Salvini: posizioni più moderate con l’Europa, forte critica ai giornali silenziosi sui diritti di Israele…….l’opinione di Rita Faletti

postato il 14 dicembre 2018 alle ore 12,02

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Nel governo gialloverde c’è più di qualcosa che separa il giallo dal verde, e non è soltanto una pura distinzione cromatico-geografica. Lo sfascio dell’economia e l’attentato alla democrazia sono la conseguenza di una suddivisione dei compiti più che di una vera condivisione sulle politiche di sviluppo e di crescita e di una visione univoca del paese. I due vicepremier sono forzati a stare assieme da un contratto che li lega, fino al momento in cui uno dei due non decida di staccare la spina sapendo già dove rivolgere lo sguardo. Intanto, una cosa buona, quanto sorprendente, è accaduta ieri. Salvini, in visita a Gerusalemme, ha rilasciato una dichiarazione che ha fatto rizzare i capelli in testa a quelli del nostro ministero della Difesa: Hezbollah è un gruppo terroristico islamico che finanzia la costruzione di tunnel con lo scopo di penetrare in territorio israeliano, non certo con l’intento di andarci a fare la spesa. Diretto come sempre, il ministro dell’Interno non si è preoccupato di usare il linguaggio formale delle istituzioni. Quanno ce vo, ce vo. Tutti sanno che il libanese Hezbollah è un gruppo politico terrorista, ma dirlo è vietato, potrebbe minare gli splendidi rapporti che l’occidente intrattiene con il mondo islamico, fondati, come ben si sa, sulla reciprocità. Infatti, nei paesi musulmani le chiese vengono date alle fiamme assieme ai fedeli che vi pregano, o, in alternativa, i cristiani accusati di apostasia vengono discriminati, incarcerati, perseguitati e uccisi, mentre, in occidente, si costruiscono moschee in cui qualche bravo musulmano può pregare Allah perché stermini tutti gli infedeli del globo. E sempre in occidente, di cui fa parte l’Europa, gli islamici su di giri si accaniscono variamente e indifferentemente, contro cristiani e ebrei, chiamando i secondi cani schifosi, nel silenzio di tanta carta stampata, governi e politici che, per timore di essere accusati di islamofobia, si limitano a qualche condanna di circostanza o a qualche sfilata. Nei paesi europei, nove ebrei su dieci si dicono insicuri e pensano di andarsene. E come si può dar loro torto? In Francia, Marine Le Pen promette che, se verrà eletta, nessuna kippah si vedrà più in giro per il paese. In Gran Bretagna,Corbyn è contestato dalle comunità ebraiche per i toni troppo morbidi che usa contro l’antisemitismo. In