Fulminante vaffa dei gilet gialli al governo gialloverde……l’opinione di Rita Faletti

postato il 10 gennaio 2019 alle ore 20,25

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Il movimento nato a Parigi per manifestare contro l’aumento dei prezzi del carburante, un alibi per inaugurare un periodo di ignominiosa escalation di violenza che ha profondamente ferito la capitale francese, invece di suscitare l’indignazione del governo italiano insieme alla ferma condanna e alla solidarietà che si deve a un paese vicino non solo geograficamente, ha creato imbarazzo alle nostre istituzioni democratiche e a coloro che non hanno permesso all’ondata di rabbia gialloverde di farsi risucchiare. II vice premier Di Maio, che invita gli eversivi francesi a “non mollare”, è una brutta immagine che contrasta con il principio della non ingerenza nelle questioni interne di altri paesi, come Jacqueline Mouraud, rappresentante della fazione moderata dei gilet gialli non ha mancato di fare osservare, è stupidamente inopportuna per l’approvazione di una battaglia antisistema da parte di un uomo del sistema, è gravissima per la legittimazione della violenza come strumento di lotta. Sostenere chi sfascia vetrine, incendia automobili, carica polizia e agenti anti-sommossa con lancio di sassi, tenta lo sfondamento delle porte del ministero dei Rapporti con il Parlamento (su questo punto bisognerebbe chiedere il parere a Francesco Fraccaro) appicca il fuoco a un locale della Banque de France (i due vice aspirano ad impossessarsi della Carige attraverso un’operazione di nazionalizzazione) è più in sintonia con la natura di un hooligan curva nord che con quella di un ministro che occupa uno scranno importante del Parlamento. La familiarità del vice con un certo ambiente ha vinto sulla compostezza imposta dal ruolo. Così Di Maio si è gettato nella mischia dei gilet gialli alla cieca, senza chiedersi prima quale fazione supportare. Come l’Idra di Lerna, mostro a più teste, il mostro sovranista contiene un po’di tutto, pulsioni, nemici da abbattere, recriminazioni, vittimismo, obiettivi da raggiungere. “Fate pulizia a casa vostra” è stato il messaggio dal significato inequivocabile da sovranista a sovranista: ognuno è sovrano a casa propria. A chi offrirà dunque, lo scornato vice, l’uso della mitica piattaforma Rousseau? Ieri sera, a Otto e mezzo, il sottosegretario agli Affari esteri Di Stefano, ha tentato, secondo lo schema grillino seguito nei momenti di difficoltà, di raddrizzare il tiro, spiegando che il suo capo politico intendeva solo dare suggerimenti ai gilet gialli sul processo di formazione da movimento a partito. E’ una delle tante menzogne raccontate dai pentastellati per difendersi e negare la loro natura eversiva che non è sfuggita alla parte moderata dei gilet gialli. La verità è che Di Maio sta cercando alleanze nel variegato popolo sovranista di estrema destra e di estrema sinistra per l’appuntamento alle europee. Essere contro tutto, l’Europa, l’immigrazione, le élite, il capitalismo, il liberismo, la Nato, non è tuttavia condizione sufficiente per intonare l’internazionale sovranista, come evidenzia il rifiuto di Jacqueline Mouraud. Contemporaneamente, anche Salvini dopo aver attaccato Macron “il presidente che governa contro il suo popolo”, ma condannando ogni ricorso alla violenza, è volato a Varsavia per incontrare il leader della destra ultra-conservatrice Kaczinsky per concordare con lui una linea comune alle elezioni europee. La tattica del governo è agire su fronti separati per marciare uniti. In questa corsa, chi ha il fiato corto è Di Maio, che dietro il sorriso a dentiera, nasconde la propria apprensione per i malumori degli elettori delusi dai numerosi dietrofront, le contestazioni di alcuni suoi parlamentari, il consenso che cala. La sua è una corsa in salita e un accordo con i gilet monocromatici transalpini avrebbe lo scopo di riaccendere gli entusiasmi e la fiducia del suo popolo. Machiavelli diceva: “Governare è far credere”. Ma, nonostante gli sforzi, la stella di Di Maio e del movimento brilla meno di un tempo. L’incessante e incalzante propaganda in funzione di arma di distrazione di massa evidenzia le prime crepe. Se ne era avuto sentore il giorno di Capodanno sulle piste da sci dove Di Battista e Di Maio, imbacuccati e per una volta privi della solita verve e del solito seguito di fan, con un’aria spaesata, quasi intimorita in un paesaggio dominato dalla forza e dalla spietata immobilità delle montagne, avevano augurato Buon Anno al Paese. Un confronto impari, il loro, con la natura circostante, un po’ come quello del movimento di fronte alla prova di governo. A questo proposito, spiccano eloquenti le parole del presidente Mattarella: “Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti” Non le chiacchiere.

 

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