli più che altrove imperversano in periferia come al centro, non si esagera. Francesco Donato Perillo scrive: ” A Napoli la differenza tra il reale e il percepito è resa sottile dalla misura con cui i suoi fenomeni si manifestano. Come nel Cristo velato quel velo non nasconde Cristo, ma lo svela”. La percezione quindi come fotografia della realtà dove la violenza dei minorenni é una spia potente dell’illegalità elevata a sistema. Significa che gli argini di contenimento, già labili e precari, sono stati rotti in un territorio dominato dall’ illegalità, e al loro posto è stato eretto un vergognoso muro di omertà e complicità che non preserva nemmeno i bambini.

Campagna elettorale senza aritmetica……..l’opinione di Rita Faletti

di Rita Faletti – posato il 13 gennaio 2018 alle 11,49

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Quanto interesse suscita questa campagna elettorale soufflé? Se diamo retta ai sondaggi che oggi darebbero la vittoria al partito dell’astensione, la sfida tra politici di lungo e medio corso e new entry, incuriosisce più per l’abbondanza di promesse e l’impossibilità a mantenerle, che per i programmi. Che fine hanno fatto i programmi? A meno di non considerare tali i soliti slogan elettorali simili alle pubblicità sul dentifricio, o sull’antinevralgico , o sul detersivo, i programmi sono i veri assenti. Più lavoro per i giovani, lotta alla povertà, meno diseguaglianze, più welfare, società più giusta, salvaguardia dell’ambiente.. Intenzioni rispettabili, anche condivisibili. Ma non sono programmi. Un programma è il risultato di un esame attento della realtà e di un progetto Paese che contenga delle priorità e indichi chiaramente dove andare a prendere i soldi per attuarle. Sembra invece che la priorità per tutti sia l’abolizione di qualcosa: del bollo sulla prima auto, della tassa sulle successioni e le donazioni, della legge Fornero, del Jobs act, delle pensioni d’oro, di quattrocento leggi, del finanziamento all’editoria, del canone Rai e via dicendo. Nessuno parla delle coperture economiche, qualcuno si limita a citare vagamente la lotta all’evasione fiscale e la spending review, obiettivi difficili da raggiungere, come sappiamo, e di scarso appeal in una corsa all’impazzata per l’accalappiamento di consensi e di voti. In realtà, la preoccupazione dei partiti è cercare di prevedere come andrà a finire, quali alleanze siano possibili e a che prezzo, quali siano gradite o meno agli elettori. C’è un collettivo disinteresse per gli aspetti pratici: la ripresa in atto non consente di allargare i cordoni della borsa. La nostra economia, che cresce con numeri e a ritmi inferiori rispetto agli altri Paesi europei, non è abbastanza forte e il debito pubblico è aumentato. Non è pensabile né ammissibile fare manovre in deficit, sapendo che nell’anno in corso la Bce ridurrà l’acquisto di titoli, il quantitative easing che ha favorito la ripresa economica. Ora non si chiede ai politici di presentarsi con il cilicio, ma almeno di non raccontare bufale insostenibili. Se la politica vuole riacquistare credibilità, le rimane un’ ultima chance: evitare di promettere quello che non potrà mantenere ed esigere da se stessa e dal Paese rigore e senso di responsabilità. Riprenda il discorso del contrasto all’evasione fiscale ( novanta miliardi l’anno, con punte del 60 per cento al Sud ) e dica come intende intensificare i controlli, magari ricorrendo all’anagrafe tributaria che già esiste con la funzione di monitorare i contribuenti, e incidere maggiormente sulle pene; in America l’infedeltà fiscale è un crimine e per gli evasori c’è la detenzione. Sarebbe una vittoria sull’inciviltà e significherebbe soldi per gli investimenti, che sono più posti di lavoro per i giovani, più consumi, migliori servizi, più welfare. L’abolizione delle tasse universitarie è una proposta infelice che sa di ideologie novecentesche e servirebbe solo a livellare ulteriormente verso il basso preparazione e competenze e rendere le nostre università meno competitive, l’esatto opposto di quello che ci serve. L’abolizione della Fornero è pura farneticazione, la flat tax al 20 per cento un sogno, l’abolizione del canone Rai una contraddizione, l’abolizione del Jobs Act un’imprudenza, l’abolizione del finanziamento all’editoria un atto dittatoriale. Equo sarebbe, invece, attribuire la pensione contributiva con valore retroattivo a tutti e impedire, come accade ora, che passi in eredità a tutto il parentado.

 

La ragazza del Hijab……..L’opinione di Rita Faletti

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copyright –  Giannino Ruzza

I primi giorni del 2018 inaugurano un nuovo capitolo nella crisi mediorientale. Nell’Iran degli ayatollah, il popolo si sta muovendo in masse sempre più numerose che si allargano dalla capitale Teheran a tutto il paese. E’ un’azione di protesta contro il regime accusato di corruzione e di aver ridotto la popolazione alla fame per investire denaro in guerre esterne. Quanto legittima è l’accusa? A capirlo, ci aiutano le guerre che hanno insanguinato Siria e Iraq, la guerra contro lo Stato Islamico, la guerra civile yemenita. In ognuna, l’Iran ha avuto una parte, in tutte, con lo scopo di rafforzare il suo potere nella regione e con l’aspirazione alla supremazia nel Medio Oriente, rimanendo sempre, però, dietro le quinte: in realtà, l’Iran ha combattuto guerre per procura. Prendiamo il caso della Siria. La rivolta popolare contro la dittatura di Bashar al – Assad, quando in altri Paesi arabi, Tunisia, Egitto, Libia, avveniva lo stesso, da cui la definizione “Primavere Arabe”, benché repressa con la violenza, prese ben presto la forma di una brutale guerra civile che in sei anni uccise mezzo milione di siriani. Quella guerra non sarebbe stata vinta dalle forze governative di Assad se le milizie irachene, afghane e quelle libanesi del gruppo Hezbollah ( il Partito di Dio ) sponsorizzato dalla repubblica islamica iraniana, non fossero intervenute sotto l’unica direzione dell’Iran. Se Bashar al- Assad occupa ancora la sua poltrona di presidente, sa che lo deve a Teheran. Ora la sua Damasco rischia di diventare la capitale di una colonia iraniana, che potrebbe servire, in futuro, come base per un’offensiva militare contro lo Stato di Israele. La recente distruzione del califfato di al -Baghdadi tra Siria e Iraq, è stata il risultato, oltre che degli stivali sul terreno dei curdi siriani e dei peshmerga iracheni, dell’intervento congiunto dei bombardieri di Obama e soprattutto di Putin e del suo decisionismo, anche dell’Iran. I lunghi tentacoli dell’espansionismo iraniano hanno in Iraq il sostegno di gruppi di miliziani professionisti, formatisi all’epoca della guerra americana in Iraq, addestrati, pare, secondo le tecniche utilizzate con successo dalle Guardie della Rivoluzione iraniana. E non poteva mancare, nella rete di collegamenti e alleanze costruite nel tempo, il gruppo terroristico palestinese specializzato nel lancio di razzi Qassam e Grad su obiettivi civili a Sud di Tel Aviv, il famigerato Hamas, sponsorizzato anche esso da Teheran, come ha confermato lo stesso Abu Mazen: ” Il processo decisionale di Hamas è nelle mani di Teheran.” Per tornare alle proteste di questi giorni, il Presidente “moderato” Rohani si è rivolto ai manifestanti rassicurandoli che non è sua intenzione colpire i fautori dei disordini, ma non tollererà che le leggi vengano trasgredite. Finora, sappiamo che le vittime sono una ventina e oltre un migliaio gli arresti. E che ne sarà della giovane donna ripresa mentre agita in aria il hijab per chiedere più libertà e più diritti? la somma Guida spirituale della Rivoluzione, Khamenei, il successore di Khomeini, ha parlato e ha assolto i ribelli. Un discorso breve: la responsabilità dei disordini è dei nemici dell’Iran che vogliono destabilizzare il paese con soldi, armi e spie. Non scioglieremo il mistero rivelando i nomi dei nemici, ci limitiamo a commentare così: pensano male coloro che agiscono male. Intanto giunge la notizia che le proteste sono state sedate e l’ordine ristabilito. L’apparato non desidera clamori, l’Iran è un paese coeso e stabile. Però qualche domanda possiamo farcela: quali sono i reali obiettivi di quel signore dai modi concilianti, il presidente Rohani? Consolidare il potere iraniano nella regione o estenderlo a tutta la penisola arabica? Esportare la rivoluzione khomeinista in tutto il mondo islamico? Viene il dubbio che gli obiettivi di quel signore dai modi concilianti vadano ben oltre le concessioni di Obama sul nucleare, che Trump intende cancellare.

Sotto l’albero una scatola piena di verità….l’opinione di Rita Faletti

postato il 24 dicembre 2017 alle 12,46

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Trump ha detto che negli Stati Uniti gli immigrati fanno la bella vita e che è ora di darci un taglio. Gli afgani sono troppi, in più vengono da un paese che è il covo del terrorismo, i nigeriani arrivano e non si sognano proprio di fare ritorno nelle loro capanne, gli haitiani portano l’Aids. Bollato di grossolanità, aspramente criticato dai media globali cultori del politicamente corretto, colpevoli di aver infettato lessico e menti, il Presidente twitta verità scomode che sono musica per le orecchie di chi guarda la realtà senza le lenti dell’ipocrisia. Il linguaggio subisce da tempo una metamorfosi che è contemporaneamente eliminazione e sostituzione. Parole espunte dal lessico in quanto connotano la cruda realtà. Così un cieco diventa un non vedente, un invalido uno diversamente abile.
E fin qui nessuna obiezione, la delicatezza suggerisce di evitare alcune parole per le qualità discriminanti cui alludono. Sciocco è invece sostituire con locuzioni termini che connotano categorie di lavoratori. Che senso ha chiamare lo spazzino operatore ecologico o la domestica collaboratrice familiare? E’ come considerare offensivi certi lavori. Trump ha ragione a non farsi problemi, chiamando le cose con il loro nome, posto che non tutti gli afgani sono terroristi, ma molti sì, non tutti i nigeriani vivono in capanne, ma molti sì, non tutti gli haitiani sono malati di Aids, ma molti sì. L’America first del Presidente ha bisogno di messaggi chiari, quindi di generalizzazioni. E tutti noi sappiamo, anche se fingiamo che così non sia, che le generalizzazioni sono nate per fotografare efficacemente e sinteticamente la realtà. Il politicamente corretto è un abito che confonde e non rendendo giustizia al vero, progressivamente annienta il senso critico facendo scempio delle diversità di opinione e della libertà. Facciamoci un bel regalo per Natale, mettiamo sotto l’albero una scatola piena di verità.

6 Commenti

    1. Un altro bel editoriale permeato di razzismo. Molti si dice la signora Faletti che ne sa piú di noi. Vergognoso che continuate ad ospitare tali inessattezze e bassezze mascherate da cosidetti fatti certi.

    1. Mi associo a @jul e aggiungo che leggere tali inumane assurdità sono una offesa alla dignità umana!

    1. ….Faletti, avanti così… Le verità sono scomode a certa gente….radical chic…, ma chi se ne frega…

    1. L’articolo inizia con “Trump ha detto” e si conclude con “verità”, caricando di un’aura profetica un personaggio che twitta e parla molto senza commisurare alla qualità ciò che dice. L’hanno capito in molti, e qui il politicamente corretto non c’entra. Un uomo pubblico e politico che è allergico ai giornalisti e che, a giorni alterni, fa e disfa la sua squadra presidenziale come il suo indefinibile ciuffo non dà un bel segnale, anzi sembra proprio non sapere quel che voglia e non comprende, come dovrebbe, che a certi livelli ogni parola detta trascina il suo carico
      di responsabilità. Certo i nuovi immigrati fanno la bella vita perché nell’immaginario dell’affarista alla guida degli Stati Uniti non sono stati gli Americani ad importarli, conducendoli in schiavitù, ma sono loro stessi, da uomini sfrontatamente liberi e non da liberti, ad approdare volontariamente sul suolo americano. E visitare l’Afghanistan da turisti armati per difendere gli interessi degli Stati Uniti nella regione, addestrando in casa loro i mujaheddin, è cosa diversa dall’averli in casa propria, soprattutto perché non hanno capito che si può essere terroristi in patria ma sempre brave persone altrove. Trump, poi, non è riuscito nel suo intento umanitario di convincere i Nigeriani che negli Stati Uniti non c’è più né la capanna né lo zio Tom e che le dimore americane non sono per nulla comode e per niente igieniche. Così come freme per la salute degli Haitiani, perché ad Haiti gli Americani sono riusciti a debellare la febbre gialla, hanno contribuito a contenere gli effetti di varie epidemie ma un Haitiano lontano dal suo territorio è un ricettacolo di virus difficilmente controllabile, e l’HIV non è un virus qualsiasi. Per Trump, Gerusalemme non può che essere la capitale d’Israele e la Palestina è destinata dalla storia ad essere terra di nessuno. Basta con gli eufemismi, ogni cosa venga chiamata con il nome scelto dal potente di turno. “E’ inutile fingere di non sapere” – dice la Faletti – “che ….. le generalizzazioni sono nate per fotografare efficacemente e sinteticamente la realtà. Il politicamente corretto è un abito che confonde e non rendendo giustizia al vero, progressivamente annienta il senso critico facendo scempio delle diversità di opinione e della libertà”. Concludo con una proposta per niente alternativa a quella conclusiva della Faletti: “Facciamoci un bel regalo per Natale, mettiamo sotto l’albero un Trump adulto e opulento, saggio e irreprensibile, abbandonando lo stereotipo, fra l’altro oggi sempre meno politicamente corretto, del Bambinello nella grotta al freddo e al gelo. Il corpulento biondo-arancio, assorto nei suoi fantasiosi pensieri di governo del mondo, che una miriade di dissennati avversa, vigila dalla Trump Tower e dalla White House, lasciando al freddo e al gelo le insidie anti-americane. Tornando alla Faletti:” L’America first del Presidente ha bisogno di messaggi chiari”. E cosa c’è di più chiaro di un linguaggio nudo e crudo, che accende il fuoco della purezza per ridurre in cenere le presunte impurità?

    1. La Storia si ripete…Mussolini ha ispirato Hitler (ma il primo ha sempre considerato il secondo un pazzo, gliene va dato atto), Trump è un politico geneticamente modificato che trova nel ventennio berlusconiano le sue basi…
      Siamo sempre stati avanti..!

