Erdogan: italiani islamofobi, peggio dei terroristi…..l’opinione di Rita Faletti

 

Rita Faletti – postato il 7 febbraio 2018 ore 15,08

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Cinquantamila arresti, 17mila procedimenti giudiziari aperti, 150mila licenziamenti e sospensioni nella pubblica amministrazione, bavaglio alla stampa, revoca di licenze radio- televisive, blocco dei social, questo il bilancio dell’epurazione ordinata dal presidente turco Erdogan dopo il fallito golpe del 2016 per “ripristinare la democrazia”. Il Sultano è servo di due padroni: l’ Islam e le fake news che elargisce con generosità. Le modalità con cui il colpo di Stato fu condotto e stroncato lasciarono pochi dubbi agli osservatori stranieri: tentativo di rovesciare il governo o, piuttosto, operazione volta ad eliminare gli oppositori? Poco importa. Un dittatore dice e fa quello che vuole. Infatti, Recep Tayyip Erdogan additò nella persona del religioso Gulen il responsabile del complotto e ne chiese agli Stati Uniti l’estradizione, giustamente negata. Ieri, l’autocrate era a Roma per incontrare il presidente della Repubblica Mattarella, il Primo Ministro Gentiloni e il Papa. L’arrivo domenica sera in una capitale blindata era stato preceduto da una dichiarazione davvero celebrativa del nostro paese: ” L’Italia islamofoba è peggio dei terroristi”. Grazie Sultano, detto da Lei che è un democratico doc è un complimento. Per la verità, Erdogan ha una provata dimestichezza con il terrorismo, non solo verbale, in particolare quando deve giustificare i suoi bombardamenti in Siria contro i curdi. Uomini e donne che hanno contribuito a sconfiggere gli sgozzatori dell’Isis mettendo i loro scarponi sul terreno e bagnando quel terreno del loro sangue. Un ulteriore grazie al Sultano per la riconoscenza dimostrata. Ma veniamo al sodo. Cosa vuole Erdogan da noi? Due cose: indurci, usando l’arma del ricatto, ossia riversare in Europa i profughi per i quali lo abbiamo pagato, a rimuovere gli ostacoli (violazione dei diritti umani e filoterrorismo) che hanno impedito, fino ad ora, l’ingresso del suo paese nella UE, e la garanzia che sosterremo il blocco contro Trump sulla questione di Gerusalemme capitale di Israele, paese che proprio lui accusa di terrorismo. A tal proposito, il dittatore turco non si è lasciato scappare l’opportunità di usare a proprio vantaggio la telefonata con cui Bergoglio gli comunicò di disapprovare la decisione del presidente americano. ”Con il Papa siamo dalla stessa parte”, ha detto. E’ contento il Vaticano di avere un alleato del genere? La Giornata della Memoria per non dimenticare lo sterminio di milioni di ebrei, la condanna del negazionismo e di ogni forma di fascismo sono compatibili con chi considera gli israeliani alla stregua di tagliagola, kamikaze, ignobili vigliacchi che fanno strage di civili? Un capo di Stato che spara sugli sfollati e sui richiedenti asilo, sbatte in galera chi osa contestarlo, rifiuta di riconoscere la verità sulla strage degli armeni, cosa ha da spartire con la più alta autorità della Chiesa Cattolica? La tolleranza e la comprensione di Bergoglio possono estendersi al rappresentante di un islam vendicativo e violento? Se il mercato e le sue leggi non hanno nulla da eccepire, e questo è opinabile, la morale non si ribella? Liliana Segre, scampata da Auschwitz,e nominata senatrice a vita da Mattarella, rievocando l’inferno che ha visto così da vicino, ha espresso disprezzo profondo per chi non scelse. “O stai da una parte o dall’altra”. La signora si riferiva al tragico destino dei deportati e all’indifferenza del mondo che sapeva e tacque. L’indifferenza è più grave della violenza stessa, perché ne è complice con il suo silenzio. E’ valso per il passato e vale per il presente, per noi e per tutti gli europei che ci laviamo le coscienze con le lacrime di un giorno, per tornare all’indifferenza negli altri 364. O stai con la democrazia o con la dittatura, o con Israele o con il duce di Ankara. E poi, non aveva detto che la Turchia non era più interessata a entrare in Europa? Sbattiamogli la porta in faccia.

Miiii… 8 febbraio 2018 at 09:46

Un satrapo in tutto e per tutto, e noi gli lecchiamo i piedi. Vergogna!!!!!!

