Carceri: sofferenza e inciviltà…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 14 settembre 2013

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Alcuni dei referendum radicali hanno rimesso il dito su alcune delle più dolorose piaghe del nostro paese: la situazione carceraria e i diritti umani. Ormai tutti sanno delle condizioni inumane vissute dai detenuti in Italia. A cominciare dallo spazio (4 metri quadrati sono la misura standard stabilita per ogni detenuto) di gran lunga inferiore a quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo, visto che le carceri italiane sono in grado di ospitare circa 47mila detenuti mentre, stando ai dati del Ministero della Giustizia, ne contengono oltre 66mila. Sovraffollamento quindi, per non parlare delle condizioni igienico sanitarie degne delle galere brasiliane. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già rivolto all’Italia un appello perché acceleri i tempi per la soluzione del sovraffollamento e ci ha condannato a risarcire 100mila euro per danni morali a 7 detenuti rinchiusi nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza dove la popolazione carceraria è il doppio di quanto dovrebbe. Intanto, dopo la sentenza di Strasburgo, i detenuti che hanno fatto ricorso sono diventati un migliaio. Così al problema del sovraffollamento si aggiunge quello del risarcimento. Eppure non è da ieri che lo stato di degrado nelle carceri ha superato il livello di guardia, e non è da ieri che Marco Pannella e i radicali, da sempre gli unici sensibili al problema, cercano, anche attraverso i reiterati scioperi della fame e della sete, di scuotere dal letargo colpevole i politici e rendere consapevole l’opinione pubblica di questa realtà, di tutte la più vergognosa. Qual è la risposta politica? E’ il decreto “svuota carceri” che stabilisce una doppia linea di intervento: favorire l’uscita dal carcere di chi ha parzialmente scontato la pena ed è ritenuto non pericoloso e offrire la possibilità che i condannati scontino pene alternative alla detenzione. La toppa è peggio del buco. Di fatto, il decreto “svuota carceri” così come amnistie varie e indulti, non ha alcun senso, se prima non si affronta una questione ben più grave e lesiva dei diritti dell’uomo, in primis il diritto fondamentale alla libertà. Mi riferisco alle 26mila persone in stato di custodia cautelare che, in attesa della sentenza definitiva, sono in carcere in condizioni incivili. Secondo l’Osservatorio Antigone, delle oltre 66.685mila persone detenute al 31 ottobre 2012, ben 26804mila (40,1%) scontavano una condanna definitiva, ma erano ancora in custodia cautelare. Dato sconvolgente se comparato con la media europea che è del 28,5%. La custodia cautelare è un strumento di emergenza trasformato in una sorta di anticipazione della pena che una volta si chiamava, meno ipocritamente, carcerazione preventiva. La carcerazione preventiva aveva la funzione di impedire la fuga, l’inquinamento delle indagini, o la reiterazione del comportamento di una persona la cui colpevolezza era ancora da dimostrare, ma su cui gravavano seri sospetti. Oggi ti può capitare, come spesso riporta la cronaca, di essere sbattuto dietro le sbarre da innocente, perché qualche magistrato “diligente” si è dimenticato di verificare tutte le circostanze di cui sopra, in barba alla presunzione di innocenza e con l’aggravio dell’insopportabile sovraffollamento. Aboliamo la carcerazione preventiva e così l’ergastolo, definito dalla Corte di Strasburgo una violazione dei diritti umani se non prevede alcuna possibilità di liberazione anticipata. Risolveremmo così, contemporaneamente, due problemi: il primo attinente alla difesa dei diritti umani come l’art. 27 della Costituzione rivendica, il secondo relativo al mantenimento in carcere di troppi detenuti, nella stragrande maggioranza stranieri. Questi ultimi, dovrebbero essere mandati a scontare la pena nei paesi di origine, soprattutto se macchiatisi di crimini gravi. Tre i vantaggi: vivibilità all’interno delle carceri, abbattimento dei costi esagerati e riutilizzo delle risorse per concreti programmi di rieducazione.

foto archivio carcere di Bicocca

Femminicidio: partita la caccia alle streghe…….a cura di Rita Faletti

pubblicato il 21 settembre 2013 alle 11,12

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Lo strapotere dei media ha spesso come effetto, una rappresentazione estremista e quindi superficiale e poco credibile di qualunque situazione proposta in versione ideologica attraverso racconti e commenti capziosi e interviste insulse, il tutto assai lontano dal senso comune di un mortale moderatamente intelligente. I fatti vengono travasati in un calderone, per uscirne trasformati e maleodoranti, pronti per essere catalogati secondo etichette estratte a sorte tra quelle in voga in quel momento. E’ il caso del femminicidio, scelta infelice di un termine orribile, letteralmente uccisione di femmine. Respingente e tuttavia di forte impatto psicologico, la parola rimanda immediatamente all’immagine di una donna che giace in una pozza di sangue. Anche chi è refrattario a lasciarsi suggestionare ne rimane colpito, immaginarsi poi chi è incline ad accettare acriticamente, come verità assoluta, qualunque notizia. Il clima che si crea è quello dell’emergenza, che esige una risposta tempestiva e inflessibile. E così anche sull’onda dell’emotività che mai ispira decisioni e comportamenti razionali e adeguati, la Camera approva in gran fretta, il decreto legge n.93, per “prevenire la violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime”. Scopo del Governo è inasprire le pene per le ipotesi di violenza sessuale, soprattutto se a danno del coniuge o di persona vicina affettivamente, maltrattamenti in famiglia e atti persecutori (stalking). Tra le altre norme, il decreto legge stabilisce che la querelante, cioè la vittima, non può ritirare la querela, il che ne limita la libertà, prevede l’arresto in flagranza, che è impossibile possa avvenire dal momento che implicherebbe la presenza costante delle Forze dell’Ordine. Inoltre, nei casi di maltrattamenti in famiglia e di stalking, vengono assicurate alla vittima garanzie processuali come la continua informativa dello stato del procedimento, cosa negata persino ai parenti delle vittime di stragi. Altra assurdità: chiunque può accusare di maltrattamenti in famiglia, dietro la garanzia dell’anonimato. C’è da aspettarsi, senza voler pensare troppo male, che più di qualcuno ne approfitterà, magari per vendetta o per regolare finalmente vecchi dissapori e diatribe di poca entità. C’è poi una norma che prevede il permesso di soggiorno agli stranieri oggetto di violenza o abuso. Anche qui è facile preventivare che diverse denunce avranno lo scopo di ottenere con facilità il soggiorno. Il decreto comprende anche provvedimenti che nulla hanno a che fare con il femminicidio perché riguardano la violenza negli stadi, il furto di rame ecc.. La mediocrità e lo stato di perenne confusione dei politici non poteva che dare vita ad un decreto pastrocchiato e ottuso, segnato da furori oscurantisti degni della caccia alle streghe. Ma veniamo alla realtà che è inconfutabile e mette in luce la qualità crociatizzatrice del decreto ma anche l’intento di batter cassa e trovare fondi per gli “amici”. Se si considera seriamente la questione degli omicidi a danno delle donne, si scopre che nella civilissima e femminista Finlandia, il numero di omicidi con vittime le donne, è il più alto finora registrato in Europa. Anche la Germania percentualmente ci supera, anche se di poco, una volta tanto per qualcosa di negativo. Per tornare all’Italia, da 30 anni a questa parte, il tasso non è cambiato in modo sensibile in quanto il “recente aumento di femminicidi in Italia” di cui si parla, rappresenta una fluttuazione periodica. Il problema si riduce ad alcune decine di delitti all’anno. Si evince che si è fatta un’operazione di mistificazione e ancora una volta, secondo me, la cura è peggio della malattia.

Deutschlandlied: sogno anti-utopico….a cura di Rita Faletti

25 settembre 2013

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Immagini e parole che si sovrappongono, svaniscono, si mescolano in un sogno a colori. In mezzo al mare un gommone rosso fiammante a due posti: Kyenge e Boldrini remano freneticamente per raggiungere una carretta del mare, traboccante di extracomunitari. “Salviamoli! Salviamoli!” …”Si, ci faremo un film da trasmettere in mondovisione, altro che Miss Italia!” tuona Boldrini. Ed ecco Monti, il senatore a vita, che a mani giunte fa un inchino alla Merkel, seguito a breve distanza da Enrico Letta, il premier, il quale vuole dimostrare tutta la sua devozione alla germanica Cancelliera e, per superare il Mario in deferenza, si butta in ginocchio e procede gattoni, in mezzo all’approvazione generale, mentre Berlusconi fa cucù dietro un angolo. Guardatelo, il caimano…”Mr. Obamaaaaaaa”…. il corruttore per eccellenza, il più grande evasore fiscale di tutti i tempi, il demonio! Si sfoga Esposito, Giudice della sezione feriale della Corte di Cassazione, il più super partes che ci sia : “Se mi capita tra le mani, gli faccio un mazzo tanto” mentre rivela in anteprima, tra un boccone e l’altro, la tanto agognata sentenza di condanna. Intanto in Parlamento si vota la decadenza del delinquente da senatore. Grillo grida che vuole assolutamente il voto palese e i cittadini 5Stelle lo scimmiottano “Voto palese! Voto palese!”. Grasso si guarda intorno con un sorriso e attacca a lavarsi le mani. Ma il sapone è finito! Arriva D’Alema che soffia bolle di sapone da un cilindro griffato “ItalianiEuropei” (la sua Fondazione Culturale) facendo attenzione a non inumidire il baffetto supponente. “Mi si lasci dire –pontifica il lìder maximo- che Cuperlo incarna la sinistra migliore, la più colta, la più morale, la più solidale”. Ribatte Renzi: ” qui c’è bisogno di concretezza, io a Firenze ho diminuito le tasse”……Saccomanni incalza: “Io invece le voglio alzare, per le banche, per il fondo salva stati, per il 3%.”. Il Ministro dell’Economia, abbandonato l’ottimismo dei primi momenti, pesta i piedi “Se non si alza l’IVA di un punto mi dimetto!” “Bene, dimettiti ma fallo subito!” E’ la “pitonessa” Santanchè che parla, mentre una parte del PD e quasi tutto il PDL si fregano le mani con movenze sinuose. Re Giorgio si oppone: “No! No! No! Il Governo delle lunghe attese, volevo dire delle larghe intese, non si tocca!”. Qualcuno convoca un gruppo di sabotatori di professione, direttamente reclutati in Val di Susa, e gli affida l’incarico di usare ogni mezzo, dalle freccette alle molotov ai tank, per annientare qualunque tentativo di uccidere questa creatura anomala. Poi c’è un ripensamento: “I tank no -dice costui- meglio evitare invasioni di sovietica memoria. Nel caos infernale, Draghi consegna le chiavi del Bel Paese alla divina Merkel: meglio in regalo che in saldo, sarebbe umiliante. Cambiamento repentino di scenario. Siamo nella regione tedesca Schleswig-Holstein, appare un binario dritto e lungo, e sullo sfondo, una recinzione , anch’essa lunga e dritta, di filo spinato. Il fish eye inquadra una grande bocca di forno e una fila interminabile di figurine umane: si tengono per mano e cantano l’inno di Germania “Deutschlandlied”. Echeggia un rombo di un motore…..Frau Merkel a bordo di una Mercedes SL65 AMG Cabrio, prezzo euro 245.469 sorride beffarda “Abbiamo stravinto!” e indicando alle figurine l’ingresso fatale, estrae da una tasca della giacca di velluto grigio seppia un foglio chilometrico e comincia a fare l’appello, nomi e cognomi, beni mobili ed immobili, valori catastali, conti correnti, ragioni sociali, asset, il tutto targato Italia……”Agghiaccianteaaaaa!” esclamava Conte. Ed è così che da Repubblica parlamentare si passa a colonia UE. “Non si manipola la Costituzione per fini strumentali!” protesta Rodota’ scuotendo la testa.

