Il re regna ma non governa……..l’opinione di Rita Faletti

postato il 5 Giugno 2019 – 11:10

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Il premier Conte che decide una conferenza stampa a mercati chiusi per rivolgersi al Paese e chiedere chiarezza è un sintomo della situazione scivolosa in cui ci troviamo. Ancora una volta è stato bypassato il Parlamento. Cosa grave, ma pazienza, visto che l’intento è di azzerarlo e sostituirlo con la democrazia diretta da una piattaforma bislacca di un privato figlio di un visionario deceduto. Però, l’interlocuzione, parola cara a Conte, è stata solo apparentemente con il Paese, ormai tosato nelle sue capacità mentali e nella sua economia con la stessa cura con cui Di Maio si tosa il retro della testa vuota. Il messaggio del vice dei due vice, che inun rigurgito di orgoglio aveva nelle corde quella di bloccare le incursioni nei territori altrui dell’uomo “forte” del governo, quello che sfida il processo poi ci ripensa, e immediatamente trova una sponda nell’alleato/rivale, è stato il disperato e malinconico tentativo di un uomo consapevole dell’anomalia di trovarsi calato in un ruolo che non è mai stato suo. E non può esserlo, come il suo stesso ultimatum, che nella sostanza è suonato più o meno così: “Dicano quello che vogliono fare perché io non tirerò a campare” sul finire del suo appello si è smaterializzato in un debole “Il comportamento mi farà capire” in risposta alla domanda di un giornalista: “Entro quanto tempo dovranno rispondere?” E l’inconsistenza di Conte è rimbalzata dopo iltweet di Salvini, arrivato come un missile quando ancora il vice primo ministro stava parlando: “Se il governo farà la Tav, il Terzo valico, lo sblocca cantieri, le autonomie…io andrò avanti. In caso contrario non c’è ragione di continuare”. Sarebbero molte le ragioni per non continuare, da addebitare in egual misura a Salvini e a Di Maio, una coppia destinata al divorzio per le troppe diversità, ma unita dall’interesse. Ecco, il premier illusorio ha esercitato il ruolo dell’avvocato che tenta una riappacificazione. Che si è realizzata il giorno seguente con l’annuncio dello sblocca cantieri. Salvini, che ha fatto del messaggio diretto, breve e a volte greve, la sua carta di identità, che ti introduce nella sua vita gastronomica e privata con la medesima scioltezza, è un animale politico dal fiuto sottile che è difficile inquadrare. Sgusciante, veloce, torvo e mellifluo, ruspa e fiorellini, il leghista è capace di tutto, anche di farci uscire dall’euro, un ‘ideuzza che gli gira in testa da tempo, consigliata e sostenuta dal duo Borghi-Bagnai, anticipato dai minibot che avrebbero la funzione di moneta parallela all’euro in vista di un’uscita morbida. Dall’altra parte c’è Di Maio, caratterialmente inoffensivo ma incapace come incapace si è dimostrata la compagine grillina con tutte quelle idee retrò da sinistra del Novecento sull’economia e il lavoro e la nazionalizzazione e le altre baggianate che avrebbero dovuto rivoluzionare il Paese e abolire la povertà mentre ci hanno condotto a un passo dalla catastrofe. Con una procedura di infrazione alle porte per eccesso di debito, con lo spread che non scende e strizza l’occhio a chi ha soldi da investire in titoli di Stato ad alta resa, con gli investitori che scappano e gli imprenditori che pensano seriamente di delocalizzare in Paesi seri e affidabili, con la terza disoccupazione in Europa, con un popolo impazzito che continua a sostenere un governo fallito, Conte avrebbe dovuto mandare tutti al diavolo. Quandanche non coltivasse il segreto desiderio di assistere alla deflagrazione inevitabile dei gialloverdi al momento di scrivere la nuova manovra economica.E se fossero proprio Salvini e Di Maio a doversene assumere la responsabilità, la cosa si rivelerebbe un disastro per il Paese ma un toccasana per i cervelli squilibrati di una parte diitaliani che la prossima volta saprebbero cosa evitare come la peste. Forse.

 

 

 

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