 

 

 

Masochismo italiano………. l’opinione di Rita Faletti

Rita Faletti – postato il 4 febbraio 2018 alle 18,39

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Non c’è al mondo paese che possa competere con l’Italia per la ricchezza e la complessità del patrimonio artistico. Bellezza originalità e fascino di opere grandiose e importanti e di oggetti meno appariscenti ma dall’inestimabile valore intrinseco disseminati un po’ ovunque, testimoniano l’inesauribile genio creativo che ha attraversato nei secoli la storia artistica del nostro paese. Purtroppo però, non c’è al mondo paese che, con un patrimonio simile, vero motivo di orgoglio, non ne avrebbe maggior riguardo, preservandolo dall’incuria, dall’indifferenza e dagli sfregi, esaltandone l’unicità, potenziandone il valore pedagogico, facendone la prima risorsa economica. La speranza di una inversione di tendenza si è accesa nel 2015, quando il MiBact ha nominato venti nuovi direttori per i musei italiani, sette dei quali stranieri. Immediata levata di scudi: perché affidare il management a stranieri? Non ci sono italiani all’altezza dell’incarico? Partiti i ricorsi, sedici decisioni del Tar e sei del Consiglio di Stato hanno confermato le nomine. A più di due anni di distanza, la questione è stata risollevata da qualcuno della Pubblica Amministrazione. Sotto attacco l’austriaco Peter Assmann, direttore del Palazzo Ducale di Mantova. Cosa è successo? È stata rispolverata una norma del 1994 che precludeva a chi fosse privo della cittadinanza italiana di ricoprire incarichi di vertice nella PA. Così, il Consiglio di Stato si è rimangiato la decisione presa due anni fa e ha cambiato linea, rimettendo tutto in discussione. Dura la reazione del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: ” Le riforme in questo paese non sono possibili.” Lo sapevamo. Si è anche rammaricato per la figuraccia che faremo in Europa. Ci siamo abituati. Peter Assmann, cui un giornalista ha chiesto come si senta (domanda sciocca immancabilmente rivolta a chi ha subito un dispiacere o una perdita) ha espresso disappunto per quello che non riesce a spiegarsi dopo il successo della sua gestione che ha registrato un notevole aumento di visitatori, molti dei quali stranieri, e quindi di incassi. ” Noi siamo il prototipo della Riforma – ha detto – ma è difficile lavorare così.” Ne siamo pienamente consapevoli come condividiamo il giudizio che Franceschini ha fatto trapelare sulla nostra inaffidabilità come paese. Si può colpevolizzare una norma del 1994? Con il senno del poi certamente. Ma se la sopravvivenza di quella norma poteva essere di ostacolo a candidature straniere o addirittura ribaltare una situazione, perché non abrogarla? Non fingo di credere che si sia trattato di dimenticanza o negligenza, propendo per un’altra ipotesi: mancanza di “spinte”. Assmann è stato nominato in un clima di diffidenza, la stessa che ha accompagnato la nomina degli altri direttori. ” Sono uno che veniva dal buio, non ero un amico di qualcuno di influente…” È tutto chiaro. Il prossimo 18 aprile il Consiglio di Stato ci farà sapere cosa avrà deciso. Volendo essere pessimisti, vedremo chi prenderà il posto di Assmann e saremo molto diligenti nell’annotare puntualmente i risultati che il sostituto dell’attuale direttore riuscirà a raggiungere. Intanto il tedesco Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, storico dell’arte ed esperto d’arte fiorentina, ha già fatto sapere che nel 2020 lascerà. Chi sono gli altri super manager in bilico? Cecilie Hollberg, tedesca, Galleria dell’Accademia; Peter Aufreiter, tedesco, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino; Sylvain Bellenger, francese, Museo di Capodimonte, Napoli; James Bradburne, anglo-canadese, Pinacoteca di Brera, Milano. Esperienze in musei prestigiosi, europei, italiani e americani, importanti mostre internazionali, cultura e conoscenza dell’Italia. Questi i meriti dei direttori stranieri, oltre al lavoro eccellente che stanno svolgendo, finalizzato soprattutto a rendere l’arte più vicina e accessibile ai visitatori. Buttare alle ortiche il successo di una riforma intelligente, sarebbe un atto di idiozia e masochismo e la dimostrazione che il cammino verso la trasparenza e verso la supremazia del merito sul privilegio è tutto in salita, protetto da un provincialismo arrogante e stupido, da leggi confuse e intricate, da assenza di lungimiranza, da una burocrazia di fossili. Opinione di stranieri: ci vuole tempo perché ” l’Italia abbracci la trasparenza e il principio dell’autonomia e che si allontani da una gestione centralizzata e quasi sovietica della cultura”.