Meglio finirla che continuare…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 30 settembre 2013

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Un colpo alle spalle dell’Italia che lavora è il “j’accuse” di Epifani rivolto al PDL e al suo leader per le dimissioni in massa dei suoi parlamentari. Sproporzionata reazione quella del segretario del PD, come insincera e strumentale l’osservazione di Letta, una settimana fa, quando ha incolpato gli alleati di governo di aver determinato lo sfondamento del deficit dal 3% al 3,1%. Instabilità è lo spauracchio agitato dal PD in questi giorni, come lo spread era lo spauracchio agitato dal governo Monti. Ora che i tecnici ci hanno per fortuna lasciato, veniamo a scoprire che lo spread era un alibi per tartassare gli Italiani, i quali, a pochi mesi dal licenziamento del Monti-governo, non stanno certo meglio di prima che lui arrivasse a salvarli. Tra suicidi, fallimenti, chiusura definitiva di aziende mentre altre sono in coda per lasciare l’Italia, oltre che più poveri, gli italiani sono anche infinitamente più tristi e sfiduciati. Se un bocconiano di indiscussa fama, apprezzato all’estero e in patria, ha fallito, Letta un ex-democristiano, che prima di ricevere l’incarico da Napolitano era una figura di secondo piano, piuttosto anonima, che alcuni addirittura confondevano con il più noto zio Gianni, ebbene, questo personaggio, privo di un qualunque segno distintivo e di carisma, come potrà tirare fuori il paese da una situazione di impasse in cui langue non certamente solo per le beghe giudiziarie di Berlusconi? Letta è un arnese nelle mani di Napolitano il quale se ne serve come veicolo nello scambio di comunicazioni con la Merkel e Bruxelles, visto che l’Italia, nonostante sembri il contrario, non è ancora una repubblica presidenziale. Si vorrebbe far credere che in assenza di stabilità, l’aumento dell’IVA al 22% è ineluttabile. Ammettano piuttosto di aver fatto male i conti e che Saccomanni non ha trovato i quattrini per la copertura necessaria ad evitare l’aumento. Infatti, già a metà settembre, il ministro dell’Economia ipotizzava l’aumento di due punti, dal 21 al 23% per restare entro la soglia del 3%. A quella data Berlusconi non aveva ancora minacciato il ritiro dei parlamentari. Così mentre l’Europa ci chiede conto della situazione contabile e finanziaria, c’è chi, nel PD, vorrebbe far pagare, a dicembre, la seconda rata dell’IMU sulla prima casa, e addirittura la prima rata sospesa in giugno. Cosa c’entra allora la stabilità? Non si tratta forse di incapacità a far quadrare i conti? Se fosse davvero così, non si capisce perché far saltare il governo con la mossa inaspettata del Cavaliere, sia un tradimento a danno degli Italiani, che se potessero scegliere, si farebbero governare anche da Belzebu’ pur di sapersi in buone mani. Il PD invece cosa fa? Grida e si strappa le vesti, quando un momento prima in alcune correnti non propriamente favorevoli al premier, ci si augurava che il governo avesse i giorni contati, e finge di preoccuparsi delle sorti dell’Italia, enfatizzando una coesione interna che ritrova solo in una occasione, se deve combattere contro il nemico di sempre. Poi, superata la tempesta, le correnti si allontanano e si rimettono in movimento, le une contro le altre, un po’ allo scoperto, un po’ sotto traccia; organizzano incontri, congressi flop, confronti, durante i quali parlano e parlano, costruiscono teoremi e programmi, senza mai proporre soluzioni serie e credibili ai problemi reali del paese, sempre gli stessi da secoli. Il PD è’ un partito buono a nulla, con un premier buono a nulla che tira a campare mentre dichiara di volere il contrario. E intanto aspetta. La sua è una tecnica che viene da lontano, collaudata con successo da un suo collega di partito passato a miglior vita, il quale riuscì a durare ben 40 anni senza fare praticamente nulla. Il suo motto era: meno fai, più duri, così non scontenti nessuno. Letta sta facendo lo stesso, con il supporto del suo partito, del capo dello Stato, dei “gerarchi” tecnocrati europei ed ora anche degli States. Pare che anche Obama lo apprezzi. Per forza, hanno qualcosa in comune: entrambi sono esperti nell’arte del temporeggiare e nel preferire ai fatti le parole. Forse è anche per questo che il presidente americano ha preso il Nobel per la pace.

 

Sprechi, bugie e interessi personali nella Pubblica Amministrazione….a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 5 ottobre 2013

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Quasi sicuramente gli italiani in dicembre dovranno versare la seconda rata dell’IMU sulla prima casa e non certo per questioni di instabilità, infatti, per ora, il governo Letta è stato messo in sicurezza. La ragione è che i conti dei comuni sono in rosso: i sindaci lamentano un buco di 48 miliardi di euro e dicono di non avere i soldi per pagare i loro dipendenti. Mentono. In giugno, cioè in anticipo, hanno già incassato i denari dallo Stato. Grazie alle entrate tributarie, sono stati trasferiti ai comuni 84,6 miliardi, ed essendone stati spesi 83,2, ne risulta un saldo positivo. Ugualmente, insistono che saranno costretti ad aumentare le aliquote Irpef, cosa che, peraltro, hanno fatto per il passato semestre tutti i sindaci tranne due: Renzi a Firenze e Romoli a Gorizia. La spiegazione dei gravi ammanchi si trova tutta nella dissennata gestione della macchina statale che, in un paese sempre più povero diventa sempre più spendacciona, scialacquando allegramente quello che i suoi contribuenti guadagnano da gennaio a luglio. “Consulenze” è la voce di spesa che maggiormente incide, vale a dire l’assegnazione di incarichi ad operatori esterni perché si occupino delle attività più disparate, spesso assurde e inutili. Presidenti di regione, sindaci, assessori e consiglieri si adoperano in ogni modo per elargire somme di varie entità a parenti, amici, amanti, fidanzate ed ex-fidanzate, mogli ed ex-mogli, nonché ad onlus e fondazioni, ecc., per organizzare corsi di yoga, contare gatti randagi, classificare carni e formaggi, riorganizzare archivi fotografici, promuovere la festa della castagna in assenza di castagni, rimuovere la neve in agosto o allestire un fantomatico campionato mondiale dell’olio di oliva. L’elenco delle costose stranezze è piuttosto lungo e altrettanto incredibile e fa venire in mente altri sprechi a danno della comunità, cioè l’istituzione di corsi universitari spesso con un solo iscritto, finalizzati al benessere del cane e del gatto, ad approfondire tematiche quali le scienze del fiore e del verde o le scienze dell’allevamento. Ultimamente, la corsa allo spreco si è intensificata visto che le province pare abbiano finalmente le ore contate. E’ come quando alle prime avvisaglie di una carestia, la gente si affanna a fare incetta di tutto il possibile e l’impossibile per paura di morire di fame. Sempre in materia di consulenze, la legge finanziaria 2008 ( legge n.244/2007 ) prevedeva che le amministrazioni dovessero rendere pubbliche, mediante “inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti” e che, in caso di ” omessa pubblicazione”, la liquidazione del compenso per gli incarichi di collaborazione e consulenze, costituivano ” illecito disciplinare, determinando la responsabilità erariale del dirigente preposto”. Purtroppo, come molto spesso succede, i pilastri della contabilità, che sono: pubblicità trasparenza e diffusione, sono stati avvolti nella nebbia dell’opacità, e spesso sono i cittadini a denunciare irregolarità, mancanza di trasparenza e inefficienza. Gli ultimi dati del 2011 rivelano che regioni, province e comuni si sono serviti di 277.085 consulenze esterne per un costo totale di 1,3 miliardi di euro, ma è un dato incompleto perché mancano all’appello il 30% delle pubbliche amministrazioni. Inadempienze, pressappochismo, ruberie trionfano. L’attuale ministro della PA, Gianpiero D’Alia, ha confessato di non avere esperienza nel settore, ma tanta buona volontà. Apprezziamo la sincerità ma preferiremmo non fare le cavie del suo corso di apprendimento.

Morire democristiani? No grazie!…. a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 9 ottobre 2013

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Roberto Giachetti“ Non ho capito che posizione ha il mio partito” ha detto ieri Roberto Giachetti, il vicepresidente della Camera, intendendo la posizione del PD rispetto alla legge elettorale. “La cambieremo…..abbiamo già avanzato delle proposte…….entro la fine del mese avremo una nuova legge elettorale…..” Il mese di quale anno? “Parole, parole, parole” cantava Mina nel lontano 1972. Intanto Giachetti ha iniziato, per la seconda volta in poco tempo, uno sciopero della fame contro il porcellum, sperando di stanare i suoi compagni di partito e costringerli ad assumere una posizione chiara. In un paese come l’Italia, tendenzialmente individualista e anarcoide, in cui la dichiarazione degli obiettivi da parte dei politici non corrisponde mai alle vere intenzioni, una legge elettorale pensata per assicurare la governabilità potrebbe neutralizzare azioni proditorie e tentativi di ribaltamento a danno del governo eletto democraticamente dai cittadini. E invece siamo appesi alle decisioni e ai dietrofront di chi un giorno grida ai mali del porcellum, definendolo, come già il suo creatore, una porcata, e il giorno dopo, più timidamente si astiene dall’appoggiare quelli che la abolirebbero. La politica è mobile, soprattutto se ci sono in ballo calcoli e strategie non solo per sconfiggere l’oppositore, ma anche e di più per ostacolare chi, all’interno del proprio partito, potrebbe strappare una posizione di potere fino a quel momento incontrastata.. Per quanto riguarda il PDL, solo episodicamente ha manifestato il desiderio di superare il porcellum e mai quando i sondaggi positivi facevano pensare che il voto, in tempi brevi, lo avrebbe premiato. Per il PD, l’argomento è un po’ più complesso e non si ferma alla questione della governabilità o del governo del paese, ma coinvolge gli schieramenti e gli interessi dei singoli esponenti di partito. Letta, che temporaneamente ha reso innocui i suoi alleati, può ora dedicarsi a rafforzare la sua leadership e prolungarne la vita fino al 2015. I sondaggi lo collocano al primo posto nelle preferenze degli italiani, e, per la prima volta, davanti a Renzi, unico impedimento nel suo cammino verso la vittoria delle prossime politiche. Per il sindaco di Firenze invece, la strada sembra essere in salita, avendo contro Epifani e i bersaniani. E’ in questo quadro che va visto il ruolo della legge elettorale per capire se il porcellum rimarrà, pur con qualche correzione, come Bersani ed altri auspicano, oppure sarà sostituito da un sistema maggioritario, come vorrebbe il renziano Giachetti, il quale non disdegnerebbe il ritorno al mattarellum. Le differenze tra i due sistemi elettorali premiano il mattarellum, che consente agli elettori di scegliere il loro candidato (con il porcellum, al contrario, le liste sono bloccate dai partiti ) e va in direzione di un sistema politico fortemente bipolare, in quanto fondato su di un sistema elettorale misto: per il 75% maggioritario a turno unico e per il rimanente 25% proporzionale. Quando gli italiani nel 1993 bocciarono il proporzionale, avevano in mente un paese governato da due forze contrapposte, che si alternassero al potere, non da partiti e partitini preoccupati solo di spartirsi soldi e privilegi. Ma il problema legato alla scelta di una legge elettorale che funzioni, non ha trovato ancora una soluzione. Una ricerca condotta da esperti di studi politici, ha infatti evidenziato che, in un’Italia tripolare, neanche il mattarellum determinerebbe una maggioranza in grado di governare , né al Senato né a Montecitorio. Perché un sistema elettorale abbia successo, si dovrebbero attuare alcune riforme istituzionali, come il depotenziamento o l’abolizione del Senato, con il doppio vantaggio di poter approvare le leggi con maggiore celerità e alleggerire i costi della politica. Purtroppo la direzione che ha preso da qualche tempo questo paese è di arretramento e riposizionamento su un fronte autodifensivo e immobilista di stile democristiano, del tirare a campare, con il rischio crisi, tutt’altro che superato, ci travolga. Il suono sinistro delle parole pronunciate recentemente da Monti: “Come sarebbe bello se Alfano e Letta dessero vita a qualcosa..” fa rabbrividire. Soluzioni centriste già sperimentate e fallimentari ( UDC di Casini e SC di Monti stesso) dovrebbero mettere in guardia contro qualsiasi tentativo nostalgico di rifondare la DC o qualcosa di affine. O vogliamo morire democristiani?

Papa Francesco: Uomo di chiesa o politico consumato? ..a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 13 ottobre 2013

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Se Papa Bergoglio non occupasse il soglio pontificio ma fosse un politico, probabilmente le sue parole non stupirebbero più di tanto. Sarebbe un comunista che predica l’uguaglianza sociale, l’abolizione della proprietà privata, l’eliminazione di ogni barriera di lingua, razza, religione. Il fatto che sia un Pontefice e abbia rinunciato all’anello d’oro, all’appartamento apostolico, all’auto blindata e si sposti portandosi dietro una vecchia borsa di pelle nera, colpisce chi era abituato a vedere nel Papa l’espressione più alta e autorevole in seno alla Chiesa, quindi figura infinitamente superiore e distante da ogni comune mortale. Papa Francesco si immerge nella folla, stringe mani, bacia bambini, sorride affabilmente, telefona personalmente a chi gli rivolge appelli. Il comportamento familiare e il linguaggio semplice impressionano i fedeli e non solo, e lo fanno amare come si ama un padre , un fratello o un amico. Ma tanta popolarità e tanto affetto non ammettono riserve, né critiche. Tant’è che due giornalisti, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, sono stati “epurati” su due piedi da Radio Maria, emittente radiofonica cattolica, sulle cui frequenze conducevano trasmissioni da un decennio. “Questo Papa non ci piace” avevano scritto in un articolo pubblicato da “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, che ultimamente ha aperto un confronto di opinioni sul Papa Bergoglio. Tra i motivi della clamorosa affermazione, la critica a quella che è stata definita dai giornalisti “l’imponente esibizione di povertà di Bergoglio” in occasione del suo viaggio ad Assisi, patria del fraticello che aveva stupito il mondo con la sua rinuncia ai beni materiali e la scelta dell’umiltà come principio di vita. Gnocchi e Palmaro hanno commentato l’evento svoltosi ad Assisi osservando che lasciava ben poco allo spirito di “sorpresa” e nulla aveva di “francescano” essendo evidente che era stato accuratamente preparato e studiato nei dettagli, e non con costi irrisori. In realtà, se la dottrina cattolica costituisce la sostanza dell’operato di un Pontefice, l’insieme degli aspetti formali concorre a sottolinearne la funzione e la potenza. Nondimeno, non sfugge agli occhi distaccati del cattolico non praticante che le uscite frequenti di Papa Bergoglio, il suo ripetere gesti e espressioni di fronte o in mezzo alle folle acclamanti, il suo pronunciare parole di incoraggiamento, comprensione, sdegno, che sono esattamente quelle che la gente vuole sentire, fanno parte degli strumenti di comunicazione di un politico. In questo senso il Papa è soprattutto un politico consumato e, in questa veste, è criticabile in quanto la forma prevale sulla sostanza. Ora viene da chiedersi se le dimissioni inaspettate di Benedetto XVI non siano state invece pianificate in un momento molto difficile per la credibilità della Chiesa, e l’elezione di Bergoglio non abbia risposto all’esigenza di dare un forte segnale di cambiamento di cui tutto il mondo avvertiva il bisogno. Combattere il relativismo e il materialismo del mondo occidentale, rivolgersi agli emarginati della società, ai disoccupati, ai poveri, a chi si sente incompreso o abbandonato, riaccendendo la scintilla della speranza per il tramite di un messaggio rivoluzionario, quel “non abbiate paura di passi definitivi” rivolto ai giovani, è molto di più di quanto un Papa abbia mai fatto, o ci si aspetti che faccia.

