Sotto l’albero una scatola piena di verità….l’opinione di Rita Faletti

postato il 24 dicembre 2017 alle 12,46

commenti : 6

visualizzazioni : 1847

 

Trump ha detto che negli Stati Uniti gli immigrati fanno la bella vita e che è ora di darci un taglio. Gli afgani sono troppi, in più vengono da un paese che è il covo del terrorismo, i nigeriani arrivano e non si sognano proprio di fare ritorno nelle loro capanne, gli haitiani portano l’Aids. Bollato di grossolanità, aspramente criticato dai media globali cultori del politicamente corretto, colpevoli di aver infettato lessico e menti, il Presidente twitta verità scomode che sono musica per le orecchie di chi guarda la realtà senza le lenti dell’ipocrisia. Il linguaggio subisce da tempo una metamorfosi che è contemporaneamente eliminazione e sostituzione. Parole espunte dal lessico in quanto connotano la cruda realtà. Così un cieco diventa un non vedente, un invalido uno diversamente abile.
E fin qui nessuna obiezione, la delicatezza suggerisce di evitare alcune parole per le qualità discriminanti cui alludono. Sciocco è invece sostituire con locuzioni termini che connotano categorie di lavoratori. Che senso ha chiamare lo spazzino operatore ecologico o la domestica collaboratrice familiare? E’ come considerare offensivi certi lavori. Trump ha ragione a non farsi problemi, chiamando le cose con il loro nome, posto che non tutti gli afgani sono terroristi, ma molti sì, non tutti i nigeriani vivono in capanne, ma molti sì, non tutti gli haitiani sono malati di Aids, ma molti sì. L’America first del Presidente ha bisogno di messaggi chiari, quindi di generalizzazioni. E tutti noi sappiamo, anche se fingiamo che così non sia, che le generalizzazioni sono nate per fotografare efficacemente e sinteticamente la realtà. Il politicamente corretto è un abito che confonde e non rendendo giustizia al vero, progressivamente annienta il senso critico facendo scempio delle diversità di opinione e della libertà. Facciamoci un bel regalo per Natale, mettiamo sotto l’albero una scatola piena di verità.

6 Commenti

    1. Un altro bel editoriale permeato di razzismo. Molti si dice la signora Faletti che ne sa piú di noi. Vergognoso che continuate ad ospitare tali inessattezze e bassezze mascherate da cosidetti fatti certi.

    1. Mi associo a @jul e aggiungo che leggere tali inumane assurdità sono una offesa alla dignità umana!

    1. ….Faletti, avanti così… Le verità sono scomode a certa gente….radical chic…, ma chi se ne frega…

