Il governo non sente ragioni e tira dritto….l’opinione di Rita Faletti

postato il 27 ottobre 2018 alle ore 20,02

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La bocciatura del Documento programmatico di bilancio da parte della Commissione europea, ha due spiegazioni. La prima riguarda il disavanzo al 2,4 per cento, la seconda, quella che ha generato maggiori perplessità, l’ottimistica previsione di crescita economica dell’Italia per il 2019. Di Maio e Salvini sostengono che il debito al 2,4 per cento non metterà a rischio la stabilità economica del paese perché la spesa strutturale per pensioni e reddito di cittadinanza, e per la riforma Fornero a quota 100 (complessivamente 1,2 per cento del pil) sarà bilanciata dalla spesa in investimenti (0,2 per cento del pil). Secondo i due vice, l’espansione ci sarà e la crescita dell’Italia si attesterà all’ 1,5 per cento. Proprio il dato contestato da Bruxelles in una fase di perdita di slancio dell’economia globale. Lo spread sopra i 300 punti, sotto i quali non accenna a scendere da giorni, è un segnale di preoccupazione dei mercati che non investono in paesi economicamente instabili. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato il debito italiano da Baa1 a Baa2. Ci si aspettava lo stesso trattamento da parte di Standard &Poor’s. Con sorpresa, l’agenzia di rating americana è stata clemente. Nessun declassamento, ma l’outlook sul medio e lungo termine è negativa. Di Maio e Salvini non vogliono cedere alle raccomandazioni dell’Europa e degli “euroburocrati” di Bruxelles che, secondo loro, non ci amerebbero. Basta con la solita teoria del complotto e con l’atteggiamento di sfida dal sapore adolescenziale del “si tira avanti”. Così non si va da nessuna parte. Prudenza e ragionevolezza non sono certo le prerogative di questo governo nato da promesse che i numeri e le cifre evidenziano come irrealizzabili. Salvini e Di Maio vanno dicendo che la manovra è stata rigettata da burocrati eletti da nessuno. Non è vero. Chi prende le decisioni è il Consiglio europeo, cioè i politici candidati dai governi e approvati dal Parlamento europeo. Ne è la prova il fatto che il premier austriaco Kurz, che il capo leghista considera un suo alleato in Europa, sulla manovra italiana sia stato durissimo: la violazione delle regole europee di bilancio non deve essere tollerata. Se lo fosse, creerebbe un pericoloso precedente. Inoltre, in caso di difficoltà di un paese, perché i cittadini degli altri paesi dovrebbero sborsare soldi per i debiti altrui? Messaggio trasparente: ognuno paghi i propri debiti. Ricordo che l’Austria, nella bozza di bilancio, prevede l’azzeramento del deficit, obiettivo che tutti i paesi dell’Eurozona si sono dati e stanno perseguendo. Anche i paesi del gruppo di Visegrad, con l’Ungheria di Orban in testa, altro alleato di Salvini, non si sognano nemmeno di chiedere soldi ai loro cittadini che tanti sacrifici hanno fatto per entrare nell’Unione, da cui non intendono affatto uscire. Condivisione della linea di non sostegno all’Italia, anche da parte dei paesi nordici. Quindi, Italia isolata. Il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, si dichiara ottimista sul fatto che il governo riveda la manovra. Ha anche sottolineato un concetto noto: il ruolo della Bce non è fare fronte ai problemi di solvibilità degli stati membri, né il suo presidente può intervenire non avendo i poteri per farlo. Ha così risposto a Di Maio che lo aveva accusato di remare contro l’Italia. Il ministro del Lavoro passa impunemente dal J’accuse a momenti di euforia come quando ha detto: “Ci sono i soldi per realizzare tutto quello che abbiamo promesso, ce ne saranno così tanti che addirittura ripagheremo i debiti che ci hanno lasciato i governi del Pd”. Affermazione che con la pretesa di un trattamento di favore non sta assieme, oltre a tradire il provincialismo italico. Siamo ormai abituati a dichiarazioni di ogni tipo e contraddittorie, ma questa poi! Se fosse veramente come Di Maio vuol far credere, perché lui e il gemello Salvini hanno mandato il premier Conte in pellegrinaggio negli Stati Uniti, in Cina alla corte di Xi Jinping, in Russia a quella di Putin? L’ostentata sicumera dei gialloverdi sta evaporando? L’accoglienza di Trump, che si rivolge a Conte chiamandolo affettuosamente “Ciusepi”, sarà sinonimo di aiuti concreti? Il presidente della Repubblica popolare cinese penserà al popolo italiano in difficoltà? Ho qualche perplessità. La Cina è molto attenta nel curare i propri interessi commerciali e sogniamoci che faccia qualcosa gratis. Lo zar Putin si è detto disposto a comperare un po’ del nostro debito attraverso un fondo russo. Ma siamo certi che il paese, con un pil inferiore a quello dell’Italia e un numero immenso di veri poveri, possa garantirci un sostegno, soprattutto dopo che Putin ha fatto approvare una riforma che manderà in pensione gli uomini a 65 anni quando la speranza di vita è di 67? Assai improbabile. Lo zar ha solo voluto mostrare cortesia nei confronti del primo ministro di un paese che vorrebbe l’eliminazione delle sanzioni alla Russia. Allora, niente dollari, niente yuan, niente rubli. Dovremo fare tutto da soli. L’isolamento si prefigura completo, nonostante qualche apertura motivata dalla speranza che i disfattisti dell’economia italiana si ravvedano. Vediamo cosa succederà lunedì.

 

 

 

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