I mercati se ne faranno una ragione…….l’opinione di Rita Faletti

postato il 29 settembre 2018 alle 20,20

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“Se non fai non fallisci” insegna Homer Simpson al figlio Bart, gran sfaticato. È la norma abbracciata dai figli adottivi di Grillo, che vuole il reddito di cittadinanza anche per chi decide di starsene a casa. La stessa norma che i 5stelle applicano a se stessi: no grandi infrastrutture, no vaccini, no Olimpiadi, e ponte sì, ponte no per i genovesi sempre più arrabbiati. Una volta silenziati i tecnici, come è capitato al ministro Tria, scomodo difensore dell’equilibrio di bilancio e garante, fino a ieri, della nostra credibilità presso i mercati, una volta aboliti gli esperti e ogni possibile legame ereditato dai governi precedenti, i due premier delle due componenti di governo, al riparo da critiche e confronti, stanno spingendo il paese verso una pericolosa china, in una rincorsa reciproca per il consenso personale più che per “migliorare la vita dei cittadini.” Ne abbiamo avuto un’anticipazione con il decreto dignità, che ha già inflitto un duro colpo a diversi lavoratori cui non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Eppure, questa poco incoraggiante premessa, non è servita a rendere Di Maio più cauto e a ridimensionare l’opinione che il giovanotto senza background ha di sé e delle proprie capacità intellettive. Sul balcone di Palazzo Chigi, fedele come sempre al cliché del movimento, compostezza e rispetto del linguaggio istituzionale, ha festeggiato la sua “manovra per il popolo”, come ha definito la legge di stabilità. “Con il reddito di cittadinanza elimineremo la povertà” ha detto. Salvini, in un’altra piazza, ha osservato che non è realistico pensarlo né sperarlo. Però lo ha firmato, in ottemperanza al contratto che assegna compiti distinti ai due azionisti di governo. Qual è la verità? Con i 42 miliardi di spesa, questo il costo della manovra, da sommare al debito che a tutt’oggi ha superato i 2300 miliardi di euro, e con i relativi enormi interessi, (70/80 miliardi l’anno) il nostro deficit, vale a dire il rapporto, in termini di entrate e uscite, tra la ricchezza prodotta e le spese correnti, è al 2,4 per cento. Il massimo consentito, raccomandato da Tria, era l’1,6. Se si considera che un terzo del nostro debito è finanziato da investitori internazionali, grazie ai quali lo stato paga gli stipendi dei dipendenti pubblici e fornisce i servizi ai cittadini, si capisce immediatamente quanto rischiosa sia questa manovra che non aiuterà la parte più vulnerabile del paese (10 miliardi di euro a 6,5 milioni di persone significa, per un puro calcolo matematico, poco più di 100 euro a testa) ma creerà i presupposti per una recessione, non essendo controbilanciata da manovre per la crescita e lo sviluppo. A fine ottobre, la Commissione europea si esprimerà sulla manovra, che, con tutta probabilità, non approverà. “Fa niente, ha detto Salvini, noi andremo avanti”. Ma non sarà l’Europa la minaccia principale, bensì i mercati, che non sono entità fantomatiche, ma persone che muovono i capitali in base al grado di affidabilità dimostrato nel mantenere la stabilità dei conti , ridurre il debito, promuovere investimenti e sviluppo. Salvini e Di Maio fanno i gradassi, ma sanno bene che non hanno alcun potere sui mercati: non possono eliminarli, né cambiarne le regole. Dovranno quindi rassegnarsi a subirle. Non accadrà il contrario, come Salvini ha scioccamente detto: “I mercati dovranno rassegnarsi”. All’azione dei mercati, e per fortuna che esistono, si unisce quella delle agenzie di rating, che potrebbero declassare il nostro debito al livello di spazzatura: non-investment grade. La Bce interromperebbe l’acquisto dei titoli di stato italiani e il paese fallirebbe. Intanto, da quando i gialloverdi si sono insediati, lo spread è salito di oltre 100 punti (ieri era a quota 265), in Borsa sono stati bruciati 25 miliardi di euro dopo il Def, il debito è oltre il 130 per cento del pil, la credibilità dell’Italia è ai minimi storici. Chi crede di non avere niente da perdere, forse ha qualcosa da guadagnare. Certamente chi continuerà a godere delle politiche assistenzialiste: i lavoratori in nero che, formalmente disoccupati, avranno il reddito di cittadinanza e i loro datori di lavoro, che continueranno a non pagare i contributi ed essere inesistenti per il fisco. Non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare.

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