    1. L’articolo inizia con “Trump ha detto” e si conclude con “verità”, caricando di un’aura profetica un personaggio che twitta e parla molto senza commisurare alla qualità ciò che dice. L’hanno capito in molti, e qui il politicamente corretto non c’entra. Un uomo pubblico e politico che è allergico ai giornalisti e che, a giorni alterni, fa e disfa la sua squadra presidenziale come il suo indefinibile ciuffo non dà un bel segnale, anzi sembra proprio non sapere quel che voglia e non comprende, come dovrebbe, che a certi livelli ogni parola detta trascina il suo carico
      di responsabilità. Certo i nuovi immigrati fanno la bella vita perché nell’immaginario dell’affarista alla guida degli Stati Uniti non sono stati gli Americani ad importarli, conducendoli in schiavitù, ma sono loro stessi, da uomini sfrontatamente liberi e non da liberti, ad approdare volontariamente sul suolo americano. E visitare l’Afghanistan da turisti armati per difendere gli interessi degli Stati Uniti nella regione, addestrando in casa loro i mujaheddin, è cosa diversa dall’averli in casa propria, soprattutto perché non hanno capito che si può essere terroristi in patria ma sempre brave persone altrove. Trump, poi, non è riuscito nel suo intento umanitario di convincere i Nigeriani che negli Stati Uniti non c’è più né la capanna né lo zio Tom e che le dimore americane non sono per nulla comode e per niente igieniche. Così come freme per la salute degli Haitiani, perché ad Haiti gli Americani sono riusciti a debellare la febbre gialla, hanno contribuito a contenere gli effetti di varie epidemie ma un Haitiano lontano dal suo territorio è un ricettacolo di virus difficilmente controllabile, e l’HIV non è un virus qualsiasi. Per Trump, Gerusalemme non può che essere la capitale d’Israele e la Palestina è destinata dalla storia ad essere terra di nessuno. Basta con gli eufemismi, ogni cosa venga chiamata con il nome scelto dal potente di turno. “E’ inutile fingere di non sapere” – dice la Faletti – “che ….. le generalizzazioni sono nate per fotografare efficacemente e sinteticamente la realtà. Il politicamente corretto è un abito che confonde e non rendendo giustizia al vero, progressivamente annienta il senso critico facendo scempio delle diversità di opinione e della libertà”. Concludo con una proposta per niente alternativa a quella conclusiva della Faletti: “Facciamoci un bel regalo per Natale, mettiamo sotto l’albero un Trump adulto e opulento, saggio e irreprensibile, abbandonando lo stereotipo, fra l’altro oggi sempre meno politicamente corretto, del Bambinello nella grotta al freddo e al gelo. Il corpulento biondo-arancio, assorto nei suoi fantasiosi pensieri di governo del mondo, che una miriade di dissennati avversa, vigila dalla Trump Tower e dalla White House, lasciando al freddo e al gelo le insidie anti-americane. Tornando alla Faletti:” L’America first del Presidente ha bisogno di messaggi chiari”. E cosa c’è di più chiaro di un linguaggio nudo e crudo, che accende il fuoco della purezza per ridurre in cenere le presunte impurità?

    1. La Storia si ripete…Mussolini ha ispirato Hitler (ma il primo ha sempre considerato il secondo un pazzo, gliene va dato atto), Trump è un politico geneticamente modificato che trova nel ventennio berlusconiano le sue basi…
      Siamo sempre stati avanti..!

