Rubli rossi e rubli verdi…………..l’opinione di Rita Faletti

postato il 22 luglio 2019 ore 13,33

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Un tempo il Pci era una costola del Pcus. Lo è stato fino alla caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma le ideologie non hanno confini spazio-temporali e sopravvivono alla caduta di muri e regimi. Il Pci di Berlinguer entrò nella Nato, a malincuore, divenne Pds con Occhetto (le magnifiche sorti e progressive) e conseguente sconforto di D’Alema. Più avanti, perse la esse di socialismo e divenne Pd. Un fatale progressivo spostamento e adeguamento ai tempi che cambiano. Ma rimane la nostalgia di un passato che riaffiora assieme ai ricordi della giovinezza. Anni orsono, D’Alema disse che la Lega di Bossi era una costola del Pci perché era nata in mezzo al popolo. Quel popolo oggi vota Salvini, che nelle regioni del nord è alleato di FI e che a livello nazionale sta con i 5s. Seguaci dello statalismo, nemici del sistema parlamentare e dello stato di diritto, in politica estera amici del dittatore Maduro, erede del socialismo di Chavez, anti-israeliani come le pavide sinistre europee, fiancheggiatori, non per caso né per abbaglio, dei casseur francesi, i mitici Gilet Jaune, ora sparuto gruppetto sulla via dell’estinzione, i grillini sono nati eversivi. Ostinati nel rifiutare etichette, si definiscono post-ideologici. In realtà si barcamenano in un perpetuo moto oscillatorio,non sapendo ancora bene cosa vogliono diventare ma sapendo assai bene che intendono rimanere dove sono. La loro indefinitezza confonde ma aiuta loro stessi e altri. Così, un po’ stanno con la rivoluzione promessa e rimandata, un po’ con la restaurazione. Ma i precedenti sono precedenti e c’è chi non li dimentica. Grazie ad essi, nascono simpatie e si costruiscono alleanze. D’Alema, parlando di Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente pentastellato del Parlamento europeo,nonché uomo trait d’union tra il Movimento e i gilet, ha detto che è uno in gamba. Forse D’Alema vede in Castaldo il riflesso di sé quando andava a braccetto con Hezbollah, il gruppo terroristico il cui leader, Hassan Nasrallah, ha dichiarato recentemente che, in caso di guerra, Israele sarà devastata. Panta rei, diceva il filosofo, tutto scorre e tutto si rinnova: una volta c’erano i rubli del Pci, oggi ci sono i rubli (forse) della Lega. Quello che rimane immutato è lo spregevole sentimento di avversione nei confronti di Israele, non condiviso da quel “fascista” di Salvini, ma coltivato da intellò e sinistra radicale. Non è escluso che in futuro possiamo ammirare D’Alema a braccetto con Chef Rubio, quello che rutta insulti contro Salvini e Netanyhau, l’aspirante politico che si finge cuoco. Unti e bisunti.