Italiani, popolo di ignoranti…a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 20 ottobre 2013

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L’italiano è il popolo più analfabeta e la borghesia italiana è la più ignorante d’Europa” Orson Welles, anno 1962. Un giudizio tanto inclemente da lasciare tramortiti. Ma non gratuito se confrontato con quello che oggi, a quaranta e passa anni di distanza, potrebbe esprimere chi osservasse la società italiana nel suo insieme, valutandone il livello culturale. Di analfabetismo in senso stretto non si può parlare: leggere e scrivere sono abilità linguistiche che tutti possiedono, ma pochi con una competenza che consenta di affrontare tematiche e concetti che vanno al di là della sfera delle semplici azioni quotidiane. Una prova? Il servizio intitolato “La Chiocciola” trasmesso durante “Ballaro’”, il programma televisivo condotto da Giovanni Floris il martedì sulla 3. Un giornalista rivolge a ragazzi e ragazze di varia provenienza geografica, la domanda “Come ti immagini in futuro?” Risposta: “Ricco, una bellissima fidanzata, auto di lusso”, in alternativa: “Con tanti soldi, bellissime donne, una gran casa”. Mai nessuno che dica: “In Australia ad addomesticare canguri”. Meglio sarebbe cambiare canale per non provare disagio e un vago senso di colpa che questo spaccato dell’universo giovanile provoca. Eppure questi giovani non sono meno intelligenti dei loro genitori o dei loro nonni e bisnonni. La loro colpa è di confondere realtà e finzione e non essere in grado di assumere una posizione critica. Forse nessuno glielo ha insegnato? Se spostiamo l’osservazione alla società civile, il panorama non è tanto differente. Il “che c’azzecca” di Antonio Di Pietro è emblematico, come la figura da cioccolatino di Paola Taverna, capogruppo al Senato dei pentastellati, colta impreparata sull’articolo 21 della Costituzione; e chissà quanti altri articoli non conosce della Carta Costituzionale lei che la cita e la difende a spada tratta. A ignoranza si aggiunge impudenza. E Razzi? Il povero Razzi che deve la sua popolarità ad un atto di tradimento, ma più ancora alla sua ignoranza, di cui è’ diventato il simbolo.
“Papa’, dov’è l’Africa?” “Chiedilo alla mamma, è lei che nasconde sempre tutto”. Il barzellettista ci ha involontariamente fornito un esempio del dramma che affligge intere generazioni di adulti e giovani in Italia. Purtroppo è vero, il livello di istruzione è basso, anche se non in tutta la Penisola, e i portatori di ignoranza, ignari o indifferenti alle loro carenze, non perdono l’occasione di sparare chiacchiere a volontà, senza che intervenga alcuna forma di censura a fermarli. In questo quadro, la scuola che responsabilità ha? Moltissime. La prima è la rinuncia alla selezione che ha determinato il livellamento verso il basso a scapito degli studenti migliori, rendendo impossibile la meritocrazia. La selezione è fondamentale non solo nelle scuole europee, e non serve a discriminare ma a far emergere talenti e capacità. Da noi il termine “selezione” è sempre stato volutamente frainteso e invece ci avrebbe salvato, in un mondo in cui, se sai e vali, un posto lo trovi. Un dato allarmante rivela che gli studenti italiani, oltre che essere deboli in matematica e inglese, se si iscrivono all’università, in pochissimi conseguono la laurea nei tempi prestabiliti , a meno che non abbiano frequentato facoltà come “Scienze della Comunicazione”. Quali le cause? Una, e non trascurabile, è la separazione tra scuola e mondo reale, ciò che si insegna e ciò che serve per essere all’altezza delle sfide del mercato del lavoro. Di questo scollamento è spia il linguaggio dei verbali dei consigli scolastici, delle programmazioni di istituto, delle circolari ministeriali. Un linguaggio nebuloso da scartoffie burocratiche che non corrisponde alle cose vere. E poi gli insegnanti. Sottopagati (qualcuno meriterebbe compensi ben maggiori), sottostimati (qualcuno a ragione ), diversi svogliati e poco coinvolgenti, noiosi e rassegnati, in attesa del magro stipendio. Perché non sottoporre alla selezione anche loro? Per quale motivo chi non è idoneo non può essere sostituito? In Gran Bretagna se non funzioni ti invitano cortesemente a dimetterti, in Germania il livello di preparazione dei docenti è molto alto. Forse è anche grazie a questo che i giovani tedeschi affrontano la crisi più attrezzati dei giovani nel nostro paese. Da noi la Carrozza ritiene che i problemi dell’istruzione si devono risolvere con nuove assunzioni, scambiando la quantità per la qualità. E l’università? Peggio che andar di notte. Tra concorsi truccati, Parentopoli e altri scandali, chi trae vantaggio da questa istituzione sono i baroni e i loro portaborse. Ma non preoccupatevi, ” in qualche modo faremo”. Già, in qualche modo. Brutta espressione ma largamente abusata che però comunica con grande efficacia il messaggio di pressappochismo, qualunquismo e vigliaccheria di chi non si assume responsabilità e vivacchia. Se non fosse per la tenacia e l’impegno di adulti e giovani di buona volontà che tengono duro e credono in quello che fanno, saremmo già un paese fallito.

Spie, spiati e spioncini…………a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 26 ottobre 2013

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Datagate. Preoccupatissima e piccata del fatto che un alleato la spii, la Merkel telefona a Obama per protestare e avere chiarimenti. Hollande e’ altrettanto indignato e definisce inaccettabile l’intrusione nella vita privata dei francesi: oltre 70 milioni i metadati registrati. E Letta? Appena tornato dagli States dove ha riscosso gli apprezzamenti presidenziali, per un po’ fa lo gnorri. Non può mica mettersi contro Obama soprattutto dopo esserne stato lodato! Poi però, incalzato dalla notizia lanciata dal Guardian, che la National Security Agency spia 35 leader mondiali, si accoda agli altri e dichiara: “Lo spionaggio del governo non è minimamente accettabile” e, pecora camuffata da lupo: “Non guarderemo in faccia a nessuno”. A Legge di Stabilità “neutra” corrisponde difesa neutra della privacy dei cittadini italiani e delle istituzioni. Sommersi dalle intercettazioni telefoniche, siamo abituati a tutto e poco ci aspettiamo da chi è pagato per rappresentare i nostri interessi. Ma la domanda “Perché gli Stati Uniti sorvegliano l’Europa?” esige una risposta. In primis perché l’America, ossessionata dal terrorismo, e si può ben capire, cerca di prevenire attentati alla propria sicurezza usando ogni mezzo tecnologico a disposizione ( sistema Prism ). E così facendo, protegge anche gli stati europei dei quali, forse, non si fida, compresi noi italiani che con gli imam terroristi abbiamo un rapporto particolare. Non ci fanno paura, noi siamo buoni e sappiamo capirli, in cambio loro costruiscono moschee e fanno saltare per aria le chiese in giro per il mondo in nome della reciprocità e della tolleranza religiosa. E quali motivi possono indurre gli 007 americani a spiare l’Italia? Forse per carpire segreti di strategia industriale? Scoprire cosa non fare per evitare la deindustrializzazione? Segreti di strategia economica? Non serve. Obama è già stato messo al corrente della nostra Legge di Stabilità da Letta, prima ancora che noi ne sapessimo qualcosa di preciso.
Scandali, tradimenti, pettegolezzi? Calma. Non eccitatevi troppo. Quelli ci pensano i magistrati e i giornalisti informati dai magistrati a diffonderli. Allora cosa? Chi del PD voterà contro la decadenza di Berlusconi? Neanche. Grasso ha ribadito che il voto palese farà si’ che non accada, altrimenti “chissà se si giudicherà con coscienza”.
In conclusione non illudiamoci: l’intelligence americana sa già tutto di noi, incluso il fatto che siamo sempre pronti a rivoltare la frittata e tradire, come la storia dimostra, per passare da un padrone ad un altro che ci paga di più.

Attenti all’Europa sovietica! di Rita Faletti

Di Redazione – 4 novembre 2013

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In Europa non siamo tutti uguali perché ci sono Paesi più uguali degli altri. Germania Francia e Regno Unito sono politicamente diplomaticamente e mediaticamente più attrezzati a difendere i loro interessi, accordandosi tra loro e scambiandosi servizi di favore dietro la bandiera della correttezza e del rispetto delle regole. L’Italia, che vanta una reputazione non proprio immacolata, un po’ per colpa dei suoi cittadini e molto dei suoi politici imbelli, si trova a dover pagare per colpe non commesse. Una colpa sembra essere la nostra ricchezza immobiliare. L’ottanta per cento delle famiglie italiane possiede l’abitazione in cui vive, senza contare le seconde e terze case. L’investimento nel mattone si combina ad un’altra”colpa”: la tendenza al risparmio unita alla scarsa propensione al debito. La somma produce una ricchezza media nettamente più alta che in Gran Bretagna, Francia e Germania, benché in questi Paesi il reddito sia decisamente maggiore. Il tecnico tassatore Monti è andato a colpo sicuro quando, nel 2011, ci ha piazzato l’IMU per evitare, a suo dire, la catastrofe. Una botta magistrale inferta ai proprietari di immobili, al settore dell’edilizia e all’indotto. Il bocconiano, al tempo osannato pressoché da tutti, ha aiutato le banche tedesche e gli stati sull’orlo del fallimento con i soldi degli italiani, preparandosi furbescamente la strada verso un incarico prestigioso in Europa. Di recente, il finlandese Olli Rehn, considerato un pericolo pubblico dal Fondo Monetario Internazionale e dai più ragguardevoli economisti , ha sottolineato, con la consueta spocchia di chi pontifica, la necessità di tenere la barra dei conti dritta, evitando di detassare la prima casa. E non è finita. Tedeschi, francesi e inglesi, sempre loro, hanno istituito, ovviamente nei loro Paesi, organi giurisdizionali che processeranno e condanneranno le imprese europee ree di contraffazione. Nel mirino l’industria manifatturiera. E quale, in Europa, e’ la più temibile? Quella italiana, la seconda più competitiva e tecnologicamente avanzata. Un bell’affare. Le imprese incriminate saranno giudicate all’estero, costrette a difendersi in una lingua straniera, davanti a giudici ovviamente orientati a salvaguardare le patrie imprese. Queste norme, non ancora ratificate, saranno imposte ai Paesi europei, Italia compresa, a meno che il Parlamento italiano non si rifiuti di sottoscriverle. Vediamo se chi si scanna per la poltrona avrà il fegato per fare la voce grossa in difesa della nostra imprenditoria. Ma il bianco delle colombe, siano esse di destra o di sinistra, più che simbolo di purezza e’ simbolo di pavidità. Altro capitolo dell’intollerabile ingerenza di Bruxelles riguarda l’immigrazione. I burocrati nordici, con Cecilia Malstrom in testa, bocciano la Bossi-Fini e ne chiedono modifiche, come fa qualcuno in Italia, ritenendola la causa di tutti i mali. La parte contestata e’ quella che, secondo loro, sanzionerebbe il soccorso in mare. Ma evidentemente sentenziano senza sapere, visto che nella legge non si parla di “favoreggiamento” all’immigrazione nel caso in cui i migranti siano assistiti in mare poiché si tratta di un’abitudine consolidata. Sempre la Malstrom, non perde occasione per darci lezioni quando ci rinfaccia una cattiva gestione dei fondi per l’immigrazione, dimenticandosi che il nostro Paese, nel 2011, ha sganciato ben 16 miliardi di euro, al pari dei maggiori contribuenti europei. Anche in questo caso, alle critiche straniere offre una sponda l’Italia, nella persona della Kyenge, la quale farebbe bene a ritornare ad occuparsi di questioni oftalmiche, lasciando il delicato incarico dell’immigrazione a persone più qualificate, come giustamente Giovanni Sartori scrisse sul Corriere della Sera, definendo la Kyenge e la Boldrini “due raccomandate incompetenti, nullità della politica”. Intanto, mentre i barconi continuano ad arrivare, con la benedizione del Papa mediatico, gli spagnoli sospendono l’assistenza sanitaria gratuita a 150mila irregolari, Hollande rimanda a casa Leonarda e, dopo aver espulso 18mila clandestini, promette di espellerne altri 21mila prima della fine dell’anno. In Gran Bretagna, David Cameron ha già pronta una legge che rimanda in patria i clandestini e poi ne valuta le richieste per eventualmente riaccoglierli ( “prima deportare poi ascoltare” ) ed espelle in tromba i residenti illegali. Nel silenzio assordante di Bruxelles e con Letta che fa il pesce in barile. Disgraziatamente, In Europa siamo sempre stati il fanalino di coda, derisi e bistrattati, in Europa siamo entrati sperando di risolvere i nostri atavici problemi e ci stiamo accorgendo che non funziona. Il complesso di inferiorità di cui soffriamo ci mette ai margini di ogni decisione importante. Alziamo la testa!