Gerusalemme capitale d’Israele………..l’opinione di Rita Faletti

postato il 10 dicembre 2017 alle 10,05

commenti: 19

visualizzazioni: 3945

Complimenti mister Trump. Ben fatto! Era ora che un presidente americano decidesse di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. La promessa fatta in campagna elettorale, di riconoscere a Israele, nazione sovrana, il diritto di determinare la propria capitale, è stata mantenuta. Un impegno assunto dal Congresso ventitrè anni fa e puntualmente disatteso da Clinton, Bush e Obama forse per timore di dover poi affrontare, in via definitiva, una questione spinosa dai risvolti imponderabili. Trump ha avuto il coraggio di farlo e le reazioni sono state immediate. Nel fosco panorama mondiale in cui la pace è solo apparente e i diritti calpestati, una scintilla, un nonnulla può scatenare l’inferno. Il presidente palestinese Abu Mazen l’ha accusato di non volere la pace, il capo di Hamas, gruppo terroristico vicino ai Fratelli Musulmani, da Gaza ha minacciato la terza intifada invitando Al-Fatah a unirsi nella lotta contro il nemico sionista. Condanna all’America anche dall’alleato Erdogan che in fatto di diritti calpestati non è secondo a nessuno. Il mondo arabo agitato da conflitti sanguinosi da millequattrocento anni, per motivi etnici e tribali, oltre che religiosi, ha improvvisamente scoperto che può momentaneamente mettere da parte i vecchi rancori per marciare unito contro il comune nemico e il di lui amico e alleato. La storia si ripete: settanta anni fa i paesi arabi che da tempo inseguivano in vano il sogno del panarabismo, trovarono l’unità auspicata grazie alla guerra contro Israele. Bandiere americane e israeliane date alle fiamme, folle di manifestanti arrabbiati , parole oltraggiose e minacce. Immagini già viste in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est, ma inedite in altre parti del mondo. In Europa serpeggia una certa inquietudine che si è materializzata nell’aspra condanna di Macron all’annuncio del presidente americano e nell’invito rivolto all’ONU di convocare una riunione che blocchi il piano temerario. Merkel e May si sono accodate e la Mogherini, filo-araba ed ex dalemiana doc prima di passare con Renzi, ha espresso seria preoccupazione. E il Papa cos’ha detto? Semplice, si rispetti lo status quo. Lasciare le cose come stanno. Per la verità, la strategia dello stallo non pare abbia portato a risultati apprezzabili. Dalla proclamazione dello Stato di Israele nel 1948, il conflitto israelo-palestinese ha conosciuto brevi periodi di pace alternati a scoppi di violenza. Attentati suicidi a civili inermi, accoltellamenti, lanci di razzi, molotov e pietre hanno fatto morti e feriti tra gli israeliani; un’escalation di terrore che ha portato a rastrellamenti e rappresaglie pesanti, con perdite che non hanno risparmiato vittime tra i palestinesi. Vani i tentativi, a più riprese, di costruire un percorso di pace. La soluzione dei “due Stati, due popoli” che avrebbe posto fine al conflitto realizzando l’aspirazione dei palestinesi, fallì a causa della inaffidabilità di Arafat che si rifiutò di sottoscrivere la clausola che garantiva a Israele il diritto all’esisternza. “Preferisco essere ucciso dal proiettile israeliano che mi considera un nemico – dichiarò – anziché dal proiettile di un palestinese che mi condanna come un traditore”. Frase che rivelava gli interessi in gioco e fa capire una volta ancora che i palestinesi e i burattinai del terrore non sono interessati alla pace ma alla distruzione dello Stato ebraico. Cosa che l’Europa dei governanti pavidi e delle sinistre snob e ipocrite finge di non capire, continuando a chiamare “resistenti” i terroristi e a rimandare al mai una soluzione. Si prendano la loro parte di responsabilità. Trump, al contrario, è un pragmatico, e convinto che l’inazione sia più pericolosa dell’azione, ha scelto di agire, incurante di critiche e attacchi e consapevole che quello che deve accadere accadrà.

 

12 Commenti

    1. Complimenti per la chiarezza, cosa che non accade nei TG nazionali…..ti dicono il contrario di tutto.
      Signora FALETTI sono un suo fan adesso faccia un articolo e ci spieghi come Lei sola sa fare, il fascismo e i centri sociali dei nostri tempi.

    1. Il proporrei, visto che ci siamo, di allargare anche i confini di Israele: diamogli un pezzo di terra dall’Eufrate al Nilo e facciamoli contenti; dove non è riuscito Jahweh in quattrocento anni di stermini di massa (ai danni di altri ebrei), riuscirà Trump in una legislatura. Se solo lo 0,1% dei cristiani avesse letto la Bibbia, articoli così non avrebbero ragione di essere mai pubblicati.

    1. E si, qualche vittima fra i palestinesi c’è stata. Pochine, ma si può ancora rimediare.
      Io mi fido delle parole del Papa e non di quelle di un folle guerrafondaio qual’è il presidente americano.

    1. ROMA CAPITALE D’ EUROPA?
      ROMA è LA CITTà SANTA D’EUROPA DEVE ESSERE LA CAPITALE? LE SEDI DELL’EUROPA CEE EURO BANCHE ECC ECC..TUTTE A ROMA!!
      LA CITTà ETERNA!
      IN ALTERNATIVA SIRACUSA EX CAPITALE DEL EX IMPERO ROMANO D’ORIENTE?
      PERCHè ROMA NO E GERUSALEMME SI?
      VALETE!