Gerusalemme capitale d’Israele………..l’opinione di Rita Faletti

postato il 10 dicembre 2017 alle 10,05

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Complimenti mister Trump. Ben fatto! Era ora che un presidente americano decidesse di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. La promessa fatta in campagna elettorale, di riconoscere a Israele, nazione sovrana, il diritto di determinare la propria capitale, è stata mantenuta. Un impegno assunto dal Congresso ventitrè anni fa e puntualmente disatteso da Clinton, Bush e Obama forse per timore di dover poi affrontare, in via definitiva, una questione spinosa dai risvolti imponderabili. Trump ha avuto il coraggio di farlo e le reazioni sono state immediate. Nel fosco panorama mondiale in cui la pace è solo apparente e i diritti calpestati, una scintilla, un nonnulla può scatenare l’inferno. Il presidente palestinese Abu Mazen l’ha accusato di non volere la pace, il capo di Hamas, gruppo terroristico vicino ai Fratelli Musulmani, da Gaza ha minacciato la terza intifada invitando Al-Fatah a unirsi nella lotta contro il nemico sionista. Condanna all’America anche dall’alleato Erdogan che in fatto di diritti calpestati non è secondo a nessuno. Il mondo arabo agitato da conflitti sanguinosi da millequattrocento anni, per motivi etnici e tribali, oltre che religiosi, ha improvvisamente scoperto che può momentaneamente mettere da parte i vecchi rancori per marciare unito contro il comune nemico e il di lui amico e alleato. La storia si ripete: settanta anni fa i paesi arabi che da tempo inseguivano in vano il sogno del panarabismo, trovarono l’unità auspicata grazie alla guerra contro Israele. Bandiere americane e israeliane date alle fiamme, folle di manifestanti arrabbiati , parole oltraggiose e minacce. Immagini già viste in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est, ma inedite in altre parti del mondo. In Europa serpeggia una certa inquietudine che si è materializzata nell’aspra condanna di Macron all’annuncio del presidente americano e nell’invito rivolto all’ONU di convocare una riunione che blocchi il piano temerario. Merkel e May si sono accodate e la Mogherini, filo-araba ed ex dalemiana doc prima di passare con Renzi, ha espresso seria preoccupazione. E il Papa cos’ha detto? Semplice, si rispetti lo status quo. Lasciare le cose come stanno. Per la verità, la strategia dello stallo non pare abbia portato a risultati apprezzabili. Dalla proclamazione dello Stato di Israele nel 1948, il conflitto israelo-palestinese ha conosciuto brevi periodi di pace alternati a scoppi di violenza. Attentati suicidi a civili inermi, accoltellamenti, lanci di razzi, molotov e pietre hanno fatto morti e feriti tra gli israeliani; un’escalation di terrore che ha portato a rastrellamenti e rappresaglie pesanti, con perdite che non hanno risparmiato vittime tra i palestinesi. Vani i tentativi, a più riprese, di costruire un percorso di pace. La soluzione dei “due Stati, due popoli” che avrebbe posto fine al conflitto realizzando l’aspirazione dei palestinesi, fallì a causa della inaffidabilità di Arafat che si rifiutò di sottoscrivere la clausola che garantiva a Israele il diritto all’esisternza. “Preferisco essere ucciso dal proiettile israeliano che mi considera un nemico – dichiarò – anziché dal proiettile di un palestinese che mi condanna come un traditore”. Frase che rivelava gli interessi in gioco e fa capire una volta ancora che i palestinesi e i burattinai del terrore non sono interessati alla pace ma alla distruzione dello Stato ebraico. Cosa che l’Europa dei governanti pavidi e delle sinistre snob e ipocrite finge di non capire, continuando a chiamare “resistenti” i terroristi e a rimandare al mai una soluzione. Si prendano la loro parte di responsabilità. Trump, al contrario, è un pragmatico, e convinto che l’inazione sia più pericolosa dell’azione, ha scelto di agire, incurante di critiche e attacchi e consapevole che quello che deve accadere accadrà.

 

12 Commenti

    1. Complimenti per la chiarezza, cosa che non accade nei TG nazionali…..ti dicono il contrario di tutto.
      Signora FALETTI sono un suo fan adesso faccia un articolo e ci spieghi come Lei sola sa fare, il fascismo e i centri sociali dei nostri tempi.

    1. Il proporrei, visto che ci siamo, di allargare anche i confini di Israele: diamogli un pezzo di terra dall’Eufrate al Nilo e facciamoli contenti; dove non è riuscito Jahweh in quattrocento anni di stermini di massa (ai danni di altri ebrei), riuscirà Trump in una legislatura. Se solo lo 0,1% dei cristiani avesse letto la Bibbia, articoli così non avrebbero ragione di essere mai pubblicati.

    1. E si, qualche vittima fra i palestinesi c’è stata. Pochine, ma si può ancora rimediare.
      Io mi fido delle parole del Papa e non di quelle di un folle guerrafondaio qual’è il presidente americano.

    1. ROMA CAPITALE D’ EUROPA?
      ROMA è LA CITTà SANTA D’EUROPA DEVE ESSERE LA CAPITALE? LE SEDI DELL’EUROPA CEE EURO BANCHE ECC ECC..TUTTE A ROMA!!
      LA CITTà ETERNA!
      IN ALTERNATIVA SIRACUSA EX CAPITALE DEL EX IMPERO ROMANO D’ORIENTE?
      PERCHè ROMA NO E GERUSALEMME SI?
      VALETE!

    1. Comunque, penso sia stato un azzardo molto pericoloso… evidenzierei alla signora Falletti, che in un momento come questo, purtroppo, ogni innesco è quello “brutto” per fare saltare tutto. Se lei è contenta di questo, avrà i suoi buoni motivi.

    1. Ben fatto, un corno! Lo Stato di Israele, come Lei scrive, è stato fondato nel 1948 con la forza e l’invasione; ancora oggi si invadono territori palestinesi. Ma cosa c’è di ben fatto? Forse solamente il piacere e la voglia di essere dei guerrafondai e di non avere mai la pace in medio oriente? Ripeto, “ben fatto” UN CORNO!!!

    1. Conoscere un po’di storia aiuta a capire e valutare con maggiore oggettività quello che sta accadendo in Medio Oriente e nella regione interessata. Premetto che un motivo che mi spinge a ritenere che Trump abbia ragione è legato alla promessa fatta dagli Stati Uniti e al rispetto che sempre si deve ad una premessa, nonostante le difficoltà a mantenerla; altrimenti ci si pensa prima. Altro motivo: l’amore di giustizia, e, nel caso in questione, la giustizia non sta dalla parte di chi condanna Israele senza comprendere le sacrosante ragioni del suo agire.
      Nel 2017 Gerusalemme e l’intera Palestina furono affidate a mandato britannico, sotto il controllo della Società delle Nazioni. Nello stesso anno, con la Dichiarazione di Balfour, si diede autorizzazione all’immigrazione ebraica e all’acquisto di terre dei latifondisti arabi da parte degli ebrei. Nel 1947 cessò il mandato britannico e l’anno successivo ci fu la proclamazione dello Stato di Israele. Gli arabi avevano iniziato già dai primi insediamenti ad attaccare le nuove comunità ebraiche giurando di distruggerle e continuarono a farlo fino a quando, nel 1967, la “Guerra dei sei Giorni” si concluse con l’occupazione israeliana di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme. Fino a prova contraria, i vincitori hanno da sempre dettato le regole, che gli innumerevoli attentati terroristici hanno tentato puntualmente di sovvertire con la violenza. Israele ha rinunciato ai territori conquistati affidandone il controllo alla Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e a HAMAS. E cambiato qualcosa? No, perché lo Stato di Israele è circondato da nemici pronti ad immolarsi pur di annientarlo.

    1. Condivido il pensiero di Piero I., l’intromissione di Trump è pericolosissima, non entriamo nel merito delle ragioni, che per la verità sono suddivise fra le due parti… ma il momento è pericoloso, vero polpetta, avrà i suoi buoni motivi, si, solo motivazioni ideologiche… ma chi è libero da tutto questo non può che osservare la pericolosità del gesto… sarebbe stato lo stesso anche una proclamazione inversa. Grazie

    1. Sopratutto è importante che la storia non venga cambiata a favore dell’uno o dell’altro, e la storia, come Lei scrive sta nel fatto che lo Stato di Israele è nato dall’invasione della Palestina. Alla fine del conflitto mondiale degli ebrei nessuno si voleva occupare e quindi trovarono il modo di “traslocarli” in Palestina; di seguito ne è nata l’invasione della regione e i coloni oggi continuano a rubare territorio ai palestinesi. Israele non ha affidato un bel niente ai palestinesi o gli ha lasciato qualche briciola di territorio. Non mi piace la frase in cui Ella scrive “Fino a prova contraria, i vincitori hanno da sempre dettato le regole”. Non mi piace! Che vuol dire? Lei approva che uno Stato invada un’altro Stato? Lei non approva che gli invasi si difendano con qualche razzo fatto in casa o con le pietre? Si lamenta degli attentati? Ha dimenticato come i partigiani hanno combattuto i nazisti? Anche e sopratutto con gli attentati e dobbiamo sempre ringraziarli. Le posso tranquillamente dire che chi le scrive sarebbe il primo terrorista nel caso in cui la mia nazione venisse invasa. Con le bombe e con qualunque arma a disposizione. Le stupide promesse degli americani, che si sono resi conto della fesseria fatta, li lasci stare. Solo uno stupido come Trump poteva fare questo, trascinando mezzo mondo nella violenza. E hanno pure il coraggio di dire che stanno salvaguardando la pace. Ma dai …..

    1. @Piero I.
      per fortuna che stanno cercando di bloccare l’arrivo dei nostri cari dirimpettai africani, altrimenti altro che razzi e pietre sarebbe costretto a lanciare per difendere la sua nazione. Se lei vendesse un pezzo di terra agli immigrati cosa farebbe?. Cercherebbe di riprendersela a sassate, strappando il contratto di compravendita?
      Nelle situazioni bisogna trovarcisi….

    1. Quanti bla bla bla …. ma dietro cosa c’è ?
      Vi limitate a darvi contro ,senza vedere oltre il muro .
      E stata una mossa tattica , per successive azioni di”intelligence service” ,senza escludere operazioni di strategia militare nel medio oriente dal mediterraneo .
      Quella di Trump è stata una mossa azzardata ,o meglio sconsiderata . . con secondi fini .
      Ma da li si potrebbe infiammare tutta l’area ,così da fare terra bruciata sul territorio nemico da sempre agli americani . . . e se l’obiettivo fosse proprio questo ?
      Per sicuro s’è innescata un micidiale ordigno bellico a due passi dall’europa .

  1. Se lei è sicuro che si tratti di una mossa tattica “dell’intelligence” ci esibisca le prove “terrorista” …sarebbe una notizia clamorosa….altrimenti anche lei come gli altri spara i bla bla bla…..

     

    cittadino 13 dicembre 2017 at 08:28
    @ Miiii…..
    Un”terrorista”è normale che”spari” ..senza esibire alcuna prova o dare spiegazione ,al massimo da una rivendicazione del suo operato .
    Ad ogni modo la sua ipotesi è molto verosimile ,e di sicuro non è facile da dimostrare neppure alle intelligence del vecchio continente .

     

    Allibito 28 dicembre 2017 at 14:02
    Dicono che la Storia insegna… purtroppo non è sempre così

    “Il 27 dicembre del 2008 Israele scatenò contro la popolazione della Striscia di Gaza l’offensiva denominata “Piombo Fuso”, un massacro che in tre settimane di bombardamenti di cielo, mare e terra, fece 1400 morti (tra cui 430 bambini, 111 donne, 6 giornalisti, 6 medici, 2 operatori Onu e 5360 feriti (1870 bambini e 800 donne).
    Provocò, inoltre, la distruzione di 16 strutture ospedaliere, 3 scuole dell’Unrwa, di tutti i campi, le serre agricole, gli alberi, e le industrie; danneggiò gravemente 18 scuole.
    Bombardò 28 ambulanze, 19 moschee, 215 cliniche, 20 mila edifici.
    5000 famiglie rimasero senza tetto, 90 mila persone fuggirono di casa.

    La Striscia di Gaza fu ricoperta da 1 milione di kg di bombe, lanciate dall’aviazione, dalla marina e dall’artiglieria sionista.

    Nei primi giorni di bombardamento molti bambini morirono di infarto.

    Israele fece uso di ADM, armi di distruzione di massa: uranio impoverito, DIME, fosforo bianco. Armi vietate da tutte le convenzioni internazionali.
    Grazie Michele Francesco Caravelli”
    Dalla pagina di Domenico Maurizio Loi
    (Valentina L). Alire opinioni, ma con dati alla mano.

    Signora Rita Faletti, non le gronda la penna di sangue?

     

  2. Allibito
    niente affatto, la mia penna gronda verità, ignote ai più che preferiscono seguire la moda degli ipocriti progressisti europei. Il conflitto mai risolto tra palestinesi ( che non hanno e non hanno mai avuto uno Stato ) e israeliani nasce dall’odio di origine ideologica e religiosa degli arabi che ha anche un nome: Amin al Husseini, il Gran Muftì di Gerusalemme, il signore che scatenò la prima jiihad contro il neonato Stato di Israele, il primo terrorista che sostenne “la soluzione finale”, amico delle SS e di Hitler, con cui ebbe uno scambio di lettere stranamente tenute nascoste fino a non molto tempo fa, che testimoniano l’intento di attuare un programma di sterminio del popolo ebraico. Un criminale, organizzatore di attacchi contro Israele, un individuo che controllava una fitta rete di collaboratori in Europa, in Medio Oriente e in Africa, che si serviva di efficienti emittenti radio tedesche per arruolare combattenti nelle nuove divisioni di Himmler. Un feroce nemico di Israele e dell’Occidente, che diceva: ” Uccidete gli ebrei dovunque li troviate. Ammazzate e farete cosa gradita ad Allah.” Ricercato dagli inglesi e catturato finalmente dagli statunitensi, riuscì a fuggire in Libano dove morì, ahimè troppo tardi, nel 1974. Questo ignobile personaggio era lo zio di……..Yasser Arafat. Questo non suggerisce niente, vero? Sempre e comunque con Israele!

  3. “Uccitede gli … … ecc. ecc.”, embè, cosa ci trova di strano nell’uccidere un popolo invasore? Io lo farei e quindi “sempre e comunque con e per i popoli liberei”.

  4. Il neonato stato d’Israele, lo dice Lei, quindi prima non c’era.
    Perché è possibile far nascere lo stato d’Israele e non è possibile far nascere lo stato della Palestina?
    Forse è meglio un territorio destabilizzato che in pace. Conviene ai mercanti d’armi, ai guerrafondai ed all’illuminato pel di carota, che verrà ricordato come il presidente USA più folle o scemo (dipende dai danni che farà).

  5. Capisco quindi che il regime nazista e i suoi metodi sarebbero di vostro gradimento. Oppure ………..si preferisce sostenere accanitamente opinioni su questioni di cui si è all’oscuro. Non mi stupisco, data la generale, crescente ignoranza. Vi fornisco un dato, non tanto per difendere Israele, che si difende benissimo da sola, ma per aiutarvi ad affrontare la questione evitando ignobili estremismi: lo Stato di Israele non è nato per volontà delle comunità ebraiche già residenti in Palestina e legati a quella terra da tremila anni, ma per volontà delle Nazioni Unite. Churchill, colui che salvò l’Europa dal nazismo di Hitler, disse che era giusto che tutti gli ebrei sparsi per il mondo e perseguitati, avessero un “focolare comune” e quel focolare fosse in terra di Palestina. Aggiungo che la Palestina comprende: Libano, Giordania ( la consorte del Re di Giordania, Rania, è palestinese ), parti della Siria, Gaza, Cisgiordania e Stato di Israele. Un po’ vasto come territorio, mi pare.Buono studio!

