Non saranno sempre i Saturnali…..l’opinione di Rita Faletti

postato il 4 gennaio 2019 alle 22,14

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Diceva l’anonimo: “Dopo aver ascoltato diluvi di parole che non sono mai diventate fatti, il silenzio diventa musica”. L’augurio da rivolgere al governo gialloverde è di stare in silenzio, possibilmente migliorarlo e riempirlo di pensieri e riflessioni purtroppo assenti in questi sei mesi di vociare scomposto, insensato, ribaldo, autolesionista e lesionista degli interessi del paese. A promesse roboanti, 600 mila immigrati saranno rimpatriati, in quindici giorni bloccheremo il Tap, sostituiremo alla Tav una rete di piste ciclabili per la felicità di grandi e piccini, faremo un ponte sul Polcevera dove si potrà giocare, mangiare, divertirsi ( il geniale Toninelli non ci ha ancora spiegato la vera funzione dei ponti o forse è rimasto il solo ad ignorarla) e, sempre in tema di divertimento, l’Ilva diventerà un grande parco giochi. La manovra per il popolo abolirà la povertà, il decreto dignità assicurerà il lavoro a tempo indeterminato e la possibilità di progettare matrimoni, nascite, acquisti immobiliari, il reddito di cittadinanza permetterà ai fortunati senza meriti di diventare divanisti per diciotto mesi in attesa dell’impiego di loro gradimento, pianificando, nel frattempo, l’acquisto di un nuovo divano da sostituire a quello vecchio e consunto per i successivi diciotto, dopo la pausa di un mese. E non saranno i veri poveri a ricevere il reddito, ma i furbi di mestiere. La pace fiscale sarà un grande regalo agli evasori, le case abusive resteranno orgogliosamente in piedi, il lavoro nero sarà benedetto. Il modello di paese dei gialloverdi sembra più vicino a Bengodi che a un paese normale, dove è il lavoro l’obiettivo primario, dove è il lavoro a garantire dignità, libertà e benessere ai cittadini, e crescita e sviluppo all’intero paese. Con questi qua, i valori sono capovolti, come capovolta è la descrizione della realtà che pretendono di farci credere, intossicando i rapporti tra italiani, seminando rancore e astio, scatenando invidia sociale e risentimento, indicando nell’avversario politico il nemico, sottraendo al merito il potere del discrimine e distribuendo benefici a chi li acclama solo per gretto opportunismo, il contrario di quanto avviene in una democrazia sana e matura. Ci sarà chi avrà motivi per rallegrarsi di questo governo e delle varie forme di illegalità di cui esso si è fatto promotore e chi maledirà il 4 di marzo e le sue nefaste conseguenze. Primi a maledire questo governo saranno i giovani che guarderanno all’Europa come all’unica possibilità di futuro. In tanti se ne sono già andati. Dopo i giovani, i più delusi sono i garanti del lavoro, le imprese bastonate da Di Maio. Privo delle competenze e della preparazione che non sono certo richieste allo steward di uno stadio, ma sono un must per un ministro dell’Economia, il vice premier ha una visione dell’impresa che rispecchia quella di suo padre, con annessi e connessi. Chi ancora non avrà motivo di rallegrarsi, sarà chi crede nelle istituzioni, delegittimate da chi si è presentato in qualità di garante del popolo, ma non del sistema democratico. La manovra di Bilancio è passata in totale sprezzo della discussione parlamentare. Un affronto alle regole democratiche per l’esautoramento del Parlamento dai suoi poteri, un affronto agli elettori, in particolare di Lega e 5Stelle, che più degli altri erano interessati al dibattito. Avranno molto da rammaricarsi coloro che essendosi fidati di Salvini, non soltanto si sentiranno ingannati dalla promessa mancata della flat tax, ma anche beffati dall’aumentata tassazione, inevitabile conseguenza dell’aumentata spesa corrente e della limitata crescita. Il governo del cambiamento ha dovuto ammettere che il pil all’1,5 per cento era solo nel libro dei sogni, quest’anno si fermerà sotto l’1 per cento. Smentito dalla realtà e sbugiardato, il duetto dei vice, dopo gli attacchi a testa bassa all’euro, all’Europa, alla finanza, a Moscovici e Juncker, dopo il chissenefrega e lo spread me lo mangio a colazione, è andato a Canossa, o, meglio, ha inviato a Canossa/Bruxelles il premier Conte, con l’incarico di intercedere , con il cappello in mano, come i governi precedenti sono stati accusati di aver fatto. Spacconi, costretti a fare retromarcia e ingoiare il rospo della sconfitta. Dal 2,4 al 2 per cento di deficit, come richiesto dalla Commissione europea. Che non mancheranno di colpevolizzare quando la “pacchia” finirà anche per i loro amati elettori. Ma questa volta, nessuno crederà loro, perché, come ha dichiarato Giggino da Pomigliano, il contenuto della manovra è nato tutto a Roma. Panini alla Nutella e beveroni macrobiotici non serviranno a placare la rabbia dei fan.

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