Verso un futuro post-religioso…l’opinione di Rita Faletti

postato il 21 luglio alle 00:36

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Guaranì

Il fuoco che divampa nella Cattedrale dei santi Pietro e Paolo a Nantes distrugge irrimediabilmente il grande organo, ma non intacca la struttura grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco che Macron ringrazia.  Un attentato? Domanda rivolta a se stessi a mezza voce.  In Europa la Francia è il paese che ha subito il più alto numero di attentati terroristici, ultimo quello del 3 gennaio con l’accoltellamento di tre persone al grido di “Allahu akbar”. Il Covid ci ha fatto dimenticare che noi siamo gli “infedeli”, tra i bersagli preferiti  del terrorismo islamico. La paura del contagio ha cancellato quella del terrorismo, la preoccupazione per l’economia ha sospeso entrambe e chissà che occupazioni diverse dal preparare ordigni esplosivi o fantasticare su come eliminarci non abbiano tenuto  impegnati  i mestieranti del terrore. Magari qualcuno è anche morto. Magari. A interrompere questi pensieri  la notizia che l’incendio è doloso e che tre inneschi sono stati trovati in tre punti diversi all’interno della cattedrale. Dunque un attentato. Un simbolo della cristianità, un luogo di culto importante finora sopravvissuto alla chiusura per mancanza di fedeli  o di preti che dicano Messa, triste realtà diffusa  in tutta l’Europa occidentale, si presterebbe ad essere un obiettivo non trascurabile nei piani del radicalismo islamico. Poi ogni congettura decade e la polizia francese fa sapere che i sospetti cadono su un uomo, un volontario,  che aveva le chiavi della cattedrale ed era stato incaricato di chiuderla. Chi è l’uomo? Un rifugiato del Ruanda al quale era scaduto il visto di soggiorno e ha pensato bene di dare una bella lezione al paese che lo ha accolto. Un modo sbrigativo per convincere le autorità a rinnovargli prontamente il permesso. Quando, due anni e mezzo fa, una parte della cattedrale di Notre Dame a Parigi fu avvolta da un grave incendio legato ai lavori di ristrutturazione,  Papa Bergoglio  inviò un telegramma in cui si associava alla tristezza dei fedeli  e degli abitanti della capitale e di tutti i francesi.  Questa volta non si è ricordato di fare altrettanto. E’ vero che la cattedrale di Nantes non è così famosa, è vero che il Papa è più anziano di allora e qualcosa può sfuggirgli, è vero che la situazione mondiale lo affligge oltremodo,  ma una parola per i fedeli di Nantes da parte di un pontefice che predica la solidarietà e il dialogo con tutti sarebbe stata doverosa. Ma è anche vero che in questo caso l’incendio è stato volontario e Bergoglio non avrebbe potuto astenersi dal condannare il gesto e con il gesto il suo autore. Impossibile. L’autore è un profugo e profughi e migranti hanno una posizione privilegiata nei pensieri del papa. Simpatia per i cinesi “Mi piacerebbe andare a Pechino, io amo la Cina” , dolore per la decisione di Erdogan di trasformare la chiesa di Santa Sofia in moschea,  vicinanza alle amate popolazioni dell’Armenia e dell’Azerbaigian. Sarebbe il segno di una pretesa arrogante chiedere a Bergoglio, in quanto  massima autorità della Chiesa cattolica, di difendere con convinzione  i cristiani e l’identità della fede cattolica? Purtroppo,  in tempi di post-modernità, sono il sincretismo religioso, il misticismo fai da te, l’ecumenismo vuoto, il falso multiculturalismo, il relativismo confuso con la tolleranza a trionfare. E  proprio nel relativismo, Joseph Ratzinger, considerato da molti l’ultimo Papa d’Occidente, aveva previsto la causa del declino di questa parte del mondo e dei suoi valori. “Il relativismo diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento”. Era il 2011 e oggi la realtà conferma il potere profetico di quelle parole. Siamo nel 2020 e la sfida del  laicismo ai valori tradizionali della fede e della cultura cristiane ha vinto. Si voleva un cattolicesimo remissivo, piegato, sconfitto e marginale. E’ sotto i nostri occhi. La modernità esulta nella frase di Monica Cirinnà:  “Dio, patria e famiglia. Che vita di merda!”  Ed io non posso che constatare l’abisso tra il pensiero di un Papa gigantesco e il grido di libertà di una caccola.

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