Ribaltone: ipotesi governo Pd-M5s?…………..l’opinione di Rita

postato il 19 luglio 2019 alle ore 15,55

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Rivolta ad esponenti del Partito democratico, ricorre con sempre maggiore frequenza la domanda di cronisti e osservatori politici: “Vede in futuro la possibilità di un’alleanza Pd-M5s?”. C’è chi, dagli albori, questa alleanza la auspica, ravvisando, tra grillini e dem, diverse affinità. Il primo fu Bersani. Nella famigerata diretta streaming, colui che doveva sbianchettare il giaguaro fu sbianchettato da Crimi e Lombardi. Tra i sostenitori, il magnifico direttore del Fatto, con la teoria dell’inevitabilità di un incontro tra due forze più simili tra loro di quanto non lo siano Lega e 5s. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, lo sprinter mancato, specializzato nel destreggiarsi in più specialità e gareggiare in più corsie, i corregionali Francesco Boccia, parlamentare del Pd e tanto altro, e Massimo D’Alema, velista, imprenditore vitivinicolo di successo, che non rinuncia a regalarci sentenze illuminanti dall’alto della sua superiorità intellettuale. C’è anche Dario Franceschini, l’ex margheritino che non ha alzato un dito per difendere la propria riforma sull’autonomia dei musei, contro la decisione di Bonisoli, il ministro dei Beni Culturali al servizio dei 5s, che ne ha riportato a Roma la gestione, in palese conformità con il progetto di statalizzazione dei grillini. Rimasugli della sinistra cattocomunista, aggettivo scomparso dal lessico, che rimastica convinzioni del secolo scorso, riesumate da chi idee non ha, perché privo di conoscenza della storia e di altre conoscenze, i grillini. E siccome siamo nel caos più completo delle parole, e siccome c’è il Russiagate che riempie le pagine dei quotidiani e dei settimanali e dei mensili ed è diventato il leitmotiv di ogni dibattito pubblico e conversazione privata, e siccome se ne deve pur parlare e qualcuno deve dimostrare di saperne una di più, il Pd ha pensato di trascinare in Parlamento Salvini e costringerlo a parlare. C’è anche chi intende presentare una mozione di sfiducia, che Massimo Giannini ha detto naufragherà miseramente. E siccome urge il bisogno di un nemico che ti aiuti a risalire nei sondaggi (i pentastellati) e siccome il piatto offerto all’opposizione è ben assortito (Pd), il filo che provvidenzialmente lega Pd e M5s si rafforza dopo alcuni precedenti: la risoluzione condivisa che impegna Marcello Foa a lasciare l’incarico di presidente Rai com e la convergenza sull’antifascismo. Il volenteroso Zingaretti, che si sente già vincitore delle prossime elezioni che probabilmente non ci saranno, dice cose incontestabili, che questo governo ha fatto solo danni, ed è venuto il momento di mandarlo a casa. Però, a differenza di alcuni suoi colleghi/compagni, ribadisce che di un’alleanza con i 5s non vuole saperne, vedremo, che ha già pronta una “costituente delle idee” per la crescita, l’ambiente, lo sviluppo sostenibile. E a proposito di leadership, dichiara che il suo compito è quello di condurre un progetto politico e farlo vincere. Non rivendica il ruolo di leader, ma di garante di un campo di forze unite. “Salvini vuole essere chiamato Capitano, lei come desidera essere chiamato?” Risposta: “Nicola”. Allora Nicola, se vuole davvero battere i nazionalpopulisti, imiti Salvini, sia chiaro e diretto. E’ vero che la politica è una cosa complessa, a volte difficile da spiegare, ma faccia uno sforzo e dica come intende attuare il Suo programma. Anche perché le cose che ha detto Lei, le dicono un po’ tutti. Se vuole che il Suo partito vinca, cominci a metterne in sicurezza i confini: non tutti possono farne parte. L’inclusione è andata bene per le europee, non funzionerà per le politiche. Il Suo disegno è avvolto nella vaghezza delle parole. Il Paese deve crescere. Come? Apra le porte alle iniziative private, apra tutti i cantieri, crei le condizioni perché le aziende possano investire e dare occupazione, combatta l’evasione fiscale con tutte le armi possibili, così, combatterà anche l’illegalità. Investa massicciamente nell’istruzione, nella scuola, nella formazione. In un mondo globalizzato e competitivo, le porte si chiudono inesorabilmente in faccia a chi non ha alcuna preparazione e competenza. Sburocratizzi, 27 passaggi prima di poter avviare un’attività sono un disincentivo per chi vuole intraprendere e un invito alle infiltrazioni mafiose. Confermi l’avvocato Bongiorno a capo del dicastero della Pubblica amministrazione, è l’esempio di quella Sicilia di cui essere orgogliosi, come dei giudici Falcone e Borsellino, come di tutti coloro che amano davvero questa terra e la vorrebbero libera da mafie e corruzione. Riformi la giustizia: giudice terzo, processi più brevi, blocco delle porte girevoli tra politica e magistratura. Un magistrato deve apparire indipendente oltre che esserlo. Rispetti la promessa fatta di concedere l’autonomia alle regioni che l’hanno votata al referendum. Sarebbe il segno che la virtù paga e il merito e il senso di responsabilità non sono parole vuote. Sarebbe altresì un forte insegnamento per i giovani. E non cerchi di essere simpatico a tutti e a tutti i costi: è ora che la simpatia cessi di essere uno dei metri di valutazione di coloro che rivestono incarichi pubblici. E infine, se il Suo partito volesse passare dalle parole ai fatti, dovrebbe tenere presenti gli ultimi sondaggi: Lega: 36,9; Pd: 22,6; M5s: 17,6 e le parole di Marco Minniti: “Un governo Pd-M5s sarebbe un governo di perdenti”.