    1. Comunque, penso sia stato un azzardo molto pericoloso… evidenzierei alla signora Falletti, che in un momento come questo, purtroppo, ogni innesco è quello “brutto” per fare saltare tutto. Se lei è contenta di questo, avrà i suoi buoni motivi.

    1. Ben fatto, un corno! Lo Stato di Israele, come Lei scrive, è stato fondato nel 1948 con la forza e l’invasione; ancora oggi si invadono territori palestinesi. Ma cosa c’è di ben fatto? Forse solamente il piacere e la voglia di essere dei guerrafondai e di non avere mai la pace in medio oriente? Ripeto, “ben fatto” UN CORNO!!!

    1. Conoscere un po’di storia aiuta a capire e valutare con maggiore oggettività quello che sta accadendo in Medio Oriente e nella regione interessata. Premetto che un motivo che mi spinge a ritenere che Trump abbia ragione è legato alla promessa fatta dagli Stati Uniti e al rispetto che sempre si deve ad una premessa, nonostante le difficoltà a mantenerla; altrimenti ci si pensa prima. Altro motivo: l’amore di giustizia, e, nel caso in questione, la giustizia non sta dalla parte di chi condanna Israele senza comprendere le sacrosante ragioni del suo agire.
      Nel 2017 Gerusalemme e l’intera Palestina furono affidate a mandato britannico, sotto il controllo della Società delle Nazioni. Nello stesso anno, con la Dichiarazione di Balfour, si diede autorizzazione all’immigrazione ebraica e all’acquisto di terre dei latifondisti arabi da parte degli ebrei. Nel 1947 cessò il mandato britannico e l’anno successivo ci fu la proclamazione dello Stato di Israele. Gli arabi avevano iniziato già dai primi insediamenti ad attaccare le nuove comunità ebraiche giurando di distruggerle e continuarono a farlo fino a quando, nel 1967, la “Guerra dei sei Giorni” si concluse con l’occupazione israeliana di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme. Fino a prova contraria, i vincitori hanno da sempre dettato le regole, che gli innumerevoli attentati terroristici hanno tentato puntualmente di sovvertire con la violenza. Israele ha rinunciato ai territori conquistati affidandone il controllo alla Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e a HAMAS. E cambiato qualcosa? No, perché lo Stato di Israele è circondato da nemici pronti ad immolarsi pur di annientarlo.

    1. Condivido il pensiero di Piero I., l’intromissione di Trump è pericolosissima, non entriamo nel merito delle ragioni, che per la verità sono suddivise fra le due parti… ma il momento è pericoloso, vero polpetta, avrà i suoi buoni motivi, si, solo motivazioni ideologiche… ma chi è libero da tutto questo non può che osservare la pericolosità del gesto… sarebbe stato lo stesso anche una proclamazione inversa. Grazie

    1. Sopratutto è importante che la storia non venga cambiata a favore dell’uno o dell’altro, e la storia, come Lei scrive sta nel fatto che lo Stato di Israele è nato dall’invasione della Palestina. Alla fine del conflitto mondiale degli ebrei nessuno si voleva occupare e quindi trovarono il modo di “traslocarli” in Palestina; di seguito ne è nata l’invasione della regione e i coloni oggi continuano a rubare territorio ai palestinesi. Israele non ha affidato un bel niente ai palestinesi o gli ha lasciato qualche briciola di territorio. Non mi piace la frase in cui Ella scrive “Fino a prova contraria, i vincitori hanno da sempre dettato le regole”. Non mi piace! Che vuol dire? Lei approva che uno Stato invada un’altro Stato? Lei non approva che gli invasi si difendano con qualche razzo fatto in casa o con le pietre? Si lamenta degli attentati? Ha dimenticato come i partigiani hanno combattuto i nazisti? Anche e sopratutto con gli attentati e dobbiamo sempre ringraziarli. Le posso tranquillamente dire che chi le scrive sarebbe il primo terrorista nel caso in cui la mia nazione venisse invasa. Con le bombe e con qualunque arma a disposizione. Le stupide promesse degli americani, che si sono resi conto della fesseria fatta, li lasci stare. Solo uno stupido come Trump poteva fare questo, trascinando mezzo mondo nella violenza. E hanno pure il coraggio di dire che stanno salvaguardando la pace. Ma dai …..