Spagna, Podemos ha definito Israele un paese criminale e illegale. In Polonia, il substrato culturale è antisemita. In Olanda,GertWilders, che difende Israele, ha uno scarso seguito. I movimenti estremisti di destra e di sinistra sono diventati brodo di coltura antisemita, xenofobia e razzismo.In Italia il Movimento 5stelle è apertamente e vilmente antisemita. Di Battista, tra le supercazzole che spara a ripetizione in qualunque parte del mondo si trovi, ha dichiarato, da statista consumato: “Sono le azioni del governo israeliano la benzina gettata sul fuoco degli antisemiti nel mondo”. Nel lontano 2014, era quello che voleva sedersi al tavolo con i terroristi dell’Isis. Altro non serve aggiungere per comprendere il quoziente intellettivo del grande scrittore stipendiato dal Fatto. Ma non finisce qui la vergogna italiana. Oltre allo sfregio delle Pietre d’inciampo a Roma, il Parlamento, diventato una sorta di parcheggio per tanti incapienti mentali, qualche tempo fa ha invitato per un’audizione alla Camera, un diplomatico, Alireza Bigdeli, negazionista dell’Olocausto e convinto che Israele sia una falsificazione della storia. Bisogna dire che il pensiero del Bigdeli non è affatto originale, trova precedenti in personaggi ben più famosi di lui. Uno è stato Khomeini, l’ayatollah della rivoluzione del 1979 in Iran, il quale, nel suo trattato sul governo islamico, scriveva: “Sin dai primi momenti, gli ebrei hanno seminato divisione e zizzania dentro le comunità dei credenti musulmani”. I terroristi di Hamas, che controllano Gaza, abbracciano l’antica teoria del complottismo ebraico cui viene attribuita la causa della sconfitta del panarabismo e di ogni fallimento del mondo islamico. Persino la Prima Guerra mondiale sarebbe stata causata dagli ebrei. Nulla di cui sorprendersi: l’antisemitismo è rintracciabile nel Corano, dunque molto prima della fondazione di Israele per volontà delle Nazioni Unite. Recentemente, anche l’attuale presidente dell’Iran, Rohani, si è scagliato contro Israele, chiamandolo “tumore canceroso” e auspicandone la distruzione. Motivo più che sufficiente per aderire alle sanzioni contro il suo paese chieste da Trump. Ma l’Europa, su questo punto è sorda. Salvini ha avuto il coraggio di dire quello che non è il solo a pensare, sottolineando, inoltre, che Israele è un baluardo di democrazia in medio oriente e che la sua esistenza va difesa con fermezza, distanziando, così, e in modo netto, la posizione della Lega da quella dei 5stelle. Continuerà a sostenere tutto questo?Le sue retromarce invitano alla cautela.