  6. Io parteggio per la pace, la pace ad ogni costo.
    Mi dolgo per ogni vita distrutta.
    E quei territori hanno inghiottito troppe vite per colpi di testa del genio di turn

 

 

ILVA: il Ministro Calenda stoppa la trattativa con Arcelor Mittal ….l’opinione di Rita Faletti

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Poche parole, zero sorrisi. Il Ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha escluso di sedere al tavolo di trattative per l’Ilva, chiarendo che ne sono venute meno le premesse. Destinataria del messaggio, netto e inequivocabile, la società di Arcelor Mittal e Marcegaglia, che di Ilva ha preso il controllo e che ha reagito con disappunto alla dichiarazione del ministro. Al centro della questione, che vede lavoratori sindacati e ministro dalla stessa parte, le condizioni salariali e contrattuali che, nel precedente incontro di luglio, erano state invece garantite dalla nuova azienda. Ora Arcelor Mittal fa finta di non ricordare e vorrebbe accelerare i tempi per “mettere in atto i piani di investimenti e migliorare la competitività”. A Genova Cornigliano, Novi Ligure e Taranto, le sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb appoggiano gli scioperi dei lavoratori che si sentono beffati da un evidente voltafaccia. Insolita, questa volta, la posizione del Governo, giustamente contrario ad una soluzione di compromesso al ribasso, tutta a scapito della parte debole. L’abitudine poco coraggiosa dei politici dell’accontentare un po’ tutti, ma con la finalità di conservare gli scranni in Parlamento, in questa fase non ha avuto la meglio. Calenda, che ha rifiutato l’ordinaria omologazione di sinistra o di destra, evitando così compromettenti etichette, ha dimostrato che le decisioni intelligenti non hanno per forza una paternità ideologica. Tempo fa, il ministro si schierò a difesa di Mediaset contro il piano del francese Vivendi di scalare l’azienda berlusconiana, con l’intento di accaparrarsi il 40% dell’intero pacchetto. O, piuttosto, di aprirsi un varco di accesso nei media dell’Europa meridionale? Comunque, l’intervento di Calenda generò più di qualche commento, avendo colto di sorpresa quelli che sono abituati a pensare in termini di centro destra e centro sinistra. Distante dalla consueta pratica del salvataggio di Stato di aziende prossime al fallimento, è stata la posizione del ministro anche nel caso Alitalia. Calenda respinse subito l’idea del soccorso pubblico della compagnia di bandiera nazionale, già salvata in precedenza, formalmente da una cordata di imprenditori italiani, incapaci, ma, sostanzialmente, con gran parte dei nostri soldi. La decisione del ministro per lo Sviluppo economico, nel caso Ilva, avrà l’effetto di superare l’impasse generata dal conflitto tra impresa e lavoratori su un duplice fronte: nella pratica, di costringere la nuova proprietà a rispettare gli impegni presi e con essi la dignità dei lavoratori, fissando anche il tetto minimo salariale; sul piano simbolico, di inaugurare una nuova stagione nel rapporto tra le due parti. Il secondo effetto, sarà quello di evitare che sia la collettività a pagare la cassintegrazione dei lavoratori in esubero, impedendone il licenziamento. Un’azienda che ne acquista un’altra, non lo fa certamente con lo spirito del buon samaritano, e nessuno lo pretende, ma per trarne profitti, il che non deve scandalizzare nessuno, soprattutto se lo fa con i propri soldi. Diverso è il caso in cui, con il pretesto di correre in soccorso di un’azienda che non ha altra prospettiva che quella di portare i libri in tribunale, chiede gli aiuti di Stato e poi pretende di tenere gli utili per sé. In un Paese normale, investimenti pubblici e privati coesistono e concorrono a produrre lavoro e ricchezza per tutti. Purtroppo, non siamo noi quel Paese. I motivi li sappiamo: apparato burocratico mastodontico e costosissimo, pubblica amministrazione inefficiente, sovrabbondanza di leggi, molto spesso inutili e contrastanti tra loro, ottusità e ignoranza politica. C’è poi un altro aspetto che attiene agli imprenditori italiani: la scarsa propensione a reinvestire i profitti, facendone un uso a vantaggio dell’intera collettività, anche in termini di redistribuzione. E per completare il quadro, vogliamo parlare anche di pregiudizi? In un Paese cattolico che non ha ancora superato le vecchie ideologie, è diffusa l’idea che i soldi siano lo sterco del diavolo ( ma tutti lo vogliono ), con la conseguenza che il capitalismo è visto unicamente nella sua accezione negativa, come sfruttamento dei deboli a vantaggio dei ricchi. Al contrario, per la religione calvinista, che mette in primo piano comportamento razionale e laboriosità, intesi come obbligo morale e adempimento dei propri doveri, il capitalismo diventa espressione del successo personale che merita il premio divino.

Il caso del professore sospeso per una settimana….. l’opinione di Rita Faletti

 

Pubblicato l’11 settembre 2017 alle 11,23

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L’emittente del patron Urbano Cairo ha messo alla gogna per mano del sinistrorso disturbatore David Parenzo un professore dell’Istituto Superiore Falcone-Righi di Corsico (Mi) , sospeso dall’incarico per una settimana. Caspita! Cosa può aver fatto? Come minimo avrà insidiato qualche studentessa, si dirà. Forse, se la sarebbe cavata con molto meno. Invece il docente ha avuto il torto di intavolare una conversazione con una studentessa musulmana sul Ramadan. Accortosi che la fanciulla mezza-luna ne ignorava completamente il significato, ha fatto quello che troppi insegnanti non fanno più per ignoranza o pigrizia. Ha cercato di approfondire l’argomento con l’intento di stimolare il senso critico della studentessa e, indirettamente, di tutta la classe. Purtroppo l’ignoranza, che è una gran brutta bestia, si difende come può, il più delle volte miseramente. E così è stato. La bella anima, offesa solo dalla propria ignoranza, ha pensato bene di vendicarsi del professore che secondo lei l’aveva messa in ridicolo di fronte ai compagni, riferendo a modo suo l’accaduto alla madre: il professore aveva criticato l’islam. Risultato? La preside dell’istituto, altra mente illuminata in questa vicenda italiana che racconta di coraggio e dignità, per non incorrere nell’accusa di islamofobia o razzismo, si è ben guardata dal difendere il suo insegnante. Ha preferito sacrificarlo sull’altare dell’islam. Non il professore, al quale vanno il mio rispetto e la mia riconoscenza, bensì la preside, che biasimo, meriterebbe lei la sospensione e la decurtazione dello stipendio, pena inflitta invece all’insegnante che si è limitato a fare il suo dovere. La donna, senza ombra di dubbio un mediocre personaggio, costretta dalla propria paura a barcamenarsi tra le pretese delle famiglie e le esigenze del territorio, avrebbe dovuto ricordarsi che nel caso il professore avesse davvero criticato l’islam, non avrebbe commesso nessun reato, dal momento che il delitto di opinione non è contemplato dalla nostra Costituzione. Oltre che ignorante e priva di carattere, la dirigente si è dimostrata anche inadatta a condurre una scuola, luogo in cui stimolare il senso critico di un giovane e la capacità di discriminare, valutare e scegliere con la propria testa ne costituiscono l’essenza. Ma purtroppo, in totale sintonia con il Paese che la nutre delle sue paure, l’istituzione che dovrebbe essere nobile, si è molto allontanata dagli obiettivi che ne farebbero le fondamenta di una società sana e libera. Non solo, la dirigente ha dimenticato, pardon, non ha capito, che la mancanza di coraggio è figlia della mancanza di dignità e madre della schiavitù. Si può criticare la religione cattolica, e mi pare che i cattolici siano vittime in tutto il mondo non solo di critiche, perché allora non si può fare altrettanto con tutte le altre professioni di fede, compreso l’islam? Lo scrittore francese Houellebecq, che certamente in questa pavida Europa non si è ancora inchinato all’islam come una parte del suo paese ha già fatto, ha dichiarato che quella musulmana è la religione più stupida del mondo e che il Corano è scritto male. Se il Corano sia scritto bene o male lo ignoro. So invece che la scrittura, e quindi la parola, segue il pensiero e ad esso si uniforma, se il pensiero è debole o zoppicante, lo è anche la lingua attraverso cui esso si esprime. Comunque, se il Corano è la guida morale e politica dei musulmani, è nel loro pieno diritto e, aggiungerei, soprattutto dovere, seguirlo. In quanto al nostro mondo di “infedeli” che hanno combattuto e versato sangue per la conquista delle libertà fondamentali, non accetto che venga vilipeso, insultato e ferito né da chi vuole imporci il suo, oscurantista, fermo a 1400 anni fa, né tanto meno da chi a quel mondo appartiene e alle libertà di quel mondo non si sogna di rinunciare. Abbiamo rimosso dalle aule il crocifisso, “un cadaverino ignudo che spaventa i bambini musulmani”, come è stato vergognosamente definito il simbolo della cristianità da qualche eminente esponente dell’islam che diversi imbecilli del nostro paese riveriscono e coccolano. Stiamo ben attenti a non offendere in alcun modo la suscettibilità dei musulmani rischiando persino il ridicolo. Basta! Rispondiamo sfidandoli sul loro stesso terreno e iniziamo con l’appendere alle pareti delle aule scolastiche le immagini dei giornalisti sgozzati, dei cristiani massacrati nelle chiese e dilaniati dalle bombe, delle donne musulmane picchiate a sangue e minacciate di morte perché osano frequentare occidentali. Chissà che la condivisione di immagini non sia un primo passo verso la condivisione di valori.

  1. Rita Faletti…la nostra Oriana Fallaci, ma quella incazzata e fissata con l’Islam dell’ultima parte della sua vita…

  2. Un Provveditore agli Studi serio dovrebbe prendere in mano la situazione e convocare sia la preside sia l’insegnante per un confronto sulla vicenda. Lascerei perdere la ragazza perché abbiamo capito che non sa un’acca dell’islam.

  3. Le religioni sono l’oppio dei popoli……… e perchè no anche il calcio e la politica.
    Tonino Spinello

  4. Condivido la prima parte dell’articolo, che difende il diritto-dovere di una discussione critica sull’islam. Critico la conclusione che, alla stregua di molti populisti in cerca di facili consensi, accosta l’islam alle atrocita’ dei terroristi. Così non ci siamo!!!

  5. A DISTANZA DI TEMPO SI E’ RICONOSCIUTO CHE LE BRIGATE ROSSE NON ERANO COMPAGNI CHE SBAGLIAVANO, MA ERANO TERRORISTI DI SINISTRA. CHI SONO I TERRORISTI DI OGGI? SONO ISLAMICI….. FANATICI, MA SEMPRE ISLAMICI SONO. NON E’ GIUSTO CONDANNARLI TUTTI, MA STARE ALL’OCCHIO CERTAMENTE SI.

  6. Consiglio per la signora Faletti: il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando. Bubu

  7. @ Bubu
    “Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando” di Miguel de Unamuno. Complimenti per l’originalità.

  8. Non conosco abbastanza il giornalista Parenzo, né il contesto in cui avrebbe messo alla gogna il docente Marinelli. Certo, la notizia è curiosa e la situazione ha l’aspetto di un tubo-colabrodo dal quale escono in modo incontrollabile tanti getti d’acqua; perché penso non si tratti semplicemente di un episodio imbarazzante, da chiudere con una scrollatina di spalle. E’ lo specchio del clima in cui si vivono i rapporti tra persone di diversa cultura, tra perfettamente e imperfettamente integrati. Dispiace, poi, che la Scuola costituisca lo sfondo di una storia tutt’altro che edificante. Una studentessa si rifiuta di accogliere un docente – per ragioni religiose o forse di principio – diversamente dai compagni di classe, che all’unisono si alzano in segno di saluto. E’ bello scoprire che ancor oggi esiste un’educazione condivisa dei gesti, così come è brutto constatare che chi in Italia ha trovato la libertà che manca nel Paese da dove è fuggita faccia un uso distorto di questo bene. Non è chiaro il codice di comunicazione usato dal docente di diritto – che avrebbe dovuto tenere una relazione sullo stato islamico – nei riguardi della studentessa, che giustifica il suo diverso comportamento con la stanchezza dovuta alle “fatiche” del Ramadan. E’ ammirevole, invece e a mio avviso, che da una situazione poco conveniente il professore colga l’occasione per stimolare una discussione volta ad approfondire alcuni aspetti di una religione, per meglio conoscerla e per farne un’occasione di crescita comune. Forse gli è scappata qualche considerazione fin troppo personale ma una studentessa che, permalosamente, sfugge a una domanda o a una considerazione del docente allontanandosi arbitrariamente dall’aula si sottrae alle regole. Non è mancata la conoscenza della lingua, cioè della comunicazione parlata, che in una quinta classe superiore anche una ragazza egiziana grossomodo conosce, ma l’intesa culturale. “….è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui…” (Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa). Alla madre della studentessa, di certo, è mancato il necessario equilibrio, scrivendo alla preside Amantea dell’Istituto e adducendo offese all’Islam nonché umiliazioni per la propria figlia, e misura nell’aver presentato un esposto ai Carabinieri. Infatti, ritengo che non comprenda il vero valore di quella libertà che le è stata negata al suo Paese e di cui oggi abusa, disponendone in Italia. Sono mancate saggezza e competenza alla preside dell’Istituto nell’avviare una procedura di vera e propria persecuzione contro il docente ma nessun provvedimento nei riguardi della suscettibile ragazza. E’ mancata la conoscenza del valore della Scuola, una carenza gravissima per una dirigente e per l’intero sistema scolastico. “La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti. Gli animali non vanno a scuola. Nel Libero Sviluppo della loro Personalità le rondini fanno il nido eguale da millenni” (Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa). Qualcosa non quadra: il disinteresse e il silenzio sotto i quali è passata questa notizia; l’addebito di inosservanza dell’art. 3 della Costituzione Italiana e delle regole deontologiche della professione al docente, nessun appunto alla studentessa o a chi per lei. Ma in quale Paese, civile, democratico, evoluto, alcuni sono sottoposti alla Legge mentre altri ne stanno al di sopra o al di fuori? E in quale altro le regole comportamentali valgono solo per alcune comunità e non per altre?

  9. @ Leprenellaluna
    il suo scritto è un saggio di cultura ed equilibrio che tutti i dirigenti scolastici di questo Paese dovrebbero adottare come guida di comportamento.

  10. Sig.ra Faletti, ella ha saputo trovare nel commento di leprenellaluna ciò che a mio avviso manca nei suoi articoli, la parola equilibrio…

  11. Gentile Faletti,
    Le sono grato per l’attenzione riservata al mio commento, che muove da considerazioni fin troppo semplici, ispirate anche dal libro da cui ho tratto le due citazioni. E’ evidente che, in un quadro generale, le soluzioni colpevolmente inappropriate e le politiche errate, più divisive che costruttive, lasciano il mondo orfano, abbandonato alle sue povertà morali e materiali. A nulla sono valsi, e valgono, costosi, fumosi e accademici convegni di addetti ai lavori ed esperti; da decenni inattuate rimangono le carte dei diritti e le convenzioni, approvate e ratificate da politici che amano parlare e imbonire senza andare troppo in fondo, quando il gioco si fa più difficile e pericoloso. Credo che chi sceglie di fare il docente, oltre ai testi che lo formeranno e al tirocinio che lo inizierà alla professione-missione, dovrebbe completare il piano di studi con un testo fondamentale, ignorato e boicottato da un sistema che in esso legge le proprie vergogne e i propri fallimenti: Lettera a una professoressa – Scuola di Barbiana – Libreria Editrice Fiorentina. Perché è importante che la Scuola diventi finalmente quello che non è mai stata: palestra di vita. Così come credo che chi si accinge a formare una nuova famiglia, anche le giovani coppie straniere che scelgono di vivere in Italia, chi esordisce nel mondo del lavoro (una bella fortuna!), chi intraprende l’attività politica o è chiamato a ricoprire ruoli impegnativi nella società civile e in campo militare, chi diviene “ufficialmente” adulto al compimento del diciottesimo anno d’età, dovrebbe leggere un saggio breve ed essenziale: Responsabilità e speranza – Eugenio Borgna – Einaudi. Infine, credo sarebbe bene ripetersi frequentemente le semplici e profonde parole pronunciate dalla persona più influente che la storia annoveri, che non necessita di presentazioni e che considero per l’occasione in una delle due sue sostanze: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti”(Matteo 7,12). La chiamano la regola d’oro ma è un tesoro che attrae pochi. O è strano questo tesoro o è strano il mondo. Nulla di religioso, per carità, ma una soluzione semplice ed efficace. Solo che la troppa semplicità, benché efficace, manda all’aria ogni sapere, competenza, specializzazione, con il rischio concreto di creare disoccupati d’elite. E’ un pericolo da scongiurare, intensificando la ricerca di soluzioni più complesse e difficilmente comprensibili. Del resto, è questo il modo convenzionale di intendere la cultura: l’imperscrutabile dono di geni a un’umanità che attende soluzioni ai problemi dell’esistenza. Non auspicabile, perché troppo banale, poco carica d’aspettative e più terra-terra la ricerca individuale e collettiva di una serena e dignitosa convivenza globale.