    1. @Piero I.
      per fortuna che stanno cercando di bloccare l’arrivo dei nostri cari dirimpettai africani, altrimenti altro che razzi e pietre sarebbe costretto a lanciare per difendere la sua nazione. Se lei vendesse un pezzo di terra agli immigrati cosa farebbe?. Cercherebbe di riprendersela a sassate, strappando il contratto di compravendita?
      Nelle situazioni bisogna trovarcisi….

    1. Quanti bla bla bla …. ma dietro cosa c’è ?
      Vi limitate a darvi contro ,senza vedere oltre il muro .
      E stata una mossa tattica , per successive azioni di”intelligence service” ,senza escludere operazioni di strategia militare nel medio oriente dal mediterraneo .
      Quella di Trump è stata una mossa azzardata ,o meglio sconsiderata . . con secondi fini .
      Ma da li si potrebbe infiammare tutta l’area ,così da fare terra bruciata sul territorio nemico da sempre agli americani . . . e se l’obiettivo fosse proprio questo ?
      Per sicuro s’è innescata un micidiale ordigno bellico a due passi dall’europa .

  1. Se lei è sicuro che si tratti di una mossa tattica “dell’intelligence” ci esibisca le prove “terrorista” …sarebbe una notizia clamorosa….altrimenti anche lei come gli altri spara i bla bla bla…..

     

    cittadino 13 dicembre 2017 at 08:28
    @ Miiii…..
    Un”terrorista”è normale che”spari” ..senza esibire alcuna prova o dare spiegazione ,al massimo da una rivendicazione del suo operato .
    Ad ogni modo la sua ipotesi è molto verosimile ,e di sicuro non è facile da dimostrare neppure alle intelligence del vecchio continente .

     

    Allibito 28 dicembre 2017 at 14:02
    Dicono che la Storia insegna… purtroppo non è sempre così

    “Il 27 dicembre del 2008 Israele scatenò contro la popolazione della Striscia di Gaza l’offensiva denominata “Piombo Fuso”, un massacro che in tre settimane di bombardamenti di cielo, mare e terra, fece 1400 morti (tra cui 430 bambini, 111 donne, 6 giornalisti, 6 medici, 2 operatori Onu e 5360 feriti (1870 bambini e 800 donne).
    Provocò, inoltre, la distruzione di 16 strutture ospedaliere, 3 scuole dell’Unrwa, di tutti i campi, le serre agricole, gli alberi, e le industrie; danneggiò gravemente 18 scuole.
    Bombardò 28 ambulanze, 19 moschee, 215 cliniche, 20 mila edifici.
    5000 famiglie rimasero senza tetto, 90 mila persone fuggirono di casa.

    La Striscia di Gaza fu ricoperta da 1 milione di kg di bombe, lanciate dall’aviazione, dalla marina e dall’artiglieria sionista.

    Nei primi giorni di bombardamento molti bambini morirono di infarto.

    Israele fece uso di ADM, armi di distruzione di massa: uranio impoverito, DIME, fosforo bianco. Armi vietate da tutte le convenzioni internazionali.
    Grazie Michele Francesco Caravelli”
    Dalla pagina di Domenico Maurizio Loi
    (Valentina L). Alire opinioni, ma con dati alla mano.

    Signora Rita Faletti, non le gronda la penna di sangue?

