No allarmismo sovradimensionato, ma prudenza..l’opinione di Rita Faletti

postato il 29 giugno 2020

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Donne afghane si rinfrescano in riva al Panj nell’impossibile estate 2011
Astor Piazzolla

“Andrà tutto bene” era l’esorcismo letto e ripetuto quando l’infezione da Covid imperversava nelle regioni del Nord. Un affidarsi alla speranza che la scienza e la medicina da una parte e l’obbedienza alle regole imposte dal lockdown dall’altra, potessero sbarrare la strada alla diffusione del patogeno. Fino ad un certo momento è stato così. Lo spirito di sacrificio di chi aveva ingaggiato un corpo a corpo con il nemico ignoto e la cautela di chi con apprensione seguiva da fuori, o per meglio dire da dentro, la lotta per la vita, hanno segnato un punto importante nella “missione” contro il male. Una battaglia vinta, perché la guerra, che prosegue in forma carsica e con alterne vicende in Europa, nuovi focolai in Germania, Francia, Spagna e anche Italia, e in Asia, Cina, Corea del sud e Giappone, con conseguente ritorno a misure restrittive, sarà vinta solo con l’arrivo di un vaccino. E’ quanto gli scienziati sostengono e razionale credere. Solo allora potremo dire, pur con qualche riserva: “E’ andato tutto bene”. Nel frattempo i contagi si sono notevolmente ridotti, non negli Stati Uniti dove in un solo giorno è stato raggiunto il record di oltre 40 mila infettati. Là la situazione sta seguendo il percorso inverso rispetto all’Europa e si sa che il numero ufficiale dei positivi è una minima parte di quello reale. Il picco è in Texas, dove le temperature non sono proprio autunnali e sembrano smentire la convinzione che il caldo contribuirebbe a spegnere la carica virale. E che dire della situazione drammatica in India? A metà giugno, per scongiurare la debacle economica, erano iniziate le riaperture. In questi giorni, la curva dei contagi in continua crescita ha costretto le autorità a mettere a disposizione 500 treni per i malati. In quel paese, morire per fame o per Covid non fa differenza. Il rigore ha premiato i paesi virtuosi, tra i quali l’Italia che, contemporaneamente alle graduali aperture, sta perdendo la memoria dei mesi trascorsi in reclusione e con occhi e orecchie puntati sui bollettini quotidiani delle infezioni e dei decessi. Spiagge straripanti di carne umana , corpi e teste indistinguibili gli uni dagli altri, incuranti del distanziamento e di qualsiasi precauzione sanitaria. Droplet che si mescolano e si appiccicano a lembi di pelle e ritagli di tessuto in un irrazionale e ritrovato ottimismo da manicomio in trasferta. Mascherine? Scomparse. Come scomparso, dileguato, forse mai esistito il Covid che in alcune regioni ha eliminato intere generazioni di anziani. Primitività degli istinti e azzeramento del senso estetico . Penso con una punta di ammirazione alle donne afghane che si bagnavano nelle acque del Panj, vestite di tutto punto con temperature impossibili… Relativismo delle civiltà… La vita prevale sulla morte. Giusto festeggiare la riconquistata libertà, che la recrudescenza del virus potrebbe revocare. Se Covid ha rallentato notevolmente la sua corsa, quegli scampoli di tessuto, all’inizio preziosi e introvabili, che coprono naso e bocca, laddove vengono usati dal 90 per cento dei cittadini-avviene nei paesi asiatici-dimostrano che l’infezione è per il 70 per cento meno mortale. Due scienziati hanno scritto sul New York Times che il virus è come un veleno: se ne inali una minima parte, le probabilità di ammalarti gravemente si riducono. Nel caso contrario, una polmonite interstiziale bilaterale può condurti alla morte. Il Giappone affida alla mascherina la principale funzione di protezione e, grazie alla tecnologia, ha messo sul mercato mascherine prodotte con tessuti supertech ultrafiltranti e lavabili. Il virus non è scomparso né è mutato. Circola ancora. Ascoltiamo con un orecchio solo e leggiamo con un occhio solo i commenti dei media che per puro sensazionalismo alterano le opinioni degli esperti mettendo in giro la favola che possiamo abbassare la guardia. Nessun esperto l’ha ancora detto.

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