Una testa di pecora mozzata………a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 13 novembre 2013

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Una testa di pecora mozzata davanti alla porta di un casolare. Se non fosse per il casolare, che indica la presenza e il lavoro dell’uomo, la scena potrebbe essere ambientata in qualunque posto del mondo, come segnale sì della presenza umana, ma di una umanità primordiale, che non ha conosciuto nessuna forma o processo di civilizzazione. Ebbene, in Italia invece, questo si può verificare come manifestazione di civiltà imbarbarita o barbarie civile. E dove? In contrada Sciddicuni, in provincia di Catania. Il casolare è di Emanuele Feltri, un giovane allevatore e agricoltore che ha scelto di vivere nella campagna di Paternò, patria di due noti personaggi con destini e fortune diverse, Ignazio La Russa e Salvatore Ligresti, uno dei luoghi in cui la terra siciliana ostenta tutta la sua bellezza: un’oasi naturale di grande fascino in cui si ha la strana e piacevole sensazione di essere tornati indietro nel tempo, trasportati in un mondo in cui la natura è sovrana e senti che palpita di una vita sua propria se solo ti fermi e la sai ascoltare, in silenzio. L’ideale “buen retiro” che molti, nel fastidioso rumore del caos cittadino, sognano e sperano, un giorno, di raggiungere. Emanuele, quando si è trasferito qui, aveva un sogno ed ha tuttora un sogno: quello di realizzare, nella sua oasi, un’azienda agricola biologica e un piccolo centro per il turismo rurale. Un sogno di pace, quella vera, che però infastidisce e irrita chi, in quella pace, vuole continuare a lasciare le tracce ingombranti del proprio lurido guadagno e dei propri schifosi interessi illeciti. Discariche di materiali tossici (eternit , rottami, liquami, pneumatici, materassi e frigoriferi) deturpano la vallata lungo tutto il percorso del fiume Simeto, il più importante corso d’acqua della Sicilia. La testa decapitata dell’animale è un avvertimento, come altri che Emanuele riceve da due anni ( uccisione di pecore, furti, incendio dell’agrumeto ), senza che lo stato intervenga per difenderlo e difendere, con lui, la bellezza di una terra che non può e non deve essere impunemente violata e insozzata. Con il coraggio e la fierezza dei siciliani onesti, a minacce e intimidazioni, il giovane risponde con un messaggio chiaro: rimanere nell’oasi che ama, rifiutandosi di cedere all’omertà o al ricorso a ritorsioni e vendette, come invece è nello stile di chi vive nelle campagne dell’isola. Quelli che dovrebbero tutelarlo, non possono per insufficienza di mezzi, leggi la guardia forestale, o non vogliono, leggi la Regione, sorda ad ogni appello. Forse in difesa degli smaltitori illegali? E nonostante la negligenza e il disinteresse delle istituzioni, Emanuele ha sborsato più di mille euro di IMU per il casale e suoi 5 ettari di terra. Qual’ è il senso di una tassa cui non corrispondono servizi di alcun genere? Dall’alluvione dell’anno scorso, le strade sono ancora in attesa di essere riparate, le centraline elettriche funzionano a singhiozzo. Altro esempio di uno Stato che latita ma spreme i suoi cittadini-schiavi, mentre il resto lo fanno le organizzazioni mafiose. Colluse con lo Stato? Neanche il pizzo serve, a volte, a tutelare chi lo paga. Soltanto il sindaco e 500 ragazzi hanno espresso solidarietà nei confronti di Emanuele, insieme con l’intento di contribuire alla salvaguardia della vallata. Per fortuna, i media hanno fatto la loro parte, portando all’attenzione il caso di Emanuele che è così arrivato in Parlamento. Il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Berretta, si è recato a Paterno’ e ha promesso maggiori controlli per fare luce sulla vicenda. Speriamo. E’ comunque incredibile e triste che in un’isola così ricca di bellezze naturali e di arte, i suoi figli, i siciliani, che nel mondo si distinguono per intelligenza e creatività, si siano arresi alla prepotenza e all’arroganza di cialtroni ignoranti che loro stessi hanno investito di potere assoggettandosi alle loro leggi criminali. Uno stato nello Stato che sopravvive in parte a causa della rassegnazione e del disinteresse.

Palle d’acciaio? A cura di ……Rita Faletti

postato il 24 novembre 2013

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Gnothi seauton”: conosci te stesso. E’ la massima, diventata famosa, incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, che Socrate adottò come principio della sua filosofia. Era un invito a scoprire se stessi, pregi e limiti inclusi. E’ quello che si dovrebbe pretendere da coloro che si candidano a guidare un Paese. Evitando la menzogna, prima a se stessi e poi ai loro concittadini, gli aspiranti si presenterebbero con un programma e degli obiettivi da raggiungere. “Se possiedi l’argomento, le parole seguiranno” dicevano i bravi insegnanti di una volta. Se hai l’idea, le azioni seguiranno. E’ sempre l’idea che determina il cambiamento, la svolta, il successo; il fallimento nel caso l’idea sia cattiva. Ma quando l’idea è grande, il gioco è fatto. La politica italiana è senza idee, arranca da destra a sinistra passando per il centro e facendo della mediocrità la sua etichetta identificativa. Quell’obbrobrio di governo in carica è la prova provata che i suoi rappresentanti non sanno chi sono, hanno di sé un’immagine sfuocata e falsa, del Paese un’immagine che non esiste, della direzione da prendere nessuna idea, se non quella di durare. Viva la Thatcher e Reagan! Al netto degli attacchi e delle dure critiche, i due sapevano bene chi erano e dove volevano portare i loro Paesi. La Prima Ministra inglese, definita ” Iron Lady” dall’Unione Sovietica in seguito ai suoi feroci attacchi al comunismo, nel 1987, al Congresso del suo partito disse:” Abbiamo vinto perché sapevamo dove stare e cosa volere”. Dove stava e cosa voleva la Thatcher? In primis aveva una chiara idea dell’importanza fondamentale dell’economia nei destini di uno Stato e del valore della fiducia e della libertà. Da qui i passi successivi, mossi con coerenza e determinazione e avendo in mente un progetto di Paese. Lei sì che aveva le palle d’acciaio, e mai lo disse, a differenza di Letta, il quale, dimenticando l’aplomb inglese, si è’ attribuito ciò di cui è privo, mentendo pietosamente. La Signora di Ferro, molto più signorilmente, si limitava a dichiarare: ” Io non defletto”. E mai lo fece. Gli obiettivi raggiunti? L’anti statalismo, la vittoria contro l’ideologia comunista ( con Reagan contribuì ad accelerare la caduta dell’impero comunista ), il braccio di ferro con i sindacati che costrinse alla resa senza condizioni nella lotta tra governo e minatori. E ancora, il riconoscimento della responsabilità civile dei capi sindacali in caso di danni causati dalle agitazioni, l’abolizione degli scioperi illegali, quando non approvati dalla maggioranza dei lavoratori. In Italia i sindacati sono sempre stati ostacolo a qualunque iniziativa e gli atti di violenza commessi da una minoranza di sabotatori politicizzati blocca i lavori della TAV mentre un governo vigliacco sta a guardare, facendosi complice di gentaglia come lo scrittore Erri De Luca, ex di Lotta Continua, che ha legittimato gli attentati ai cantieri in Val di Susa. Vergogna! Ritornando alla Thatcher, in politica estera ebbe il merito di salvaguardare gli interessi della Gran Bretagna quando pretese dalla UE la restituzione di quanto il suo Paese aveva stanziato per il settore agricolo europeo. ” I want my money back” Voglio i miei soldi indietro. E la spuntò. L’Italia ha versato nelle casse di Bruxelles ben più di quanto ha ricevuto, anche per sua negligenza e frodi commesse da regioni truffaldine, soprattutto del Sud, ma non una parola da parte dei nostri politici. E a proposito della UE, che dire della lungimiranza dimostrata dalla Thatcher quando espresse la propria diffidenza nei confronti dell’Unione Europea e della moneta unica? E della Germania e del suo intento di “cannibalizzare” il continente? E della Francia socialista, che voleva costruire il tunnel della Manica con i soldi pubblici, alla quale impose la propria volontà e il tunnel fu fatto con i soldi dei privati? In America, negli stessi anni, Il texano Reagan tagliava del 25 per cento l’imposizione sul reddito, riduceva i tassi di interesse e aumentava il debito pubblico. Con quali risultati? Un anno di recessione e poi la rapida ripresa. Condivideva con la Thatcher il principio che il governo dovesse ridurre drasticamente il controllo sull’economia e deregolamentare per consentire al libero mercato di autoregolarsi. Reagan diceva:” Il governo non è la soluzione del nostro problema, il governo è il problema”. Rispetto al Welfare State, il Presidente americano non aveva paura di affermare che l’assegno di disoccupazione è una vacanza prepagata per i fannulloni. Altro che assegno di cittadinanza proposto dai grillini. Solo l’impegno individuale merita la ricompensa. Altri tempi, grandi leader!

I rischi della rete……….a cura di Rita Faletti

7 dicembre 2013

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Oggi un cinquantenne attivo e in salute è ancora giovane. Ha una aspettativa di vita superiore rispetto a quella di un coetaneo del secolo scorso; può persino fare un’operazione di “resetting” e riprogrammare tutto: dal lavoro, alla residenza, alle amicizie, ai passatempi. Possiede un innegabile vantaggio: i confini fisici e mentali del suo mondo si sono immensamente estesi, coincidendo con quelli del mondo intero. Con unclick. Via anche le barriere linguistiche ora che l’inglese è diventato la seconda lingua, il cinquantenne può navigare in quella proiezione virtuale del mondo reale che è Internet.Più fortunato del cinquantenne di un secolo fa che riceveva notizie provenienti dal resto del mondo attraverso Radio, Tv e giornali senza però poter dire la sua. Il cinquantenne dell’era digitale può disporre di uno smartphone o di un tablet o di entrambi e collegarsi ad internet in qualunque posto si trovi, postare il proprio curriculum su Linkedin, un link su Twitter, condividere immagini su Pinterest o Istagram o creare il proprio profilo su Facebook. Se il nostro cinquantenne ha un figlio adolescente, è probabile che anche lui abbia un telefonino, un pc o un tablet. Ma che probabilità ci sono che il padre lo abbia allertato sui rischi che l’utilizzo della nuova
tecnologia comporta? Rosseau diceva che l’educazione consisteva nel tenere i propri figli lontano da ciò che può essere pericoloso. Oggi Rousseau sarebbe decisamente più cauto. ”Smanettare” in rete richiede la conoscenza di un codice di diritti e doveri il cui mancato riconoscimento potrebbe tradursi in condanne penali con conseguenze spiacevoli anche per un quattordicenne. Avere un account su Facebook e chattare con gli amici, vecchi e nuovi, senza mettere un piede fuori dalla porta di casa, seduti davanti ad uno schermo apparentemente innocuo, tranquillizza mamma e papà. Eppure, senza uscire dalla propria camera, si può partecipare ad una manifestazione di Nazi Skin, diventare sostenitori del negazionismo,assistere a scene di estrema crudeltà umana. Sanno mamma e papà che un istantaneo “click” consente anche alla loro creatura minorenne l’accesso pressoché a tutti i siti, esclusi quelli pornografici? E che le fasce di età, cui i siti stessi sono dedicati, non vengono indicate? Postare in rete un commento, un video, una foto di sé in abiti o atteggiamenti non proprio ortodossi, anche senza malizia, significa affidare alla Rete la propria identità e una parte del proprio privato, di cui chiunque è in grado di fare l’uso che vuole, per qualsiasi scopo senza chiederne l’autorizzazione. Tutto diventa proprietà del social network che può addirittura decidere di chiudere il tuo profilo da un momento all’altro senza preavviso. L’eccessiva fiducia e l’ingenuità possono fare del minorenne una vittima del bullismo, del reclutamento da parte di sette sataniche, del gioco d’azzardo, della prostituzione minorile, dello sfruttamento commerciale o della pubblicità ingannevole. Se l’adolescente non lo sa, il genitore ha il dovere di informarlo. Come ha il dovere di esortarlo a rispettare le regole che disciplinano il comportamento degli utenti tra loro: la cosiddetta “Netiquette”. Ragazzino, la Rete non ti chiede niente di più che il rispetto dei principi della buona educazione che sono alla base del vivere civile.
Alla prima occasione, dillo a mamma e papà.