 

 

Chiusura dei porti aperti, salvataggio non salvataggio, sfilate sulle navi ong………l’opinione di Rita Faletti

postato il 10 luglio 2019 alle ore 12,49

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Protagonisti il frastuono, i giudizi avventati da esperti di coloro che esperti non sono, la zuffa permanente tra chi è a favore e chi è contro, l’estremismo del linguaggio. Emblematico il caso della Sea Watch3, una schiera di attori di primo e secondo piano e le comparse. Carola Rackete, il capitano della nave, la tedesca ricca e “sbruffoncella” che Salvini avrebbe volentieri ammanettato e accompagnato nelle patrie galere, per aver infranto le regole sulla sicurezza di un paese straniero, puntando, senza autorizzazione, dritto verso il porto di Lampedusa. I parlamentari dell’opposizione, Delrio e Furfaro (Pd), l’onnipresente Fratoianni (la Sinistra) e Magi (+ Europa) che per segnare la distanza dal governo salgono a bordo della nave e vi passano la notte. A terra le comparse: i tifosi delle due contrapposte fazioni che attendono la conclusione del match. Una sceneggiata che fa onore al paese, ne sottolinea l’unità e consolida la buona reputazione di cui godiamo in Europa. Ma se uno volesse fregarsene della reputazione e una volta tanto decidesse di agire secondo ragione, comincerebbe a riflettere su come risolvere la questione immigrazione in modo strutturale e definitivo. Per esempio, smettere con la propaganda e le sceneggiate, andare a Bruxelles, chiedere con fermezza la revisione della Convenzione di Dublino, pretendere dai paesi della Ue l’avvio di una efficace operazione congiunta di forze e mezzi navali per contrastare i trafficanti e salvare i profughi. L’immigrazione, questione complessa e terribilmente seria, più dell’economia, del lavoro, del clima, è l’unica che può far ballare la coesione europea. Il fenomeno migratorio è vecchio quanto il mondo. Il fenomeno migratorio, iniziato prima ancora che il pianeta ospitasse qualche milione di persone, quando le prime rappresentazioni della terra mostravano ampi spazi bianchi, è una costante nella storia dell’umanità e un generatore di conflitti. Significa scontro più che incontro tra etnie, religioni e mentalità, che non è affatto scontato possano convivere, se per convivenza si intenda mescolarsi in modo omogeneo e quasi naturale, per altro difficile anche tra simili. E questo è il primo ostacolo. Un’economia solida e uno stato organizzato con una chiara visione del futuro, è in grado di affrontare il fenomeno migratorio, offrire un’accoglienza adeguata e portare a compimento un processo di integrazione intelligente che si fondi sul rispetto di regole precise da osservare da ambo le parti. E questo è il secondo ostacolo. Maggioranza e opposizione avrebbero il dovere e l’interesse di concordare una linea comune sull’immigrazione, che non fosse messa in discussione da esecutivi nuovi e diversi. E questo è il terzo ostacolo. Così, l’immigrazione rimarrà un