La fiction del reddito di cittadinanza….l’opinione di Rita Faletti.

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postato il 4 dicembre 2018 alle 12,51

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Nella manovra di Bilancio, il deficit potrebbe passare dal 2,4 al 2 per cento. E’ quanto emerge dagli ultimi incontri tra i due vice, il premier Conte e il ministro dell’Economia. Cosa cambierebbe? La spesa destinata alla quota 100 e al reddito di cittadinanza sarebbe ridimensionata. Non si può continuare il muro contro muro con la Commissione europea, né rischiare la procedura di infrazione. Allora a cosa è servita la babilonia inscenata in questi mesi? A deteriorare i rapporti con l’Europa e creare le condizioni, riuscendovi, in parte, per un generale impoverimento del paese, in particolare delle fasce più vulnerabili, in favore delle quali il movimento delle stelle aveva escogitato una misura rivoluzionaria come il reddito di cittadinanza. Ebbene, andando un po’ indietro nel tempo, una ventina di anni circa, si scopre che tanto rivoluzionaria quella misura non è. In Sicilia, quasi tremila persone si aggirano ancora oggi tra gli uffici in cerca di un posto di lavoro, che era stato promesso da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, per risolvere i problemi socio-economici di un popolo di emarginati, disoccupati, picciotti, ex-carcerati. Il precursore del populismo, riuscì a convincere tutti della necessità di superare l’emergenzialità attraverso un piano di lavori socialmente utili. Così, assunse in massa, senza concorso e con il trucchetto delle cooperative di servizio. Finiti i soldi stanziati e terminati i lavori, si era daccapo. A quel punto, nacque l’idea dei Pip, acronimo per “Piani di inserimento professionale”, che, proprio come il reddito di Di Maio, dovevano favorire l’incontro tra il disoccupato e il mondo del lavoro, entro un tempo definito. Gli imprenditori, che da sempre sono quelli che più di ogni altro il lavoro lo creano, decisero di ignorare l’“invito”. Il Comune, propose allora alla Comunità europea la trasformazione di un impiego in uno stage, e raddoppiò la platea dei beneficiari, da 1240 a 2480, anche questa volta senza concorso. Quando i finanziamenti si esaurirono, i Pip andarono in piazza a rivendicare un diritto acquisito. Nel frattempo, era arrivato Totò Cuffaro il quale si diede prontamente da fare e creò la Società per l’Occupazione. Risultato: furono assunte 3460 persone per una spesa di 36 milioni l’anno. Non era altro che la perpetuazione di quello che Leoluca Orlando aveva iniziato, mettendo a carico dello stato, dell’Europa e della regione masse di gente che chiedevano dignità e lavoro e, invece, per stare sedute sul divano percepivano lo stipendio mensile e la tredicesima, avevano le ferie e l’assistenza pagate. Singolare concezione della dignità, sostenuta dal concetto che “la colpa è del lavoro che non c’è”. Siamo nel 2010: passaggio di consegne da Cuffaro a Lombardo, il talebano dell’autonomia e del sovranismo in Sicilia e sostanziale continuità con il passato. Le clientele sono il pallino di Lombardo che, per non deludere gli ex-Pip, che chiedono di essere assunti stabilmente nella Pubblica amministrazione, crea la Social Trinacria, una società partecipata e contrattualizza 3050 precari con sussidio di 850 euro per 14 mensilità. Del resto, come potrebbero i poverini partecipare al concorso pubblico indispensabile per il riconoscimento ufficiale di una qualifica? Se ne va Lombardo indagato per questioni di mafia e subentra Crocetta il quale mette la parola fine all’esercito degli ex-Pip, che da compatiti precari alla ricerca disperata di un lavoro, diventano fannulloni e imbroglioni, causa di sprechi e privilegi. Di un certo numero di essi, vengono scoperti reati contro il patrimonio, alcuni di stampo mafioso. Crocetta sospende i finanziamenti e li licenzia. I licenziati fanno ricorso e vengono ricollocati dai giudici del lavoro con la seguente motivazione: se li avete assunti come ex-carcerati, come potete pensare che fossero incensurati? Anno 2018: Di Maio e Salvini, che non si sognava neanche di pagare qualcuno perché stesse seduto sul divano, sono i nuovi promotori della politica assistenziale che tanti danni ha fatto e continua a fare, che si fonda sullo scambio di favori, che affossa la cultura del lavoro, che induce il fannullone a ritenere che dovere dello stato sia mantenerlo a vita, che commette un’ingiustizia clamorosa nei confronti di chi un lavoro lo trova perché se l’è cercato, che genera un disprezzo crescente nella parte sana del Paese. Il reddito di cittadinanza sta a questo governo, come il rifiuto di pagare il nostro mostruoso debito sta all’Europa.

 

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