     

  2. Allibito
    niente affatto, la mia penna gronda verità, ignote ai più che preferiscono seguire la moda degli ipocriti progressisti europei. Il conflitto mai risolto tra palestinesi ( che non hanno e non hanno mai avuto uno Stato ) e israeliani nasce dall’odio di origine ideologica e religiosa degli arabi che ha anche un nome: Amin al Husseini, il Gran Muftì di Gerusalemme, il signore che scatenò la prima jiihad contro il neonato Stato di Israele, il primo terrorista che sostenne “la soluzione finale”, amico delle SS e di Hitler, con cui ebbe uno scambio di lettere stranamente tenute nascoste fino a non molto tempo fa, che testimoniano l’intento di attuare un programma di sterminio del popolo ebraico. Un criminale, organizzatore di attacchi contro Israele, un individuo che controllava una fitta rete di collaboratori in Europa, in Medio Oriente e in Africa, che si serviva di efficienti emittenti radio tedesche per arruolare combattenti nelle nuove divisioni di Himmler. Un feroce nemico di Israele e dell’Occidente, che diceva: ” Uccidete gli ebrei dovunque li troviate. Ammazzate e farete cosa gradita ad Allah.” Ricercato dagli inglesi e catturato finalmente dagli statunitensi, riuscì a fuggire in Libano dove morì, ahimè troppo tardi, nel 1974. Questo ignobile personaggio era lo zio di……..Yasser Arafat. Questo non suggerisce niente, vero? Sempre e comunque con Israele!

  3. “Uccitede gli … … ecc. ecc.”, embè, cosa ci trova di strano nell’uccidere un popolo invasore? Io lo farei e quindi “sempre e comunque con e per i popoli liberei”.

  4. Il neonato stato d’Israele, lo dice Lei, quindi prima non c’era.
    Perché è possibile far nascere lo stato d’Israele e non è possibile far nascere lo stato della Palestina?
    Forse è meglio un territorio destabilizzato che in pace. Conviene ai mercanti d’armi, ai guerrafondai ed all’illuminato pel di carota, che verrà ricordato come il presidente USA più folle o scemo (dipende dai danni che farà).

  5. Capisco quindi che il regime nazista e i suoi metodi sarebbero di vostro gradimento. Oppure ………..si preferisce sostenere accanitamente opinioni su questioni di cui si è all’oscuro. Non mi stupisco, data la generale, crescente ignoranza. Vi fornisco un dato, non tanto per difendere Israele, che si difende benissimo da sola, ma per aiutarvi ad affrontare la questione evitando ignobili estremismi: lo Stato di Israele non è nato per volontà delle comunità ebraiche già residenti in Palestina e legati a quella terra da tremila anni, ma per volontà delle Nazioni Unite. Churchill, colui che salvò l’Europa dal nazismo di Hitler, disse che era giusto che tutti gli ebrei sparsi per il mondo e perseguitati, avessero un “focolare comune” e quel focolare fosse in terra di Palestina. Aggiungo che la Palestina comprende: Libano, Giordania ( la consorte del Re di Giordania, Rania, è palestinese ), parti della Siria, Gaza, Cisgiordania e Stato di Israele. Un po’ vasto come territorio, mi pare.Buono studio!

  6. Io parteggio per la pace, la pace ad ogni costo.
    Mi dolgo per ogni vita distrutta.
    E quei territori hanno inghiottito troppe vite per colpi di testa del genio di turn

 

 

ILVA: il Ministro Calenda stoppa la trattativa con Arcelor Mittal ….l’opinione di Rita Faletti