Le responsabilità della tragedia di Corinaldo…………l’opinione di Rita Faletti

postato l’11 dicembre 2018 alle ore 8,44

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Non si è trattato di un attentato terroristico, che non è possibile prevedere né evitare, ma di una tragedia che ha le sue cause nell’inciviltà e nell’irresponsabilità umane. All’una di mattina, in un locale delle Marche, un numero ancora imprecisato di giovanissimi attendono l’esibizione di uno di quegli “artisti” che l’imbarbarimento ha incoronato nuovi idoli. Sfera Ebbasta è il nome deI trogloditman autore di brani trash che mandano in trance schiere di ragazzini e forse anche qualche analfabeta musicale sopra i diciotto che non si è preso la briga di leggere i testi, un’autentica porcata.Sono passati i tempi gloriosi dei Beatles e dei Rolling Stones, questo è il tempo della degenerazione del gusto e del brutto estetico elevato ad arte. Morire così giovani per uno Sfera Ebbasta davvero non si può. Neanche per colpa di un sedicenne idiota e del suo spray urticante che ha scatenato il panico costringendo i giovani a precipitarsi disordinatamente verso l’uscita di emergenza, pare l’unica aperta, e precipitando poi gli uni sugli altri per la mancanza di parapetti.Non si può morire neanche a causa di un sistema di sicurezza non adeguato o che non ha funzionato per negligenza. Non si può morire travolti e calpestati perché il personale addetto alla sicurezza era insufficiente o impreparato.Non si può morire perché invece di 469, i giovani presenti nel locale erano 600 stando alle matrici dei biglietti staccati. In realtà in sala erano almeno il doppio. Le indagini faranno luce sui fatti che si arricchiscono intanto di nuovi particolari. Si è parlato anche della rottura di un impianto che diffonde fumo bianco, e il cui odore acre avrebbe creato allarme e spinto alla fuga concitata. Si è anche detto che il minorenne che ha azionato lo spray, è noto a molti dei ragazzini che si trovavano nel locale, per far parte di una banda di minorenni che usano lo spray per coprirsi la fuga dopo aver commesso furti ai danni di altri adolescenti. Nel pomeriggio, il sedicenne sarebbe stato interrogato anche per il possesso e la detenzione di diverse dosi di cocaina. Un piccolo criminale, dunque. In attesa di risposte che chiariscano la dinamica dell’accaduto, come immancabilmente avviene dopo una tragedia, la prima reazione è la ricerca delle responsabilità. Preferibilmente quelle degli altri. I genitori degli adolescenti accusano gli addetti alla sorveglianza di non essersi presi cura dei loro figli.  Scambiano evidentemente una ex-balera, convertita in discoteca, per la parrocchia di una chiesa e il buttafuori della “Lanterna blu” per il prete. Fingono di ignorare che le discoteche sono luoghi in cui si bevono alcolici, si assumono droghe e pastrocchi vari, dove diversi giovani sono in cerca dello sballo. Ma in questo paese di ipocriti, chi si ubriaca, sniffa e si sballa non è mai il proprio figlio, che è una vera perla di virtù. Se poi si scopre il contrario, si cade dalle nuvole e si addossa ogni responsabilità a immaginarie cattive compagnie e negli ultimi tempi persino agli insegnanti, la cui unica colpa è di essere eccessivamente tolleranti.Questi genitori modello, che forse si meritano i figli che hanno, si chiedono se sia opportuno che adolescenti di tredici, quattordici, quindici anni frequentino le discoteche e facciano le ore piccole tra balli e sballi? Sanno chi sono gli idoli dei loro figli e quali modelli di comportamento questi propongano? Hanno mai sentito parlare del principio di autorità? Sono in grado di pronunciare quella bellissima frase che i nostri bisnonni e i nostri nonni rivolgevano ai rispettivi figli: “Finché vivi qui dentro, sono io che detto le regole”? In quella frase ’c’è tutto il senso di responsabilità di chi è consapevole dell’importanza di stabilire ruoli e regole, indispensabili alla crescita morale e civile di un giovane. Si vuole delegare a uno shitrapper il compito di educare i propri figli? Magari con il testo di uno dei suoi brani, “Hey tipa, vieni in camera con me!” Questi alcuni passaggi salienti:“Luccico, quando esco per strada-Luccico, non esco se non ho un completo lucido- la tua tipa mi guarda, ah dubito- che voglia solo fare amicizia, mi vuole subito (wow!)-….quanto sei porca- dopo una vodka…sono una merda ragiono col cazzo, oggi ti prendo, domani ti lascio…- Hey tipa, vieni in camera con me! E portati un’amica,portati un’amica…hey troia vieni in camera con la tua amica porca….

