Brevi notizie e sprazzi di commenti……di Rita Faletti

Postato il 12 giugno 2019 alle ore 20,27

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C’è aria di cambiamento

Il premier Conte: “Dobbiamo essere tutti responsabili, se non lo saremo, andremo presto a casa, io per primo”. Un caldo augurio di irresponsabilità a tutti.

Minibot sì, minibot no.

Solo per qualcuno. Servirebbero infatti per pagare i debiti della Pa alle imprese. E perché non gli stipendi di Salvini, Di Maio, Conte e di tutti i gialloverdi al governo? Sarebbe un’idea grandiosa.

A che punto è l’operazione pulizia di Papa Francesco?

Il cardinale australiano George Pell rischia sei anni e mezzo di carcere per pedofilia. Il ricorso in appello ha messo in difficoltà il pm che non ha saputo spiegare come il cardinale avrebbe potuto stuprare due giovani coristi in sacrestia, con i paramenti ancora indosso, mentre salutava i fedeli che gli passavano davanti. Misteri del giustizialismo.

Amore per l’ambiente

L’Olanda è diventata la sede fiscale di un numero sempre maggiore di imprese italiane. Che sia perché in quel paese andare in bicicletta è più agevole che in Italia con tutti questi su e giù?

Vettel 

secondo al Gran Premio del Canada con cinque secondi di penalità per la stessa infrazione commessa da Hamilton nel 2016, allora passata in cavalleria. Quando si dice l’imparzialità della giuria…

Il governatore della Campania, De Luca, sui navigator

“Una grande boiata e una imbecillità totale. Assunti per due anni, alla fine andranno a ingrossare le fila dei precari e manifesteranno in piazza per essere stabilizzati. Noi non li vogliamo”. Standing ovation. Con un sospiro di sollievo constatiamo che c’è campano e campano, con rammarico che quello sbagliato è al governo.

Il debito pubblico non è affare di Salvini.

Neanche i 35 miliardi che serviranno tra poco. E siccome da sovranista convinto ha ribadito che non vuole usare i soldi dei francesi, dei tedeschi, degli spagnoli, degli ungheresi ecc. sarà affare della ricchezza privata degli italiani. Che altro significa la frase: “Mobilitiamo la ricchezza degli italiani” se non questo? Uno spunto di riflessione per le folle adoranti del ministro.

Michele Serra

“Leggere è fatica e lavoro, scrivere è fatica e lavoro, imparare è fatica e lavoro, emendarsi da quella bestia che siamo è fatica e lavoro”. Finché Michele Serra si rivolgerà agli italiani, avrà faticato e lavorato per niente.

Giorgia Linardi

portavoce di Sea Watch, ha paragonato l’Olocausto ai campi di detenzione in Libia. Vada a dirlo ai sopravvissuti alla Shoah.

Si dà del fascista a Salvini

ma chi vuole mettere il bavaglio alla stampa sono i 5stelle. A proposito, che ne sarà di Radio Radicale? Chi vuole spegnerla teme la libera informazione di cui l’emittente è espressione fin dalla nascita.

Correnti nei partiti

..correnti nella magistratura, correnti nel clero. Maneggioni e traffichini che si incontrano in luoghi segreti per accordarsi su incarichi a parenti, amici, sodali…solo gli ipocriti di professione si scandalizzano e alzano lai al cielo.

Il re regna ma non governa……..l’opinione di Rita Faletti

postato il 5 Giugno 2019 – 11:10

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Il premier Conte che decide una conferenza stampa a mercati chiusi per rivolgersi al Paese e chiedere chiarezza è un sintomo della situazione scivolosa in cui ci troviamo. Ancora una volta è stato bypassato il Parlamento. Cosa grave, ma pazienza, visto che l’intento è di azzerarlo e sostituirlo con la democrazia diretta da una piattaforma bislacca di un privato figlio di un visionario deceduto. Però, l’interlocuzione, parola cara a Conte, è stata solo apparentemente con il Paese, ormai tosato nelle sue capacità mentali e nella sua economia con la stessa cura con cui Di Maio si tosa il retro della testa vuota. Il messaggio del vice dei due vice, che inun rigurgito di orgoglio aveva nelle corde quella di bloccare le incursioni nei territori altrui dell’uomo “forte” del governo, quello che sfida il processo poi ci ripensa, e immediatamente trova una sponda nell’alleato/rivale, è stato il disperato e malinconico tentativo di un uomo consapevole dell’anomalia di trovarsi calato in un ruolo che non è mai stato suo. E non può esserlo, come il suo stesso ultimatum, che nella sostanza è suonato più o meno così: “Dicano quello che vogliono fare perché io non tirerò a campare” sul finire del suo appello si è smaterializzato in un debole “Il comportamento mi farà capire” in risposta alla domanda di un giornalista: “Entro quanto tempo dovranno rispondere?” E l’inconsistenza di Conte è rimbalzata dopo iltweet di Salvini, arrivato come un missile quando ancora il vice primo ministro stava parlando: “Se il governo farà la Tav, il Terzo valico, lo sblocca cantieri, le autonomie…io andrò avanti. In caso contrario non c’è ragione di continuare”. Sarebbero molte le ragioni per non continuare, da addebitare in egual misura a Salvini e a Di Maio, una coppia destinata al divorzio per le troppe diversità, ma unita dall’interesse. Ecco, il premier illusorio ha esercitato il ruolo dell’avvocato che tenta una riappacificazione. Che si è realizzata il giorno seguente con l’annuncio dello sblocca cantieri. Salvini, che ha fatto del messaggio diretto, breve e a volte greve, la sua carta di identità, che ti introduce nella sua vita gastronomica e privata con la medesima scioltezza, è un animale politico dal fiuto sottile che è difficile inquadrare. Sgusciante, veloce, torvo e mellifluo, ruspa e fiorellini, il leghista è capace di tutto, anche di farci uscire dall’euro, un ‘ideuzza che gli gira in testa da tempo, consigliata e sostenuta dal duo Borghi-Bagnai, anticipato dai minibot che avrebbero la funzione di moneta parallela all’euro in vista di un’uscita morbida. Dall’altra parte c’è Di Maio, caratterialmente inoffensivo ma incapace come incapace si è dimostrata la compagine grillina con tutte quelle idee retrò da sinistra del Novecento sull’economia e il lavoro e la nazionalizzazione e le altre baggianate che avrebbero dovuto rivoluzionare il Paese e abolire la povertà mentre ci hanno condotto a un passo dalla catastrofe. Con una procedura di infrazione alle porte per eccesso di debito, con lo spread che non scende e strizza l’occhio a chi ha soldi da investire in titoli di Stato ad alta resa, con gli investitori che scappano e gli imprenditori che pensano seriamente di delocalizzare in Paesi seri e affidabili, con la terza disoccupazione in Europa, con un popolo impazzito che continua a sostenere un governo fallito, Conte avrebbe dovuto mandare tutti al diavolo. Quandanche non coltivasse il segreto desiderio di assistere alla deflagrazione inevitabile dei gialloverdi al momento di scrivere la nuova manovra economica.E se fossero proprio Salvini e Di Maio a doversene assumere la responsabilità, la cosa si rivelerebbe un disastro per il Paese ma un toccasana per i cervelli squilibrati di una parte diitaliani che la prossima volta saprebbero cosa evitare come la peste. Forse.