Salvini: due vittorie in tre giorni….l’opinione di Rita Faletti

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“Meno Carola e più Oriana Fallaci”. Così Salvini commenta la vittoria incassata al Senato sul dl sicurezza bis tra i “vergogna!” urlati da alcuni banchi dell’opposizione. 160 i voti favorevoli, tre i parlamentari grillini a votare no e cinque gli assenti. Tutta qui l’opposizione dell’opposizione interna al governo?. Zingaretti ha definito “schiavi” i pentastellati. Cosa sperava? Che Fico, immaginato, non ricordo da chi, grande leader della sinistra internazionale, guidasse un nutrito plotone di antagonisti? Temo che il segretario abbia qualche problema con la realtà. E’ andata liscia come l’olio, invece, la votazione di oggi sulla mozione di sfiducia alla Tav dei Cinque stelle. Salvini non era in Aula, impegnato a continuare il suo tour sulle spiagge del sud del paese, dopo aver cantato l’inno nazionale in “bragh curt” al Papeete di Milano Marittima. I pentastellati, al contrario, c’erano tutti, per sostenere compatti il blocco dell’opera che il perspicace Toninelli, definito da Grillo la quintessenzialità del MoVimento, continua a definire inutile. Qualcuno ci vuole a difendere una delle bandiere identitarie dei 5s agli occhi dei tanti elettori delusi dai numerosi dietrofront, qualcuno che ricordi la purezza delle origini. Ma la superfluità del ministro, nonostante l’accanito attaccamento ai principi, è palese e confermata dalle parole del capo del partito. “Solo il Parlamento può fermare il Tav” aveva detto Di Maio. Il Parlamento ridotto a zerbino dai barbari, il Parlamento come scaricabarile tirato in ballo per evitare la realtà di una acclarata impotenza e l’evidenza inconfessabile della supremazia della poltrona, ha votato a maggioranza contro la mozione dei grillini, che hanno ribadito il no all’Alta velocità contro il loro stesso primo ministro, Conte, il quale aveva dichiarato che “non fare la Tav costerebbe di più che farla”. “Che se la vedano tra loro. Basta!” aveva sbottato Carlo Calenda. Ma supponendo pure che una parte dei dem avesse deciso di ascoltarlo, la divisione interna al partito sul voto sarebbe stata ininfluente; anche FI e FdI hanno votato no alla mozione. La Tav è passata, riducendo a battuta propagandistica la dichiarazione incauta di Di Battista che in meno di quindici giorni l’opera sarebbe stata bloccata per sempre, e avvalorando la tesi secondo cui il trio Mattarella, Tria e Conte agirebbero di concerto per evitare che ai danni già fatti se ne aggiungano altri, irreparabili. In questo torrido agosto, una leggera brezza si è levata sull’ipercinetico immobilismo dei Cinque stelle, a scompaginare con leggerezza i fogli del contratto di governo che un vento più forte disperderà definitivamente.

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