La sconfitta di Orban a Strasburgo non cancella le perplessità su questa Europa………l’opinione di Rita Faletti

 

postato il 15 settembre alle ore 22,30

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A Strasburgo è andata come doveva andare: 448 voti a favore delle sanzioni, 197 contro, 48 le astensioni. Lega e Forza Italia si sono ritrovati dalla stessa parte esprimendo un voto contrario, i 5stelle, invece, hanno votato a favore, allineandosi con gli europeisti. Così, il primo ministro ungherese, il sovranista Viktor Orban, è stato sconfitto dalle democrazie europee in una fase difficile nella storia dell’Unione e dei suoi principi fondanti. Il voto non cancella comunque le non poche preoccupazioni del fronte europeista sulla tenuta dell’Unione e le perplessità di coloro che, pur essendo contrari all’abbandono della grande casa europea, non vedono con indulgenza le politiche di Bruxelles su questioni nodali come l’immigrazione, il clash tra civiltà, il terrorismo islamista, la crisi economica. Un conto è violare lo stato di diritto e i criteri liberali del sistema e impadronirsi quasi completamente dei media, come ha fatto Orban, trasformando una democrazia liberale in una democrazia illiberale, se l’ossimoro è ammesso, cosa inaccettabile per l’Europa, malgrado Orban sia alla guida di un partito, Fidesz, che ha la maggioranza nel paese magiaro. Altra cosa è attaccare la sua posizione sull’immigrazione, che il premier non sbaglia a collegare al tema delle radici cristiane, che sono, al tempo stesso, premessa e conseguenza del suo secco rifiuto all’accoglienza. Immigrazione zero, ha ripetuto, non lasciando aperture al dubbio, significa impedire che l’Ungheria, come i paesi scandinavi, come l’Olanda e la Danimarca, come la Francia e la Germania diventi uno stato meno sicuro per i suoi abitanti. Significa impedire che immigrati di fede islamica, che sono la maggioranza, creino problemi di ordine pubblico, prendano possesso di parti di città accessibili solo alle forze dell’ordine in assetto di guerra, come avviene in alcuni quartieri a nord di Stoccolma, all’ingresso dei quali spiccano cartelli che, nell’Europa di Schengen, recitano ironicamente:“sharia controlled zone”, non diversi da quelli che si trovano in alcuni quartieri fuori Parigi, ma, onde evitare un impatto negativo, sono chiamati “zus”, zones urbaines sensibles. Orban vuole che nella sua Ungheria, un cittadino europeo di fede ebraica, possa continuare ad andare in sinagoga, frequentare una scuola ebraica, indossare la kippah senza timore di essere aggredito verbalmente o fisicamente o addirittura ammazzato, come avviene nella Francia nel Belgio e nella Germania dei falsi diritti. Orban vuole anche che l’intelligenza, la cultura, l’arte non scappino o non siano cacciati per essere sostituiti da ottusità, ignoranza e odio. Orban, non vuole che le chiese lascino il posto alle moschee finanziate dall’Arabia Saudita e dal Qatar, non vuole un’Ungheria islamizzata, dimentica delle sue origini, non vuole saperne della retorica dell’accoglienza senza un minimo di realismo, dei vari modelli di integrazione falliti e di stupidi esperimenti sul multiculturalismo. Orban è anche consapevole che aver preso la strada dell’accoglienza indiscriminata, è stata la follia che ha aperto la strada ai populisti come lui

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