Europa sottomessa…l’opinione di Rita Faletti

Postato il 5 febbraio 2020

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Ha-Kotel – foto G. Ruzza

Nel Giorno della Memoria, a Firenze, un’insegnante di scuola media alla classe: “Liliana Segre non la sopporto. E anche voi ragazzi non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità”. La testimonianza preziosa di una sopravvissuta all’orrore della Shoah, per chi ha la sensibilità l’umanità e l’intelligenza di un pezzo di legno marcio, è una insopportabile questione di pubblicità. La frase ignobile è stata condannata unanimemente e colei che l’ha pronunciata è probabile e auspicabile che sia rimossa dall’incarico per indegnità. Ma questo non è il punto. Alla vicenda è appesa una domanda: “Come siamo arrivati a questo?” che costringe tutti, in primo luogo i governi europei, a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi, guardarsi allo specchio e interrogare le proprie coscienze. Liliana Segre, e come lei coloro che sono emersi dall’inferno e hanno visto la barbarie con i loro occhi, può autorevolmente rispondere a quella domanda. Lo fa quando, nel raccontare lo stupore e la sofferenza di una bambina che all’improvviso, senza colpa, si vede allontanare dalla scuola, isolare dai compagni e dagli amici con cui ha condiviso le esperienze di adolescente, si sofferma su una parola: indifferenza. Chi vedeva e sapeva, voltò la testa dall’altra parte. E’ così che l’indifferenza si fa complice di un crimine, il più abietto compiuto da uomini contro altri uomini in nome della razza. Intere generazioni sterminate: ad Auschwitz-Birkenau venivano uccise 15 mila persone di fede ebraica al giorno, di tutte le età, con regolarità scientifica e con l’obiettivo di rendere la terra “Judenrein”, senza ebrei. Un abominio di cui si rese complice chi sottovalutò i segnali premonitori della tragedia, chi preferì negarli per vigliaccheria, chi, per paura, seguì i carnefici nel disegno criminale. L’infamia dell’Olocausto, con i sei milioni di ebrei sterminati, fece dire “Mai più”. A distanza di 75 anni, quella barbarie è un ricordo sfuocato, o “un fatto obsoleto”, come il grillino Carabetta l’ha definito, per i negazionisti occidentali un inganno costruito dagli ebrei per diventare padroni del mondo, per i negazionisti islamici il frutto di un complotto dell’imperialismo a danno dei paesi arabi e la causa del sogno naufragato del panarabismo. Sempre colpa degli ebrei. Ignoranza crassa, frustrazione, stupidità e cattiveria, i cattivi sono spesso stupidi, confermano che l’odio antisemita non si è spento. Oggi sta mostrando la propria resilienza e la propria brutta faccia con modalità diverse, ma con la stessa feroce determinazione del Novecento. Al minimo soffio di vento, riaffiora da sotto la cenere e incendia l’animo dei “poveri di spirito” come Liliana Segre ha definito, con larga generosità, le bestie del XXI secolo. L’odio antisemita è il filo che lega il presente al passato, i nazisti agli islamici di un secolo fa, quando il Gran Muftì di Gerusalemme si offrì di collaborare con i nazisti per la “soluzione finale”, i neonazisti agli islamisti di oggi con il medesimo intento: la liberazione dell’Europa dagli ebrei e deI Medio Oriente da Israele. I corsi e ricorsi della storia per cui “arriva il momento, ha detto la senatrice Segre al Parlamento europeo, davanti ai rappresentanti di 28 paesi, in cui ognuno si volta dall’altra parte perché la cosa non lo riguarda”. Riferimento esclusivo al passato? La citazione dei ricorsi storici fa pensare all’ignavia del presente. Una ricerca sull’odio antisemita in Europa, rivela che il continente che si pregia di impartire lezioni morali sulla solidarietà, l’inclusione e l’accoglienza, è anche quello da cui le comunità ebraiche, che erano rifiorite dopo la Shoah, si sono notevolmente assottigliate o sono quasi scomparse. Gli episodi di aggressione e gli atti di terrorismo contro cittadini di fede giudaica si sono moltiplicati. Alcune sinagoghe sono state incendiate, altre sono piantonate ininterrottamente dalle forze di polizia, molti fedeli si recano a pregare in case private, le scuole ebraiche sono irriconoscibili perché prive di scritte, le famiglie non iscrivono più i loro figli alla scuola pubblica dove troppo spesso sono vittime di minacce e percosse, le stelle di Davide sono bruciate, le merci ebraiche sono marchiate e boicottate. In Germania, dove non passa giorno che un ebreo non sia ucciso, alcuni rabbini insultati e picchiati per strada e presi a calci in faccia, consigliano i giovani ad andare in Israele o negli Stati Uniti. Il commissario governativo tedesco delegato alla lotta all’antisemitismo, Felix Klein, ha invitato gli ebrei all’invisibilità: “non indossate la kippah in pubblico”. Sarebbe come dire a un cristiano: togli il crocifisso dal collo. Non è escluso che non succeda. La Germania di Merkel, che ha accolto un milione e mezzo di siriani, non è in grado di difendere qualche migliaio di cittadini ebrei dalla violenza islamica e ora da un’esplosione di antisemitismo neonazista. Pavidità e vigliaccheria soprattutto nei confronti dell’islam, che si evita con cura di nominare, se oggi la Germania, dopo un lungo periodo di afonia e torpore morale, pare si sia svegliata e abbia deciso di fare qualcosa a difesa degli ebrei. Ma che difesa è se chiede loro di essere invisibili? Che vita è se li costringe a mimetizzarsi? In fatto di vigliaccheria e paura, non si sa a quale paese attribuire il primato. In Olanda e Danimarca gli ebrei rimasti sono pochissimi; la Svezia ambientalista si sta scoprendo oltre che antisemita anche pagana. Nel paese della globalizzazione della tecnologia e del multiculturalismo da strapazzo, Greta superstar è studiata e venerata come una divinità. A Malmo, un prete dal pulpito grida: “Ascoltate! Gesù di Nazareth ha nominato uno dei suoi successori, il suo nome è Greta Thunberg!”. Siamo alla follia. La Francia è impotente di fronte alla prepotenza islamica. Una sedicenne, Mila, ha scritto sui social che “l’islam è una religione di odio”. E’ minacciata di morte e un tribunale ha aperto un fascicolo contro di lei. E’ curioso che non sia stato aperto un fascicolo contro un comico che canta: “Gesù gay”. Dobbiamo autocensurarci e metterci il bavaglio per sopravvivere in un’Europa sottomessa all’islam. Questo ha convinto gli ebrei ad andarsene prima di dover fuggire un’altra volta. La visione nazista dell’Europa senza ebrei si sta realizzando. Chi ne pagherà le conseguenze peggiori saremo soprattutto noi. Il tradimento degli ebrei sarà il tradimento di noi stessi, della cultura dei diritti umani e della libertà, il tradimento di una storia comune e delle stesse radici. Vinti dal peso demografico dell’islam, la tecnologia e il Green Deal non ci salveranno dal declino culturale e dalla miseria morale. Per cosa poi? Cosa abbiamo in comune con l’islam? blogritafaletti

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