Aspettando Godot, ovvero aspettando il vero politico….di Rita Faletti

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C’è qualcuno, fresco di diploma di scuola superiore o appassionato di teatro, che non ricordi “Waiting for Godot” (“Aspettando Godot”) di Samuel Beckett? Beh, quella tragicommedia non può non aver lasciato traccia, almeno per una particolarità: nei due atti di cui è composta, non succede proprio niente; neanche la scena cambia. I due personaggi principali, Vladimir ed Estragon, si conoscono da lungo tempo, forse sono amici, ma non hanno niente in comune, sono, anzi, antitetici. Vladimir è del tipo riflessivo e, come tale, è spesso in contemplazione del cielo mentre la sua mente si perde tra questioni filosofiche e religiose. Tutto il contrario di Estragon, perennemente concentrato sul cibo con cui riempirsi lo stomaco e su qualche rimedio agli acciacchi fisici che lo fanno soffrire. Però una cosa ce l’hanno in comune: entrambi aspettano e aspettano e aspettano……….Godot, l’enigmatico, indefinibile, sconosciuto personaggio che risolverà i loro problemi, ma il cui arrivo viene puntualmente procrastinato. Malgrado la delusione, nessuno dei due si rassegna ad andarsene, ognuno per la propria strada. Invece rimane e continua a sperare nell’incontro con questo signor Godot. Intrigante commedia dai risvolti tragici e dalle mille interpretazioni. Intrigante soprattutto per via di quel tizio, Godot, con quel nome strano che ne rievoca un altro, God, Dio. Si tratta di Dio? Chiese un critico del tempo al noto drammaturgo irlandese, che diede due risposte diverse: no, se avessi inteso Dio, lo avrei chiamato Dio; l’altra: forse. Ora, a parte la molteplicità di interpretazioni che la pièce offrì al pubblico e ai critici contemporanei, cambiata la società e cambiata la realtà storica, c’è un tema, trasversale sia ai tempi che alle società, un tema universale e connaturato alla natura umana: il tema dell’attesa, dell’aspettativa. Nell’attesa c’è tutto, energia, vitalità, trepidazione, speranza. Se trasferiamo la vicenda sul piano politico, l’aspetto drammatico non cambia. Ognuno di noi attende il “salvatore”, colui il quale ci risolverà finalmente i problemi. In questa ottica, chi è il Vladimir della commedia e cosa rappresenta? Vladimir rappresenta la categoria dei pensatori, i cosiddetti intellettuali, che ti spiegano la realtà dal loro punto di vista, filosofeggiano sui mali della nostra società e costruiscono teorie. Estragon, invece, è l’uomo comune, con i suoi problemi quotidiani, le sue ansie, le sue paure, la sua fame di cibo e di giustizia, le sue malattie. Pur lontanissimi l’uno dall’altro, così lontani da sembrare gli abitanti di due pianeti, sono ambedue in attesa di qualcuno che offra conferme alle loro elucubrazioni, risposte alle loro domande, soluzioni ai loro problemi. Ecco che Godot non può che essere il politico odierno. Quello che, non facendosi mai vedere o facendosi vedere troppo e inutilmente, è inesistente, incapace di offrire soluzioni, prendere decisioni, assumersi responsabilità, mantenere fede alle promesse, in due parole, creare valori affermandoli e vivendoli. L’arrivo del Godot Politico, capace, efficiente, responsabile è atteso, sperato, voluto. E’ un’attesa lunga di anni, con intervalli di speranze e delusioni, purtroppo finora vana e inutile. Vana e inutile come si è rivelata la politica, vana e inutile come, secondo Beckett, è la vita dell’uomo.

 

  1. A beh,… allora abbiamo voglia di aspettare politici veri e soprattutto seri… Speriamo nei 5 stelle.

Catalogna tra autodeterminazione e autoritarismo: aspettando l’Europa………….l’opinione di Rita Faletti

 

postato il 04 ottobre 2017 alle 10,04
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Da questa mattina, in Catalogna tutti si sono fermati. E’ sciopero generale indetto dal governo di Barcellona domenica scorsa,dopo la proclamazione della vittoria del “si ” al referendum per l’indipendenza della regione spagnola. Lungo le strade della capitale catalana, manifestazioni pacifiche testimoniano l’euforia dei cittadini ad un passo dalla dichiarazione formale di indipendenza. “Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di repubblica?” Il 92 per cento dei votanti ha risposto come era prevedibile, senza lasciare margini di dubbio ad uso e consumo del Governo centrale che ha tentato in tutti i modi, anche con la forza, di impedire le consultazioni. La Guardia Civile ha sequestrato urne, schede elettorali, materiali di propaganda e computer; ha fatto irruzione nella sede del Parlamento catalano, ha malmenato, ferito , arrestato. Dall’altra parte, i Mossos, la polizia catalana, si è schierata con gli indipendentisti. La domanda che ci si pone ora, è “se nel braccio di ferro con Madrid, Barcellona riuscirà a piegare l’avversario”. La questione non é semplice per diverse ragioni. La prima riguarda il Governo Rajoy che, già abbastanza debole, non può permettersi cedimenti di fronte al Paese; la seconda riguarda i rapporti della Spagna con l’Unione Europea che, in evidente imbarazzo, ha lasciato passare del tempo prima di pronunciarsi. L’ha fatto, cercando, nel suo solito stile, di non scontentare troppo nessuno dei due contendenti: la repressione della polizia è stato un errore ( macché errore, di violenza si è trattato ) ma il referendum è illegale perché in contrasto con la Costituzione spagnola. Un colpo al cerchio e uno alla botte.Fuori dall’Europa, gli USA hanno fatto sapere che l’indipendenza della Catalogna è un affare interno di Stato, quindi non si immischiano. Il presidente della UE Antonio Tajani, si è spinto oltre le affermazioni di Juncker: bisogna considerare con molta cautela le autonomie e i movimenti separatisti per le conseguenze non sempre prevedibili. L’effetto domino, appunto. Enon poteva mancare la domanda, rivolta a qualche politico di casa nostra, sulla richiesta di autonomia da parte della Lombardia e del Veneto. Gli interrogati si sono affrettati a dire che la situazione della Catalogna non è paragonabile a quella delle due regioni italiane.Ma più interessanti delle esternazioni di politici e rappresentanti delle istituzioni, che lasciano il tempo che trovano e riflettono gli interessi del momento, sono le cause che spingono una comunità a desiderare l’indipendenza. Nel caso del popolo catalano, che gode comunque di una certa autonomia da Madrid, la spinta all’autodeterminazione muove da diversi fattori: la condivisione di una propria storia, una propria cultura, una propria lingua, una propria bandiera, un proprio inno, una propria polizia. Oltre a questo, che non è poco, i catalani vogliono uno Stato diverso da quello spagnolo che sono stufi di continuare a sovvenzionare con i tanti contributi versati nella cassa centrale madrilena. La Catalogna è, infatti, tra le regioni più industrializzate e ricche del Paese, con il 19 per cento del Pil, la Seat,la Nissan e altre settemila multinazionali. E’ incontestabile che voglia rinegoziare la sua posizione fiscale e tenersi i suoi soldi, come appare oggettivamente incontestabile la sua pretesa di indipendenza, che il Governo spagnolo e la Corte Costituzionale non sono disposti a concederle, anche per non creare precedenti.In una posizione simile, si trova anche la Gran Bretagna post Brexit nei confronti della Scozia, del Galles e dell’Irlanda del Nord e, come indica la carta dell’European Free Alliance,in Europa esistono ben 40 movimenti tra separatisti, autonomisti e nazionalisti che sono la rappresentazione di realtà disomogenee e in fermento che i confini nazionali o regionali o un corpo di leggi non bastano a contenere e frenare nelle loro pulsioni libertarie. Quasi mai le ragioni economiche, contrariamente a quanto si crede e benché non prive di peso, valgono da sole ad accendere la spinta centrifuga. Di importanza uguale se non maggiore, sono le affinità culturali e di mentalità, le radici storiche e la religione e tutte vanno tenute nella medesima considerazione e rispettate. Un continente che si vanta di essere democratico a chiacchiere, deve dimostrarlo nei fatti.

 

Reggia di Caserta: aumentano gli introiti e i sindacati protestano…l’opinione di Rita Faletti

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A chi lavora con passione e ottiene risultati significativi per la collettività e per l’intero Paese , si fa ostruzionismo. E’incredibile, eppure succede anche questo in Italia. Mi riferisco allo straordinario impegno di una persona, Mauro Felicori, e alla rinascita a nuova vita della residenza reale più grande al mondo, la Reggia di Caserta. Vittima della negligenza e dell’indifferenza di troppi parassiti di Stato privi di dignità, l’imponente complesso barocco progettato dal Vanvitelli per Carlo III Borbone, oggi , grazie al nuovo direttore, appare in tutto il suo fascino a visitatori italiani e stranieri ( da 428 mila a 683 mila in tre anni ) ammirati dalla maestosità delle costruzioni, affascinati dal meraviglioso Parco, dalla Peschiera con le sue statue, le sue fontane e le sue cascatelle, avvolti nel verde del Giardino inglese. Una sorta di miraggio in un contesto da periferia degradata, dove, come una meteora, è piombato un personaggio scomodo, come scomodi sono quelli che hanno voglia di lavorare in mezzo a schiere di fannulloni, incuranti del fatto che lo stipendio non è un diritto, attaccati con il mastice al loro tran tran quotidiano fatto di ozio e ignoranza. Con l’energia e lo spirito di iniziativa che distingue gli abitanti della sua regione, l’Emilia Romagna, il direttore Felicori ha riorganizzato l’organico, assegnato nuovi compiti, potenziato le comunicazioni, sparigliando persone e mansioni e rendendo un gran servizio al Paese. Molto bene. E invece no. L’esperienza ci ha insegnato che basta un accenno di cambiamento, perché invidia e ostilità avviino imponenti manovre di annientamento. E nel baillame di proteste, sono spuntati fuori anche i sindacati, ” Il direttore lavora troppo, le luci del suo ufficio rimangono accese fino a tardi” Ma va! Non ditemi che erano preoccupati per la salute di Felicori! Sappiamo bene che non era così, ma intanto gli zelanti difensori del lavoro “sfruttato”, hanno presentato le loro rimostranze ai Beni Culturali. Felicori non si è lasciato impressionare, anzi, ha continuato con la sua rivoluzione culturale, mettendo bene in chiaro diritti e doveri di ognuno e sottolineando che il successo o l’insuccesso sono responsabilità di tutti. E non è finita qui. E’ anche riuscito nell’intento di far sloggiare gli abusivi che avevano trasformato il grande atrio in una specie di suk magrebino ed ha ottenuto una sentenza di sfratto definitivo nei confronti degli occupanti senza diritto di sei appartamenti, posti tra la Reggia e le costruzioni nel Parco Reale. Ha scomodato Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Municipale e Vigili del fuoco per ristabilire l’ordine sovvertito dai soliti furbi. Recentemente la Reggia è tornata alle luci della ribalta in seguito alla notizia che i sindacati ci stanno riprovando. Questa volta, la scusa è che la delicatezza del complesso e del suo “prezioso contenuto” possano essere danneggiati dai numerosi turisti che, ogni giorno, affollano le sale del Palazzo. E dov’ erano questi signori quando la dimora dei Borboni giaceva vittima della sporcizia e dell’incuria? Cosa facevano i loro lamentosi protetti invece di spazzare, spolverare, tirare di ramazza, sfalciare l’erba del Parco?  “Si autoriformino o lo facciamo noi” ha dichiarato Di Maio riferendosi in generale ai sindacati. Io aggiungerei: o vi decidete a lavorare o vi licenzio.

Carceri: sofferenza e inciviltà…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 14 settembre 2013

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Alcuni dei referendum radicali hanno rimesso il dito su alcune delle più dolorose piaghe del nostro paese: la situazione carceraria e i diritti umani. Ormai tutti sanno delle condizioni inumane vissute dai detenuti in Italia. A cominciare dallo spazio (4 metri quadrati sono la misura standard stabilita per ogni detenuto) di gran lunga inferiore a quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo, visto che le carceri italiane sono in grado di ospitare circa 47mila detenuti mentre, stando ai dati del Ministero della Giustizia, ne contengono oltre 66mila. Sovraffollamento quindi, per non parlare delle condizioni igienico sanitarie degne delle galere brasiliane. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già rivolto all’Italia un appello perché acceleri i tempi per la soluzione del sovraffollamento e ci ha condannato a risarcire 100mila euro per danni morali a 7 detenuti rinchiusi nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza dove la popolazione carceraria è il doppio di quanto dovrebbe. Intanto, dopo la sentenza di Strasburgo, i detenuti che hanno fatto ricorso sono diventati un migliaio. Così al problema del sovraffollamento si aggiunge quello del risarcimento. Eppure non è da ieri che lo stato di degrado nelle carceri ha superato il livello di guardia, e non è da ieri che Marco Pannella e i radicali, da sempre gli unici sensibili al problema, cercano, anche attraverso i reiterati scioperi della fame e della sete, di scuotere dal letargo colpevole i politici e rendere consapevole l’opinione pubblica di questa realtà, di tutte la più vergognosa. Qual è la risposta politica? E’ il decreto “svuota carceri” che stabilisce una doppia linea di intervento: favorire l’uscita dal carcere di chi ha parzialmente scontato la pena ed è ritenuto non pericoloso e offrire la possibilità che i condannati scontino pene alternative alla detenzione. La toppa è peggio del buco. Di fatto, il decreto “svuota carceri” così come amnistie varie e indulti, non ha alcun senso, se prima non si affronta una questione ben più grave e lesiva dei diritti dell’uomo, in primis il diritto fondamentale alla libertà. Mi riferisco alle 26mila persone in stato di custodia cautelare che, in attesa della sentenza definitiva, sono in carcere in condizioni incivili. Secondo l’Osservatorio Antigone, delle oltre 66.685mila persone detenute al 31 ottobre 2012, ben 26804mila (40,1%) scontavano una condanna definitiva, ma erano ancora in custodia cautelare. Dato sconvolgente se comparato con la media europea che è del 28,5%. La custodia cautelare è un strumento di emergenza trasformato in una sorta di anticipazione della pena che una volta si chiamava, meno ipocritamente, carcerazione preventiva. La carcerazione preventiva aveva la funzione di impedire la fuga, l’inquinamento delle indagini, o la reiterazione del comportamento di una persona la cui colpevolezza era ancora da dimostrare, ma su cui gravavano seri sospetti. Oggi ti può capitare, come spesso riporta la cronaca, di essere sbattuto dietro le sbarre da innocente, perché qualche magistrato “diligente” si è dimenticato di verificare tutte le circostanze di cui sopra, in barba alla presunzione di innocenza e con l’aggravio dell’insopportabile sovraffollamento. Aboliamo la carcerazione preventiva e così l’ergastolo, definito dalla Corte di Strasburgo una violazione dei diritti umani se non prevede alcuna possibilità di liberazione anticipata. Risolveremmo così, contemporaneamente, due problemi: il primo attinente alla difesa dei diritti umani come l’art. 27 della Costituzione rivendica, il secondo relativo al mantenimento in carcere di troppi detenuti, nella stragrande maggioranza stranieri. Questi ultimi, dovrebbero essere mandati a scontare la pena nei paesi di origine, soprattutto se macchiatisi di crimini gravi. Tre i vantaggi: vivibilità all’interno delle carceri, abbattimento dei costi esagerati e riutilizzo delle risorse per concreti programmi di rieducazione.