problema irrisolto dalle conseguenze disastrose finché non sarà affrontato in maniera scientifica e senza sottovalutare un dato inconfutabile: il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione. Gli immigrati potrebbero essere, in parte, una soluzione. Il che non significa avanti tutti, come hanno fatto i precedenti governi fino a Minniti, il quale provvide a regolamentare il flusso migratorio, disciplinò l’attività delle ong e firmò accordi con Serraj per fermare i clandestini. Fu accusato dalla sinistra radicale di disumanità senza che la stessa sinistra fosse in grado di offrire uno straccio di alternativa. Oggi, quella sinistra attacca Salvini e il Partito democratico affonda la linea Minniti e non vota il rifinanziamento della missione internazionale sulle motovedette alla guardia costiera libica. Intanto Serraj, bombardato da Haftar, libera 350 persone dai campi di detenzione. Una ulteriore occasione di business per i trafficanti di esseri umani che continueranno indisturbati a percorrere la stessa rotta attraverso il Mediterraneo centrale, affidando il loro carico alle ong di passaggio o spingendo imbarcazioni di varie misure fino alle nostre coste. Renzi scrive che l’immigrazione non era una emergenza, forse ha dimenticato i numeri, e afferma che, se lo ius soli fosse stato votato, il Pd non avrebbe perso tanti consensi. In verità, c’è il sospetto che la politica delle porte aperte sia stata una delle ragioni della disfatta elettorale del Partito democratico, altrimenti come spiegare il consenso che sale a favore di Salvini? A sinistra si nota un po’ di confusione che si cerca di nascondere dietro il vecchio schema del tutti uniti contro l’avversario politico. In passato, quello schema ha portato fortuna solo all’avversario. E torniamo al caso della Sea Watch3. La Corte di Strasburgo, mai indulgente con l’Italia, si è espressa con chiarezza: non esisteva un rischio imminente. Carola Rackete non ha salvato naufraghi in pericolo di vita, ha prelevato migranti non esposti a rischi immediati trasbordandoli sulla Sea Watch dalle barche di scafisti che poi si sono dileguati. Sulla stessa linea il cofondatore del partito tedesco dei Verdi, ministro federale dell’Interno dal 1998 al 2005, il quale si chiede se “una organizzazione privata (ong) possa prendere a bordo delle persone in mare per poi costringere un paese ad accoglierle”. E concludo, citando una preghiera di Camillo Langone: “Signore Gesù, perché mai il tuo vicario insiste tanto sull’assistenza a giovani sani, spesso maomettani, anziché ai nostri vecchi malati, quasi tutti cristiani? Signore Gesù, sei stato tu a dire “Chi non è con me è contro di me” e allora perché il tuo vicario vuole riempire l’Italia di persone che sono e saranno contro di te? Chi rappresenta quest’uomo?”.Domande a dir poco insolite, che entrano di prepotenza in un mondo impaurito e tristemente governato dal politicamente corretto che ha fatto del pensiero critico tabula rasa.