Se non hanno il pane date loro brioche…..a cura di Rita Faletti

pubblicato il 18 dicembre 2013

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Poche sono le cose che cambiano nel tempo riguardo il potere e chi lo detiene. Finalità comune a regnanti, capi di stato, politici è rimanere il più a lungo possibile dove si trovano per diritto divino o come risultato di democratiche elezioni. Ribadiva Andreotti che “il potere logora chi non ce l’ha”, e chi ce l’ha? Qual’ è l’effetto se rimane per troppo tempo nelle stesse mani? Logora ugualmente, fino a cancellare il senso di responsabilità, l’onestà e l’impegno, se mai siano stati nel DNA dei “potenti”. Cosa rimane allora? Quello che accompagna il potere: il delirio di onnipotenza, l’arroganza e l’indifferenza nei confronti del Paese. Quando lo Stato è particolarmente sfortunato, anche l’incompetenza. Prima di essere eletti, tutti proclamano di voler mettere al primo posto gli interessi del Paese. Noi, gente di mondo, ormai diventati smaliziati, sappiamo bene che gli unici interessi che intendono perseguire sono i loro. Altrimenti spiegatemi perché magistrati e sindacalisti si affrettano a trasferirsi dai tribunali e dalla sedi sindacali in Parlamento? Certo, 15000 euro mensili, benefit e privilegi fanno gola a tutti. Senza contare quanto rende farsi una legislatura in termini pensionistici. Pensioni da fame, esodati – pare che il numero sia aumentato – IMU, TASI, TARI e TARES, disoccupazione in crescita, imprese chiuse per sempre, artigiani e commercianti perseguitati da Equitalia stanno surriscaldando l’atmosfera. La novità di questi giorni è che i Forconi si sono risvegliati e stanno turbando i sonni dei politici con le loro proteste e blocchi a macchia di leopardo in tutto il paese. Chi sono i Forconi? Non rivendicano alcuna paternità politica o sindacale, non sono disoccupati, non sono dei violenti. Sono semplicemente stufi di pagare una montagna di tasse e di non ricevere dallo Stato nessun tipo di tutela e chiedono, indovinate un po’, di uscire dall’euro. A parte i metodi della protesta, nel merito hanno ragione. E la reazione dei signori politici? Letta è sempre a spasso per il mondo da quando è diventato premier, Alfano cerca di fare la voce grossa ma ci ha fatto capire che preferisce trattare con i mafiosi che con i Forconi, gli altri non dicono e non fanno niente di significativo. Era meglio quando davanti al Ministero della Pubblica Istruzione sfilavano quei “radical chic” dei girotondini che contestavano i finanziamenti alla scuola privata, o quando gli studenti salivano sui tetti accompagnati da Bersani per esprimere il loro disappunto nei confronti della riforma Gelmini, o i giovani dei centri sociali che pacificamente manifestavano portandosi dietro qualche bomba carta, delle catene, alcune spranghe da dare in testa ai poliziotti o, in mancanza di altro, un estintore. Ma sì, quelli meritavano attenzione. Mica quei buzzurri analfabeti dei Forconi! Questo l’atteggiamento generale dei politici, tutti. Cercano di delegittimare un movimento che è nato dall’esasperazione di chi lavora, e non sa ancora per quanto. Certo, ci saranno anche infiltrati il cui unico scopo è quello di seminare disordine, ma non la maggioranza del movimento. E Il neo eletto segretario del PD che dice? Lancia un ultimatum a Grillo, proponendo uno scambio di favori: tu mi voti la legge elettorale e io restituisco i soldi del finanziamento pubblico. Ha anche promesso le nozze gay e lo ius soli. Però! E i Forconi? Cavoli loro. Voi ve la ricordate Maria Antonietta? La regina imprigionata e condannata alla ghigliottina con l’accusa di alto tradimento durante la Rivoluzione Francese? E’ passata alla storia per una frase infelice che dimostra quanto poco sale avesse nella zucca coronata: “Se non hanno pane, date loro brioche” disse riferendosi al popolo esasperato ed affamato che era insorto per rivendicare un diritto sacrosanto, quello di non morire di fame. La frase non voleva essere una battuta e rivela, oltre che l’insulsaggine della sovrana, soprattutto la mancanza assoluta di conoscenza di una umanità talmente distante da lei da non riuscire neanche ad immaginarne le necessità reali. Brioche e pane, il superfluo e l’essenziale sullo stesso piano! Non capire le richieste di chi va in piazza in una crisi come questa può solo significare due cose: o sono idioti, o criminali. Salvini dice che i Forconi sono dei lord confrontati ai burocrati criminali di Bruxelles. In un caso o nell’altro stiano attenti. Anche la pazienza dei miti finisce. Non si può offrire una legge elettorale, anche se è indispensabile, e diritti civili al posto del pane. Ricordarsi sempre di Maria Antonietta.

La politica nel 2014: noi faremo, saremo, andremo.….a cura di Rita Faletti

2 gennaio 2014

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Non serve scrutare i fondi del caffè, affidarsi ai tarocchi o ai vari super astrologi per avere un’idea di come saranno i prossimi 365 giorni, basta ricordare i 365 trascorsi. Il futuro è facilmente prevedibile perché è già nel presente e in alcuni eventi chiave del 2013. I due Papi. La rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco. Rinuncia per inadeguatezza, da parte del teologo colto e raffinato, al difficile compito di guidare la Chiesa fuori dagli scandali e dalle tempeste che ne hanno minato la credibilità, e passaggio di consegne al Papa pop. Atteggiamenti e linguaggio nuovi assecondano i cambiamenti e le mode in atto nel mondo, offrono una panacea alle masse di fedeli in cerca di punti di riferimento e risposte a necessità più di carattere temporale che spirituale. In un’epoca in cui si è persa la capacità di astrazione come mezzo di conoscenza della realtà, i valori non possono essere veicolati se non da beni materiali: “ Tutti devono avere una casa, senza casa non c’è famiglia” ha detto Papa Francesco. Affermazione che esprime una indubbia verità, ma nega il contenuto spirituale del messaggio cristiano. Il binomio fede-ragione di Benedetto XVI ha ceduto il posto al binomio casa-famiglia di Francesco. Senza chiarire a che tipo di famiglia alluda. Le parole del Pontefice vanno sempre più in direzione politica. Nulla di strano. Dopo sindacalisti e magistrati è nell’ordine delle cose che anche i Papi aspirino alla creazione di un partito dai contorni meno delineati ma dall’impatto più forte. Un partito che ha come obiettivo una generalizzata forma di wellness, una sorta di spa per il benessere del corpo di cui beneficia anche l’anima. Ma nel binomio casa-famiglia, quale dei due è decisivo per la costruzione dell’altro? La casa o la famiglia? Devono necessariamente coesistere o possono esistere separatamente? Secondo la tradizione, la seconda ipotesi sembra più verosimile. Per il Papà sembrerebbe di no. Prima la casa, poi la famiglia. Con conseguenze oltre che non convenzionali anche pericolose.
Tragedia di Lampedusa
Oltre trecento i migranti che hanno perso la vita per trovarne una migliore lontano da paesi in cui la precarietà è totale. Commozione, lacrime, promesse e proclami. “Non deve succedere mai più. Bisogna abolire la Bossi-Fini.” Sta bene, ma non basta a cambiare le cose. La prima cura della malattia è la corretta diagnosi. Perché non si è previsto che i flussi migratori da paesi in cui infuria la guerra civile sarebbero aumentati? Cosa hanno fatto le istituzioni perché potessimo prepararci ad accogliere ed ospitare in modo decoroso disgraziati in fuga? Sono stati stanziati denari? Quanti? A chi è stato affidato l’incarico di spenderli e come? A giudicare da quello che abbiamo visto, hanno preso strade diverse e sono finiti nelle tasche sbagliate. Quei pochi arrivati a destinazione sono stati impiegati secondo il solito pressappochismo e la solita incompetenza con cui vengono sprecati i soldi del contribuente in questo paese. E sempre guardandosi bene dall’applicare la regola della trasparenza.
I Marò.
Altro esempio di confusione ed inefficienza delle istituzioni. Staffan de Mistura, ex sottosegretario, ex membro dell’ONU, ha più volte espresso ottimismo rispetto alla soluzione del problema. I due Marò sono ancora in India, in attesa di processo, tra polemiche, rimpalli di responsabilità, dimissioni di ministri, accuse di scarsa affidabilità rivolte all’Italia. L’attuale occupante della Farnesine, la Signora Bonino, sembra aver perso lo smalto delle sue passate battaglie combattute per il divorzio, l’aborto e la legalizzazione delle droghe leggere. Campionessa dei diritti civili, la stimata esponente del Partito Radicale vede nella libertà un diritto di secondaria importanza.
Caso Cancellieri.
La famigerata telefonata della Guardasigilli per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti è uno dei numerosi esempi di malagiustizia. A chi le chiedeva le dimissioni, la Cancellieri ha risposto con determinazione che non intendeva farlo a meno che non fosse il Governo a richiederle. Imbarazzo per Letta, il PD e il PDL, superato presto dalla certezza dell’appoggio di Napolitano, mentre i Cinquestelle strepitavano, e giustamente. Incassata l’ennesima figuraccia davanti all’Europa, macchiata per sempre la reputazione fino ad allora immacolata della nonna d’Italia, rafforzata la convinzione che l’odiosa pratica dei favori ai potenti sia diffusa e radicata.
Decreto salva-Roma.
Sul finire del 2013, si profila all’orizzonte un’altra grana per il Governo. Nel decreto vengono incluse le cosiddette “marchette”, provvedimenti che nulla hanno a che fare con il salvataggio della capitale dalla bancarotta. Ennesimo tentativo di truffa ai danni del contribuente, sventato dai 5stelle, Lega, FI e renziani che insorgono contro la solita pratica del log rolling, lo scambio di favori tra politici e loro clientele. Interviene Napolitano che stoppa tutto e invita il Governo ad agire con più prudenza e senso di responsabilità. Come andrà a finire? Quello che è uscito dalla porta entrerà dalla finestra col decreto “milleproroghe” e graverà sui conti dello Stato, cioè su noi tutti. Letta sta anche cercando di far saltare fuori i soldi per i rifiuti della Capitale (oltre 20 milioni). Nel frattempo il sindaco ciclista ha liberato dai porcili alcuni maiali che i romani hanno visto e fotografato mentre frugavano nei pressi di cassonetti nella zona Boccea. Come al Cairo, dove invece hanno preferito le capre. Allora, cosa ci aspettiamo? Continuerà a pagare pantalone. Quindi replica delle furfanterie e idiozie del 2013. E per esorcizzarle: per il 2014 meno forchette e più forconi!

