Le tragiche conseguenze del maltempo impongono massicci e costosi interventi per la sicurezza del territorio che il contratto di governo non contiene..di Rita Faletti

Postato il 4 novembre 2018 alle ore 16,11

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Fragilissima sotto il profilo idro-geologico da nord a sud, l’Italia è un territorio che rivendica le cure che si devono a un immunodepresso al quale un alito di vento potrebbe causare la polmonite. Quest’anno, le forze della natura si stanno abbattendo sul paese con una tale violenza che sarebbe stato impossibile non provocassero una catastrofe da apocalisse. Esondazioni di fiumi, edifici sommersi, strade allagate al sud; alberi caduti a Roma; danneggiamenti a strutture di copertura, case scoperchiate e allagamenti in Toscana; in Liguria il lungomare devastato a Rapallo, Portofino isolata; in Lombardia il lago di Como verso l’esondazione; il nord est in ginocchio: acquedotti che non esistono più, viabilità da ricostruire, 6mila persone senza elettricità, la basilica di san Marco inondata. Nel bellunese, la zona più flagellata dal maltempo, interi boschi di abeti rossi, dal cui legno prezioso si ricavano gli Stradivari, sradicati e sbattuti a terra come i birilli del bowling, gli uni sugli altri, torrenti di acqua rovesciatisi su strade, ponti, case, auto, di cui non rimangono che tracce sparse qua e là in mezzo a paludi di fango. Uno scenario da incubo di fronte al quale rimani senza parole. E morti, 10 in Sicilia, nel palermitano, 11 nel nord-est. Si sarebbe potuto evitare, o almeno limitare tutto questo se non fossimo un paese dalla memoria corta, che oggi piange una sciagura e domani se ne è già dimenticato, un paese dove stupidità e incuria fanno da sponda al rimpallo delle responsabilità. Con eccezioni e tentativi di riscatto encomiabili in un deserto di inanizione, e, con la Protezione civile, fiore all’occhiello nelle emergenze. In Veneto, i danni quantificati ammontano a un miliardo e sarebbero stati maggiori se non si fosse provveduto a mettere in sicurezza gli argini dei corsi d’acqua e non fossero stati realizzati alcuni bacini di laminazione. Altri ne verranno realizzati. Anche i bacini montani sono stati salvaguardati e sono pronti a ricevere altra acqua. Le opere fin qui portate a termine, saranno uno “stress test” per capire se siano sufficienti o servano ulteriori interventi. Il governo gialloverde, se volesse davvero impegnarsi, non a ridare la felicità agli italiani, che è una meta troppo ambiziosa, ma la sicurezza a cui hanno diritto, potrebbe prendere il citatissimo contratto e darlo alle fiamme, presentando a Bruxelles una manovra di bilancio dal titolo: investimenti in infrastrutture per 40 miliardi in tre anni. Via il reddito e la pensione di cittadinanza, via la riforma delle pensioni, via la flat tax. Sarebbe una manovra semplice e di grande buonsenso, che ridarebbe una sferzata di energia all’economia esangue del paese. Pil, occupazione, borsa, fiducia dei mercati e investimenti stranieri salirebbero, spread e debito pubblico scenderebbero. E addio alle montagne russe.

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