Urrà…..donne rigoriste al potere………………l’opinione di Rita Faletti

postato il 4 luglio 2019 alle ore 17,28

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A Bruxelles, l’asse franco-tedesco ha prevalso nell’assegnazione delle nomine strategiche per la politica dell’Unione, che sta per inaugurare una nuova stagione. Dopo tre giorni di trattative, qualche scaramuccia, la delusione e la rinuncia di potenziali candidati, il pacchetto fortemente voluto da Macron si è aggiudicato la vittoria. Che è anche una vittoria femminile. Due donne in ruoli apicali, un nome nuovo e uno sconosciuto ai non addetti ai lavori. Quello nuovo: si tratta della tedesca Ursula Von der Leyen, ministro della Difesa, espressione dell’ala più moderata della Cdu, che prende il posto di Jean-Claude Juncker. Conservatrice con una visione liberale, poco disposta ad assecondare sovranismi e populismi, è rigorista, soprattutto in economia. Il secondo nome è quello della francese Chistine Lagarde, che passa dai vertici del Fondo monetario internazionale alla direzione dell’Eurotower, la Banca centrale governata per otto anni con intelligenza e competenza da Mario Draghi. Giurista, non economista, Lagarde potrebbe, per questo, creare qualche incertezza nei mercati, ma è cosa certa che seguirà il tracciato segnato dal suo predecessore in politica monetaria. Di formazione liberale ed esperta mediatrice, affronterà, da una posizione rigorista, il problema preoccupante del debito pubblico, in particolare quello che interessa i paesi a basso pil. Anche il mandato di Lady Pesc, Federica Mogherini, è in scadenza. Poco male. Non rimpiangeremo il suo amore per l’islam e per le dittature comuniste. Al suo posto arriverà uno spagnolo, il socialista Joseph Borrell, ministro degli Affari europei per il suo paese ed ex presidente del Parlamento europeo. Ci si augura che l’incarico di Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza sia svincolato da insane passioni e pericolosi ideologismi. Al Consiglio europeo è stato nominato il belga Charles Michel, amico di Macron, il quale sostituirà il polacco Donald Tusk, uno dei più equilibrati e convinti sostenitori dell’Europa. Un incarico di rilievo va al dem David Sassoli, votato dai socialisti europei, delle quattro famiglie uscite vincenti dal confronto alle europee (popolari, socialisti, liberali e Verdi) la più delusa dai risultati. L’italiano sarà alla presidenza del Parlamento europeo. E i sovranisti? Dovevano essere maggioranza e cambiare l’Europa. Sono rimasti a bocca asciutta. Vale per Salvini, ma vale anche per i suoi soci di governo, i grillini, che hanno girato in lungo e in largo invano alla ricerca di un gruppo che li accettasse. In pieno clima di nomine, Conte, il nostro caro premier, si trova a Bruxelles, accompagnato dall’immancabile Rocco Casalino. Il motivo principale della sua presenza nella Capitale belga, perorare la causa contro la procedura di infrazione all’Italia, finirà con il premiarne gli sforzi. Però, al prezzo di una manovra aggiuntiva da 7,5 miliardi pagati dai contribuenti italiani. Come risultato, lo spread è già sceso di oltre venti punti. Il premier è apparso sorridente e persino ottimista: “L’Italia avrà un membro nel Board della Bce”. Conte è simpatico, con il suo fare tranquillo e quell’espressione un po’ così, tra il sornione e l’accattivante. Ogni tanto, una pausa al debordare salviniano fa bene. Ma non illudiamoci troppo. Per l’Italia ci sono nuovi guai in vista. La Finlandia, infatti, ha iniziato il semestre della presidenza del Consiglio della Ue. Il paese scandinavo, tutto laghi e natura incontaminata, ha dichiarato che si dedicherà alle politiche climatiche. Obiettivo prioritario l’azzeramento delle emissioni di carbonio entro il 2035. Sollevazione immediata dei paesi dell’est, tra cui Polonia e Ungheria. Come se non bastasse, il ministro degli Affari europei finlandese, Tytti Tuppurainen, ha dichiarato che c’è bisogno di regole e di chi le faccia rispettare, soprattutto in materia di stato di diritto. Nel mirino, le democrazie illiberali e i loro amici e sostenitori e i trasgressori delle regole. A noi iniziano a fischiare le orecchie. Il programma, comunicato con fermezza e convinzione, ricorda, nei toni e nel piglio, molti dei personaggi di Arto Paasilinna, il famoso autore finlandese che nelle sue storie descrive l’ostinazione dei vitalistici e un po’ ingenui protagonisti nel difendere i diritti calpestati. Il bersaglio è l’ideologia comunista con i suoi fanatici esecutori. Ma il programma finlandese, contiene anche riferimenti all’ambiente e alla sua salvaguardia. Interessante, a tal proposito, sarebbe conoscere il pensiero di abitanti e amministratori di alcune città italiane, dove il lerciume copre strade e marciapiedi e ammorba l’aria. “Come cittadino di un paese nordico, forse non capisci che qui è inutile puntare sulla sensibilità dei nostri dirigenti” Parole che a Surunen potrebbero rivolgere certi sozzoni italici.