Nel sacco della Befana: Renzi e …Berlusconi. A cura di Rita Faletti

Di Redazione – 6 gennaio 2014

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Renzi è già al lavoro. Ha lasciato passare il Capodanno e, prendendo in contropiede Letta e i lettiani, ha annunciato che entro febbraio avremo una nuova legge elettorale. Poi, qualunque sia la posizione di Alfano, procederà per la sua strada che dovrebbe portare al riconoscimento dei matrimoni tra omossessuali. A che punto è il rapporto tra Matteo e Letta il giovane? Il primo continua a rassicurare il secondo che se il Governo farà quello che serve al Paese, non avrà motivo di mettersi di traverso; intanto però non manca di sottolineare la distanza tra sé e il premier con cui non vuole essere omologato. E le opposizioni? Grillo è più che mai deciso a chiedere l’impeachment di Napolitano e il voto subito con il “mattarellum”, l’ultima legge elettorale che ritiene legittima. Dalle parti di FI, Berlusconi, dopo l’ultima comparsa ufficiale davanti ai suoi, si tiene defilato. Osserva e medita un piano di attacco. Sa che il Governo, nonostante i tutori europei e il Presidente della Repubblica, si mantiene sotto la linea di galleggiamento. Se finora non è affondato, il merito non è certo dell’abilità dei due timonieri. Ma Letta non si illuda che la “menata” possa andare avanti per molto ancora. Napolitano nel suo discorso di fine anno ha lasciato intendere che la sua creatura deve cominciare a stare in piedi sulle proprie gambe. Forse strizzando l’occhio a Renzi, il quale ha prontamente risposto con parole di apprezzamento per il Presidente. Obiettivamente, l’energia e la sicurezza ostentate dal neo segretario del PD, più che confermare sembrano smentire l’apparentamento generazionale con il Premier, il quale tanto ha battuto sul tema della novità assoluta della giovane leadership nella politica italiana. I due appartengono a due mondi diversi, se non addirittura antitetici. Lo sa bene Berlusconi che, guidato da un fiuto formidabile, evita di rilasciare dichiarazioni e di occupare la scena come in passato. Sa anche che Renzi aspira alla poltrona di premier e per conquistarla non può chiudere a nessuno. Proprio come lui che deve riprogrammare il proprio ruolo all’interno delle forze di centro destra ora che non è più in Parlamento. Così rimane dietro le quinte con il vantaggio di poter osservare senza essere osservato, sapendo che l’ago della bilancia sarà ancora lui quando si deciderà la legge elettorale. In questa situazione, chi rimane inchiodato al suo posto è Letta, che non ha capito che la stabilità da lui tanto celebrata è un’arma spuntata nelle sue mani. Renzi e Berlusconi, molto più affini tra loro nonostante il gap generazionale, stanno giocando la loro partita con astuzia. Sono rivali e consapevoli di che pasta è fatto l’altro. Da una parte il carisma ancora immacolato, dall’altro le giravolte fantasmagoriche di un leader riconosciuto tale anche dagli oppositori. Senza di loro, la politica nostrana è destinata ad una stagnazione perenne.

EUROPA, SE CI SEI BATTI UN COLPO……a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 27 luglio 2014

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Dibattiti in tv, giornali, governo e opposizione, tutti presi dalla diatriba sul senato, di eletti o nominati. Questione poco interessante per la maggior parte degli Italiani che vorrebbero, a ragione, l’abolizione della seconda camera, inutile e inutilmente costosa. Fuori dall’Italia e dall’Europa, molti ignorano la furia dell’estremismo islamico, le stragi e le crocifissioni di cristiani, colpevoli solo di essere tali e rappresentare il nemico occidentale da abbattere. I media preferiscono toni soft nel riportare le notizie del dramma in atto, dedicandogli un’attenzione passeggera, quasi si trattasse di momentanei episodi di disordine o, ancora peggio, di quotidiana routine. Ritengo l’Unione Europea un miserabile bluff, il tentativo abortito di una condivisione che non va oltre una moneta; ignavia e vigliaccheria sono il comune denominatore degli stati che della UE fanno parte. Di fronte alle esecuzioni e alla violenza dell’estremismo islamico, che se ne fotte di noi occidentali e delle nostre leggi imponendo la propria, la sharia, ed eliminando senza troppi complimenti tutto ciò che dal Corano, liberamente interpretato ed applicato, si distanzia, l’Europa appare imbelle, senza difese e senza idee, senza un pensiero e senza dignità. Alcuni anni fa, al Cairo, un giovane egiziano di fede musulmana, ma moderato e colto, mi disse: “ Voi occidentali sottovalutate la minaccia dell’Islam. Si presenta a voi con il sorriso e mostra un volto di pace e intanto si insinua nella vostra società e a poco a poco la corroderà. Voi ospitate i suoi figli che si moltiplicano e crescono ma mai si integreranno con i vostri. La vostra terra diventerà la loro terra e voi soccomberete.” Illuminante messaggio che allora i più avrebbero giudicato farneticante. Eppure Oriana Fallaci aveva detto più o meno le stesse cose, lei che conosceva quel mondo e il nostro. Inascoltata e aspramente criticata, come colei che aveva predetto la distruzione di Troia ad opera dei Greci. Di fatto, l’attrito tra Occidente cristiano con i suoi valori e Medio Oriente islamico con i suoi mullah, si è acuito, il conflitto israelo-palestinese ne è una prova. Israele difende il diritto alla propria esistenza, sancito nel 1948 quando l’ONU gli assegnò il territorio che attualmente gli Ebrei occupano e che è lo Stato di Israele. E quel diritto sacrosanto difende, da sempre e con ogni mezzo, e giustamente, anche con gli attacchi di terra e i morti , anche bambini, dai missili palestinesi e libanesi che ne vorrebbero l’eliminazione. La cessazione del conflitto è impossibile, non per volontà di Israele, ma per l’ostinazione di Hamas, il braccio armato dell’Islam oltranzista e parente stretto di Al Qaeda, per chi ancora non se ne fosse reso conto, per quegli ignoranti che vedono in Israele la causa unica della guerra e non sanno di cosa parlano, forse ignorano persino la sua posizione geografica. Ebbene, deporre l’ascia di guerra sarebbe per Hamas cessare di esistere. E Hamas vuole continuare ad esistere fingendo di combattere per i palestinesi. E l’Europa che collocazione vuole darsi? Vuole rinunciare alla diplomazia ipocrita della finta pace condannando la reazione di Israele e i missili di Hamas, ponendoli sullo stesso piano, oppure decide finalmente che esiste un rapporto di causa-effetto per cui se uno continua a schiaffeggiarti e sputarti in faccia, dopo averlo avvisato, lo gonfi di botte? La guerra serve soprattutto per assicurare la pace.

 

Spending review? Ma di cosa stanno parlando….. l’opinione di Rita Faletti

postato il 4 agosto 2014

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L’economia è il grande nodo che nessun Governo, eletto o non, è riuscito a sciogliere. Liberare risorse da destinare alla crescita e allo sviluppo è prioritario, ma rimane un assioma, inconfutabile e ineludibile quanto si vuole, ma solo enunciato. Le conseguenze logiche, cioè andarle a prendere dove sono, queste risorse, resta un punto irrisolto. Chi ci ha provato, ha dovuto rinunciare. Mi riferisco ai tentativi di spending review, o revisione della spesa, che si arenano di fronte alle caste, alle categorie, alle professioni, chiamatele come volete, e ai sindacati. L’unto dal monarca Giorgio, Monti, quello che doveva salvare il Paese sull’orlo della bancarotta, ha superato la prima prova facendo approvare la legge Fornero, e sappiamo tutti con quali conseguenze, e introducendo l’IMU sugli immobili. Il risultato è stato quello di spremere lo stesso limone, spremuto e rispremuto. La buccia se la sono riservata per il futuro. Eppure, anche l’IMU ha salvato qualcuno: i proprietari di immobili di lusso con un valore catastale da “catapecchia”. Così, i privilegiati non si sono neanche accorti, altri hanno continuato ad evadere. Vedi la nobildonna romana Armellini che si è dimenticata di pagare un milione e duecentomila euro al fisco. A proposito, sapete chi era il compagno della signora? Il signor Tabacci, quello che tuonava contro Berlusconi.. deve aver tuonato anche contro l’Agenzia delle Entrate di Roma, anche se lui ha dichiarato che non ne sapeva nulla. Ma a chi la racconta? Siamo alle solite, l’azione illegale avviene a completa insaputa del reo mai confesso. Altro capitolo attinente alla spending: la sanità. La Penisola è lunga e vede moltiplicarsi il costo della siringa da nord a sud. E i falsi invalidi? I nudi e puri seguaci di Grillo hanno presentato un ordine del giorno, per fortuna bocciato, che proponeva di sospendere i controlli: secondo loro inutili. La proposta ha fatto seguito all’indagine Guido Tersilli (medico della mutua senza scrupoli), grazie alla quale sono stati scovati 100 falsi invalidi a Ragusa. Le Fiamme Gialle hanno scoperto che è stato sottratto all’Inps solo un milione di euro. Bravi i pentastellati! Forse qualche loro parentuccio o amichetto beccava una pensioncina di invalidità indebitamente percepita? Il sospetto è lecito. Ma sì, chiudiamo un occhio davanti ad un finto cieco, anzi, tutti e due e ….Let it Be. E la Boldrini con le promesse di risparmio del 30% annunciate con la sua solita aria compunta da diligente maestrina?Non ce n’è traccia. Anzi, la Camera ha usato i fondi di solidarietà dei deputati per tappare i buchi di nuove spese ( 40 milioni all’anno) con la conseguenza che nel 2016 quel fondo sarà stato azzerato. In realtà, indennità e pensioni degli onorevoli sono lievitati di altri 10 milioni. Altra presa per i fondelli. E per concludere, Renzi dà il benservito all’economista Carlo Cottarelli, il commissario della spending review, il quale, da non politico, si è “permesso” di mettere in guardia il Governo dal sostenere nuove spese senza copertura. Così tra ruberie varie, false promesse e sprechi ingiustificati, il Paese si avvia al default, tra l’indifferenza della classe politica e la rassegnazione del popolo italiano.

 

 

 

SBEFFEGGIATI IN TUTTO IL MONDO: SCHETTINO INVITATO A TENERE UNA LEZIONE SUL PANICO A BORDO IN CASI DI EMERGENZA IN MARE……a cura di Rita Faletti

Di Redazione – 7 agosto 2014

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In “Lord Jim”, famoso romanzo dell’altrettanto famoso scrittore Joseph Conrad, il protagonista, Jim appunto, primo ufficiale sul Patna, abbandona il suo posto e si getta nella scialuppa di salvataggio prima che la nave affondi, lasciando al suo destino il carico umano, più di un centinaio di pellegrini diretti alla Mecca. Il vascello però non affonda, riesce invece ad entrare in porto, soccorso da un’altra imbarcazione e Jim viene processato. Ma il processo non è sufficiente a lavare l’onta che tormenta il giovane e lo spinge a spostarsi di paese in paese temendo di essere riconosciuto. Dopo varie vicende, Jim trova la morte nella strenua difesa di una comunità che egli libera dal suo sanguinario oppressore. La morte eroica riscatta la colpa infame di aver abbandonato la nave. In mare il codice di comportamento è chiaro e inflessibile: chi comanda ha la responsabilità della nave e dei passeggeri e in caso di pericolo è l’ultimo ad andarsene. Schettino invece è stato il primo. Dopo l’inchino fatale, prassi a dir poco incauta, il nostro, in altre faccende affaccendato, pensa subito di salvare la pelle, ovviamente la propria, e guadagna la prima scialuppa di salvataggio a disposizione e se la svigna. Tutti noi sentiamo ancora risuonare nelle orecchie la voce dell’ammiraglio Gregorio De Falco che con tono perentorio gli intimava di tornare a bordo. Tutti siamo rimasti paralizzati dallo stupore e ci siamo vergognati per Schettino e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Ma Schettino non conosce vergogna. Ieri si è presentato all’università La Sapienza, per tenere una lezione nientedimeno che sulla gestione del panico in mare. Avete letto bene. Sì, proprio lui che ha sulla coscienza la morte di 32 persone e la distruzione di una nave. Com’è potuto succedere? Il professor Mastronardi, titolare della cattedra di psicopatologia all’ateneo della capitale, aveva avuto la brillante iniziativa di invitare Schettino al seminario da lui diretto. E’ stato immediatamente deferito al Comitato Etico. Anche la ministra dell’Istruzione Giannini ha espresso sconcerto per l’accaduto, mentre il rettore della Sapienza, Luigi Frati, si è affrettato a prendere le distanze dal grave episodio. Quando si dice che tutti scappano di fronte alle loro responsabilità! Forse, con questa mossa, Schettino cercava una via per riabilitarsi? L’unica possibile riabilitazione in un paese civile, rimane la galera a vita. Attendiamo la sentenza del tribunale di Grosseto augurandoci che vada in questa direzione. Ma forse non andrà così: in Italia “adda passà ‘a nuttata”.

