Lungo la china, verso la catastrofe ………l’opinione di Rita Faletti

postato l’8 ottobre 2018 alle 21,52

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Gli ottimisti, prima ancora del 4 marzo, si erano convinti che il grillismo non fosse un movimento eversivo. Eppure, i segnali c’erano tutti. Due esempi: Davide Casaleggio che prevedeva la sostituzione della democrazia parlamentare con la democrazia diretta, Grillo che ventilava l’elezione dei parlamentari della Repubblica mediante l’estrazione a sorte come i numeri del lotto. Anche la difesa strenua della Costituzione più bella del mondo era una messinscena. Di quella Costituzione, i grillini hanno dimostrato di farsene un baffo. L’opposizione (quale?) e i media, accusati dai pentastellati di diffondere notizie false sul Movimento, non sembravano prenderli sul serio. Poi, dopo il via libera del comico, è seguito un generale compiacimento dei media nell’invitarli e intervistarli, non c’è stato talk show a cui non abbia preso parte Di Maio o Di Battista, che dal Centro America pontifica di tanto in tanto. Degli sproloqui del neo padre alle prese con pannolini e biberon faremmo volentieri a meno. Considerazioni a parte, il pubblico dei talk applaudiva e applaude i nuovi eroi della politica come applaudirebbe Gesù Cristo Salvatore. Vabbè, il pubblico, come suggeriscono gli applausi, non rivela una gran competenza in tema di economia e finanza, forse non si cura nemmeno di sapere cosa siano lo spread e il rapporto deficit/pil e ha poca propensione per i numeri. Quel pubblico, poco critico e molto influenzabile, è al settimo cielo quando Di Maio e Salvini, in occasione delle loro comparsate ripetono il solito mantra: reddito di cittadinanza, flat tax, Fornero, ovvero la “manovra per il popolo” che dovrebbe riportare la felicità e il sorriso sulle labbra degli italiani abbandonati dall’Europa cattiva, maltrattati dalla teutonica Merkel e depredati dai francesi con la puzza al naso. Una manovra scaldacuori e truffa-creduloni che nasconde alcune verità sull’Europa. Perché Salvini non racconta ai suoi elettori che grazie a Jean Claude Juncker, al quale ha dato dell’ubriacone, l’Europa ha staccato qualche assegno all’Italia per 50 miliardi destinati agli investimenti, 800 mln per i migranti, e non so quanto ancora per pagare gli straordinari ai suoi poliziotti? Moscovici, bersaglio di Di Maio, altro gentleman di governo, ci ha concesso 30 miliardi di flessibilità per recessione, riforme, investimenti,  crisi migranti,  terremoti e sicurezza. E poi, perché nascondere la verità sulla Francia di Macron? Il paese d’Oltralpe sforerà del 2,8 per cento nel 2019, ma il suo rapporto debito/pil è pari al 98,7 per cento, il differenziale tra titoli di stato francesi e bund tedeschi è di 30 punti e i francesi, beati loro, hanno prospettive di crescita confermate dalla fedeltà degli investitori che scommettono su Parigi. Il diplomato Di Maio ha voluto inseguire Macron sulla strada del debito, dimenticandosi che il premier francese di finanza ne sa qualcosa. Scuole prestigiose, incarichi politici importanti, una carriera alla banca Rothschild fanno la differenza: altro che uno vale uno! E veniamo al nostro paese, ora in bilico, che il governo del “man in the middle” sta spingendo lungo una china pericolosa: oggi, la Commissione europea ha bocciato il Def. Spread a 310 punti, borse in discesa e la distanza con la Grecia che si accorcia paurosamente. Questa volta però, non verrà la troika, non ci sarà un piano per il salvataggio, nessuno finanzierà il nostro debito, finiremo direttamente fuori dall’eurozona. Esattamente la sorpresa che i gialloverdi avevano preparato per noi prima del 4 marzo. Giampaolo Pansa, qualche tempo fa, ha detto a Otto e Mezzo, ospite della Gruber: “Rischio deriva militare”. A mali estremi, estremi rimedi.

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