Commentati in breve……….di Rita Faletti

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copyright Giannino Ruzza

postato il 27 giugno 2019 alle ore 13,35

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Olimpiadi invernali 2026. Il tandem Milano-Cortina si aggiudica i giochi invernali 2026 attendo la Svezia. Grazie all’impegno di chi ci ha creduto, Giancarlo Giorgetti più di tutti, l’Italia questa volta porta a casa una vittoria. Quando i grillini stanno fuori dai piedi è possibile.
Le opposizioni, con il sostegno della Lega, hanno approvato un finanziamento di tre milioni a favore di Radio Radicale che continuerà a trasmettere con gioia dei suoi numerosi ascoltatori. All’analisi costi-benefici di Vito Crimi, sottosegretario pentastellato all’Editoria, un sonoro vaffa.Speriamo sia il primo di una lunga serie.
Patuanelli,5 Stelle: “Intensificheremo le politiche espansive che stanno dando grandi risultati.” Vuoi vedere che è nato un comico?
Speranza, Articolo Uno: “La sinistra deve riappropriarsi della questione sociale e della questione morale.”. Ma non c’è già qualcuno che se ne sta occupando? I 5 Stelle con l’abolizione della povertà e la Lega con la Pace fiscale?
Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali della Lega, ha confessato candidamente di non aver mai letto un libro. Questo si chiama dare a Cesare quello che è di Cesare.
In Francia, chi ha donato somme di denaro per il restauro di Notre Dame ha fatto sapere che rinuncerà alla detrazione fiscale. In Italia, i possessori di case abusive le mettono a rendita e pretendono che lo Stato risarcisca i danni causati da terremoto o dissesto idrogeologico.
Mafie. Lilli Gruber, giornalista e scrittrice, nonché conduttrice di Otto e mezzo: “Quattro regioni italiane sono sotto il controllo della mafia.” Verità incontestabile. Antonella Boralevi, scrittrice: “In Calabria le istituzioni e lo Stato esistono?” Me lo chiedo anch’io.
Immigrazione. Legalità e umanità per affrontare la questione in maniera razionale e pragmatica, evitando di incorrere nella solita distinzione manichea tra buoni e cattivi. I buoni, che vorrebbero accogliere tutti,i cattivi, che vorrebbero i porti chiusi. Qualche tempo fa, a Otto e mezzo, con Furio Colombo, il buono, Lucia Borgonzoni, la cattiva, e Antonella Boralevi, la pragmatica con umanità. Lilli Gruber meno politicamente corretta del solito, ma sempre misurata. Con sorpresa, il manicheismo dei buoni comincia a rivelare qualche debolezza di pensiero di fronte al pragmatismo della ragione.
Effetti perversi del Decreto dignità di Di Maio. L’impresa può decidere di assumere il lavoratore in scadenza con un contratto a tempo indeterminato, oppure di assumere un altro lavoratore con un contratto nuovo a tempo determinato o di somministrazione. Può anche decidere di sopprimere il posto di lavoro.
Quota 100. In origine: 3 giovani per 1 pensionato. Oggi: 1 giovane su 2 pensionati. Salvini lasci i posti che occupa ai vari ministeri e si candidi alla direzione del Lotto.
Bassam Tibi, sociologo nato a Damasco e residente in Germania, ha detto che l’antisemitismo contemporaneo è una critica a Israele, personificato come l’ebreo mondiale che deve essere spazzato via. In Germania la situazione è preoccupante: nel 2018, a Berlino 1083 i casi di antisemitismo. Troppi immigrati dai paesi islamici?
Un invito al governo gialloverde: “Non cercate la colpa, trovate un rimedio; tutti sono capaci di lamentarsi” (Henry Ford).

 

 

