Se non sarà l’Europa a salvarci….l’opinione di Rita Faletti

postato il 23 aprile 2020

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Oggi si terrà il summit Ue on line per discutere i meccanismi di finanziamento comunitario in risposta alla crisi economica innescata dal virus. Il premier Conte è senza una proposta:  paradossale risultato  di una lunga e controversa disputa tra maggioranza e opposizione e all’interno degli stessi partiti di governo incentrata sul Mes, il Fondo salva stati ratificato dai 28 Paesi dell’Unione nel 2012 con l’obiettivo preciso di soccorrere gli stati in difficoltà finanziarie che ne avessero fatto richiesta.  Non obbligatorio quindi il ricorso al fondo, ma legato a delle condizioni, prima e fondamentale la solvibilità del paese debitore, solvibilità a forte rischio in presenza di un debito sovrano molto alto. Il che porta inevitabilmente a ricordare in questi giorni di maretta il caso Grecia, l’intervento della Troika e le riforme strutturali  imposte a quel paese che, sarebbe anche bene ricordare, aveva truccato i bilanci tre volte. Il precedente ellenico viene usato strumentalmente da chi avversa il Mes bypassando il fatto che la misura a disposizione dei paesi per far fronte alle spese sanitarie extra, dirette e indirette,  dovute a Covid-19, è “senza condizioni”. I 37 miliardi di cui l’Italia potrebbe usufruire, verrebbero erogati in tempi brevissimi e restituiti, trattandosi comunque di un prestito, in tempi lunghi (si parla di 30 anni).  E’ quanto ha puntualizzato Maria Elena Boschi in Parlamento, precisando che nessuno regala niente e che la restituzione di un prestito non a fondo perduto è prassi comune. Precisazione indirizzata a Giorgia Meloni che aveva espresso la propria contrarietà al Meccanismo di stabilità perché nasconderebbe “condizionalità occulte”. Punto di vista condiviso da Lega e Cinque stelle. Di parere opposto e favorevoli al Mes il Partito democratico, Italia viva, Forza Italia e il Partito radicale, che considerano folle rifiutare pregiudizialmente una protezione sulla base di un insussistente commissariamento futuro. Quello che alcuni politici vorrebbero a garanzia del debito, è una Bce che funzionasse come la Federal Reserve, la banca americana prestatrice di ultima istanza. In realtà, il 50 per cento del debito sovrano italiano è in mano al settore privato, un terzo del restante, tra i 400 e i 500 miliardi è già in pancia alla Banca centrale europea e unitamente al già ricco pacchetto di strumenti offerti dalla Commissione per affrontare  la crisi economica, sta a dimostrare che la solidarietà non è solo a parole. E’ altresì sottinteso che ripagare un debito, seppure ad un tasso minimo di interesse, comporta necessariamente un tasso di crescita superiore al tasso di interesse. Significa che il contrasto alla stagnazione e lo stimolo alla crescita sono indissolubilmente legati a una serie di riforme strutturali di cui il Paese aveva bisogno assai prima della pandemia. Infrastrutture, ricerca, università, meritocrazia, sburocratizzazione sono imprescindibili in un percorso che porti il paese fuori dalla palude. Ma qui sta il vero problema. Mettere d’accordo i rappresentanti di una classe politica sbrindellata è un’impresa improba che richiede una classe politica di qualità, non certo quella attuale, in cui sfasciatori di professione e incompetenti  tifano perché l’Italia esca dall’euro. E’ tornato Di Battista che si fa vivo nei momenti di crisi per aizzare gli animi contro l’Europa: “L’Europa ci vuole mettere in trappola”. Come salvarsi? Il ragazzo suggerisce una soluzione: l’alleanza con la Cina grazie al rapporto privilegiato con Pechino. Qualcuno ricordi a lui e ad altri come lui che volgarmente hanno definito i tedeschi nipotini di Hitler, il disprezzo della Cina per i diritti umani, la detenzione in campi di “correzione” di tre milioni di musulmani (gli uiguri), la corruzione spaventosa che consente persino di comperare la poltrona di sindaco, la forbice che separa i poveri dai ricchi (l’americano più facoltoso è un quasi indigente paragonato a un ricco cinese), le esecuzioni che nel paese asiatico superano quelle di tutto il mondo, il potere esercitato con spietata durezza nei confronti degli oppositori politici e della stampa critica, che Pechino cerca di imbavagliare anche in Italia. Di Battista & C. si leggano “Fuga dal Campo 14” di Blaine Harden, un best seller tradotto in 28 lingue. Il protagonista è un nordcoreano scappato dal suo paese che racconta le atrocità del regime. Cosa c’entra con la Cina? C’entra. I metodi di repressione dei regimi comunisti si assomigliano tutti. “In questo paese non c’è alcun problema legato ai diritti umani. Tutti conducono una vita dignitosa e felice”: agenzia stampa di Stato della Corea del Nord, marzo 2006.

“Scorrono via i momenti che rendono un giorno noioso
Sciupi e sprechi le ore in modo insolito
Tirando calci a un pezzo di terra nella tua città natale
Aspettando qualcuno o qualcosa che ti mostri la via.

Stanco di vivere al sole, resti a casa a guardare la pioggia
Sei giovane e la vita è lunga e c’è tempo da ammazzare oggi
E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni
Nessuno ti ha detto quando correre, hai perso lo sparo di partenza……”

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