Una guerra tra europei dovrebbe essere considerata alla stregua di una guerra civile……l’opinione di Rita Faletti

postato il 9 dicembre 2018 alle 15,41

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Cento anni fa, l’11 novembre, finiva la Grande guerra, il conflitto più sanguinoso della storia, che costò la vita a 16 milioni di persone, tra militari e civili, senza contare i 20 milioni tra feriti e mutilati. Era iniziata l’estate di quattro anni prima e sarebbe dovuta essere una guerra lampo. Guglielmo II, imperatore di Germania, disse che i soldati sarebbero stati di nuovo a casa prima che le foglie cadessero dagli alberi. Purtroppo, quando un conflitto scoppia, non c’è nessuna certezza di quando e di come potrà finire. La Prima guerra mondiale smentì la previsione di Guglielmo II e si concluse in un modo che nessuna delle potenze coinvolte poteva prefigurare: cancellò la Vecchia Europa, considerata, fino allora, il centro del mondo, e sostituì a sovrani in uniforme, tribuni e professionisti della politica che in abiti borghesi si rivolgevano alle folle. Francesco Giuseppe, imperatore di Austria e Ungheria, Nicola II, zar di Russia, Guglielmo II imperatore di Germania, Giorgio V, re di Gran Bretagna e Mehemed V sultano di Turchia erano convinti del loro sacro diritto di governare e rendere felici i loro popoli. Eterna illusione dei governanti. La realtà sbattè i brandelli di quella certezza in faccia agli increduli protagonisti delle dinastie più potenti, che furono costretti ad abdicare, a rinunciare alle loro ricchezze, a fuggire. Uno di essi, lo zar Nicola II, il più sfortunato, fu ucciso con tutta la famiglia. Si chiuse un’epoca, un’altra se ne aprì, e dischiuse le porte a una società diversa, che la guerra stessa aveva contribuito a foggiare. Eppure, nonostante la crudeltà inaudita, quella guerra non fu sufficiente a fare apprezzare la pace: una ventina di anni più tardi, l’Europa fu sconvolta da un nuovo, più feroce e inumano conflitto che la lasciò annichilita, devastata, impoverita. Serviva un progetto coraggioso e forte, unitario e condiviso da leader lungimiranti, che creasse le condizioni per una pace duratura e che tenesse a bada “gli spiriti del male” come Helmut Kohl definì i seminatori di odio e di violenza sempre pronti a risorgere. Quel progetto si chiamava Unione europea, oggi contestata e presa d’assalto da chi, per svariati motivi, non ultimi le ambizioni personali e la sete di potere, dimentica i vantaggi di cui tutti noi europei abbiamo beneficiato nei settant’anni di pace seguiti al secondo conflitto mondiale. Quali sono le conquiste che tanti nel mondo ci invidiano e di cui, troppo spesso, per abitudine, stanchezza o ignoranza, sottovalutiamo il valore, con la convinzione errata che siano irreversibili? Mettiamoli in fila e riflettiamo su quali potrebbero essere le conseguenze, se, malauguratamente e per nostra irresponsabilità, dovessimo perdere tutto. In primo luogo la pace, condizione indispensabile per la crescita economica e il progresso, mai raggiunti prima, la difesa delle libertà, libertà di pensiero, di espressione, di credo religioso, la libertà di muoversi all’interno dell’Unione senza passaporto, la libertà dei giovani di studiare e formarsi all’estero con il sostegno finanziario della Ue, la libertà di scegliere il paese in cui migliorare e sfruttare le proprie competenze. Grazie all’Unione europea abbiamo assistito alla caduta dei regimi fascisti e del regime comunista, alla caduta del muro di Berlino, alla riunificazione delle due Germanie. E ancora, l’Unione promuove gli scambi per la ricerca, facilita la condivisione di informazioni sul terrorismo, coopera sul fronte della politica estera. Il progetto grandioso dei padri fondatori è in fieri: molto si deve fare sulla gestione dei flussi migratori, sulla minaccia terroristica, sulla protezione dei confini esterni, sulla costruzione di un fondo di solidarietà per le economie in crisi, sui rapporti con Russia, Cina, i Gafa (Google, Apple, Facebook, Amazon), sull’unità bancaria e fiscale. Tutti obiettivi sul tavolo dell’Europa, alla cui realizzazione ognuno di noi è chiamato a collaborare, con gli strumenti che ha a disposizione, e la fiducia che non possiamo permettere ci abbandoni. Napoleone disse: “Una guerra tra europei dovrebbe essere considerata alla stregua di una guerra civile” e lo scrittore britannico G.K.Chesterton, che non avrebbe certo approvato la Brexit, : “L’Europa non può essere dominata, può solo essere condivisa”. Non dimentichiamolo.

L’America insegna………..l’opinione di Rita Faletti.