EBOLA : LA NUOVA “PESTE” ALLE PORTE. …A CURA DI RITA FALETTI

Di Redazione – 12 agosto 2014

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Forse che le disavventure per il nostro Paese non si limiteranno alla recrudescenza della recessione economica, ma colpiranno direttamente i nostri corpi e si faranno strada nelle nostre carni? Questa nuova disgrazia è forse alle porte e si chiama Ebola. Sull’altra sponda del Mediterraneo, in Libia, si accalcano poveracci in attesa di approdare sulle coste della Sicilia e della Calabria e diversi di loro hanno visto in faccia questo ospite aggressivo e letale che ha già ucciso all’incirca 700 persone in Africa Occidentale e ne ha infettate altre 1200, destinate a fare la stessa fine. Guinea, Liberia, Sierra Leone ed ora anche Nigeria sono i paesi colpiti ed anche alcuni di quelli i cui abitanti sono recentemente usciti da una guerra civile sanguinosa che li ha ridotti in povertà. E nella povertà sta una delle principali cause dell’infezione: non avendo di che mangiare, si sono alimentati delle carni di animali cacciati nelle foreste, bush-meat, : antilopi, scimmie e scimpanzé affetti dal virus trasmesso dalle volpi volanti, i pipistrelli delle foreste tropicali che si cibano di frutta e nei quali Ebola vive da tempo senza causare nessun sintomo. La propagazione dell’infezione è rapidissima. Chi la contrae, la passa al resto della famiglia, che, a sua volta, la passa ad un’altra famiglia finché l’intero villaggio non si ammala e nel giro di poco più di 20 giorni ( questo è il tempo di incubazione e anche del decesso ) soccombe a questa inarrestabile “peste”. Il virus è stato scoperto nel 1976 in un villaggio del Congo, ma si è arrestato ai suoi confini limitandosi a colpire i suoi abitanti. Una grossa concentrazione invece è tutt’altra cosa: la morte corre sul filo della prossimità e del numero e diventa così impossibile fermarla. I vaccini ci sono ma non sono stati ancora testati, non è quindi possibile sapere se siano efficaci o meno. Cosa c’entra l’ Italia in tutto questo? E’ semplice, è il Paese più esposto perché il più prossimo al continente africano da cui fuggono in massa i cosiddetti migranti, che quasi ogni giorno approdano sulle coste siciliane e calabresi. A parte le conseguenze del fenomeno che già conosciamo: centri di accoglienza straripanti di esseri umani bisognosi di tutto, cui non è ormai più possibile fornire adeguata assistenza; a parte la devastazione fisica degli stessi centri di accoglienza ad opera dei migranti stessi; a parte l’insufficienza del tempo e delle modalità di controllo dell’identità di ognuno, per cui dietro a chi chiede asilo potrebbe nascondersi tranquillamente un terrorista o un delinquente comune, i nostri politici, gli stessi che hanno voluto l’abolizione del reato di clandestinità, per motivi esclusivamente legati al principio del “politicamente corretto” ( e ricordiamoci che siamo gli unici in Europa ad averlo fatto); a parte tutto questo, che sarebbe già abbastanza grave, i nostri politici dunque, hanno seriamente valutato i rischi che il nostro Paese/filtro sta correndo? Il Ministro della Sanità Lorenzin, ci ha assicurato che “la situazione in Italia ed Europa è sotto controllo”. Forse in Europa, ma in Italia nutro più di qualche dubbio. E poi perché sotto controllo? Risposta: i controlli sono effettuati in mare, a bordo delle navi. E prosegue “Il rischio remoto fa parte della casistica”. Ma di cosa sta parlando? Come fa a definire “remoto” il rischio di accogliere chi potrebbe essere stato contagiato? Quale preparazione specifica, quale organizzazione, quale scrupolo può avere chi non è stato istruito sul come comportarsi in questo frangente, se non all’uso di guanti e mascherine, in un Paese che fa dell’improvvisazione il suo Vangelo? Cara Lorenzin, Lei non ci convince affatto, sapendo che 4700 Nigeriani a rischio Ebola sono già in Italia. Aiutati da “Mare Nostrum”, insana operazione che i migranti-clandestini se li va a prendere direttamente a casa loro, cose da pazzi, degli 88297 in mezzo a noi, buona parte proviene dalle zone a rischio. “Il sistema funziona” dice Lorenzin. Lo stesso presidente Obama, evitando di ostentare tanta sicumera, sottolinea la necessità di identificare, mettere in quarantena e isolare i casi sospetti. Vi immaginate cosa succederebbe in Italia se si imponessero le medesime procedure di sicurezza? Qualche discepolo dei “Buoni Principi” avrebbe forse qualcosa da eccepire. Margareth Char, direttrice dell’OMS ( Organizzazione Mondiale Sanità) ha messo in guardia contro le conseguenze catastrofiche della diffusione del virus, affermando che le difese messe in campo nei singoli Paesi sono “tristemente inadeguate”. Figuriamoci in Italia! Lorenzin cara, sappia che se ci ammaleremo una bella parte di responsabilità sarà Sua. E il Papa, l’ispiratore dell’accoglienza ad oltranza? Perché non si dà da fare con più vigore per proteggere i Cristiani sequestrati, torturati, trucidati, crocifissi e sepolti vivi dai miliziani dell’ISIS? Ho il sospetto che per Lui valgano meno dei migranti.

Con Di Battista abbiamo proprio toccato il fondo………. a cura di Rita Faletti

Postato il  17 agosto 2014

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Apprezzato da diverse femmine che forse vedono nei suoi tratti non propriamente aristocratici una promessa di virilità, Alessandro Di Battista, il deputato pentastellato, ha pensato bene di alzare il livello di attenzione sul suo scapigliato movimento con affermazioni ai limiti dell’handicap mentale. Il ragazzotto, classe 1978, ha fatto inorridire tutto il mondo politico, a parte ovviamente quello di appartenenza, quando, riferendosi ai terroristi, ha scritto che vanno capiti, con i terroristi bisogna sedersi ad un tavolo e dialogare. L’occasione per esprimere un concetto così intelligente gli è stata offerta dalla proposta avanzata dal Parlamento di inviare armi ai peshmerga curdi, l’unica forza militare che in Iraq ancora si oppone ai jihadisti dell’ISIS, il gruppo islamico che sta sterminando le minoranze di fede non musulmana in quel Paese in cui il caos è diventato incontrollabile. Il povero Di Battista, lo stesso che ha definito l’attentato alle Torri Gemelle una panacea per il grande capitale americano, ha ammesso che al liceo studiava poco, e questo lo avevamo intuito, e che la maturità fu per lui una liberazione. Ora che si è liberato, anche noi vorremmo avere il piacere di liberarci di lui e delle sue idiozie. Perché non lo mandiamo da quei bravi ragazzi dell’ISIS ai quali potrebbe spiegare quanto lui li capisce? Chi sa che non decidano di risparmiarci quando volessero fare piazza pulita degli “infedeli” di tutto il pianeta. Intanto saremmo loro grati se ci risparmiassero la pena di dover pagare uno stipendio immeritato ad un ignorante.

DECAPITAZIONE JAMES FOLEY: BARBARIE DA INTEGRALISTI…. A CURA DI RITA FALETTI

Di Redazione – 22 agosto 2014

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La decapitazione del reporter americano James Foley, trasmessa in video dai macellai dell’Isis non può non aver sconvolto per l’efferatezza e insieme la naturalezza con cui il boia brandiva il coltellaccio come se si apprestasse a sgozzare una capra. L’ho visto fare in Pakistan qualche anno fa, e nonostante le vittime fossero animali, ho provato una forte sensazione di disagio misto a pietà per le povere bestie che, dopo essere state legate, venivano trascinate sul luogo del sacrificio, inermi e quasi consapevoli della fine che le attendeva. Noi occidentali per molti musulmani, non valiamo più di una capra. Siamo “kuffar”, infedeli da colpire sulle nuche (decapitare) e cui recidere le estremità delle dita, come recita la Sura VIII del Corano. Da questo si capisce la naturalezza del gesto del boia jiadista, evidentemente non alla sua prima esperienza. Purtroppo, la macabra sequenza si è ripetuta varie volte e la lista di giornalisti massacrati da criminali che operano in nome del Corano sono molti, troppi. Daniel Pearl, del “Wall Street Journal”, rapito in Pakistan dove stava realizzando dei servizi sui talebani, fu decapitato e in seguito ritrovato fatto a pezzi. Altro caso clamoroso fu quello dell’americano Nicholas Berg, rapito e sgozzato un mese dopo. Nelle mani di organizzazioni estremiste finiscono sacerdoti, suore, cooperanti, volontari, tecnici, chiunque abbia la sventura di trovarsi in Paesi musulmani per motivi diversi, e filmati con decapitazioni arrivano dalla Siria e dall’Iraq. C’è però qualcosa di ancora più aberrante: tra coloro che fanno parte del battaglione dello Stato Islamico, nato nell’aprile del 2013 al confine fra Iraq e Siria con a capo il califfo Abu Bakr al Baghdali, ci sono volontari provenienti dalla Gran Bretagna, Londra soprattutto, Belgio, Olanda, Francia, Germania e Spagna. Per quanto riguarda l’Italia, l’unico caso noto è quello del genovese Giuliano Delnevo andato in Siria a combattere le forze lealiste di Bashar al Assad, e morto ad Aleppo. Fanatici senza anima e identità umana, frustrati in cerca di affermazione personale, reclutati senza fatica dalla jihad, pare anche con un semplice app sul cellulare. Il tam tam selvaggio di una cultura da Medioevo che si serve della tecnologia nata in Occidente. Ironia tragica, si nascondono tra noi coloro che abbracciano un credo assetato del nostro sangue, e del loro stesso senza saperlo, perché rinnegano le loro origini e la loro cultura che è nata e si è sviluppata secondo i principi della libertà, della responsabilità e dell’autodeterminazione, che sono la ricchezza della religione Cristiana. Individui che si consegnano a chi li disprezza ma li utilizza per ingrossare le fila degli aspiranti boia con l’obiettivo di conquistare nuovi territori, massacrando con brutalità gli sventurati che si rifiutano di convertirsi all’Islam. Bersaglio principale gli Stati Uniti, Paese che più degli altri è in grado di combatterli. L’Europa invece, moralmente fiacca e militarmente inesistente è colpevole di aver salutato con entusiasmo le primavere arabe ed aver sottovalutato la conseguenza di aiutare popolazioni tormentate da rivalità interne a liberarsi da dittatori sanguinari quanto si vuole, ma i soli in grado di tenere a freno ribellioni e lotte intestine. Nel caos, Il fanatismo integralista si è fatto strada, incoraggiato dalla speranza di vincere la guerra contro la civiltà. La scelta del terrore, come arma da sfoderare per ridurci all’impotenza psicologica, è fondamentale nella scena dello sgozzamento, atto finale della ferocia bestiale, non sappiamo quanto temuto o desiderato, dopo una carcerazione più o meno lunga. Nel caso del giornalista americano Foley, ben 600 giorni di prigionia, scanditi da umiliazioni di ogni tipo e torture fisiche e psicologiche. Ma il barbaro rituale non è finito, perché prevede anche l’abiura della propria patria e di quello che esso rappresenta. James Foley, in ginocchio e coperto da una tunica arancione, è stato costretto a rinnegare la sua identità di americano fino a pronunciare le parole “I wish I wasn’t American” ( Vorrei non essere stato americano). Dopo l’assassinio del reporter, Obama promette la linea ferrea: “Siete un cancro da estirpare. Per voi non c’è posto nel XXI secolo”. Anche il Papa chiede di fermare i taglia testa, non ci dice come, non può. Lo diciamo noi: bombardiamoli fino a che neanche uno rimanga vivo. Porgere l’altra guancia è molto rischioso. Se poi qualcuno ha ancora voglia di incontrare gli assassini e dialogare con loro, facciano pure, accontentiamoli e vediamo se non se la fanno sotto. Prima però spediamoli fuori dal Parlamento a calci nel sedere!