foto archivio carcere di Bicocca

Femminicidio: partita la caccia alle streghe…….a cura di Rita Faletti

pubblicato il 21 settembre 2013 alle 11,12

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Lo strapotere dei media ha spesso come effetto, una rappresentazione estremista e quindi superficiale e poco credibile di qualunque situazione proposta in versione ideologica attraverso racconti e commenti capziosi e interviste insulse, il tutto assai lontano dal senso comune di un mortale moderatamente intelligente. I fatti vengono travasati in un calderone, per uscirne trasformati e maleodoranti, pronti per essere catalogati secondo etichette estratte a sorte tra quelle in voga in quel momento. E’ il caso del femminicidio, scelta infelice di un termine orribile, letteralmente uccisione di femmine. Respingente e tuttavia di forte impatto psicologico, la parola rimanda immediatamente all’immagine di una donna che giace in una pozza di sangue. Anche chi è refrattario a lasciarsi suggestionare ne rimane colpito, immaginarsi poi chi è incline ad accettare acriticamente, come verità assoluta, qualunque notizia. Il clima che si crea è quello dell’emergenza, che esige una risposta tempestiva e inflessibile. E così anche sull’onda dell’emotività che mai ispira decisioni e comportamenti razionali e adeguati, la Camera approva in gran fretta, il decreto legge n.93, per “prevenire la violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime”. Scopo del Governo è inasprire le pene per le ipotesi di violenza sessuale, soprattutto se a danno del coniuge o di persona vicina affettivamente, maltrattamenti in famiglia e atti persecutori (stalking). Tra le altre norme, il decreto legge stabilisce che la querelante, cioè la vittima, non può ritirare la querela, il che ne limita la libertà, prevede l’arresto in flagranza, che è impossibile possa avvenire dal momento che implicherebbe la presenza costante delle Forze dell’Ordine. Inoltre, nei casi di maltrattamenti in famiglia e di stalking, vengono assicurate alla vittima garanzie processuali come la continua informativa dello stato del procedimento, cosa negata persino ai parenti delle vittime di stragi. Altra assurdità: chiunque può accusare di maltrattamenti in famiglia, dietro la garanzia dell’anonimato. C’è da aspettarsi, senza voler pensare troppo male, che più di qualcuno ne approfitterà, magari per vendetta o per regolare finalmente vecchi dissapori e diatribe di poca entità. C’è poi una norma che prevede il permesso di soggiorno agli stranieri oggetto di violenza o abuso. Anche qui è facile preventivare che diverse denunce avranno lo scopo di ottenere con facilità il soggiorno. Il decreto comprende anche provvedimenti che nulla hanno a che fare con il femminicidio perché riguardano la violenza negli stadi, il furto di rame ecc.. La mediocrità e lo stato di perenne confusione dei politici non poteva che dare vita ad un decreto pastrocchiato e ottuso, segnato da furori oscurantisti degni della caccia alle streghe. Ma veniamo alla realtà che è inconfutabile e mette in luce la qualità crociatizzatrice del decreto ma anche l’intento di batter cassa e trovare fondi per gli “amici”. Se si considera seriamente la questione degli omicidi a danno delle donne, si scopre che nella civilissima e femminista Finlandia, il numero di omicidi con vittime le donne, è il più alto finora registrato in Europa. Anche la Germania percentualmente ci supera, anche se di poco, una volta tanto per qualcosa di negativo. Per tornare all’Italia, da 30 anni a questa parte, il tasso non è cambiato in modo sensibile in quanto il “recente aumento di femminicidi in Italia” di cui si parla, rappresenta una fluttuazione periodica. Il problema si riduce ad alcune decine di delitti all’anno. Si evince che si è fatta un’operazione di mistificazione e ancora una volta, secondo me, la cura è peggio della malattia.

Deutschlandlied: sogno anti-utopico….a cura di Rita Faletti

25 settembre 2013

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Immagini e parole che si sovrappongono, svaniscono, si mescolano in un sogno a colori. In mezzo al mare un gommone rosso fiammante a due posti: Kyenge e Boldrini remano freneticamente per raggiungere una carretta del mare, traboccante di extracomunitari. “Salviamoli! Salviamoli!” …”Si, ci faremo un film da trasmettere in mondovisione, altro che Miss Italia!” tuona Boldrini. Ed ecco Monti, il senatore a vita, che a mani giunte fa un inchino alla Merkel, seguito a breve distanza da Enrico Letta, il premier, il quale vuole dimostrare tutta la sua devozione alla germanica Cancelliera e, per superare il Mario in deferenza, si butta in ginocchio e procede gattoni, in mezzo all’approvazione generale, mentre Berlusconi fa cucù dietro un angolo. Guardatelo, il caimano…”Mr. Obamaaaaaaa”…. il corruttore per eccellenza, il più grande evasore fiscale di tutti i tempi, il demonio! Si sfoga Esposito, Giudice della sezione feriale della Corte di Cassazione, il più super partes che ci sia : “Se mi capita tra le mani, gli faccio un mazzo tanto” mentre rivela in anteprima, tra un boccone e l’altro, la tanto agognata sentenza di condanna. Intanto in Parlamento si vota la decadenza del delinquente da senatore. Grillo grida che vuole assolutamente il voto palese e i cittadini 5Stelle lo scimmiottano “Voto palese! Voto palese!”. Grasso si guarda intorno con un sorriso e attacca a lavarsi le mani. Ma il sapone è finito! Arriva D’Alema che soffia bolle di sapone da un cilindro griffato “ItalianiEuropei” (la sua Fondazione Culturale) facendo attenzione a non inumidire il baffetto supponente. “Mi si lasci dire –pontifica il lìder maximo- che Cuperlo incarna la sinistra migliore, la più colta, la più morale, la più solidale”. Ribatte Renzi: ” qui c’è bisogno di concretezza, io a Firenze ho diminuito le tasse”……Saccomanni incalza: “Io invece le voglio alzare, per le banche, per il fondo salva stati, per il 3%.”. Il Ministro dell’Economia, abbandonato l’ottimismo dei primi momenti, pesta i piedi “Se non si alza l’IVA di un punto mi dimetto!” “Bene, dimettiti ma fallo subito!” E’ la “pitonessa” Santanchè che parla, mentre una parte del PD e quasi tutto il PDL si fregano le mani con movenze sinuose. Re Giorgio si oppone: “No! No! No! Il Governo delle lunghe attese, volevo dire delle larghe intese, non si tocca!”. Qualcuno convoca un gruppo di sabotatori di professione, direttamente reclutati in Val di Susa, e gli affida l’incarico di usare ogni mezzo, dalle freccette alle molotov ai tank, per annientare qualunque tentativo di uccidere questa creatura anomala. Poi c’è un ripensamento: “I tank no -dice costui- meglio evitare invasioni di sovietica memoria. Nel caos infernale, Draghi consegna le chiavi del Bel Paese alla divina Merkel: meglio in regalo che in saldo, sarebbe umiliante. Cambiamento repentino di scenario. Siamo nella regione tedesca Schleswig-Holstein, appare un binario dritto e lungo, e sullo sfondo, una recinzione , anch’essa lunga e dritta, di filo spinato. Il fish eye inquadra una grande bocca di forno e una fila interminabile di figurine umane: si tengono per mano e cantano l’inno di Germania “Deutschlandlied”. Echeggia un rombo di un motore…..Frau Merkel a bordo di una Mercedes SL65 AMG Cabrio, prezzo euro 245.469 sorride beffarda “Abbiamo stravinto!” e indicando alle figurine l’ingresso fatale, estrae da una tasca della giacca di velluto grigio seppia un foglio chilometrico e comincia a fare l’appello, nomi e cognomi, beni mobili ed immobili, valori catastali, conti correnti, ragioni sociali, asset, il tutto targato Italia……”Agghiaccianteaaaaa!” esclamava Conte. Ed è così che da Repubblica parlamentare si passa a colonia UE. “Non si manipola la Costituzione per fini strumentali!” protesta Rodota’ scuotendo la testa.

Meglio finirla che continuare…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 30 settembre 2013

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Un colpo alle spalle dell’Italia che lavora è il “j’accuse” di Epifani rivolto al PDL e al suo leader per le dimissioni in massa dei suoi parlamentari. Sproporzionata reazione quella del segretario del PD, come insincera e strumentale l’osservazione di Letta, una settimana fa, quando ha incolpato gli alleati di governo di aver determinato lo sfondamento del deficit dal 3% al 3,1%. Instabilità è lo spauracchio agitato dal PD in questi giorni, come lo spread era lo spauracchio agitato dal governo Monti. Ora che i tecnici ci hanno per fortuna lasciato, veniamo a scoprire che lo spread era un alibi per tartassare gli Italiani, i quali, a pochi mesi dal licenziamento del Monti-governo, non stanno certo meglio di prima che lui arrivasse a salvarli. Tra suicidi, fallimenti, chiusura definitiva di aziende mentre altre sono in coda per lasciare l’Italia, oltre che più poveri, gli italiani sono anche infinitamente più tristi e sfiduciati. Se un bocconiano di indiscussa fama, apprezzato all’estero e in patria, ha fallito, Letta un ex-democristiano, che prima di ricevere l’incarico da Napolitano era una figura di secondo piano, piuttosto anonima, che alcuni addirittura confondevano con il più noto zio Gianni, ebbene, questo personaggio, privo di un qualunque segno distintivo e di carisma, come potrà tirare fuori il paese da una situazione di impasse in cui langue non certamente solo per le beghe giudiziarie di Berlusconi? Letta è un arnese nelle mani di Napolitano il quale se ne serve come veicolo nello scambio di comunicazioni con la Merkel e Bruxelles, visto che l’Italia, nonostante sembri il contrario, non è ancora una repubblica presidenziale. Si vorrebbe far credere che in assenza di stabilità, l’aumento dell’IVA al 22% è ineluttabile. Ammettano piuttosto di aver fatto male i conti e che Saccomanni non ha trovato i quattrini per la copertura necessaria ad evitare l’aumento. Infatti, già a metà settembre, il ministro dell’Economia ipotizzava l’aumento di due punti, dal 21 al 23% per restare entro la soglia del 3%. A quella data Berlusconi non aveva ancora minacciato il ritiro dei parlamentari. Così mentre l’Europa ci chiede conto della situazione contabile e finanziaria, c’è chi, nel PD, vorrebbe far pagare, a dicembre, la seconda rata dell’IMU sulla prima casa, e addirittura la prima rata sospesa in giugno. Cosa c’entra allora la stabilità? Non si tratta forse di incapacità a far quadrare i conti? Se fosse davvero così, non si capisce perché far saltare il governo con la mossa inaspettata del Cavaliere, sia un tradimento a danno degli Italiani, che se potessero scegliere, si farebbero governare anche da Belzebu’ pur di sapersi in buone mani. Il PD invece cosa fa? Grida e si strappa le vesti, quando un momento prima in alcune correnti non propriamente favorevoli al premier, ci si augurava che il governo avesse i giorni contati, e finge di preoccuparsi delle sorti dell’Italia, enfatizzando una coesione interna che ritrova solo in una occasione, se deve combattere contro il nemico di sempre. Poi, superata la tempesta, le correnti si allontanano e si rimettono in movimento, le une contro le altre, un po’ allo scoperto, un po’ sotto traccia; organizzano incontri, congressi flop, confronti, durante i quali parlano e parlano, costruiscono teoremi e programmi, senza mai proporre soluzioni serie e credibili ai problemi reali del paese, sempre gli stessi da secoli. Il PD è’ un partito buono a nulla, con un premier buono a nulla che tira a campare mentre dichiara di volere il contrario. E intanto aspetta. La sua è una tecnica che viene da lontano, collaudata con successo da un suo collega di partito passato a miglior vita, il quale riuscì a durare ben 40 anni senza fare praticamente nulla. Il suo motto era: meno fai, più duri, così non scontenti nessuno. Letta sta facendo lo stesso, con il supporto del suo partito, del capo dello Stato, dei “gerarchi” tecnocrati europei ed ora anche degli States. Pare che anche Obama lo apprezzi. Per forza, hanno qualcosa in comune: entrambi sono esperti nell’arte del temporeggiare e nel preferire ai fatti le parole. Forse è anche per questo che il presidente americano ha preso il Nobel per la pace.

 

Sprechi, bugie e interessi personali nella Pubblica Amministrazione….a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 5 ottobre 2013

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Quasi sicuramente gli italiani in dicembre dovranno versare la seconda rata dell’IMU sulla prima casa e non certo per questioni di instabilità, infatti, per ora, il governo Letta è stato messo in sicurezza. La ragione è che i conti dei comuni sono in rosso: i sindaci lamentano un buco di 48 miliardi di euro e dicono di non avere i soldi per pagare i loro dipendenti. Mentono. In giugno, cioè in anticipo, hanno già incassato i denari dallo Stato. Grazie alle entrate tributarie, sono stati trasferiti ai comuni 84,6 miliardi, ed essendone stati spesi 83,2, ne risulta un saldo positivo. Ugualmente, insistono che saranno costretti ad aumentare le aliquote Irpef, cosa che, peraltro, hanno fatto per il passato semestre tutti i sindaci tranne due: Renzi a Firenze e Romoli a Gorizia. La spiegazione dei gravi ammanchi si trova tutta nella dissennata gestione della macchina statale che, in un paese sempre più povero diventa sempre più spendacciona, scialacquando allegramente quello che i suoi contribuenti guadagnano da gennaio a luglio. “Consulenze” è la voce di spesa che maggiormente incide, vale a dire l’assegnazione di incarichi ad operatori esterni perché si occupino delle attività più disparate, spesso assurde e inutili. Presidenti di regione, sindaci, assessori e consiglieri si adoperano in ogni modo per elargire somme di varie entità a parenti, amici, amanti, fidanzate ed ex-fidanzate, mogli ed ex-mogli, nonché ad onlus e fondazioni, ecc., per organizzare corsi di yoga, contare gatti randagi, classificare carni e formaggi, riorganizzare archivi fotografici, promuovere la festa della castagna in assenza di castagni, rimuovere la neve in agosto o allestire un fantomatico campionato mondiale dell’olio di oliva. L’elenco delle costose stranezze è piuttosto lungo e altrettanto incredibile e fa venire in mente altri sprechi a danno della comunità, cioè l’istituzione di corsi universitari spesso con un solo iscritto, finalizzati al benessere del cane e del gatto, ad approfondire tematiche quali le scienze del fiore e del verde o le scienze dell’allevamento. Ultimamente, la corsa allo spreco si è intensificata visto che le province pare abbiano finalmente le ore contate. E’ come quando alle prime avvisaglie di una carestia, la gente si affanna a fare incetta di tutto il possibile e l’impossibile per paura di morire di fame. Sempre in materia di consulenze, la legge finanziaria 2008 ( legge n.244/2007 ) prevedeva che le amministrazioni dovessero rendere pubbliche, mediante “inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti” e che, in caso di ” omessa pubblicazione”, la liquidazione del compenso per gli incarichi di collaborazione e consulenze, costituivano ” illecito disciplinare, determinando la responsabilità erariale del dirigente preposto”. Purtroppo, come molto spesso succede, i pilastri della contabilità, che sono: pubblicità trasparenza e diffusione, sono stati avvolti nella nebbia dell’opacità, e spesso sono i cittadini a denunciare irregolarità, mancanza di trasparenza e inefficienza. Gli ultimi dati del 2011 rivelano che regioni, province e comuni si sono serviti di 277.085 consulenze esterne per un costo totale di 1,3 miliardi di euro, ma è un dato incompleto perché mancano all’appello il 30% delle pubbliche amministrazioni. Inadempienze, pressappochismo, ruberie trionfano. L’attuale ministro della PA, Gianpiero D’Alia, ha confessato di non avere esperienza nel settore, ma tanta buona volontà. Apprezziamo la sincerità ma preferiremmo non fare le cavie del suo corso di apprendimento.

