Siamo alle comiche…l’opinione di Rita Faletti

Di Rita Faletti26 Maggio 2020 – 17:44

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…sono di Berlino….
disperato erotico stomp..L.D.

Il governo dibattuto tra i timori per la salute e i timori per l’economia, è vittima della propria irresolutezza. Dopo aver fissato al 2 di giugno le aperture,  il premier Conte ha cambiato idea. Rassicurato dalla curva epidemiologica in discesa e forse pressato dalle richieste del settore produttivo, ha anticipato al 18 di maggio, lunedì scorso. Diverse però le saracinesche ancora abbassate. In alcuni casi i gestori non hanno più risorse e neanche i soldi dello stato per pagare bollette e affitti; in altri, la riduzione del numero di tavoli e tavolini per il distanziamento non garantisce incassi sufficienti a mandare avanti attività già abbastanza penalizzate dal lockdown. Meglio aspettare. Sconforto e incertezza.  Arrigo Cipriani, il patron del famoso Harry’s Bar di Venezia, che con la città allagata non aveva chiuso, prima del 18 aveva sintetizzato così la situazione: “Lunedì non riapro, con quelle linee guida è impossibile. Sono condizioni demenziali scritte da gente senza idee e se resteranno così non si riapre né lunedì né mai più. Il mio locale è 9 metri per 5”. Dal giorno di quella dichiarazione, un dato consolante ha liberato uno spiraglio all’ottimismo: in alcune regioni i contagi sono azzerati e non si parla più di terapie intensive e decessi. Anche la Lombardia, la più falcidiata da Covid, inizia a rivedere la luce. Questo però non autorizza ad abbassare la guardia perché il virus non si è estinto; c’è infatti chi prevede una nuova ondata in autunno. Quindi mascherine e  guanti non vanno buttati, men che meno sulle strade, e il distanziamento va rispettato. Dirlo ai giovani. Il fine settimana è stato tutto una movida e sindaci e governatori si sono allarmati. Il governo  ha tentato di metterci una pezza e ieri il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, quello con la mascherina spavaldamente appesa a un orecchio durante una conferenza stampa della Protezione civile, ha avuto l’autoappagante  idea di promuovere 60 mila tra disoccupati, percettori del rdc e di vari ammortizzatori sociali, al ruolo di  assistenti civici. I vigilantes allo spritz, come qualche spiritoso li ha definiti, saranno sguinzagliati per strade e piazze  a distribuire consigli preziosi e pare anche mascherine a giovani intemperanti. E’ così che si stimola il senso di responsabilità. E’ così che si dà prova di  coerenza. La notizia che gli assistenti civici, con tanto di scritta sulla pettorina, inviteranno amichevolmente (e ci mancherebbe altro) ad assumere comportamenti prudenti, ha suscitato critiche nella maggioranza e nell’opposizione, nonché disappunto da parte del Viminale che lamenta di non essere stato messo al corrente della fantasiosa misura. Tralasciamo i commenti salaci degli italiani che hanno immediatamente sovrapposto l’immagine dell’assembrata movida a quella del solitario compatriota colto in flagrante da due poliziotti, mentre prendeva il sole senza mascherina su una spiaggia deserta. L’incongruenza del potere forte con i deboli e debole con i forti. Persino il grillino Buffagni ha commentato l’idea di Boccia.  “Basta sparate”. Cosa sta succedendo? Che i 5s stiano diventando un partito normale e il Pd si stia grillizzando? E’ vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ma chi zoppica adesso zoppicava anche prima. Boccia è l’emblema del politico che parla senza sapere di cosa parla, come quando aveva chiesto alla comunità scientifica di “darci  delle certezze inconfutabili e non tre o quattro opzioni per ogni tema”, scambiando la scienza per la Verità assoluta, o quando  ha negato ai Paesi Bassi lo status di paese fondatore dell’Ue.  Un po’ debole in fatto di conoscenze, è l’alleato naturale dei pentastellati.

IL POTERE RIVELA L’UOMO…… l’opinione di Rita Faletti


  • Rita Faletti
  • Maggio 31, 2020
  • 14:28
  • commenti :1
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Merkel-Macron a confronto