postato il 7 dicembre 2018 alle 19,18

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Quanto sono cambiate le relazioni tra Stati Uniti ed Europa con Trump alla Casa Bianca? Nonostante il lunatico e ondivago presidente non perda occasione per accusare l’Unione europea di egoismo, lanciare strali e manifestare l’intento di trattare con i vari stati singolarmente, è indiscutibile che il continente europeo e la superpotenza mondiale, che alla presidenza ci sia un democratico o un repubblicano, sono legati da interessi che vanno al di là dei capricci trumpiani e del sostegno palese ai movimenti sovranisti. L’Europa ha avuto bisogno dell’America in passato e continuerà ad averne in futuro, come ne ha nel presente. Il motivo sta in quella che è la base della politica americana: la promozione e la difesa di valori ritenuti universali, libertà, giustizia e progresso, valori che caratterizzano le democrazie occidentali e ai quali si fa appello nei momenti di crisi. Oltre a questo, l’America ci dà lezioni di pragmatismo, il che deriva dall’avere chiara la distinzione tra bene e male, che noi europei, affetti dal morbo del relativismo, abbiamo smarrito. Vuol dire stabilire da che parte stare. La questione israelo-palestinese, per fare un esempio, evidenzia la nostra incapacità di prendere una posizione netta, che sarebbe stata di grande aiuto nella soluzione del problema. Trump, al contrario, non ha avuto tentennamenti quando ha trasferito l’ambasciata americana a Gerusalemme, riconoscendo allo stato indipendente di Israele, il diritto di scegliersi la propria capitale, in conformità con il proprio passato storico. Quella decisione ha aperto il sentiero ad un modo diverso di affrontare le ragioni di un conflitto del quale la maggioranza degli europei ha attribuito la responsabilità a una sola delle parti in causa, per debolezza e opportunismo politico. Tendenza diffusa da tempo è calarsi le brache di fronte all’islam, definire il terrorismo palestinese “resistenza”, credere che il cedimento sia la tecnica migliore per venire a patti con una cultura antitetica alla nostra, indifferente ai diritti umani, spesso animata da istinti violenti. La conferma di quanto ciò corrisponda al vero, è stata la assai poco coraggiosa posizione della Gran Bretagna che ha rifiutato il diritto di asilo ad Asia Bibi, la donna pakistana reclusa in un carcere del suo paese per dieci anni, con l’accusa di blasfemia. La colpa di Asia Bibi è di essere cristiana e non aver voluto rinnegare la propria fede. Finalmente il tribunale ne ha riconosciuto l’innocenza, ma, da quel momento, la donna è in grave pericolo di vita se rimane in Pakistan. Cortei e manifestazioni di fanatici ne reclamano la condanna a morte. Asia Bibi per ora vive nascosta e spera che un paese occidentale la accolga. Molti, tra cui l’Italia, le hanno offerto asilo, eccetto la Gran Bretagna di Theresa May, che ospita immigrati di fede islamica, ma ha chiuso le porte a una donna cristiana, temendo ritorsioni da parte dei numerosi musulmani residenti nel paese. Sotto accusa l’etica discutibile del governo britannico, mentre intellettuali e politici esprimono imbarazzo e indignazione. L’Europa garante dei diritti fondamentali dell’uomo, è vittima delle sue paure e ostaggio delle minoranze. Nell’altra parte del mondo, le cose vanno diversamente. La determinazione di cui ha dato prova Trump, non è rimasta un fatto isolato. Qualche giorno fa, l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, ha presentato un’iniziativa che riguarda la questione israelo-palestinese, in decisa controtendenza rispetto a quanto avvenuto fino ad ora. La Haley, dopo che l’Onu ha firmato quest’anno dieci risoluzioni contro Israele, ha proposto una risoluzione che, per la prima volta, ha trovato il consenso di tutti i 28 stati dell’Unione europea, premessa essenziale per convincere la maggioranza dei 193 paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. Cosa dice il testo? In primo luogo condanna Hamas per il lancio ripetuto di missili su Israele e per l’incitamento alla violenza. Chiede poi a Hamas e alle altre forze militari, incluso il jiihad islamico palestinese, la cessazione di tutte le azioni violente, incluso il lancio di congegni incendiari; condanna Hamas a Gaza di costruire infrastrutture militari, inclusi i tunnel per infiltrarsi in territorio israeliano, cancella, infine, il diritto alle “resistenze”. Gli Stati Uniti, non la pavida Europa, con questa risoluzione, ha distinto, con chiarezza, tra bene e male, compiendo un passo importante nella direzione della giustizia e del riconoscimento di Israele non come carnefice, ma come vittima degli attacchi terroristici palestinesi contro civili inermi. Ancora una volta l’America insegna.

La fiction del reddito di cittadinanza….l’opinione di Rita Faletti.

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postato il 4 dicembre 2018 alle 12,51

