Il Fondo salva stati: cos’è e perché firmarlo è importante per l’Italia……l’opinione di Rita Faletti

postato l’11 dicembre 2019 alle ore 23,44

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Si è conclusa la votazione sul Mes, acronimo di Meccanismo europeo di stabilità, più noto come Fondo salva stati, con 164 voti favorevoli e 122 contrari. Quello che è stato una spina nel fianco del governo e l’ennesima occasione di spaccatura tra Pd e 5s che oggi hanno perso quattro parlamentari decisi a passare con la Lega, sarà ratificato da tutti i Parlamenti europei nel 2020. Il confronto in Aula è stato infuocato come si poteva prevedere dopo che Di Maio si era messo di traverso e aveva minacciato di non firmare al buio, inseguendo Salvini sul suo stesso terreno. Il capo della Lega aveva sollevato un polverone insinuando il sospetto che il trattato contenga insidie a danno dei depositi bancari degli italiani. Aveva persino accusato di tradimento il presidente del Consiglio, il quale, in un recente intervento alla Camera, per la seconda volta lo aveva sbugiardato senza risparmiare Di Maio. “Quando parlavamo di Mes-aveva sottolineato Conte-c’era Salvini e pure Di Maio”. Sottinteso: visto che eravate al governo quando il negoziato europeo è stato concluso, o non avete prestato attenzione o non avete capito nulla o questa bagarre è strumentale. E’ quello che hanno pensato in molti conoscendo bene i due faccia di tolla che in questo caso si sono ritrovati dalla stessa parte con lo scopo Salvini di far apparire il premier inaffidabile e Di Maio di combattere la propria battaglia personale per il potere. Poco credibili entrambi e avvezzi alle figuracce, fanno a gara ad appuntarsi al petto la medaglietta di salvatori del paese. Salvini fa il lavoro dell’opposizione e Di Maio alza la temperatura dello scontro all’interno del governo per ricavarne vantaggi personali. In un paese serio il primo guiderebbe stabilmente un trattore, il secondo farebbe il venditore ambulante. Però, la solita cagnara propagandistica e manipolatoria e la conseguente confusione si sarebbero evitate qualora il Mes fosse stato spiegato a suo tempo. La maggior parte dei media si è giustificata con la scusa dei troppi tecnicismi che fanno del trattato un documento per addetti ai lavori. Alibi che si regge peraltro sullo scarso o inesistente interesse di moltissimi italiani per cose che non attengano ad argomenti “leggeri” o a gossip dal contenuto pruriginoso, locale e nazionale. Dunque, da una parte l’opposizione con Meloni e Salvini ostili al trattato e FI che si accoda, dall’altra il Pd che difende il Mes contro la cialtronata grillina del “Noi non firmiamo”. Finché, il ministro dell’Economia Gualtieri, di ritorno da Bruxelles, dà il contentino ai contestatori: fermo restando che il trattato non si cambia, al prossimo Consiglio europeo si rivedranno alcuni dettagli all’interno di un pacchetto più ampio. Dietro le quinte, lontano dalle orecchie dei cittadini che non devono sapere come vanno davvero le cose, non sono mancati grillini avveduti che hanno ricordato ai colleghi più esagitati che, se vogliono esorcizzare il ritorno a casa con le pive nel sacco, gli tocca farla finita con le bizze. Pare che le parole di Gualtieri abbiano tranquillizzato i più renitenti ed è andata a finire che il Mes è stato approvato. Ma cos’è il Mes? Già oggi, è un’istituzione intergovernativa che interviene in aiuto dei paesi in crisi finanziaria, una sorta di rete di protezione che aiuta un paese mettendogli a disposizione un prestito a condizione che il suo debito sovrano sia sostenibile. A decidere l’erogazione del prestito sono i tre principali paesi creditori: la Germania con 189,9 miliardi, la Francia con 142,6 e l’Italia con 125,3. Si capisce che l’istituzione tutela gli interessi dei paesi che maggiormente concorrono alla costituzione del fondo e indebolisce la posizione contrattuale dei paesi ad alto debito. In base agli accordi vigenti oggi, la Germania ha potere di veto essendo il primo creditore. Se per ipotesi il governo tedesco decidesse che il rischio di aiutare l’Italia fosse troppo alto, creando quindi una situazione di contagio nell’area euro, avrebbe tutti gli strumenti per imporre come condizione una ristrutturazione del debito. In base al nuovo trattato, il Mes fornirà nuove tutele. Avrà un ruolo (che ora non ha) nel valutare la sostenibilità del debito pubblico dei paesi che chiedessero assistenza e nel definire le clausole di condizionalità per erogare gli aiuti finanziari, ma escluderà l’automatismo della ristrutturazione del debito. Conti in ordine e crescita economica sono le condizioni per accedere a una linea di credito precauzionale. Ma l’innovazione principale riguarderà le banche: un fondo di 70 miliardi da utilizzare se l’aiuto dei creditori privati (bail-in) e il Fondo di risoluzione nazionale non fossero sufficienti. Ciononostante, per l’Italia non è importante soltanto aver aderito al Mes, cosa che consolida la nostra permanenza nell’euro, ma la necessità di ridurre drasticamente il debito, che, diventando incontrollabile, potrebbe rendere l’uscita dall’euro un’ipotesi. E’ forse il vedere l’Italia nella parte di debitore che spinge Salvini e Di Maio a considerare il Mes così pericoloso. ritafaletti.blog

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