Riconoscere i propri errori è un atto di coraggio, non un’ammissione di debolezza. Dovrebbero saperlo anche i sovranisti che hanno fatto dell’ostilità all’Europa il loro vessillo. In questi giorni si è assistito a un graduale cambiamento di approccio da parte della Commissione europea rispetto all’unico strumento necessario ad ogni paese per affrontare una crisi economica che è collettiva, benché differenziata, e profonda: la liquidità. Se l’Italia potrà accedere a risorse cospicue e aggiuntive oltre a Mes, Sure e Bei, già disponibili, lo deve soprattutto ad Angela Merkel e in seconda battuta a Emmanuel Macron, contro i quali la propaganda becera dei gialloverdi si è scagliata a più riprese nell’anno e mezzo di governo Conte-Salvini-Di Maio. E’ grazie alla cancelliera tedesca e al presidente francese se si può sperare di rimettere in piedi un’economia devastata che, secondo le stime di Unioncamere, entro la fine dell’anno sarà costata la perdita di mezzo milione di posti di lavoro. Dunque, in un incontro a due verso la metà di maggio, Macron e Merkel avevano concordato un provvedimento che avesse come obiettivo fondamentale la distribuzione di risorse in rapporto alle difficoltà dei singoli paesi. Proposta subito bocciata dai cosiddetti “frugal four”, Austria, Svezia, Danimarca e Olanda, che da sempre contestano la concessione di denaro a fondo perduto piuttosto che sotto forma di prestito da restituire. La Commissione europea ha così optato per un mix di donazioni e prestiti con l’esclusione della mutualizzazione dei debiti pregressi. Il piano illustrato da von der Leyen si chiama European Recovery Instrument o Next Generation Ue, e prevede aiuti economici per 750 miliardi da spalmare nell’arco di sette anni, dal 2021 al 2027. Di questi, 250 da restituire. Rimane tuttora aperta la questione se si possano accettare gli altri 500 miliardi a fondo perduto. Il cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz ha definito la proposta un punto di partenza e il premier olandese Mark Rutte ha così commentato: “Per una Ue forte, abbiamo bisogno di stati membri forti”. E qui sta il nodo della questione. L’Italia riceverà più di tutti: 172,7 miliardi di cui 81,807 come aiuti a fondo perduto e 90,938 come prestito. L’operazione senza precedenti promossa dall’Europa produttiva, conferma l’impegno della Germania di attuare un processo di solidarietà e redistribuzione, smentendo le teorie sovraniste e declassando a piagnisteo vittimista le accuse di avarizia mosse ai tedeschi dai populisti al governo. Questo denaro, che solo poco tempo fa sarebbe stato inimmaginabile potesse arrivare, chiede all’esecutivo di essere usato con intelligenza e gestito con senso di responsabilità e mano ferma. E’ l’ultima opportunità che ci viene offerta perché s’ intervenga con decisione su quello che non funziona e agisce da pesante deterrente e ostacolo alla crescita del paese. Inefficienza e impreparazione della pubblica amministrazione, lentezza della giustizia, burocrazia soffocante, scuola e università inadeguate a formare i giovani e prepararli al mondo del lavoro. Continuare ad ignorare questi mali significherebbe votare contro iI bene del paese. Le risorse, delle quali molte giunte a destinazione contrariamente alla vulgata, sono legate a doppio filo agli obiettivi che non possono essere elusi o ritardati o annacquati. Oltre alle riforme strutturali mai attuate, la politica deve dimostrare di essere all’altezza del momento cruciale e realizzare progetti di sostenibilità ambientale, implementazione delle nuove tecnologie e sostegno al mercato interno come deciso in sede europea. Dubito che l’esecutivo in carica, giudicato piuttosto modesto da osservatori esterni, inebriato dai soldi e preoccupato a mantenere o rafforzare il proprio consenso più che avere cura delle sorti del paese, sarà all’altezza del compito al quale è chiamato. Diceva Claudiano: “Saepe solent census hominis pervertere sensus” (le ricchezze sono solite sconvolgere i sentimenti dell’uomo). Corrono già strane voci sull’abbassamento delle tasse nel caso si aderisca al Meccanismo europeo di stabilità (Mes) destinato alle spese, dirette e indirette, per la sanità. 37 miliardi al tasso di interesse annuale dello 0,1 per cento contro l’1,4 di un finanziamento sul mercato. Un’occasione che consentirebbe di investire nelle strutture ospedaliere, nella medicina del territorio, nella ricerca e nell’assunzione e formazione di nuovo personale sanitario per la lotta contro i virus. A maggior ragione nell’ipotesi di una seconda malaugurata ondata di Covid che dovesse investirci in autunno o di altri virus sconosciuti nei prossimi anni. Purtroppo sovranisti e complottisti alla moda contro l’Europa, si oppongono al Mes tirando in campo le “condizionalità” per motivi che non dichiarano ma, conoscendo i soggetti, sono palesi: il vincolo di spesa a favore della sanità impedisce deviazioni di denaro verso progetti di altra natura che determinerebbero la revoca del prestito o la restituzione della somma indebitamente utilizzata. E’ per questo che ritengo adeguata la misura che lega risorse a condizioni, in particolare nei confronti di un paese dove mancanza di trasparenza, sprechi, inefficienza, corruzione e familismo sono diffusi. E’ anche quello che pensano i frugal four. Come condannarli?

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