Morire democristiani? No grazie!…. a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 9 ottobre 2013

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Roberto Giachetti“ Non ho capito che posizione ha il mio partito” ha detto ieri Roberto Giachetti, il vicepresidente della Camera, intendendo la posizione del PD rispetto alla legge elettorale. “La cambieremo…..abbiamo già avanzato delle proposte…….entro la fine del mese avremo una nuova legge elettorale…..” Il mese di quale anno? “Parole, parole, parole” cantava Mina nel lontano 1972. Intanto Giachetti ha iniziato, per la seconda volta in poco tempo, uno sciopero della fame contro il porcellum, sperando di stanare i suoi compagni di partito e costringerli ad assumere una posizione chiara. In un paese come l’Italia, tendenzialmente individualista e anarcoide, in cui la dichiarazione degli obiettivi da parte dei politici non corrisponde mai alle vere intenzioni, una legge elettorale pensata per assicurare la governabilità potrebbe neutralizzare azioni proditorie e tentativi di ribaltamento a danno del governo eletto democraticamente dai cittadini. E invece siamo appesi alle decisioni e ai dietrofront di chi un giorno grida ai mali del porcellum, definendolo, come già il suo creatore, una porcata, e il giorno dopo, più timidamente si astiene dall’appoggiare quelli che la abolirebbero. La politica è mobile, soprattutto se ci sono in ballo calcoli e strategie non solo per sconfiggere l’oppositore, ma anche e di più per ostacolare chi, all’interno del proprio partito, potrebbe strappare una posizione di potere fino a quel momento incontrastata.. Per quanto riguarda il PDL, solo episodicamente ha manifestato il desiderio di superare il porcellum e mai quando i sondaggi positivi facevano pensare che il voto, in tempi brevi, lo avrebbe premiato. Per il PD, l’argomento è un po’ più complesso e non si ferma alla questione della governabilità o del governo del paese, ma coinvolge gli schieramenti e gli interessi dei singoli esponenti di partito. Letta, che temporaneamente ha reso innocui i suoi alleati, può ora dedicarsi a rafforzare la sua leadership e prolungarne la vita fino al 2015. I sondaggi lo collocano al primo posto nelle preferenze degli italiani, e, per la prima volta, davanti a Renzi, unico impedimento nel suo cammino verso la vittoria delle prossime politiche. Per il sindaco di Firenze invece, la strada sembra essere in salita, avendo contro Epifani e i bersaniani. E’ in questo quadro che va visto il ruolo della legge elettorale per capire se il porcellum rimarrà, pur con qualche correzione, come Bersani ed altri auspicano, oppure sarà sostituito da un sistema maggioritario, come vorrebbe il renziano Giachetti, il quale non disdegnerebbe il ritorno al mattarellum. Le differenze tra i due sistemi elettorali premiano il mattarellum, che consente agli elettori di scegliere il loro candidato (con il porcellum, al contrario, le liste sono bloccate dai partiti ) e va in direzione di un sistema politico fortemente bipolare, in quanto fondato su di un sistema elettorale misto: per il 75% maggioritario a turno unico e per il rimanente 25% proporzionale. Quando gli italiani nel 1993 bocciarono il proporzionale, avevano in mente un paese governato da due forze contrapposte, che si alternassero al potere, non da partiti e partitini preoccupati solo di spartirsi soldi e privilegi. Ma il problema legato alla scelta di una legge elettorale che funzioni, non ha trovato ancora una soluzione. Una ricerca condotta da esperti di studi politici, ha infatti evidenziato che, in un’Italia tripolare, neanche il mattarellum determinerebbe una maggioranza in grado di governare , né al Senato né a Montecitorio. Perché un sistema elettorale abbia successo, si dovrebbero attuare alcune riforme istituzionali, come il depotenziamento o l’abolizione del Senato, con il doppio vantaggio di poter approvare le leggi con maggiore celerità e alleggerire i costi della politica. Purtroppo la direzione che ha preso da qualche tempo questo paese è di arretramento e riposizionamento su un fronte autodifensivo e immobilista di stile democristiano, del tirare a campare, con il rischio crisi, tutt’altro che superato, ci travolga. Il suono sinistro delle parole pronunciate recentemente da Monti: “Come sarebbe bello se Alfano e Letta dessero vita a qualcosa..” fa rabbrividire. Soluzioni centriste già sperimentate e fallimentari ( UDC di Casini e SC di Monti stesso) dovrebbero mettere in guardia contro qualsiasi tentativo nostalgico di rifondare la DC o qualcosa di affine. O vogliamo morire democristiani?

Papa Francesco: Uomo di chiesa o politico consumato? ..a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 13 ottobre 2013

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Se Papa Bergoglio non occupasse il soglio pontificio ma fosse un politico, probabilmente le sue parole non stupirebbero più di tanto. Sarebbe un comunista che predica l’uguaglianza sociale, l’abolizione della proprietà privata, l’eliminazione di ogni barriera di lingua, razza, religione. Il fatto che sia un Pontefice e abbia rinunciato all’anello d’oro, all’appartamento apostolico, all’auto blindata e si sposti portandosi dietro una vecchia borsa di pelle nera, colpisce chi era abituato a vedere nel Papa l’espressione più alta e autorevole in seno alla Chiesa, quindi figura infinitamente superiore e distante da ogni comune mortale. Papa Francesco si immerge nella folla, stringe mani, bacia bambini, sorride affabilmente, telefona personalmente a chi gli rivolge appelli. Il comportamento familiare e il linguaggio semplice impressionano i fedeli e non solo, e lo fanno amare come si ama un padre , un fratello o un amico. Ma tanta popolarità e tanto affetto non ammettono riserve, né critiche. Tant’è che due giornalisti, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, sono stati “epurati” su due piedi da Radio Maria, emittente radiofonica cattolica, sulle cui frequenze conducevano trasmissioni da un decennio. “Questo Papa non ci piace” avevano scritto in un articolo pubblicato da “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, che ultimamente ha aperto un confronto di opinioni sul Papa Bergoglio. Tra i motivi della clamorosa affermazione, la critica a quella che è stata definita dai giornalisti “l’imponente esibizione di povertà di Bergoglio” in occasione del suo viaggio ad Assisi, patria del fraticello che aveva stupito il mondo con la sua rinuncia ai beni materiali e la scelta dell’umiltà come principio di vita. Gnocchi e Palmaro hanno commentato l’evento svoltosi ad Assisi osservando che lasciava ben poco allo spirito di “sorpresa” e nulla aveva di “francescano” essendo evidente che era stato accuratamente preparato e studiato nei dettagli, e non con costi irrisori. In realtà, se la dottrina cattolica costituisce la sostanza dell’operato di un Pontefice, l’insieme degli aspetti formali concorre a sottolinearne la funzione e la potenza. Nondimeno, non sfugge agli occhi distaccati del cattolico non praticante che le uscite frequenti di Papa Bergoglio, il suo ripetere gesti e espressioni di fronte o in mezzo alle folle acclamanti, il suo pronunciare parole di incoraggiamento, comprensione, sdegno, che sono esattamente quelle che la gente vuole sentire, fanno parte degli strumenti di comunicazione di un politico. In questo senso il Papa è soprattutto un politico consumato e, in questa veste, è criticabile in quanto la forma prevale sulla sostanza. Ora viene da chiedersi se le dimissioni inaspettate di Benedetto XVI non siano state invece pianificate in un momento molto difficile per la credibilità della Chiesa, e l’elezione di Bergoglio non abbia risposto all’esigenza di dare un forte segnale di cambiamento di cui tutto il mondo avvertiva il bisogno. Combattere il relativismo e il materialismo del mondo occidentale, rivolgersi agli emarginati della società, ai disoccupati, ai poveri, a chi si sente incompreso o abbandonato, riaccendendo la scintilla della speranza per il tramite di un messaggio rivoluzionario, quel “non abbiate paura di passi definitivi” rivolto ai giovani, è molto di più di quanto un Papa abbia mai fatto, o ci si aspetti che faccia.

Italiani, popolo di ignoranti…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 20 ottobre 2013

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L’italiano è il popolo più analfabeta e la borghesia italiana è la più ignorante d’Europa” Orson Welles, anno 1962. Un giudizio tanto inclemente da lasciare tramortiti. Ma non gratuito se confrontato con quello che oggi, a quaranta e passa anni di distanza, potrebbe esprimere chi osservasse la società italiana nel suo insieme, valutandone il livello culturale. Di analfabetismo in senso stretto non si può parlare: leggere e scrivere sono abilità linguistiche che tutti possiedono, ma pochi con una competenza che consenta di affrontare tematiche e concetti che vanno al di là della sfera delle semplici azioni quotidiane. Una prova? Il servizio intitolato “La Chiocciola” trasmesso durante “Ballaro’”, il programma televisivo condotto da Giovanni Floris il martedì sulla 3. Un giornalista rivolge a ragazzi e ragazze di varia provenienza geografica, la domanda “Come ti immagini in futuro?” Risposta: “Ricco, una bellissima fidanzata, auto di lusso”, in alternativa: “Con tanti soldi, bellissime donne, una gran casa”. Mai nessuno che dica: “In Australia ad addomesticare canguri”. Meglio sarebbe cambiare canale per non provare disagio e un vago senso di colpa che questo spaccato dell’universo giovanile provoca. Eppure questi giovani non sono meno intelligenti dei loro genitori o dei loro nonni e bisnonni. La loro colpa è di confondere realtà e finzione e non essere in grado di assumere una posizione critica. Forse nessuno glielo ha insegnato? Se spostiamo l’osservazione alla società civile, il panorama non è tanto differente. Il “che c’azzecca” di Antonio Di Pietro è emblematico, come la figura da cioccolatino di Paola Taverna, capogruppo al Senato dei pentastellati, colta impreparata sull’articolo 21 della Costituzione; e chissà quanti altri articoli non conosce della Carta Costituzionale lei che la cita e la difende a spada tratta. A ignoranza si aggiunge impudenza. E Razzi? Il povero Razzi che deve la sua popolarità ad un atto di tradimento, ma più ancora alla sua ignoranza, di cui è’ diventato il simbolo.
“Papa’, dov’è l’Africa?” “Chiedilo alla mamma, è lei che nasconde sempre tutto”. Il barzellettista ci ha involontariamente fornito un esempio del dramma che affligge intere generazioni di adulti e giovani in Italia. Purtroppo è vero, il livello di istruzione è basso, anche se non in tutta la Penisola, e i portatori di ignoranza, ignari o indifferenti alle loro carenze, non perdono l’occasione di sparare chiacchiere a volontà, senza che intervenga alcuna forma di censura a fermarli. In questo quadro, la scuola che responsabilità ha? Moltissime. La prima è la rinuncia alla selezione che ha determinato il livellamento verso il basso a scapito degli studenti migliori, rendendo impossibile la meritocrazia. La selezione è fondamentale non solo nelle scuole europee, e non serve a discriminare ma a far emergere talenti e capacità. Da noi il termine “selezione” è sempre stato volutamente frainteso e invece ci avrebbe salvato, in un mondo in cui, se sai e vali, un posto lo trovi. Un dato allarmante rivela che gli studenti italiani, oltre che essere deboli in matematica e inglese, se si iscrivono all’università, in pochissimi conseguono la laurea nei tempi prestabiliti , a meno che non abbiano frequentato facoltà come “Scienze della Comunicazione”. Quali le cause? Una, e non trascurabile, è la separazione tra scuola e mondo reale, ciò che si insegna e ciò che serve per essere all’altezza delle sfide del mercato del lavoro. Di questo scollamento è spia il linguaggio dei verbali dei consigli scolastici, delle programmazioni di istituto, delle circolari ministeriali. Un linguaggio nebuloso da scartoffie burocratiche che non corrisponde alle cose vere. E poi gli insegnanti. Sottopagati (qualcuno meriterebbe compensi ben maggiori), sottostimati (qualcuno a ragione ), diversi svogliati e poco coinvolgenti, noiosi e rassegnati, in attesa del magro stipendio. Perché non sottoporre alla selezione anche loro? Per quale motivo chi non è idoneo non può essere sostituito? In Gran Bretagna se non funzioni ti invitano cortesemente a dimetterti, in Germania il livello di preparazione dei docenti è molto alto. Forse è anche grazie a questo che i giovani tedeschi affrontano la crisi più attrezzati dei giovani nel nostro paese. Da noi la Carrozza ritiene che i problemi dell’istruzione si devono risolvere con nuove assunzioni, scambiando la quantità per la qualità. E l’università? Peggio che andar di notte. Tra concorsi truccati, Parentopoli e altri scandali, chi trae vantaggio da questa istituzione sono i baroni e i loro portaborse. Ma non preoccupatevi, ” in qualche modo faremo”. Già, in qualche modo. Brutta espressione ma largamente abusata che però comunica con grande efficacia il messaggio di pressappochismo, qualunquismo e vigliaccheria di chi non si assume responsabilità e vivacchia. Se non fosse per la tenacia e l’impegno di adulti e giovani di buona volontà che tengono duro e credono in quello che fanno, saremmo già un paese fallito.

Spie, spiati e spioncini…………a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 26 ottobre 2013

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Datagate. Preoccupatissima e piccata del fatto che un alleato la spii, la Merkel telefona a Obama per protestare e avere chiarimenti. Hollande e’ altrettanto indignato e definisce inaccettabile l’intrusione nella vita privata dei francesi: oltre 70 milioni i metadati registrati. E Letta? Appena tornato dagli States dove ha riscosso gli apprezzamenti presidenziali, per un po’ fa lo gnorri. Non può mica mettersi contro Obama soprattutto dopo esserne stato lodato! Poi però, incalzato dalla notizia lanciata dal Guardian, che la National Security Agency spia 35 leader mondiali, si accoda agli altri e dichiara: “Lo spionaggio del governo non è minimamente accettabile” e, pecora camuffata da lupo: “Non guarderemo in faccia a nessuno”. A Legge di Stabilità “neutra” corrisponde difesa neutra della privacy dei cittadini italiani e delle istituzioni. Sommersi dalle intercettazioni telefoniche, siamo abituati a tutto e poco ci aspettiamo da chi è pagato per rappresentare i nostri interessi. Ma la domanda “Perché gli Stati Uniti sorvegliano l’Europa?” esige una risposta. In primis perché l’America, ossessionata dal terrorismo, e si può ben capire, cerca di prevenire attentati alla propria sicurezza usando ogni mezzo tecnologico a disposizione ( sistema Prism ). E così facendo, protegge anche gli stati europei dei quali, forse, non si fida, compresi noi italiani che con gli imam terroristi abbiamo un rapporto particolare. Non ci fanno paura, noi siamo buoni e sappiamo capirli, in cambio loro costruiscono moschee e fanno saltare per aria le chiese in giro per il mondo in nome della reciprocità e della tolleranza religiosa. E quali motivi possono indurre gli 007 americani a spiare l’Italia? Forse per carpire segreti di strategia industriale? Scoprire cosa non fare per evitare la deindustrializzazione? Segreti di strategia economica? Non serve. Obama è già stato messo al corrente della nostra Legge di Stabilità da Letta, prima ancora che noi ne sapessimo qualcosa di preciso.
Scandali, tradimenti, pettegolezzi? Calma. Non eccitatevi troppo. Quelli ci pensano i magistrati e i giornalisti informati dai magistrati a diffonderli. Allora cosa? Chi del PD voterà contro la decadenza di Berlusconi? Neanche. Grasso ha ribadito che il voto palese farà si’ che non accada, altrimenti “chissà se si giudicherà con coscienza”.
In conclusione non illudiamoci: l’intelligence americana sa già tutto di noi, incluso il fatto che siamo sempre pronti a rivoltare la frittata e tradire, come la storia dimostra, per passare da un padrone ad un altro che ci paga di più.

