Covid-19: modello asiatico…l’opinione di Rita Faletti

postato il 28 marzo ore 05

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foto G. Ruzza
…. intermezzo…..

Tra una conferenza stampa della Protezione civile e la successiva, con i report sui contagi, i decessi e i guariti delle ultime 24 ore, le giornate si inanellano nell’attesa di ricevere la notizia più desiderata: il picco è stato raggiunto, inizia la fase discendente, la presa del virus si è allentata. Pare che gli italiani stiano osservando il distanziamento sociale, mentre i medici ospedalieri e di famiglia, gli infermieri e i volontari non demordono, continuano a tenere duro nonostante lo stress, che non è solo da affaticamento fisico, e purtroppo si ammalano e se ne vanno come i pazienti che con ostinazione non vogliono lasciar andare. E’ il prezzo che paga chi combatte in prima linea, siamo in guerra e in guerra si contano i caduti. Suona male, questa frase, eppure contiene la realtà che devi guardare in faccia, per conoscerla e ricordarla quando, fuori dall’emergenza, avrai il tempo e la calma per chiederti se il sacrificio di tanti si sarebbe potuto evitare. Io credo di sì. Come? Seguendo con attenzione quello che stava accadendo in Cina, le immagini trasmesse ogni giorno di malati in fila fuori degli ospedali, dei dottori chiusi nei loro scafandri e dei pazienti stesi sui letti con i respiratori, di una Wuhan spettrale. Noi non ci toccherà. Avevamo il tempo per riflettere capire e prepararci. Anche l’Europa aveva il tempo per farlo e non l’ha fatto. Stiamo pagando tutti lo scotto della superficialità e della disabitudine al combattimento dopo oltre settanta anni di pace e prosperità e anche di presunzione. Uomo avvisato mezzo salvato. Ci salveremo anche questa volta, arriveremo un po’ malconci alla fine e dovremo affrontare altri guai e forse, anzi, certamente, altri virus. Next Big One, il prossimo grande evento, così i sismologi californiani chiamano il terremoto che farà sprofondare San Francisco, in questo caso sarà un’epidemia letale di dimensioni catastrofiche. Come la affronteranno i paesi asiatici che sono più bravi di noi occidentali a contrastare e sconfiggere i virus? Con lo studio di quelli con cui hanno avuto a che fare, con la competenza degli scienziati, con l’efficacia di misure stringenti e….un po’ illiberali, viste dal democratico occidente, con la collaborazione responsabile dei cittadini. I paesi asiatici ci forniscono modelli vincenti di lotta al virus, facili da mettere in pratica dove mentalità e cultura sono diverse dalla nostra mentalità e dalla nostra cultura, dove la tecnologia, avanzatissima, diventa strumento di controllo per la protezione dei cittadini che non la vivono come una violazione della privacy e dove la serrata totale non è sempre necessaria per affrontare l’assalto del nemico invisibile. Prima dell’Italia e dopo la Cina, a 1400 chilometri da Wuhan, si trova una delle capitali più tecnologizzate al mondo: Seul. Nella megalopoli della Corea del sud, la carta di credito ha da tempo sostituito il contante, la videosorveglianza e la raccolta dei dati da parte del governo non genera proteste, ma rappresenta un mezzo per ridurre la criminalità. Il Covid-19 è stato accolto con un massiccio dispiegamento di tecnologia: test fatti in automobile per ridurre i contatti tra le persone, mappa disponibile on-line degli spostamenti di ogni persona risultata positiva e impiego di un team di investigatori per controllare, attraverso telecamere di sorveglianza e carte di credito, i movimenti di chi non ricorda o mente. Una “safety protection app”, un’applicazione sullo smartphone che richiede di inserire i propri dati sanitari a chi è in quarantena due volte al giorno. Il tampone viene richiesto se si è a rischio e chi provenga da aree infette viene testato. Il ricovero negli ospedali è previsto solo per chi ha sintomi severi, gli altri trascorrono il periodo di quarantena in strutture apposite dove le telecamere consentono ai medici il controllo da remoto. In Corea del sud, dove l’elemento politico è molto presente, la società civile risponde in modo sollecito e coeso e si fida delle istituzioni. Situazione analoga in altre democrazie asiatiche come Giappone, Singapore e Taiwan. Proviamo a pensarci.

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