Pericoli in vista per il Pd di Zingaretti….l’opinione di Rita Faletti

postato il 22 giugno 2019 ore 13,08

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Le tribolazioni del Partito democratico non sono finite con la vittoria di Zingaretti alle primarie. Un colpo di spugna sul passato e una promessa di rinnovamento non cancellano conflitti e rivalità che hanno lacerato e indebolito il partito più grande della sinistra e disamorato molti suoi elettori al punto da costringerli all’astensionismo o alla fuga verso altre formazioni politiche. Ci voleva la questione Lotti, che definire caso sarebbe improprio in quanto segnerebbe un’eccezione nei rapporti tra magistratura e politica, che ci sono sempre stati facendo finta del contrario, per aprire un cuneo all’interno del Pdtra chi ha espresso ferma condanna nei confronti dell’ex ministro dello Sport nei governi Renzi e Gentiloni, e chi, pur riconoscendo la gravità del comportamento tenuto dal collega di partito,ha avuto toni meno tranchant: Lotti non aveva neanche cariche istituzionali. Ma il capro espiatorio può tornareutile a chi, nel Partito democratico, vuoleda tempo liberarsi del fantasma di Renzi, da cui è ossessionato, e intanto non perde l’occasione di farlo con i fedeli in carne e ossa dell’ex premier. Lotti era il braccio destro del Matteo toscano e faceva parte del Giglio magico, rappresentazione floreale del renzismo e bersaglio da colpire e affondare.Un primo assalto vittorioso era avvenuto nel dicembre 2014 con la bocciatura della riforma costituzionale. Oggi, gli incontri segreti e un po’ comici dopo l’ora delle streghe in hotel romani tra Lotti e Ferri da una parte e Palamara dall’altra, non raccontano nulla di sorprendente se non l’ora e il luogo e il pisolino sul divano di un partecipante (se c’ero, dormivo) ma sono un invito rivolto a verginelle immacolate (pescecani della politica, della cultura e della stampa) a gridare allo scandalo per la commistione tra magistratura e politica. Certo, un conto è averne contezza, un conto è scoprirlo dalle registrazioni via trojan nascosti da chi intendeva far scoppiare il caso. A quel punto, non si può fare lo gnorri, meglio approfittare dell’opportunità. Il simulacro della giustizia è caduto. Non sempre giusta, la giustizia è pure tramacciona.E’ una amenitàvedere magistrati che hanno la presunzione di giudicarci, fare la fine delle loro vittime. Il tritacarne del circo mediatico giudiziario non risparmia nessuno, politici, magistrati, amministratori pubblici, imprenditori, tutti assieme appassionatamente in un vortice di fango cheschizza,di volta in volta, nella direzione voluta da chi ha interesse a liberarsi del “nemico” o farsi pubblicità. Di che stupirsi dunque nel paese più intrallazzatore al mondo? Mattarella è intervenuto: “Caossconcertante. Da oggi si volta pagina.” Però, la rinascita del Pd ad opera di Zingaretti, aveva illuso molti elettori che il partito potesse chiudere con il passato, le baruffe, le rivendicazioni, le vendette, le zone grigie. Invece ecco che il segretario ringrazia Lotti per essersi autosospeso dal partito. Per i moralisti un terribile autogol e un’opportunità. Nella nuova versione delPd, ora aperto e inclusivo, si affollano quelli che avevano conti da saldare, gli sconfitti che non si sono arresi, gli ambiziosi che sperano in un ritorno in grande stile, tuttol’antirenzismo possibile, che, con la fregola di fare piazza pulita dei toscani, ha spalancato porte e finestre al governo peggiore che l’Italia abbia mai avuto, e si appresta a inglobare, prima o poi, quei grillini animati dal suo stesso fanatismo giustizialista e dalsuo stesso moralismo ipocrita, che scredita l’avversario per prenderne il posto. La sinistra radicale già lavora dietro le quinte per chiudere la stagione riformista iniziata da Renzi e apprezzata dalla parte più aperta e europeista del paese, quella che guarda al futuro e cerca di trainarci fuori dal guado, quella che chiede meno burocrazia, più investimenti, più infrastrutture, più flessibilità. La sinistra radicale chiede più posti di potere per sé, più palchi da cui far risorgere anticaglie ideologiche superate persino nella Russia di Putin e nella Cina di XiJinping. Sentiremo di nuovo gli sproloqui di Zagrebelsky applaudito dal solito codazzo leccaculistache si scaglierà contro chi “ha distrutto il partito”, contro il rischio autoritario, contro il leader solo al comando, e similfesserie.L’aria che tira è brutta anche per la riforma del Mibact promossa da Franceschinie voluta da Renzi nel 2014, che stabiliva l’autonomia dei musei. Il ministro della cultura, Bonisoli, ha iniziato a smantellarla con lo zampino di Tomaso Montanari, il puro, quello della netta distinzione tra arte e business, quello che condanna la promiscuità tra sacro e profano, quello che non sopporta che si faccia business con l’arte (eventi e sfilate all’interno dei musei), l’uomo di kultura che ha definito Zeffirelli “un insopportabile mediocre”, soprattutto quello che dopo il No alla riforma costituzionale già si vedeva capo di una sinistra vincente che esisteva solo nelle sue allucinazioni.Quello che aspira a sostituire Cecilie Hollberg alla direzione della galleria dell’Accademia a Firenze, il cui mandato è prossimo alla scadenza, e che vanta un successo dietro l’altro e incassi esponenziali.Zingaretti vigili sulle nubi fosche che si addensano all’orizzonte, se non desidera che il partito scompaia dalla geografia politica per inseguire progetti pericolosi di controriforma. Ancora popcorn, grazie!