Attenti all’Europa sovietica! di Rita Faletti

Di Redazione – 4 novembre 2013

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In Europa non siamo tutti uguali perché ci sono Paesi più uguali degli altri. Germania Francia e Regno Unito sono politicamente diplomaticamente e mediaticamente più attrezzati a difendere i loro interessi, accordandosi tra loro e scambiandosi servizi di favore dietro la bandiera della correttezza e del rispetto delle regole. L’Italia, che vanta una reputazione non proprio immacolata, un po’ per colpa dei suoi cittadini e molto dei suoi politici imbelli, si trova a dover pagare per colpe non commesse. Una colpa sembra essere la nostra ricchezza immobiliare. L’ottanta per cento delle famiglie italiane possiede l’abitazione in cui vive, senza contare le seconde e terze case. L’investimento nel mattone si combina ad un’altra”colpa”: la tendenza al risparmio unita alla scarsa propensione al debito. La somma produce una ricchezza media nettamente più alta che in Gran Bretagna, Francia e Germania, benché in questi Paesi il reddito sia decisamente maggiore. Il tecnico tassatore Monti è andato a colpo sicuro quando, nel 2011, ci ha piazzato l’IMU per evitare, a suo dire, la catastrofe. Una botta magistrale inferta ai proprietari di immobili, al settore dell’edilizia e all’indotto. Il bocconiano, al tempo osannato pressoché da tutti, ha aiutato le banche tedesche e gli stati sull’orlo del fallimento con i soldi degli italiani, preparandosi furbescamente la strada verso un incarico prestigioso in Europa. Di recente, il finlandese Olli Rehn, considerato un pericolo pubblico dal Fondo Monetario Internazionale e dai più ragguardevoli economisti , ha sottolineato, con la consueta spocchia di chi pontifica, la necessità di tenere la barra dei conti dritta, evitando di detassare la prima casa. E non è finita. Tedeschi, francesi e inglesi, sempre loro, hanno istituito, ovviamente nei loro Paesi, organi giurisdizionali che processeranno e condanneranno le imprese europee ree di contraffazione. Nel mirino l’industria manifatturiera. E quale, in Europa, e’ la più temibile? Quella italiana, la seconda più competitiva e tecnologicamente avanzata. Un bell’affare. Le imprese incriminate saranno giudicate all’estero, costrette a difendersi in una lingua straniera, davanti a giudici ovviamente orientati a salvaguardare le patrie imprese. Queste norme, non ancora ratificate, saranno imposte ai Paesi europei, Italia compresa, a meno che il Parlamento italiano non si rifiuti di sottoscriverle. Vediamo se chi si scanna per la poltrona avrà il fegato per fare la voce grossa in difesa della nostra imprenditoria. Ma il bianco delle colombe, siano esse di destra o di sinistra, più che simbolo di purezza e’ simbolo di pavidità. Altro capitolo dell’intollerabile ingerenza di Bruxelles riguarda l’immigrazione. I burocrati nordici, con Cecilia Malstrom in testa, bocciano la Bossi-Fini e ne chiedono modifiche, come fa qualcuno in Italia, ritenendola la causa di tutti i mali. La parte contestata e’ quella che, secondo loro, sanzionerebbe il soccorso in mare. Ma evidentemente sentenziano senza sapere, visto che nella legge non si parla di “favoreggiamento” all’immigrazione nel caso in cui i migranti siano assistiti in mare poiché si tratta di un’abitudine consolidata. Sempre la Malstrom, non perde occasione per darci lezioni quando ci rinfaccia una cattiva gestione dei fondi per l’immigrazione, dimenticandosi che il nostro Paese, nel 2011, ha sganciato ben 16 miliardi di euro, al pari dei maggiori contribuenti europei. Anche in questo caso, alle critiche straniere offre una sponda l’Italia, nella persona della Kyenge, la quale farebbe bene a ritornare ad occuparsi di questioni oftalmiche, lasciando il delicato incarico dell’immigrazione a persone più qualificate, come giustamente Giovanni Sartori scrisse sul Corriere della Sera, definendo la Kyenge e la Boldrini “due raccomandate incompetenti, nullità della politica”. Intanto, mentre i barconi continuano ad arrivare, con la benedizione del Papa mediatico, gli spagnoli sospendono l’assistenza sanitaria gratuita a 150mila irregolari, Hollande rimanda a casa Leonarda e, dopo aver espulso 18mila clandestini, promette di espellerne altri 21mila prima della fine dell’anno. In Gran Bretagna, David Cameron ha già pronta una legge che rimanda in patria i clandestini e poi ne valuta le richieste per eventualmente riaccoglierli ( “prima deportare poi ascoltare” ) ed espelle in tromba i residenti illegali. Nel silenzio assordante di Bruxelles e con Letta che fa il pesce in barile. Disgraziatamente, In Europa siamo sempre stati il fanalino di coda, derisi e bistrattati, in Europa siamo entrati sperando di risolvere i nostri atavici problemi e ci stiamo accorgendo che non funziona. Il complesso di inferiorità di cui soffriamo ci mette ai margini di ogni decisione importante. Alziamo la testa!

Una testa di pecora mozzata………a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 13 novembre 2013

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Una testa di pecora mozzata davanti alla porta di un casolare. Se non fosse per il casolare, che indica la presenza e il lavoro dell’uomo, la scena potrebbe essere ambientata in qualunque posto del mondo, come segnale sì della presenza umana, ma di una umanità primordiale, che non ha conosciuto nessuna forma o processo di civilizzazione. Ebbene, in Italia invece, questo si può verificare come manifestazione di civiltà imbarbarita o barbarie civile. E dove? In contrada Sciddicuni, in provincia di Catania. Il casolare è di Emanuele Feltri, un giovane allevatore e agricoltore che ha scelto di vivere nella campagna di Paternò, patria di due noti personaggi con destini e fortune diverse, Ignazio La Russa e Salvatore Ligresti, uno dei luoghi in cui la terra siciliana ostenta tutta la sua bellezza: un’oasi naturale di grande fascino in cui si ha la strana e piacevole sensazione di essere tornati indietro nel tempo, trasportati in un mondo in cui la natura è sovrana e senti che palpita di una vita sua propria se solo ti fermi e la sai ascoltare, in silenzio. L’ideale “buen retiro” che molti, nel fastidioso rumore del caos cittadino, sognano e sperano, un giorno, di raggiungere. Emanuele, quando si è trasferito qui, aveva un sogno ed ha tuttora un sogno: quello di realizzare, nella sua oasi, un’azienda agricola biologica e un piccolo centro per il turismo rurale. Un sogno di pace, quella vera, che però infastidisce e irrita chi, in quella pace, vuole continuare a lasciare le tracce ingombranti del proprio lurido guadagno e dei propri schifosi interessi illeciti. Discariche di materiali tossici (eternit , rottami, liquami, pneumatici, materassi e frigoriferi) deturpano la vallata lungo tutto il percorso del fiume Simeto, il più importante corso d’acqua della Sicilia. La testa decapitata dell’animale è un avvertimento, come altri che Emanuele riceve da due anni ( uccisione di pecore, furti, incendio dell’agrumeto ), senza che lo stato intervenga per difenderlo e difendere, con lui, la bellezza di una terra che non può e non deve essere impunemente violata e insozzata. Con il coraggio e la fierezza dei siciliani onesti, a minacce e intimidazioni, il giovane risponde con un messaggio chiaro: rimanere nell’oasi che ama, rifiutandosi di cedere all’omertà o al ricorso a ritorsioni e vendette, come invece è nello stile di chi vive nelle campagne dell’isola. Quelli che dovrebbero tutelarlo, non possono per insufficienza di mezzi, leggi la guardia forestale, o non vogliono, leggi la Regione, sorda ad ogni appello. Forse in difesa degli smaltitori illegali? E nonostante la negligenza e il disinteresse delle istituzioni, Emanuele ha sborsato più di mille euro di IMU per il casale e suoi 5 ettari di terra. Qual’ è il senso di una tassa cui non corrispondono servizi di alcun genere? Dall’alluvione dell’anno scorso, le strade sono ancora in attesa di essere riparate, le centraline elettriche funzionano a singhiozzo. Altro esempio di uno Stato che latita ma spreme i suoi cittadini-schiavi, mentre il resto lo fanno le organizzazioni mafiose. Colluse con lo Stato? Neanche il pizzo serve, a volte, a tutelare chi lo paga. Soltanto il sindaco e 500 ragazzi hanno espresso solidarietà nei confronti di Emanuele, insieme con l’intento di contribuire alla salvaguardia della vallata. Per fortuna, i media hanno fatto la loro parte, portando all’attenzione il caso di Emanuele che è così arrivato in Parlamento. Il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Berretta, si è recato a Paterno’ e ha promesso maggiori controlli per fare luce sulla vicenda. Speriamo. E’ comunque incredibile e triste che in un’isola così ricca di bellezze naturali e di arte, i suoi figli, i siciliani, che nel mondo si distinguono per intelligenza e creatività, si siano arresi alla prepotenza e all’arroganza di cialtroni ignoranti che loro stessi hanno investito di potere assoggettandosi alle loro leggi criminali. Uno stato nello Stato che sopravvive in parte a causa della rassegnazione e del disinteresse.

Palle d’acciaio? A cura di ……Rita Faletti

postato il 24 novembre 2013

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Gnothi seauton”: conosci te stesso. E’ la massima, diventata famosa, incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, che Socrate adottò come principio della sua filosofia. Era un invito a scoprire se stessi, pregi e limiti inclusi. E’ quello che si dovrebbe pretendere da coloro che si candidano a guidare un Paese. Evitando la menzogna, prima a se stessi e poi ai loro concittadini, gli aspiranti si presenterebbero con un programma e degli obiettivi da raggiungere. “Se possiedi l’argomento, le parole seguiranno” dicevano i bravi insegnanti di una volta. Se hai l’idea, le azioni seguiranno. E’ sempre l’idea che determina il cambiamento, la svolta, il successo; il fallimento nel caso l’idea sia cattiva. Ma quando l’idea è grande, il gioco è fatto. La politica italiana è senza idee, arranca da destra a sinistra passando per il centro e facendo della mediocrità la sua etichetta identificativa. Quell’obbrobrio di governo in carica è la prova provata che i suoi rappresentanti non sanno chi sono, hanno di sé un’immagine sfuocata e falsa, del Paese un’immagine che non esiste, della direzione da prendere nessuna idea, se non quella di durare. Viva la Thatcher e Reagan! Al netto degli attacchi e delle dure critiche, i due sapevano bene chi erano e dove volevano portare i loro Paesi. La Prima Ministra inglese, definita ” Iron Lady” dall’Unione Sovietica in seguito ai suoi feroci attacchi al comunismo, nel 1987, al Congresso del suo partito disse:” Abbiamo vinto perché sapevamo dove stare e cosa volere”. Dove stava e cosa voleva la Thatcher? In primis aveva una chiara idea dell’importanza fondamentale dell’economia nei destini di uno Stato e del valore della fiducia e della libertà. Da qui i passi successivi, mossi con coerenza e determinazione e avendo in mente un progetto di Paese. Lei sì che aveva le palle d’acciaio, e mai lo disse, a differenza di Letta, il quale, dimenticando l’aplomb inglese, si è’ attribuito ciò di cui è privo, mentendo pietosamente. La Signora di Ferro, molto più signorilmente, si limitava a dichiarare: ” Io non defletto”. E mai lo fece. Gli obiettivi raggiunti? L’anti statalismo, la vittoria contro l’ideologia comunista ( con Reagan contribuì ad accelerare la caduta dell’impero comunista ), il braccio di ferro con i sindacati che costrinse alla resa senza condizioni nella lotta tra governo e minatori. E ancora, il riconoscimento della responsabilità civile dei capi sindacali in caso di danni causati dalle agitazioni, l’abolizione degli scioperi illegali, quando non approvati dalla maggioranza dei lavoratori. In Italia i sindacati sono sempre stati ostacolo a qualunque iniziativa e gli atti di violenza commessi da una minoranza di sabotatori politicizzati blocca i lavori della TAV mentre un governo vigliacco sta a guardare, facendosi complice di gentaglia come lo scrittore Erri De Luca, ex di Lotta Continua, che ha legittimato gli attentati ai cantieri in Val di Susa. Vergogna! Ritornando alla Thatcher, in politica estera ebbe il merito di salvaguardare gli interessi della Gran Bretagna quando pretese dalla UE la restituzione di quanto il suo Paese aveva stanziato per il settore agricolo europeo. ” I want my money back” Voglio i miei soldi indietro. E la spuntò. L’Italia ha versato nelle casse di Bruxelles ben più di quanto ha ricevuto, anche per sua negligenza e frodi commesse da regioni truffaldine, soprattutto del Sud, ma non una parola da parte dei nostri politici. E a proposito della UE, che dire della lungimiranza dimostrata dalla Thatcher quando espresse la propria diffidenza nei confronti dell’Unione Europea e della moneta unica? E della Germania e del suo intento di “cannibalizzare” il continente? E della Francia socialista, che voleva costruire il tunnel della Manica con i soldi pubblici, alla quale impose la propria volontà e il tunnel fu fatto con i soldi dei privati? In America, negli stessi anni, Il texano Reagan tagliava del 25 per cento l’imposizione sul reddito, riduceva i tassi di interesse e aumentava il debito pubblico. Con quali risultati? Un anno di recessione e poi la rapida ripresa. Condivideva con la Thatcher il principio che il governo dovesse ridurre drasticamente il controllo sull’economia e deregolamentare per consentire al libero mercato di autoregolarsi. Reagan diceva:” Il governo non è la soluzione del nostro problema, il governo è il problema”. Rispetto al Welfare State, il Presidente americano non aveva paura di affermare che l’assegno di disoccupazione è una vacanza prepagata per i fannulloni. Altro che assegno di cittadinanza proposto dai grillini. Solo l’impegno individuale merita la ricompensa. Altri tempi, grandi leader!

