Una bellissima notizia: nasce “Italia Viva”……..l’opinione di Rita Faletti

postato il 22 settembre 2019 alle  ore

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Dopo una mezza giornata di malumori, aspettative sfumate e qualche lacrima, i sottosegretari vengono nominati e il governo giallorosso è al completo. “Ora mettiamoci a lavorare per il paese”. Passa un giorno e Renzi annuncia la scissione e la nascita di “Italia Viva”, il movimento che l’ex presidente del Consiglio lancerà alla Leopolda il prossimo ottobre. Due volte in neanche un mese, il Pd si trova spiazzato dalla rapidità fulminea con cui l’ex premier prima lo pone di fronte a due alternative: elezioni e pieni poteri a Salvini o alleanza con i Cinque stelle, quelli che neanche un caffè, poi, a un giorno dalla consacrazione del neonato governo, annuncia: me ne vado. Incredulità, disappunto e una pioggia di critiche. Partito come uno yogurt con scadenza ravvicinata. Ironizza Prodi. Conte è preoccupato. “Non tollererò tensioni da un altro Matteo”, sbotta Di Maio. (Di Maio?) C’è chi vede nella scissione il rischio della destabilizzazione del Pd, del governo, dell’alleanza, del paese. Come se la stabilità del governo dipendesse da 40 parlamentari in meno (25 deputati e 15 senatori) e non da un’alleanza, ritenuta fino a poco prima improbabile da molti, costruita in fretta e furia su un programma di 29 punti, tra cui spiccano, per compiacere von der Leyen, espressioni come Green New Deal e economia circolare, e, su tutto, tanti bei proponimenti: redistribuzione, ampliamento delle politiche di welfare, maggiori risorse. “Una politica economica espansiva, senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica”. Come faranno? Mancando le risorse e con la recessione in arrivo, i pentapiddini pensano di ottenere dall’Europa, ora così amorevole nei confronti dell’Italia rientrata nell’alveo europeo, flessibilità e modifiche sui vincoli di bilancio. Gentiloni dovrà usare tutto il suo fascino per convincere Christine Lagarde ad avere un occhio di riguardo per i paesi scarsamente competitivi e deboli economicamente, quelli del cosiddetto “Club Med”, tra cui l’Italia. Come al solito, il governo metterà qualche pezza qua e là, rifiutandosi di affrontare il problema a monte, quello delle riforme strutturali. Nel programma, la crescita ha una collocazione marginale che fa intuire quanto il tema sia sottovalutato o declinato in modo miope. Quindi, le varie illazioni sull’uscita di Renzi sono un nonsense alla luce della visione riformista dell’ex presidente del Consiglio, contrapposta alle politiche assistenzialiste come Reddito di cittadinanza e Quota 100, che mettono qualche soldo nelle tasche di alcuni ma impoveriscono il paese. A parte la professione esplicita di europeismo, il passaggio dal governo gialloverde al governo giallorosso, sul terreno della crescita e dello sviluppo, non è percepibile. Renzi destabilizzatore dell’alleanza di governo? Storie. L’unico collante che può tenere assieme Pd e Cinque stelle è l’interesse alle politiche sociali. Sui temi economici, nel governo non mancheranno le incornate che si concluderanno con la resa di uno dei due alleati allo scopo di evitare la crisi e tirare a campare. Cannoneggiamenti di Renzi dall’esterno? Probabile. Per aiutare il governo ad abbreviare l’agonia, oppure favorirne lo spostamento ancora più a sinistra, ponendo così una distanza più marcata tra il suo partito e l’esecutivo di Conte. Del resto, non è un mistero che la solita politica dei proclami e dell’inconcludenza sia una delle cause dell’astensione di molti elettori in attesa di un nuovo contenitore in cui possano trovare posto idee riformatrici. Se il Pd abdica al ruolo di rappresentante del mondo produttivo, e nell’alleanza con i grillini non è escluso che ciò avvenga, fallisce la sua missione. Renzi l’ha capito per primo e a quel mondo intende dare risposte. Rimanendo nel Pd, la sua voce non sarebbe ascoltata. La sorpresa, come il dispiacere di alcuni, che nasconde un soddisfatto sfregamento di mani, è tutta fiction. E poi c’è chi entra e c’è chi esce. Ieri Lorenzin, ex ministro della Sanità nei governi Renzi e Gentiloni, domani chissà, i rottamati Bersani e D’Alema? Restaurazione in corso, preparata da chi non aspettava altro che allearsi con i pentastellati. Ex democristiani, ex comunisti, cattocomunisti che ancora non hanno fatto i conti con il loro passato, ma non hanno mai smesso di dare addosso a Renzi. Il senatore fiorentino ha assicurato la propria sopravvivenza politica con la scissione? Se fosse invece il governo giallorosso a doversi preoccupare della propria, di sopravvivenza? Il rischio esiste ed è nella frase di Davide Serra: “E’ da folli fare un governo con i parassiti”. Che Renzi l’abbia pensato è certo, che la decisione di andarsene sia stata giusta è indubbio, che nuovi assetti politici stiano nascendo altrettanto. “Italia Viva” è una bellissima notizia.

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