MAGDI CRISTIANO ALLAM COME ORIANA FALLACI ……..A CURA DI RITA FALETTI

Di Redazione – 29 agosto 2014

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Mentre i fanatici dello Stato Islamico distruggono tutto quello che non è “islamico doc”, quindi yazidi, cristiani e sciiti, mentre un imbianchino bosniaco residente dal 2009 a Belluno se ne va in Siria con il figlio di due anni per unirsi ai combattenti dell’Isis e là muore insieme con il bimbo, mentre schiere di fanatici lasciano la loro anonima esistenza in qualche posto nel nostro continente per arruolarsi in Iraq o in Siria, con l’Europa che improvvisamente si sveglia da un torpore durato anni avendo sottovalutato la minaccia islamica o finto che fosse la fisima di qualche pazzo profeta di sventura; mentre in una scuola italiana un genitore musulmano butta dalla finestra il crocifisso appeso alla parete della classe di suo figlio perché quel simbolo è un oltraggio all’Islam, e né il direttore né gli insegnanti spendono una parola per difendere con fermezza le nostre radici cristiane a casa nostra; mentre nelle mense di alcune scuole non si serve più carne di maiale per non offendere la suscettibilità di qualche seguace dell’Islam, mentre il presepio viene negato ai nostri figli in ossequio alla pretesa multiculturalità, e chi se ne frega dei bambini e delle loro aspettative e delle festicciole di Natale se si deve compiacere ai musulmani; mentre nelle moschee si fa propaganda contro gli “infedeli” in lingua araba, così nessuno può capire; mentre un magistrato proscioglie dall’accusa di terrorismo un imam poi riconosciuto colpevole, mentre in una piscina di Mestre la domenica mattina l’ingresso è riservato alle donne, soprattutto musulmane, quindi vietato agli uomini; mentre la nostra cultura, i nostri valori, i nostri principi, profondamente diversi da quelli imposti dal Corano, sono oggetto di attacco di qualunque tipo, ebbene, in mezzo a questa vergogna, l’unico a difendere la fede cristiana è Magdi Cristiano Allam, giornalista ( vicedirettore del Corriere della Sera, commentatore della Repubblica ed ora del Giornale), scrittore, nonché ex musulmano convertitosi al Cristianesimo undici anni fa. Benedetto XVI stesso gli somministrò il battesimo e la cresima come riconoscimento del suo impegno a difesa della cristianità. Evidentemente però, c’è qualcuno che dimostrando un’arroganza non comune, ritiene che la decisione di Papa Ratzinger sia stata inopportuna se ora chiede la radiazione di Magdi Allam dall’Albo dei Giornalisti. Perché? Nulla a che vedere con la sua vita privata o con i suoi rapporti con i colleghi. La colpa commessa dal giornalista è stata quella di aver scritto articoli in cui ha cercato di aprire gli occhi a quanti, nel nostro Paese, credevano e credono nella mitezza dell’Islam e nella sua liberalità. Secondo gli accusatori, cinici pennaioli seguaci del “politicamente corretto”, Magdi Allam avrebbe “compromesso la dignità dell’ordine professionale” impedendo così di “ rafforzare il rapporto di fiducia tra la stampa e i lettori”. A me pare invece che Magdi Allam, dicendo la verità con coraggio, ha fatto esattamente il contrario. Alcune delle frasi incriminate: “Difendiamo le figlie dei musulmani o saremo complici” e “L’Occidente impari dall’Egitto: con l’Islam non c’è democrazia”. Chi può obiettare a queste affermazioni? Non è forse vero che non è permesso ad una giovane musulmana innamorarsi di un cristiano? Abbiamo dimenticato che fine hanno fatto quelle povere ragazze che hanno osato seguire le leggi del cuore piuttosto che il Corano, o quelle che hanno preferito vestire all’occidentale? Tanto per citare alcuni esempi che provano quanto democratici siano gli islamici. Forse per un mal interpretato senso della dignità o più probabilmente per codardia, Il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine, invece di difendere la libertà di opinione del giornalista, si è inchinato alla volontà di chi chiedeva la sua testa, decidendo di sottoporlo a procedimento disciplinare per “islamofobia”. Chi vuole la condanna del giornalista è l’associazione Media & diritto, che si occupa dei rapporti tra difesa dell’immagine e comunicazione ( figurarsi!) patrocinata da un avvocato che, guarda che coincidenza, è anche difensore dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia. I conti tornano. Buonismo e ipocrisia, viltà e stupidità di giornalisti, intellettuali, politici di sinistra e quelli di destra sempre preoccupati di essere tacciati di razzismo, hanno riservato un trattamento simile alla grande giornalista Oriana Fallaci, vilipesa e aspramente criticata per essersi staccata dal coro delle anime belle. Quello che avviene oggi le dà ragione. Spero che la sinistra arrossisca di vergogna, se ne è capace, ricordando che negò di intitolare una via di Firenze, la città di Oriana, alla giornalista. Ammirazione e rispetto per entrambi e per Magdi Allam, su cui pende la spada della vendetta islamica, la mia solidarietà.

PUTIN NON E’ OBAMA……A CURA DI RITA FALETTI

7 settembre 2014

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L’Europa sta seduta in equilibrio precario su di un gigantesco vespaio, basta un movimento appena maldestro perché quello che i suoi cittadini hanno conquistato in termini di democrazia e progresso venga spazzato via in poco tempo. C’è la crisi mediorientale, apparentemente lontana eppure così vicina in un mondo globale in cui interessi economici e politici si intrecciano; c’è l’avanzata dell’integralismo islamico che vuole estendere i confini del Califfato e minaccia non solo l’Islam moderato ma tutto l’universo degli “infedeli”, quindi Stati Uniti ed Europa; c’è il conflitto tra Russia e Ucraina che rischia di innescare una nuova guerra fredda tra Russia e Stati Uniti; c’è la Cina, che pur rimanendo una repubblica popolare comunista, ha adottato un sistema capitalistico che fa concorrenza al più capitalista dei Paesi occidentali e sta a guardare, pronta ad intervenire per accaparrarsi l’approvvigionamento energetico indispensabile ad alimentare una gigantesca industria. In questa situazione delicata, l’Europa è tra due fuochi, vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro: da un lato l’America, sua tradizionale alleata e dispensatrice di denaro, dall’altra la Russia che oltre all’estensione geografica e a livelli di progresso e benessere fino all’altro ieri inimmaginabili, è anche una delle principali fornitrici di gas ora che non possiamo più contare sulla Libia come prima. Ma se la Russia può fare affidamento su un’economia florida e sul rinnovato spirito nazionalistico, che è sempre condizione di forza di un Paese, lo deve allo “zar” Putin, che non sarà propriamente un democratico, ma ha dimostrato di essere la guida perfetta per il suo Paese. Non è un caso che il 75% degli statunitensi intervistati vorrebbero uno come lui a capo degli USA. Ma per Bruxelles e i suoi clowneschi rappresentanti, Putin è un dittatore che vuole attaccare l’Ucraina e va fermato, forse non solo limitandosi al ricorso a pesanti sanzioni economiche, gravose sia per la Russia che per le numerose imprese europee, tra cui diverse italiane, che con quel Paese hanno rapporti commerciali o che là hanno scelto di operare. Si sa, il mercato va dove le leggi lo favoriscono e ne garantiscono la sopravvivenza e lo sviluppo. Ciò che non avviene in Italia dove gli imprenditori muoiono aspettando invano una riforma del lavoro efficace e un sindacato aperto e moderno. Nel vecchio continente, di nome e di fatto, la disoccupazione che sale, gli investimenti che scendono, la povertà che aumenta, dovrebbero scoraggiare Bruxelles a proseguire sulla linea punitiva nei confronti di Putin, considerando che lo “zar” non è Obama. Da quando gli americani sono governati dal Presidente Barak, a forza di “yes, we can” e baggianate del genere prontamente imitate dai nostri patetici politici, non ci siamo accorti che Obama si guarda bene dall’agire a muso duro quando la situazione lo impone, preferisce tergiversare e rimandare. Nel caso dell’Ucraina, addirittura coinvolgendo i polli europei ad ingaggiare un testa a testa con Putin, con lo scopo di allontanare l’Europa dalla Russia, isolarla e nuocerle economicamente. La strategia del Presidente americano consiste nel giocare la carta della democrazia, dipingendo Putin come un invasore che viola i diritti umani, ben consapevole che in questa Europa ubriaca di pacifismo a senso unico, sfonda porte aperte. Così per piaggeria e difetto di informazione, abbiamo un’opinione errata sulla questione ucraina. La verità è che il Paese, indipendente dal 1990, sta vivendo una crisi economica che ha ridotto in miseria la quasi totalità della popolazione, costretta all’esodo verso gli Stati occidentali. Moltissime sono in Europa le badanti e “non” targate Ucraina. I governanti di quel Paese hanno pensato che l’EU sia una soluzione al dramma della povertà e hanno chiesto l’ingresso nell’ Unione europea. Peccato che la popolazione, in maggioranza russa, non ne voglia sapere. Se ricordate, all’inizio dell’anno, anche in Crimea un referendum popolare si è espresso contro. Ovunque la maggioranza sia di origine russa, viene considerato un affronto l’ingresso nell’Unione europea, come dimostrano le rivolte in altre regioni ad Est del Paese. Tornando alla questione ucraina, Putin ha offerto l’apertura di un corridoio umanitario per portare assistenza sanitaria e viveri ai filorussi. La cosa è stata vista come un’invasione dal presidente ucraino Poroshenko, il quale ha trovato immediato sostegno in Obama e nei suoi alleati europei. E’ palese che l’intervento russo non ha solo finalità umanitarie, ma rimane il fatto che non ci si può opporre al diritto di autodeterminazione di un popolo. Per concludere, un conflitto tra Europa e Russia avrebbe conseguenze disastrose non solo sul piano economico, ma ci priverebbe anche dell’unico leader in grado di annientare l’estremismo islamico. “Vi staneremo, vi daremo la caccia anche nei vostri cessi” disse Putin rivolto ai terroristi ceceni prima di riportare l’ordine e la legge in una regione dilaniata dagli attentati, fornendo una prova di come la mano pesante sia l’unica soluzione possibile a quegli sciocchi che sostengono il dialogo con tutti.

 

 

 

Il caso del professore sospeso per una settimana.L’opinione di Rita Faletti Rita Faletti, 11 agosto 2017 L’emittente del patron Urbano Cairo ha messo alla gogna per mano del sinistrorso disturbatore David Parenzo un professore dell’Istituto Superiore Falcone-Righi di Corsico (Mi) , sospeso dall’incarico per una settimana. Caspita! Cosa può aver fatto? Come minimo avrà insidiato qualche studentessa, si dirà. Forse, se la sarebbe cavata con molto meno. Invece il docente ha avuto il torto di intavolare una conversazione con una studentessa musulmana sul Ramadan. Accortosi che la fanciulla mezza-luna ne ignorava completamente il significato, ha fatto quello che troppi insegnanti non fanno più per ignoranza o pigrizia. Ha cercato di approfondire l’argomento con l’intento di stimolare il senso critico della studentessa e, indirettamente, di tutta la classe. Purtroppo l’ignoranza, che è una gran brutta bestia, si difende come può, il più delle volte miseramente. E così è stato. La bella anima, offesa solo dalla propria ignoranza, ha pensato bene di vendicarsi del professore che secondo lei l’aveva messa in ridicolo di fronte ai compagni, riferendo a modo suo l’accaduto alla madre: il professore aveva criticato l’islam. Risultato? La preside dell’istituto, altra mente illuminata in questa vicenda italiana che racconta di coraggio e dignità, per non incorrere nell’accusa di islamofobia o razzismo, si è ben guardata dal difendere il suo insegnante. Ha preferito sacrificarlo sull’altare dell’islam. Non il professore, al quale vanno il mio rispetto e la mia riconoscenza, bensì la preside, che biasimo, meriterebbe lei la sospensione e la decurtazione dello stipendio, pena inflitta invece all’insegnante che si è limitato a fare il suo dovere. La donna, senza ombra di dubbio un mediocre personaggio, costretta dalla propria paura a barcamenarsi tra le pretese delle famiglie e le esigenze del territorio, avrebbe dovuto ricordarsi che nel caso il professore avesse davvero criticato l’islam, non avrebbe commesso nessun reato, dal momento che il delitto di opinione non è contemplato dalla nostra Costituzione. Oltre che ignorante e priva di carattere, la dirigente si è dimostrata anche inadatta a condurre una scuola, luogo in cui stimolare il senso critico di un giovane e la capacità di discriminare, valutare e scegliere con la propria testa ne costituiscono l’essenza. Ma purtroppo, in totale sintonia con il Paese che la nutre delle sue paure, l’isituzione che dovrebbe essere nobile, si è molto allontanata dagli obiettivi che ne farebbero le fondamenta di una società sana e libera. Non solo, la dirigente ha dimenticato, pardon, non ha capito, che la mancanza di coraggio è figlia della mancanza di dignità e madre della schiavitù. Si può criticare la religione cattolica, e mi pare che i cattolici siano vittime in tutto il mondo non solo di critiche, perché allora non si può fare altrettanto con tutte le altre professioni di fede, compreso l’islam? Lo scrittore francese Houellebecq, che certamente in questa pavida Europa non si è ancora inchinato all’islam come una parte del suo paese ha già fatto, ha dichiarato che quella musulmana è la religione più stupida del mondo e che il Corano è scritto male. Se il Corano sia scritto bene o male lo ignoro. So invece che la scrittura, e quindi la parola, segue il pensiero e ad esso si uniforma, se il pensiero è debole o zoppicante, lo è anche la lingua attraverso cui esso si esprime. Comunque, se il Corano è la guida morale e politica dei musulmani, è nel loro pieno diritto e, aggiungerei, soprattutto dovere, seguirlo. In quanto al nostro mondo di “infedeli” che hanno combattuto e versato sangue per la conquista delle libertà fondamentali, non accetto che venga vilipeso, insultato e ferito né da chi vuole imporci il suo, oscurantista, fermo a 1400 anni fa, né tanto meno da chi a quel mondo appartiene e alle libertà di quel mondo non si sogna di rinunciare. Abbiamo rimosso dalle aule il crocifisso, “un cadaverino ignudo che spaventa i bambini musulmani”, come è stato vergognosamente definito il simbolo della cristianità da qualche eminente esponente dell’islam che diversi imbecilli del nostro paese riveriscono e coccolano. Stiamo ben attenti a non offendere in alcun modo la suscettibilità dei musulmani rischiando persino il ridicolo. Basta! Rispondiamo sfidandoli sul loro stesso terreno e iniziamo con l’appendere alle pareti delle aule scolastiche le immagini dei giornalisti sgozzati, dei cristiani massacrati nelle chiese e dilaniati dalle bombe, delle donne musulmane picchiate a sangue e minacciate di morte perchè osano frequentare occidentali. Chissà che la condivisione di immagini non sia un primo passo verso la condivisione di valori.

Il doppio volto della civiltà………….l’opinione di Rita Faletti — Radio RTM Modica

Da ammirato e invidiato modello di civiltà paragonabile solo al Giappone, la Svezia ha assunto gradualmente le connotazioni di qualunque altro paese europeo. Storia di neutralità alle spalle, sensibilità per i diritti e le libertà, welfare inappuntabile, sanità e istruzione per tutti, sarebbe un perfetto eden se non fosse per la tassazione altissima e tuttavia…

via Il doppio volto della civiltà………….l’opinione di Rita Faletti — Radio RTM Modica