I rischi della rete……….a cura di Rita Faletti

7 dicembre 2013

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Oggi un cinquantenne attivo e in salute è ancora giovane. Ha una aspettativa di vita superiore rispetto a quella di un coetaneo del secolo scorso; può persino fare un’operazione di “resetting” e riprogrammare tutto: dal lavoro, alla residenza, alle amicizie, ai passatempi. Possiede un innegabile vantaggio: i confini fisici e mentali del suo mondo si sono immensamente estesi, coincidendo con quelli del mondo intero. Con unclick. Via anche le barriere linguistiche ora che l’inglese è diventato la seconda lingua, il cinquantenne può navigare in quella proiezione virtuale del mondo reale che è Internet.Più fortunato del cinquantenne di un secolo fa che riceveva notizie provenienti dal resto del mondo attraverso Radio, Tv e giornali senza però poter dire la sua. Il cinquantenne dell’era digitale può disporre di uno smartphone o di un tablet o di entrambi e collegarsi ad internet in qualunque posto si trovi, postare il proprio curriculum su Linkedin, un link su Twitter, condividere immagini su Pinterest o Istagram o creare il proprio profilo su Facebook. Se il nostro cinquantenne ha un figlio adolescente, è probabile che anche lui abbia un telefonino, un pc o un tablet. Ma che probabilità ci sono che il padre lo abbia allertato sui rischi che l’utilizzo della nuova
tecnologia comporta? Rosseau diceva che l’educazione consisteva nel tenere i propri figli lontano da ciò che può essere pericoloso. Oggi Rousseau sarebbe decisamente più cauto. ”Smanettare” in rete richiede la conoscenza di un codice di diritti e doveri il cui mancato riconoscimento potrebbe tradursi in condanne penali con conseguenze spiacevoli anche per un quattordicenne. Avere un account su Facebook e chattare con gli amici, vecchi e nuovi, senza mettere un piede fuori dalla porta di casa, seduti davanti ad uno schermo apparentemente innocuo, tranquillizza mamma e papà. Eppure, senza uscire dalla propria camera, si può partecipare ad una manifestazione di Nazi Skin, diventare sostenitori del negazionismo,assistere a scene di estrema crudeltà umana. Sanno mamma e papà che un istantaneo “click” consente anche alla loro creatura minorenne l’accesso pressoché a tutti i siti, esclusi quelli pornografici? E che le fasce di età, cui i siti stessi sono dedicati, non vengono indicate? Postare in rete un commento, un video, una foto di sé in abiti o atteggiamenti non proprio ortodossi, anche senza malizia, significa affidare alla Rete la propria identità e una parte del proprio privato, di cui chiunque è in grado di fare l’uso che vuole, per qualsiasi scopo senza chiederne l’autorizzazione. Tutto diventa proprietà del social network che può addirittura decidere di chiudere il tuo profilo da un momento all’altro senza preavviso. L’eccessiva fiducia e l’ingenuità possono fare del minorenne una vittima del bullismo, del reclutamento da parte di sette sataniche, del gioco d’azzardo, della prostituzione minorile, dello sfruttamento commerciale o della pubblicità ingannevole. Se l’adolescente non lo sa, il genitore ha il dovere di informarlo. Come ha il dovere di esortarlo a rispettare le regole che disciplinano il comportamento degli utenti tra loro: la cosiddetta “Netiquette”. Ragazzino, la Rete non ti chiede niente di più che il rispetto dei principi della buona educazione che sono alla base del vivere civile.
Alla prima occasione, dillo a mamma e papà.

Se non hanno il pane date loro brioche…..a cura di Rita Faletti

pubblicato il 18 dicembre 2013

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Poche sono le cose che cambiano nel tempo riguardo il potere e chi lo detiene. Finalità comune a regnanti, capi di stato, politici è rimanere il più a lungo possibile dove si trovano per diritto divino o come risultato di democratiche elezioni. Ribadiva Andreotti che “il potere logora chi non ce l’ha”, e chi ce l’ha? Qual’ è l’effetto se rimane per troppo tempo nelle stesse mani? Logora ugualmente, fino a cancellare il senso di responsabilità, l’onestà e l’impegno, se mai siano stati nel DNA dei “potenti”. Cosa rimane allora? Quello che accompagna il potere: il delirio di onnipotenza, l’arroganza e l’indifferenza nei confronti del Paese. Quando lo Stato è particolarmente sfortunato, anche l’incompetenza. Prima di essere eletti, tutti proclamano di voler mettere al primo posto gli interessi del Paese. Noi, gente di mondo, ormai diventati smaliziati, sappiamo bene che gli unici interessi che intendono perseguire sono i loro. Altrimenti spiegatemi perché magistrati e sindacalisti si affrettano a trasferirsi dai tribunali e dalla sedi sindacali in Parlamento? Certo, 15000 euro mensili, benefit e privilegi fanno gola a tutti. Senza contare quanto rende farsi una legislatura in termini pensionistici. Pensioni da fame, esodati – pare che il numero sia aumentato – IMU, TASI, TARI e TARES, disoccupazione in crescita, imprese chiuse per sempre, artigiani e commercianti perseguitati da Equitalia stanno surriscaldando l’atmosfera. La novità di questi giorni è che i Forconi si sono risvegliati e stanno turbando i sonni dei politici con le loro proteste e blocchi a macchia di leopardo in tutto il paese. Chi sono i Forconi? Non rivendicano alcuna paternità politica o sindacale, non sono disoccupati, non sono dei violenti. Sono semplicemente stufi di pagare una montagna di tasse e di non ricevere dallo Stato nessun tipo di tutela e chiedono, indovinate un po’, di uscire dall’euro. A parte i metodi della protesta, nel merito hanno ragione. E la reazione dei signori politici? Letta è sempre a spasso per il mondo da quando è diventato premier, Alfano cerca di fare la voce grossa ma ci ha fatto capire che preferisce trattare con i mafiosi che con i Forconi, gli altri non dicono e non fanno niente di significativo. Era meglio quando davanti al Ministero della Pubblica Istruzione sfilavano quei “radical chic” dei girotondini che contestavano i finanziamenti alla scuola privata, o quando gli studenti salivano sui tetti accompagnati da Bersani per esprimere il loro disappunto nei confronti della riforma Gelmini, o i giovani dei centri sociali che pacificamente manifestavano portandosi dietro qualche bomba carta, delle catene, alcune spranghe da dare in testa ai poliziotti o, in mancanza di altro, un estintore. Ma sì, quelli meritavano attenzione. Mica quei buzzurri analfabeti dei Forconi! Questo l’atteggiamento generale dei politici, tutti. Cercano di delegittimare un movimento che è nato dall’esasperazione di chi lavora, e non sa ancora per quanto. Certo, ci saranno anche infiltrati il cui unico scopo è quello di seminare disordine, ma non la maggioranza del movimento. E Il neo eletto segretario del PD che dice? Lancia un ultimatum a Grillo, proponendo uno scambio di favori: tu mi voti la legge elettorale e io restituisco i soldi del finanziamento pubblico. Ha anche promesso le nozze gay e lo ius soli. Però! E i Forconi? Cavoli loro. Voi ve la ricordate Maria Antonietta? La regina imprigionata e condannata alla ghigliottina con l’accusa di alto tradimento durante la Rivoluzione Francese? E’ passata alla storia per una frase infelice che dimostra quanto poco sale avesse nella zucca coronata: “Se non hanno pane, date loro brioche” disse riferendosi al popolo esasperato ed affamato che era insorto per rivendicare un diritto sacrosanto, quello di non morire di fame. La frase non voleva essere una battuta e rivela, oltre che l’insulsaggine della sovrana, soprattutto la mancanza assoluta di conoscenza di una umanità talmente distante da lei da non riuscire neanche ad immaginarne le necessità reali. Brioche e pane, il superfluo e l’essenziale sullo stesso piano! Non capire le richieste di chi va in piazza in una crisi come questa può solo significare due cose: o sono idioti, o criminali. Salvini dice che i Forconi sono dei lord confrontati ai burocrati criminali di Bruxelles. In un caso o nell’altro stiano attenti. Anche la pazienza dei miti finisce. Non si può offrire una legge elettorale, anche se è indispensabile, e diritti civili al posto del pane. Ricordarsi sempre di Maria Antonietta.

La politica nel 2014: noi faremo, saremo, andremo.….a cura di Rita Faletti

2 gennaio 2014

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Non serve scrutare i fondi del caffè, affidarsi ai tarocchi o ai vari super astrologi per avere un’idea di come saranno i prossimi 365 giorni, basta ricordare i 365 trascorsi. Il futuro è facilmente prevedibile perché è già nel presente e in alcuni eventi chiave del 2013. I due Papi. La rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco. Rinuncia per inadeguatezza, da parte del teologo colto e raffinato, al difficile compito di guidare la Chiesa fuori dagli scandali e dalle tempeste che ne hanno minato la credibilità, e passaggio di consegne al Papa pop. Atteggiamenti e linguaggio nuovi assecondano i cambiamenti e le mode in atto nel mondo, offrono una panacea alle masse di fedeli in cerca di punti di riferimento e risposte a necessità più di carattere temporale che spirituale. In un’epoca in cui si è persa la capacità di astrazione come mezzo di conoscenza della realtà, i valori non possono essere veicolati se non da beni materiali: “ Tutti devono avere una casa, senza casa non c’è famiglia” ha detto Papa Francesco. Affermazione che esprime una indubbia verità, ma nega il contenuto spirituale del messaggio cristiano. Il binomio fede-ragione di Benedetto XVI ha ceduto il posto al binomio casa-famiglia di Francesco. Senza chiarire a che tipo di famiglia alluda. Le parole del Pontefice vanno sempre più in direzione politica. Nulla di strano. Dopo sindacalisti e magistrati è nell’ordine delle cose che anche i Papi aspirino alla creazione di un partito dai contorni meno delineati ma dall’impatto più forte. Un partito che ha come obiettivo una generalizzata forma di wellness, una sorta di spa per il benessere del corpo di cui beneficia anche l’anima. Ma nel binomio casa-famiglia, quale dei due è decisivo per la costruzione dell’altro? La casa o la famiglia? Devono necessariamente coesistere o possono esistere separatamente? Secondo la tradizione, la seconda ipotesi sembra più verosimile. Per il Papà sembrerebbe di no. Prima la casa, poi la famiglia. Con conseguenze oltre che non convenzionali anche pericolose.
Tragedia di Lampedusa
Oltre trecento i migranti che hanno perso la vita per trovarne una migliore lontano da paesi in cui la precarietà è totale. Commozione, lacrime, promesse e proclami. “Non deve succedere mai più. Bisogna abolire la Bossi-Fini.” Sta bene, ma non basta a cambiare le cose. La prima cura della malattia è la corretta diagnosi. Perché non si è previsto che i flussi migratori da paesi in cui infuria la guerra civile sarebbero aumentati? Cosa hanno fatto le istituzioni perché potessimo prepararci ad accogliere ed ospitare in modo decoroso disgraziati in fuga? Sono stati stanziati denari? Quanti? A chi è stato affidato l’incarico di spenderli e come? A giudicare da quello che abbiamo visto, hanno preso strade diverse e sono finiti nelle tasche sbagliate. Quei pochi arrivati a destinazione sono stati impiegati secondo il solito pressappochismo e la solita incompetenza con cui vengono sprecati i soldi del contribuente in questo paese. E sempre guardandosi bene dall’applicare la regola della trasparenza.
I Marò.
Altro esempio di confusione ed inefficienza delle istituzioni. Staffan de Mistura, ex sottosegretario, ex membro dell’ONU, ha più volte espresso ottimismo rispetto alla soluzione del problema. I due Marò sono ancora in India, in attesa di processo, tra polemiche, rimpalli di responsabilità, dimissioni di ministri, accuse di scarsa affidabilità rivolte all’Italia. L’attuale occupante della Farnesine, la Signora Bonino, sembra aver perso lo smalto delle sue passate battaglie combattute per il divorzio, l’aborto e la legalizzazione delle droghe leggere. Campionessa dei diritti civili, la stimata esponente del Partito Radicale vede nella libertà un diritto di secondaria importanza.
Caso Cancellieri.
La famigerata telefonata della Guardasigilli per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti è uno dei numerosi esempi di malagiustizia. A chi le chiedeva le dimissioni, la Cancellieri ha risposto con determinazione che non intendeva farlo a meno che non fosse il Governo a richiederle. Imbarazzo per Letta, il PD e il PDL, superato presto dalla certezza dell’appoggio di Napolitano, mentre i Cinquestelle strepitavano, e giustamente. Incassata l’ennesima figuraccia davanti all’Europa, macchiata per sempre la reputazione fino ad allora immacolata della nonna d’Italia, rafforzata la convinzione che l’odiosa pratica dei favori ai potenti sia diffusa e radicata.
Decreto salva-Roma.
Sul finire del 2013, si profila all’orizzonte un’altra grana per il Governo. Nel decreto vengono incluse le cosiddette “marchette”, provvedimenti che nulla hanno a che fare con il salvataggio della capitale dalla bancarotta. Ennesimo tentativo di truffa ai danni del contribuente, sventato dai 5stelle, Lega, FI e renziani che insorgono contro la solita pratica del log rolling, lo scambio di favori tra politici e loro clientele. Interviene Napolitano che stoppa tutto e invita il Governo ad agire con più prudenza e senso di responsabilità. Come andrà a finire? Quello che è uscito dalla porta entrerà dalla finestra col decreto “milleproroghe” e graverà sui conti dello Stato, cioè su noi tutti. Letta sta anche cercando di far saltare fuori i soldi per i rifiuti della Capitale (oltre 20 milioni). Nel frattempo il sindaco ciclista ha liberato dai porcili alcuni maiali che i romani hanno visto e fotografato mentre frugavano nei pressi di cassonetti nella zona Boccea. Come al Cairo, dove invece hanno preferito le capre. Allora, cosa ci aspettiamo? Continuerà a pagare pantalone. Quindi replica delle furfanterie e idiozie del 2013. E per esorcizzarle: per il 2014 meno forchette e più forconi!

Nel sacco della Befana: Renzi e …Berlusconi. A cura di Rita Faletti

Di Redazione – 6 gennaio 2014

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Renzi è già al lavoro. Ha lasciato passare il Capodanno e, prendendo in contropiede Letta e i lettiani, ha annunciato che entro febbraio avremo una nuova legge elettorale. Poi, qualunque sia la posizione di Alfano, procederà per la sua strada che dovrebbe portare al riconoscimento dei matrimoni tra omossessuali. A che punto è il rapporto tra Matteo e Letta il giovane? Il primo continua a rassicurare il secondo che se il Governo farà quello che serve al Paese, non avrà motivo di mettersi di traverso; intanto però non manca di sottolineare la distanza tra sé e il premier con cui non vuole essere omologato. E le opposizioni? Grillo è più che mai deciso a chiedere l’impeachment di Napolitano e il voto subito con il “mattarellum”, l’ultima legge elettorale che ritiene legittima. Dalle parti di FI, Berlusconi, dopo l’ultima comparsa ufficiale davanti ai suoi, si tiene defilato. Osserva e medita un piano di attacco. Sa che il Governo, nonostante i tutori europei e il Presidente della Repubblica, si mantiene sotto la linea di galleggiamento. Se finora non è affondato, il merito non è certo dell’abilità dei due timonieri. Ma Letta non si illuda che la “menata” possa andare avanti per molto ancora. Napolitano nel suo discorso di fine anno ha lasciato intendere che la sua creatura deve cominciare a stare in piedi sulle proprie gambe. Forse strizzando l’occhio a Renzi, il quale ha prontamente risposto con parole di apprezzamento per il Presidente. Obiettivamente, l’energia e la sicurezza ostentate dal neo segretario del PD, più che confermare sembrano smentire l’apparentamento generazionale con il Premier, il quale tanto ha battuto sul tema della novità assoluta della giovane leadership nella politica italiana. I due appartengono a due mondi diversi, se non addirittura antitetici. Lo sa bene Berlusconi che, guidato da un fiuto formidabile, evita di rilasciare dichiarazioni e di occupare la scena come in passato. Sa anche che Renzi aspira alla poltrona di premier e per conquistarla non può chiudere a nessuno. Proprio come lui che deve riprogrammare il proprio ruolo all’interno delle forze di centro destra ora che non è più in Parlamento. Così rimane dietro le quinte con il vantaggio di poter osservare senza essere osservato, sapendo che l’ago della bilancia sarà ancora lui quando si deciderà la legge elettorale. In questa situazione, chi rimane inchiodato al suo posto è Letta, che non ha capito che la stabilità da lui tanto celebrata è un’arma spuntata nelle sue mani. Renzi e Berlusconi, molto più affini tra loro nonostante il gap generazionale, stanno giocando la loro partita con astuzia. Sono rivali e consapevoli di che pasta è fatto l’altro. Da una parte il carisma ancora immacolato, dall’altro le giravolte fantasmagoriche di un leader riconosciuto tale anche dagli oppositori. Senza di loro, la politica nostrana è destinata ad una stagnazione perenne.