“Il crollo di Ponte Morandi? Una favoletta” disse il Movimento….l’opinione di Rita Faletti

postato il  16 agosto 2018 alle 18,59

Visualizzazioni: 1961

Commenti: 16

crollo-ponte-morandi.jpg

 

Se il capriccio insensibile del caso ha voluto che in un giorno di festa, intorno a mezzogiorno, quaranta persone perdessero la vita inghiottite dai blocchi di cemento e dai cavi di ferro di un ponte collassato all’improvviso, il collasso di quel ponte, opera dell’uomo, è stato causato dall’errore umano. Sottovalutazione del rischio, controlli insufficienti, manutenzione inadeguata, negligenza, vizi progettuali? Intanto che vigili del Fuoco, forze dell’Ordine e volontari continuano le ricerche dei dispersi, per definirne il numero e dare loro un’identità, intanto che i familiari piangono le loro vittime, intanto che gli abitanti degli edifici incredibilmente prossimi alla struttura e apparentemente rimasti illesi, ma da abbattere, sono in attesa di una sistemazione, si discute, si fanno ipotesi sulle cause del crollo, si ricercano le responsabilità e si lanciano accuse, come è nel corso delle cose a tragedia avvenuta. Ma prima ancora di avere in mano i risultati delle indagini, il governo gialloverde, sospettoso e ostile nei confronti di tutto ciò che non è emanazione o protesi di se stesso, ha già individuato i colpevoli. Nel mirino Autostrade per l’Italia, la holding Atlantia che gestisce la rete autostradale, la famiglia Benetton che controlla Autostrade e i governi precedenti. Il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, a poche ore dal disastro, ha comunicato che i responsabili pagheranno “tutto”; Di Maio ha pronunciato parole di fuoco contro i “plutocrati” che lucrano sulle spalle del popolo e ha accusato Autostrade di pagare le tasse in Lussemburgo, avendo la sede a Roma. E’ stato subito smentito dagli interessati. Il ministro si è spinto oltre, minacciando la revoca della concessione ad Autostrade. Anche in questo caso è stato sconfessato: chi tirerà fuori pala e piccone il giorno dopo? L’incompetenza, l’avventatezza e la mancanza di senso della realtà di Giggino, ministro dello Sviluppo Economico, come lui stesso ama ricordarci, non sono novità per chi lo ascolta. Salvini non poteva non dare manforte, se con convinzione non sappiamo, ai soci di maggioranza del governo per il cambiamento, ribadendo i “concetti” da essi autorevolmente espressi. Ora, va bene tutto, si può chiudere un occhio sul metodo legastellato, in perenne campagna elettorale e affetto dalla sindrome del populismo, che vede nel popolo la vittima prescelta di raggiri e inganni orditi da un establishment corrotto, ma la tolleranza ha un limite. Parlare a vanvera prima di conoscere i fatti, puntare pregiudizialmente il dito contro i soliti, proporre soluzioni “al di fuori della crosta terrestre”, per usare le parole di Tito Boeri, va ben oltre la propaganda. E’ incompetenza pura. Il Ponte Morandi, costruito nel 1967 e considerato il simbolo di Genova, ha tre gemelli: in Venezuela, in Libia e uno ad Agrigento, in condizioni pessime, dove è chiuso da un anno. L’ing. Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’università di Genova, aveva ravvisato nella fragilità della struttura le possibili cause di un crollo che un costante monitoraggio e interventi di manutenzione non sarebbero stati sufficienti ad esorcizzare. Il traffico intenso accelera il deterioramento del cemento rendendo più precaria l’intera struttura. Opere di quelle dimensioni esistono in tutto il mondo, ma alla manutenzione ordinaria e straordinaria si preferiscono la demolizione e la successiva sostituzione con strutture più moderne e sicure. E’ prassi consolidata in Francia, Germania, Gran Bretagna. In Italia, al contrario, vige la cultura del restauro e della manutenzione. C’è da chiedersi, a fronte di un problema così serio che si ripropone nel tempo e non coinvolge solo i viadotti, se il Governo, che identifica le infrastrutture con il “magna magna”, sarà all’altezza della sfida. “Challenge and response” è il motto dei paesi avanzati, sfida e risposta alla sfida, che significa avere il coraggio di decidere e agire. Perché il Movimento di Toninelli nel 2013 disse no al gigantesco progetto autostradale chiamato Gronda, che avrebbe permesso il collegamento della città di Genova con le quattro autostrade (A10, A26,A12, A7) che confluiscono alle sue spalle bypassando il Ponte Morandi? E come commenta il ministro le parole del loro capo comico: “Dobbiamo chiamare l’esercito per quelli che vogliono la Gronda”? Nel 2012 il presidente di Confindustria genovese disse: “Quando il ponte crollerà, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no alla Gronda”. Noi ce lo ricordiamo e chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.