La roba offerta gratis.. puzza..…l’opinione di Rita Faletti

 

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In politica tutto diventa possibile, anche il surreale. All’origine del fattaccio, un pezzo di carta del valore di un assegno scoperto, con una lista sconclusionata di promesse al popolo sovrano. Il contratto famigerato, firmato da un ribaldo che si è scoperto voleva impossessarsi del paese e da un bibitaro diventato balconaro famoso, per aver urlato “Abbiamo abolito la povertà”, in mezzo a una banda di invasati del par suo, senza arte né parte, raccattati chissà come, che continuano a chiamarlo “capo politico”. Una locuzione che ha il valore di un lazzo, una volta appurato che il ragazzotto non ha la stoffa né del capo né del politico, avendo fatto perdere al suo movimento la metà dei voti raccolti un anno fa. In un qualsiasi altro paese e partito, un leader del genere sarebbe stato preso a pedate. Invece se lo tengono stretto. Uno statista, ha detto Grillo. Ma Grillo fa il comico e si diletta a prendere per i fondelli i suoi accoliti. Si farà, pensano i temerari sostenitori del giovine. Uno così ammodo e sorridente che ogni mamma lo vorrebbe come genero. Insomma, Giggino va salvato e perché no, elevato al rango di premier da chi gli ha staccato la spina e vorrebbe riavvolgere il nastro. Che coppia! Poi c’è il premier vero, quello che si è accorto di esserlo, l’ultimo giorno di vita del governo. Ha fatto un bel discorso, applaudito anche dai banchi dell’opposizione. Un discorso che in realtà è stato, più che un commiato, un programma di governo, pieno di obiettivi da realizzare. Un discorso in cui, per la prima volta, Conte non si è presentato nel ruolo di notaio di un pezzo di carta, né di avvocato del popolo o del populismo, ma di accusatore del sovranismo e di difensore della democrazia parlamentare. Una tardiva presa di coscienza, funzionale al discorso di autopromozione, un invito, neanche tanto nascosto, a essere preso in considerazione per eventuali incarichi futuri. Una riserva della Repubblica. I Cinque stelle, infatti, tra i dieci punti che rivendicano in un probabile governo giallorosso, mettono al primo posto la premiership di Conte. Il quale, non c’è dubbio, fa la sua bella figura tra imbarazzanti ministri e parlamentari né di destra né di sinistra, ma tutt’e due – come al tavolo della roulette quei giocatori che puntano contemporaneamente sul nero e sul rosso – per essere sicuri di cuccare gli elettori transfughi dell’una e dell’altra parte. Ora che i verdi si sono autosospesi, i gialli, corteggiatissimi da tutti, come ha detto il viaggiatore terzomondista un giorno scrittore un giorno apprendista falegname, sono intenzionati a restare attaccati alle poltrone e alzano pure l’asticella delle pretese, convinti che, dovesse andare buca con i rossi, ci sarebbero i verdi a paracadutarli in posti sicuri. Una prospettiva onorevole, non c’è che dire, che non scandalizza affatto questa società post ideologica, drogata da social, app, selfie e telefonini. La dignità è una delle ultime preoccupazioni, di gran lunga inferiore al rischio di mettersi in fila tra gli aspiranti percettori del reddito di cittadinanza. Per ora il rischio non sembra esserci. Addirittura Renzi è stato il primo a offrire una sponda a chi gliene ha dette di tutti, al punto da convincere il riluttante Zingaretti a seguirlo sulla strada di un accordo. Però, il fiorentino rimarrà orgogliosamente fuori, insieme a Boschi e Lotti. Ormai è deciso: questo governo giallorosso s’ha da fare, ma deve essere di ampio respiro e deve durare l’intera legislatura. Un progetto tanto ambizioso quanto irrealizzabile, almeno sul fronte dell’economia. La lobby dei cialtroni a cinque stelle dovrebbe rinunciare alle sue bandiere ideologiche: decrescita (in)felice, assistenzialismo clientelare (a Casal di Principe, su 2mila abitanti, il 60 per cento percepisce il reddito) inutilità della competenza. Oggi, per la prima volta, Zingaretti ha messo in chiaro gli obiettivi non negoziabili che devono far parte del programma di governo: crescita, ricerca, politiche aziendali, infrastrutture. Se il segretario avrà il sostegno del suo partito e sarà tetragono su quei punti fondamentali, il paese potrà uscire dalla stagnazione in cui è stato relegato da un governo fallimentare. Italia peggiore d’Europa con crescita pari a zero.

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