Gatte da pelare per Conte..l’opinione di Rita Faletti

postato il 31 agosto 2019

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La tanto deprecata mossa di Salvini, abbassare la saracinesca in faccia al MoVimento dei NO con la certezza di andare alle urne e vincere, si è rivelata infausta per lui e provvidenziale per tutti gli altri. Richiamati in campo e di nuovo influenti anche i partitini a una cifra, inferiore a 2 o di poco superiore. Ma l’harakiri di Salvini è servito soprattutto a salvare il paese. Interrotta l’esperienza di un governo mostruoso, è stata neutralizzata la minaccia incombente di abbandonare l’euro e l’Europa dopo essere finiti ultimi in classifica e spiantati. Il governo gialloverde non esiste più e la sensazione è di essersi scrollati di dosso una parte di disgrazie. Di tornare al voto neanche parlarne, troppo rischioso. Salvini vincerebbe. Zingaretti e Di Maio temono di perdere. La paura costringe il partito di maggioranza relativa e il Partito democratico a incontrarsi. Si profila la possibilità di formare un nuovo esecutivo, che sia su basi condivise e all’insegna della discontinuità, a cominciare dal nome del premier. Queste le condizioni dettate da Zingaretti, il quale pretende anche la cancellazione della piattaforma Rousseau: la democrazia parlamentare è un principio non negoziabile. Dovrà cedere sul premier e sulla piattaforma che i grillini interrogano nei momenti cruciali. Volete o no un governo con il Pd? La domanda, che non si sa in quali termini verrà formulata, giungerà però fuori tempo massimo: le premesse per la nascita di un governo giallorosso già ci sono e Mattarella ha già affidato l’incarico a Conte. Intanto, il giro di consultazioni per la nomina dei ministri è iniziato, e il premier incaricato si trova subito di fronte il primo ostacolo da superare: in casa Cinque stelle si pensa alle poltrone e Di Maio non accetta di essere scaricato. Messo in ombra da Conte, vorrebbe conservare la funzione di vicepremier o, in alternativa, avere la Difesa. A lui non interessano le poltrone, gli è stato consigliato di dire, quello che conta è il programma. E rifila a Conte una lista di venti punti in aggiunta ai dieci precedenti. Una bella gatta da pelare. Riuscirà Conte a frenare le ambizioni del “capo politico” o cederà all’insistenza di chi ormai non ha nulla da perdere, neanche la faccia? Il presidente del Consiglio deve dimostrare di essere all’altezza delle aspettative di molti: di Mattarella, di Zingaretti e del Pd, e dei Cinque stelle che si attendono da lui un trattamento di favore. Dopo l’endorsement dell’Europa e di Trump, che vale quanto il tempo che il presidente americano ha impiegato a scrivere il tweet di apprezzamento all’amico Giuseppi, ma che vale comunque tanto, l’avvocato che viene dalla provincia e si è conquistato la stima di chi conta, non può permettersi flessioni, né sbilanciamenti nei rapporti di forza all’interno dell’alleanza. Le perplessità certo non mancano, né le critiche. C’è chi lo accusa di trasformismo, chi di paraculismo, chi si domanda come sarà il Conte ter, dopo il Conte-bis e il Conte. C’è chi, più prudentemente, vuole leggere il programma prima di esprimere un giudizio, perché, dietro ogni programma, c’è sempre l’uomo. Il discorso di Conte al Quirinale non consente di fare previsioni. E’ generico e manca di incisività. Quello che merita attenzione è, invece, ciò che Giuseppe Conte è riuscito a realizzare in silenzio, per il nostro paese, intanto che due dicitori di slogan facevano di tutto per affossarlo economicamente e isolarlo dal resto dell’Europa. Conte ha preso parte a tutte le riunioni internazionali, ritagliandosi uno spazio prezioso che l’ha fatto conoscere e distinguere per l’educazione dei modi e del linguaggio, l’impegno dimostrato nel voler ascoltare e la disponibilità a collaborare. Grazie a lui avremo il Tap e la Tav, abbiamo scongiurato la procedura di infrazione per eccesso di deficit, abbiamo riconquistato la fiducia a Bruxelles avendo sostenuto la candidatura di von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Persino Oettinger, commissario tedesco per il Bilancio, sembra aver abbandonato lo scetticismo espresso dopo il voto del 4 di marzo sul nostro paese. “Ricompenseremo il governo per quello che ha fatto”, ha detto.

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