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Nella manovra di Bilancio, il deficit potrebbe passare dal 2,4 al 2 per cento. E’ quanto emerge dagli ultimi incontri tra i due vice, il premier Conte e il ministro dell’Economia. Cosa cambierebbe? La spesa destinata alla quota 100 e al reddito di cittadinanza sarebbe ridimensionata. Non si può continuare il muro contro muro con la Commissione europea, né rischiare la procedura di infrazione. Allora a cosa è servita la babilonia inscenata in questi mesi? A deteriorare i rapporti con l’Europa e creare le condizioni, riuscendovi, in parte, per un generale impoverimento del paese, in particolare delle fasce più vulnerabili, in favore delle quali il movimento delle stelle aveva escogitato una misura rivoluzionaria come il reddito di cittadinanza. Ebbene, andando un po’ indietro nel tempo, una ventina di anni circa, si scopre che tanto rivoluzionaria quella misura non è. In Sicilia, quasi tremila persone si aggirano ancora oggi tra gli uffici in cerca di un posto di lavoro, che era stato promesso da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, per risolvere i problemi socio-economici di un popolo di emarginati, disoccupati, picciotti, ex-carcerati. Il precursore del populismo, riuscì a convincere tutti della necessità di superare l’emergenzialità attraverso un piano di lavori socialmente utili. Così, assunse in massa, senza concorso e con il trucchetto delle cooperative di servizio. Finiti i soldi stanziati e terminati i lavori, si era daccapo. A quel punto, nacque l’idea dei Pip, acronimo per “Piani di inserimento professionale”, che, proprio come il reddito di Di Maio, dovevano favorire l’incontro tra il disoccupato e il mondo del lavoro, entro un tempo definito. Gli imprenditori, che da sempre sono quelli che più di ogni altro il lavoro lo creano, decisero di ignorare l’“invito”. Il Comune, propose allora alla Comunità europea la trasformazione di un impiego in uno stage, e raddoppiò la platea dei beneficiari, da 1240 a 2480, anche questa volta senza concorso. Quando i finanziamenti si esaurirono, i Pip andarono in piazza a rivendicare un diritto acquisito. Nel frattempo, era arrivato Totò Cuffaro il quale si diede prontamente da fare e creò la Società per l’Occupazione. Risultato: furono assunte 3460 persone per una spesa di 36 milioni l’anno. Non era altro che la perpetuazione di quello che Leoluca Orlando aveva iniziato, mettendo a carico dello stato, dell’Europa e della regione masse di gente che chiedevano dignità e lavoro e, invece, per stare sedute sul divano percepivano lo stipendio mensile e la tredicesima, avevano le ferie e l’assistenza pagate. Singolare concezione della dignità, sostenuta dal concetto che “la colpa è del lavoro che non c’è”. Siamo nel 2010: passaggio di consegne da Cuffaro a Lombardo, il talebano dell’autonomia e del sovranismo in Sicilia e sostanziale continuità con il passato. Le clientele sono il pallino di Lombardo che, per non deludere gli ex-Pip, che chiedono di essere assunti stabilmente nella Pubblica amministrazione, crea la Social Trinacria, una società partecipata e contrattualizza 3050 precari con sussidio di 850 euro per 14 mensilità. Del resto, come potrebbero i poverini partecipare al concorso pubblico indispensabile per il riconoscimento ufficiale di una qualifica? Se ne va Lombardo indagato per questioni di mafia e subentra Crocetta il quale mette la parola fine all’esercito degli ex-Pip, che da compatiti precari alla ricerca disperata di un lavoro, diventano fannulloni e imbroglioni, causa di sprechi e privilegi. Di un certo numero di essi, vengono scoperti reati contro il patrimonio, alcuni di stampo mafioso. Crocetta sospende i finanziamenti e li licenzia. I licenziati fanno ricorso e vengono ricollocati dai giudici del lavoro con la seguente motivazione: se li avete assunti come ex-carcerati, come potete pensare che fossero incensurati? Anno 2018: Di Maio e Salvini, che non si sognava neanche di pagare qualcuno perché stesse seduto sul divano, sono i nuovi promotori della politica assistenziale che tanti danni ha fatto e continua a fare, che si fonda sullo scambio di favori, che affossa la cultura del lavoro, che induce il fannullone a ritenere che dovere dello stato sia mantenerlo a vita, che commette un’ingiustizia clamorosa nei confronti di chi un lavoro lo trova perché se l’è cercato, che genera un disprezzo crescente nella parte sana del Paese. Il reddito di cittadinanza sta a questo governo, come il rifiuto di pagare il nostro mostruoso debito sta all’Europa.