L’America insegna………..l’opinione di Rita Faletti.

postato il 7 dicembre 2018 alle 19,18

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Quanto sono cambiate le relazioni tra Stati Uniti ed Europa con Trump alla Casa Bianca? Nonostante il lunatico e ondivago presidente non perda occasione per accusare l’Unione europea di egoismo, lanciare strali e manifestare l’intento di trattare con i vari stati singolarmente, è indiscutibile che il continente europeo e la superpotenza mondiale, che alla presidenza ci sia un democratico o un repubblicano, sono legati da interessi che vanno al di là dei capricci trumpiani e del sostegno palese ai movimenti sovranisti. L’Europa ha avuto bisogno dell’America in passato e continuerà ad averne in futuro, come ne ha nel presente. Il motivo sta in quella che è la base della politica americana: la promozione e la difesa di valori ritenuti universali, libertà, giustizia e progresso, valori che caratterizzano le democrazie occidentali e ai quali si fa appello nei momenti di crisi. Oltre a questo, l’America ci dà lezioni di pragmatismo, il che deriva dall’avere chiara la distinzione tra bene e male, che noi europei, affetti dal morbo del relativismo, abbiamo smarrito. Vuol dire stabilire da che parte stare. La questione israelo-palestinese, per fare un esempio, evidenzia la nostra incapacità di prendere una posizione netta, che sarebbe stata di grande aiuto nella soluzione del problema. Trump, al contrario, non ha avuto tentennamenti quando ha trasferito l’ambasciata americana a Gerusalemme, riconoscendo allo stato indipendente di Israele, il diritto di scegliersi la propria capitale, in conformità con il proprio passato storico. Quella decisione ha aperto il sentiero ad un modo diverso di affrontare le ragioni di un conflitto del quale la maggioranza degli europei ha attribuito la responsabilità a una sola delle parti in causa, per debolezza e opportunismo politico. Tendenza diffusa da tempo è calarsi le brache di fronte all’islam, definire il terrorismo palestinese “resistenza”, credere che il cedimento sia la tecnica migliore per venire a patti con una cultura antitetica alla nostra, indifferente ai diritti umani, spesso animata da istinti violenti. La conferma di quanto ciò corrisponda al vero, è stata la assai poco coraggiosa posizione della Gran Bretagna che ha rifiutato il diritto di asilo ad Asia Bibi, la donna pakistana reclusa in un carcere del suo paese per dieci anni, con l’accusa di blasfemia. La colpa di Asia Bibi è di essere cristiana e non aver voluto rinnegare la propria fede. Finalmente il tribunale ne ha riconosciuto l’innocenza, ma, da quel momento, la donna è in grave pericolo di vita se rimane in Pakistan. Cortei e manifestazioni di fanatici ne reclamano la condanna a morte. Asia Bibi per ora vive nascosta e spera che un paese occidentale la accolga. Molti, tra cui l’Italia, le hanno offerto asilo, eccetto la Gran Bretagna di Theresa May, che ospita immigrati di fede islamica, ma ha chiuso le porte a una donna cristiana, temendo ritorsioni da parte dei numerosi musulmani residenti nel paese. Sotto accusa l’etica discutibile del governo britannico, mentre intellettuali e politici esprimono imbarazzo e indignazione. L’Europa garante dei diritti fondamentali dell’uomo, è vittima delle sue paure e ostaggio delle minoranze. Nell’altra parte del mondo, le cose vanno diversamente. La determinazione di cui ha dato prova Trump, non è rimasta un fatto isolato. Qualche giorno fa, l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, ha presentato un’iniziativa che riguarda la questione israelo-palestinese, in decisa controtendenza rispetto a quanto avvenuto fino ad ora. La Haley, dopo che l’Onu ha firmato quest’anno dieci risoluzioni contro Israele, ha proposto una risoluzione che, per la prima volta, ha trovato il consenso di tutti i 28 stati dell’Unione europea, premessa essenziale per convincere la maggioranza dei 193 paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. Cosa dice il testo? In primo luogo condanna Hamas per il lancio ripetuto di missili su Israele e per l’incitamento alla violenza. Chiede poi a Hamas e alle altre forze militari, incluso il jiihad islamico palestinese, la cessazione di tutte le azioni violente, incluso il lancio di congegni incendiari; condanna Hamas a Gaza di costruire infrastrutture militari, inclusi i tunnel per infiltrarsi in territorio israeliano, cancella, infine, il diritto alle “resistenze”. Gli Stati Uniti, non la pavida Europa, con questa risoluzione, ha distinto, con chiarezza, tra bene e male, compiendo un passo importante nella direzione della giustizia e del riconoscimento di Israele non come carnefice, ma come vittima degli attacchi terroristici palestinesi contro civili inermi. Ancora una volta l’America insegna.

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