commenti: 0
visualizzazioni : 1289

Poche parole, zero sorrisi. Il Ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha escluso di sedere al tavolo di trattative per l’Ilva, chiarendo che ne sono venute meno le premesse. Destinataria del messaggio, netto e inequivocabile, la società di Arcelor Mittal e Marcegaglia, che di Ilva ha preso il controllo e che ha reagito con disappunto alla dichiarazione del ministro. Al centro della questione, che vede lavoratori sindacati e ministro dalla stessa parte, le condizioni salariali e contrattuali che, nel precedente incontro di luglio, erano state invece garantite dalla nuova azienda. Ora Arcelor Mittal fa finta di non ricordare e vorrebbe accelerare i tempi per “mettere in atto i piani di investimenti e migliorare la competitività”. A Genova Cornigliano, Novi Ligure e Taranto, le sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb appoggiano gli scioperi dei lavoratori che si sentono beffati da un evidente voltafaccia. Insolita, questa volta, la posizione del Governo, giustamente contrario ad una soluzione di compromesso al ribasso, tutta a scapito della parte debole. L’abitudine poco coraggiosa dei politici dell’accontentare un po’ tutti, ma con la finalità di conservare gli scranni in Parlamento, in questa fase non ha avuto la meglio. Calenda, che ha rifiutato l’ordinaria omologazione di sinistra o di destra, evitando così compromettenti etichette, ha dimostrato che le decisioni intelligenti non hanno per forza una paternità ideologica. Tempo fa, il ministro si schierò a difesa di Mediaset contro il piano del francese Vivendi di scalare l’azienda berlusconiana, con l’intento di accaparrarsi il 40% dell’intero pacchetto. O, piuttosto, di aprirsi un varco di accesso nei media dell’Europa meridionale? Comunque, l’intervento di Calenda generò più di qualche commento, avendo colto di sorpresa quelli che sono abituati a pensare in termini di centro destra e centro sinistra. Distante dalla consueta pratica del salvataggio di Stato di aziende prossime al fallimento, è stata la posizione del ministro anche nel caso Alitalia. Calenda respinse subito l’idea del soccorso pubblico della compagnia di bandiera nazionale, già salvata in precedenza, formalmente da una cordata di imprenditori italiani, incapaci, ma, sostanzialmente, con gran parte dei nostri soldi. La decisione del ministro per lo Sviluppo economico, nel caso Ilva, avrà l’effetto di superare l’impasse generata dal conflitto tra impresa e lavoratori su un duplice fronte: nella pratica, di costringere la nuova proprietà a rispettare gli impegni presi e con essi la dignità dei lavoratori, fissando anche il tetto minimo salariale; sul piano simbolico, di inaugurare una nuova stagione nel rapporto tra le due parti. Il secondo effetto, sarà quello di evitare che sia la collettività a pagare la cassintegrazione dei lavoratori in esubero, impedendone il licenziamento. Un’azienda che ne acquista un’altra, non lo fa certamente con lo spirito del buon samaritano, e nessuno lo pretende, ma per trarne profitti, il che non deve scandalizzare nessuno, soprattutto se lo fa con i propri soldi. Diverso è il caso in cui, con il pretesto di correre in soccorso di un’azienda che non ha altra prospettiva che quella di portare i libri in tribunale, chiede gli aiuti di Stato e poi pretende di tenere gli utili per sé. In un Paese normale, investimenti pubblici e privati coesistono e concorrono a produrre lavoro e ricchezza per tutti. Purtroppo, non siamo noi quel Paese. I motivi li sappiamo: apparato burocratico mastodontico e costosissimo, pubblica amministrazione inefficiente, sovrabbondanza di leggi, molto spesso inutili e contrastanti tra loro, ottusità e ignoranza politica. C’è poi un altro aspetto che attiene agli imprenditori italiani: la scarsa propensione a reinvestire i profitti, facendone un uso a vantaggio dell’intera collettività, anche in termini di redistribuzione. E per completare il quadro, vogliamo parlare anche di pregiudizi? In un Paese cattolico che non ha ancora superato le vecchie ideologie, è diffusa l’idea che i soldi siano lo sterco del diavolo ( ma tutti lo vogliono ), con la conseguenza che il capitalismo è visto unicamente nella sua accezione negativa, come sfruttamento dei deboli a vantaggio dei ricchi. Al contrario, per la religione calvinista, che mette in primo piano comportamento razionale e laboriosità, intesi come obbligo morale e adempimento dei propri doveri, il capitalismo diventa espressione del successo personale che merita il premio divino.