Di Maio ci ripensa……….l’opinione di Rita Faletti

postato il 9 settembre 2018 alle ore 19,44

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E’ successo qualcosa, sotto la pelle dei nudi fatti, che farebbe pensare che qualche cosa sia cambiata o stia cambiando nel mondo dei 5stelle, o, per lo meno, in alcuni di loro. Un paio di giorni orsono, il ministro dello Sviluppo economico si è comportato da ministro dello Sviluppo economico, quello che ci si aspetta da uno che ricopre questa carica. Luigi Di Maio ha deciso, inaspettatamente, di seguire il percorso intrapreso dal suo predecessore e siglare l’accordo con ArcelorMittal sull’Ilva. Cosa non trascurabile se pensiamo che lui e il suo movimento hanno passato due anni e qualche mese in assetto di guerra contro il governo Gentiloni e l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, accusato di aver commesso irregolarità nella procedura del bando di assegnazione al gruppo industriale guidato dagli indiani. Il solito atteggiamento sospettoso dei pentastellati nei confronti della categoria degli esperti, dei competenti, dei tecnici, delle élite e via dicendo, la lista è lunga e perfino noiosa. Esclusi soltanto i “cittadini” virtuosi che li hanno votati. Comunque, per non tirarla per le lunghe, è successo quello che alcuni prevedevano, altri auspicavano, altri ancora non facevano né questo né quello non sapendo un cavolo dell’Ilva e dei suoi problemi. Ebbene, dopo averne tentato di ogni e coinvolto tutti, Autorità anticorruzione, Avvocatura dello Stato, ministro dell’Ambiente, fallito l’intento di annullare l’assegnazione a Mittal e ripetere il certame tra gli investitori, Di Maio ha coperto l’ultimo miglio che lo separava dal traguardo. “Abbiamo raggiunto il migliore accordo possibile nella peggiore delle situazioni”, ha detto gongolando. Eh sì, la situazione era pessima, soprattutto per gli oltre 13mila lavoratori (assunti 10700, per i restanti 2500 un incentivo all’esodo di 250 milioni complessivi) che rischiavano di restare a casa e per la seconda più importante acciaieria d’Europa che rischiava la chiusura. Peccato che i barricaderi con le stelle abbiano ritardato di tre mesi l’ingresso dei compratori e con esso l’avvio del processo di risanamento ambientale, per non contare gli 80 milioni di euro che ci è costato lo scherzetto. Il prezzo pagato all’incompetenza e all’avventurismo. Dunque, sospiro di sollievo. Resta un quesito. Che Di Maio si sia degrillizzato e se ne sia fottuto altamente di quelli che volevano la chiusura dell’Ilva e un bel parco tecnologico al suo posto? Costoro, infatti, erano tutti là a protestare che erano stati traditi. Ma chissenefrega, avrà pensato il ministro, io mica sono uno di loro e quella cosa che “uno è uguale a uno” è una boiata pazzesca inventata solo per farmi votare. A questo proposito, viene in mente il Marchese del Grillo, ma guarda che combinazione lo stesso nome del comico, e il suo indimenticabile “Io sono io e voi non siete un c…….” rivolto alla plebe. Non voglio attribuire a Di Maio questi pensieracci, ma potrei non essere lontana dalla verità. L’alternativa è che il ministro abbia compreso che è venuto il momento di fare una scelta di campo, se continuare a fare l’opposizione essendo al governo, o lasciarla alla base del movimento, gli irriducibili e irrazionali che originariamente si erano illusi di aver trovato il megafono della loro rabbia. Non è poi così difficile scegliere da che parte stare quando si diventa establishment.

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